Gaia Bottà

L'Egitto sorprende e scarcera un blogger

Non se lo aspettava nessuno: silenziato perché troppo critico sui metodi più rigidi messi in atto dalla polizia egiziana, Abdel Monem è stato rilasciato. Ma molti dei suoi fratelli rimangono dentro

Il Cairo - La sua liberazione è giunta inattesa. Abdel Monem Mahmoud, segnala AP, blogger e giornalista televisivo egiziano, ventinovenne, cyberdissidente rappresentante di un'ala giovane e moderata dei Fratelli Musulmani, è stato rilasciato nei giorni scorsi dalla prigione di Tora, nella quale era detenuto da quasi cinquanta giorni.

L'aspirazione alla libertà di Monem non si era placata, nonostante i ripetuti arresti. Era stato in carcere già nel 2003 e nel 2006 per il ruolo attivo giocato dentro e fuori la Rete a fianco dei Fratelli Musulmani, organizzazione non violenta, ma illegale in Egitto fin dagli anni cinquanta. Ad aprile il terzo arresto.

"Difendere la libertà è più importante che affiggere manifesti che invitano alla preghiera. La libertà è la priorità". Queste le parole di Monem, nel suo blog Ana Ikhwan, "Io sono un fratello". Se l'accusa che pendeva su di lui era l'attiva partecipazione ad un'organizzazione bandita dall'Egitto, l'aver attentato all'ordine pubblico, l'aver screditato l'immagine del regime egiziano, il suo arresto, il 15 aprile, sembra piuttosto essere imputabile al coraggio delle sue dichiarazioni. Aveva denunciato a mezzo blog torture ed abusi subiti durante i periodi di detenzione, invocava l'avvento di riforme democratiche e il rispetto dei diritti umani in maniera ferma e appassionata, ma con garbo, senza eccessi. Denunce che non trovano spazio nell'ambito dei media tradizionali, spesso trincerati nell'autocensura, soggetti ad un ferreo controllo statale.
È così che il blog aveva guadagnato in popolarità e influenza: questo uno dei motivi dell'arresto, sostiene Marc Lynch, attento osservatore della realtà egiziana. Attorno al blog, rivelava lo stesso Monem in un'intervista rilasciata poche settimane prima del suo terzo arresto, ruotava una rete di "blog figli e figlie di fratelli musulmani", e il sito era stato aggiunto all'aggregatore di Alaa Abd El-Fatah, blogger a sua volta arrestato per le sue ambizioni libertarie. Raccoglieva l'apprezzamento non solo di simpatizzanti della Fratellanza Musulmana: Monem aveva appoggiato il tentativo di liberazione di Abdel Kareem Soliman, altro blogger egiziano arrestato e condannato a 4 anni di carcere, pur non condividendone le esternazioni. Un gesto che gli aveva fatto guadagnare una timida simpatia presso la blogosfera globale, forse condizionata dall'etichetta della Fratellanza Musulmana.

Una rete di netizen pronti a supportarlo, nel momento in cui, braccato dalla polizia egiziana, Monem è stato ricondotto in carcere. Petizioni, blog a favore della sua liberazione, l'appello di Reporter Senza Frontiere. Mobilitazioni che hanno convinto le autorità egiziane al suo rilascio.

Un ravvedimento da parte dell'Egitto? Possibile si tratti semplicemente di una mossa politica, d'immagine, spinta dall'eccessiva popolarità che la questione aveva guadagnato in Rete. Uno scetticismo motivato dal recente arresto di oltre cinquanta membri della Fratellanza Musulmana, dalla denuncia nel rapporto annuale di Amnesty International, dallo spiccare dell'Egitto nella classifica dei 13 paesi nemici di Internet, dal documento della Commissione per la Protezione dei Giornalisti, che individua l'Egitto come uno dei paesi che continua a regredire, in termini di libertà di espressione.

Gaia Bottà