Paolo De Andreis

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C'è sempre più Microsoft nella Ricerca italiana: Punto Informatico intervista Pier Luigi Dal Pino (MS Italia) sui nuovi Innovation Center e sulle strategie dell'azienda all'indomani degli accordi stretti con il Governo italiano

Roma - Il Governo ha deciso di credere ad una partnership strategica con Microsoft fino in fondo e nelle scorse settimane, come noto, ha firmato i protocolli di intesa con cui si darà vita a tre Microsoft Innovation Center, strutture per il trasferimento tecnologico alle imprese e la formazione sulla base di un modello che ha già dato vita a più di 100 altri MIC attualmente operativi nel Mondo. I MIC sono cosa ben diversa da progetti come il Microsoft Research Center di Trento ma sono un'ulteriore testimonianza della crescente centralità della corporation statunitense nella ricerca italiana, una presenza che non tutti vedono di buon occhio. Per capire quali siano le strategie e i progetti, e come intenda muoversi Microsoft nel Belpaese, Punto Informatico ha fatto quattro chiacchiere con Pier Luigi Dal Pino, Direttore Rapporti Istituzionali Microsoft Italia, a proposito del ruolo del pubblico in questi progetti, di quello delle università e di quello delle imprese, nonché di closed e open source.

Punto Informatico: Il ruolo attivo di Microsoft nella ricerca italiana che coinvolge sempre più operatori ed imprese, ed è sostenuto dal Governo, non viene applaudito da tutti. Di recente l'Associazione per il Software Libero (Assoli) ha contestato il bilancio del Centro di ricerca di Trento.
Pier Luigi Dal Pino: Il Center di Trento proprio come i Microsoft Innovation Center, che pure sono cosa diversa, è una collaborazione pubblico-privata che non ha scopo di lucro: si tratta di attività consortili in cui Microsoft detiene solo una quota e che non hanno come obiettivo la realizzazione di prodotti commerciali. Le risorse introdotte da Microsoft a Trento vanno per i salari dei ricercatori italiani, un modo per arginare il fenomeno della fuga dei cervelli ma anche un modo per aumentare l'appeal del centro per i ricercatori stranieri. Tra l'altro i ricercatori che ne fruiscono sono soggetti al regime fiscale italiano ed hanno stretti obblighi di residenza.

PI: E i fondi pubblici?
PLDP: Al contrario il denaro pubblico non viene erogato a fondo perduto ma viene concesso, dopo una procedura piuttosto lunga di valutazione, solo a fronte di progetti che siano stati approvati, esattamente come prevedono le regole di qualsiasi università italiana e a fronte di bandi di gara. Il peso in gioco è chiarissimo: per il 2005, quando Microsoft ha versato un milione di euro, lo ha fatto a fronte di nessun contributo pubblico, il che è normale, visto che solo nel 2006 sono stati presentati e accettati alcuni progetti.
PI: Dicevamo che il Centro di Trento non punta a prodotti da immettere sul mercato
PLDP: Esatto, si tratta di un Centro interamente dedicato alla ricerca scientifica nel campo dei modelli computazionali, degli algoritmi, applicati alla ricerca. L'obiettivo è quindi rendere disponibili i risultati di questa ricerca per il beneficio della comunità scientifica nella sua interezza.

PI: In che modo la comunità scientifica può trarne giovamento?
PLDP: Tutti i risultati non solo saranno resi disponibili e presentati con conferenze gratuite e attività di comunicazione sul territorio, ma saranno diffusi attraverso pubblicazioni, lasciando tutti gli strumenti sviluppati dal Centro in libera fruizione per chiunque volesse adottarli. L'unico limite all'utilizzo sono gli scopi commerciali.

PI: Una sorta di Creative Commons: usalo come vuoi quando vuoi ma non a scopo di lucro?
PLDP: La proprietà intellettuale è condivisa dal consorzio, a metà tra Microsoft e università, e la cosa assume un senso in caso qualcuno intenda sfruttare commercialmente questo o quello strumento, e ciò vale anche per Microsoft. Ma bisogna sottolineare che fino ad oggi non sono stati realizzati prodotti software, perché non rappresentano lo scopo finale del progetto, che è invece quello della ricerca pura. Si dovesse pensare ad un prodotto bisognerebbe pensare alle licenze, che sarebbero nel caso inevitabilmente aperte per la natura stessa del Centro: non solo, le analisi, il codice, è già tutto disponibile per essere analizzato. Non a caso il codice viene sviluppato su piattaforme varie, da Linux a Windows, a Mac.

PI: In che modo i Research Center (MRC) si differenziano dagli Innovation Center (MIC), come quelli che nasceranno in Piemonte, Campania e Toscana attorno a tecnologie per i beni culturali, il monitoraggio del territorio o i sistemi embedded?
PLDP: Entrambi sono senza fini di lucro, entrambi i soggetti vedono le università partner al 50 per cento. I MIC intendono però uscire dall'ambito della ricerca pura per impegnarsi maggiormente in un'attività sul territorio, fatta di collaborazione con le aziende locali, senza alcuna discriminazione sul software o sui modelli di business dell'impresa, open source o commerciale. Anzi spesso prendono vita partnership ibride, con convivenza tra software open source e commerciale.

PI: I ministeri che hanno sottoscritto l'accordo condividono l'opinione che i MIC possano contribuire ad una crescita di conoscenza, di tecnologie e di innovazione sul territorio. In che modo questo potrebbe avvenire?
PLDP: Un MIC viene creato per la formazione di un territorio, risponde cioè ad esigenze territoriali. Non a caso stanno nascendo in Piemonte, Campania e Toscana, perché ci sono eccellenze, in particolare nelle università, e c'è un terreno fertile per aprire una collaborazione. Al centro c'è la formazione e con la collaborazione delle imprese locali si punta al trasferimento tecnologico, vale a dire il trasferimento alle piccole e medie imprese di quella conoscenza la cui scarsa presenza oggi si traduce in un pesante svantaggio competitivo rispetto ai contesti internazionali.

PI: Non si punta quindi a realizzare prodotti da commercializzare?
PLDP: Se i progetti sviluppati con le università partner e le imprese locali andassero nel migliore dei modi si potrebbe persino arrivare allo sviluppo di soluzioni prototipali, come effetto della ricerca applicata. Poi è da lì che eventualmente potrebbero essere realizzati dei prodotti, finanziati in un contesto nazionale o internazionale, ma questo non ha già più nulla a che vedere con il MIC. Non è questo peraltro l'obiettivo, che è tutto puntato sulla formazione e il trasferimento. Non a caso i Ministeri hanno risposto attivamente a questa iniziativa, perché risponde ad esigenze specifiche di crescita nell'innovazione e nella collaborazione con le piccole e medie imprese senza alcuna preclusione sul modello di business adottato.
11 Commenti alla Notizia Dove vuoi Ricercare oggi?
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  • Averne di aziende che investono in Italia come sta facendo Microsoft. Mi chiedo perchè le varie Novell, Red Hat, e le altre distributrici open source non facciano lo stesso, cercando accordi col Governo per aprire centri di innovazione con focus sul software libero.

    Se vogliamo fare una discussione ideologica allora lasciamo perdere. Se vogliamo essere seri invece, Microsoft è una grande azienda. può piacere o meno, ma fa girare la stragrande maggiornaza dei pc al mondo, e ha il merito di averne reso più facile l'uso. Capisco poi che vi sia chi la odia (come si possa "odiare" un'azienda, boh?) ma ben vengano i suoi investimenti nel nostro paese.

    La PA. Si dice che molte regioni d'Europa stiano andando verso l'open source. Il fatto però che si possano contare penso stia a dimostrare la marginalità della cosa. Il punto è che in ogni PA c'è un direttore sistemi informativi ed è giusto che sia lui ad assumersi la responsabilità della scelta fra open source e software proprietario, sulla base delle esigenze della propria struttura e dei costi. costi che, come sanno tutti quelli che lavorano nell'ambiente, possono essere gli stessi sia che si usi Microsoft o software libero. nel secondo caso è noto come cambino semplicemente le voci di costo (servizi, ecc.). Leggo poi in questi giorni della voglia di qualche Regione di dotarsi di normative che impongano l'open source nella PA: ci mancava il comunismo tecnologico! Autoimporsi una scelta tecnologica è una delle più grosse idiozie mai sentite da quando l'uomo invento il PC (scusate la citazione). Se un dirigente fa spendere soldi pubblici non dovuti ne risponda. Ma imporre una scelta tecnologica, condizionando mercato e territorio (non si dimentichi che al di là di Microsoft sono migliaia le piccole e medie imprese che lavorano, e bene, coi suoi software), fa solo il male dell'innovazione tecnologica.

    Chiudo dicendo che se vogliamo fare una discussione aperta bene, se è l'ideologia a guidare la tecnologia, allora ho paura. Aspetto comunque che le aziende del mondo open source propongano al Governo accordi sul modello di quello stipulato da Mcrosoft (non le chiacchiere sui risparmi dell'Associazione Software libero). Nel caso in cui il Governo non accettasse, allora sì sarebbe grave. Ma dire no ad investimenti che fanno comunque crescere il territorio (chissenefrega se usano software libero o no) solo perché c'è gente che odia Microsoft... In questo apese di stupidaggini se ne son già fatte tante, di soldi aziende multinazionali finiti in altri paesi ne abbiam visti tanti. Non ripetiamo gli errori del passato.

    Un ultima cosa. Ma se io fossi un responsabile HR e dovessi assumere uno bravo ad usare il PC (mi tengo generico), vorrei uno molto capace ad usare i programmi Microsoft o uno, anche bravissimo, superspecializzato su Linux e OpenOffice ma con grossi limiti sui primi? Non credo d'aver dubbi sulla risposta. E se ad un ragazzo quindi è giusto che si facciano conoscere i programmi open source, chiedere come fanno molti di eliminare Windows e Office dalla scuola mi sembra l'ennesima stupidata ideologica e un attentato al futuro professionale dei ragazzi del nostro paese.
    non+autenticato
  • >Un ultima cosa. Ma se io fossi un responsabile HR e dovessi >assumere uno bravo ad usare il PC (mi tengo generico), >vorrei uno molto capace ad usare i programmi Microsoft o >uno, anche bravissimo, superspecializzato su Linux e >OpenOffice ma con grossi limiti sui primi?

    Peccato che il 90% dei servizi SERI nel mondo IT funzioni su sistemi che NON usano Windows.
    non+autenticato
  • Credo che se davvero non c'è descriminazione sul software libero e ogni buona idea venga valutata dall'università allora che sia un ottimo strumento di crescita, che poi questo rafforzi microsoft può anche dispiacere ma ben vengano iniziative così!
  • Non vedo il "male" nella proposta di Micro$oft se non in quel passaggio riguardo lo sfruttamento commerciale. nei passaggi sulle licenze e altro.
    Dunque la ricerca pubblica in IT in Italia e' arretrata e soprattutto estremamente sottopagata.
    Se il centro di ricerca della Micro$oft e' loro privato bene del prodotto della loro ricerca possono fare quello che vogliono, ma nel caso di partecipazione statale, un attimo prego non penso che Micro$oft possa unilateralmente decidere il da farsi. In ogni caso vorrei far notare la parola "algoritmi" e cioe' matematica e cioe' idee. Dunque vorrei ricordare che se incomciamo a pensare alle licenze o allo sfruttamente commerciale delle idee e di ottenere la proprieta' commerciale delle idee, vorra' dire che mi adoperero' al fine di detenere la proprieta' commerciale all'idea di pensare, di avere idee, di cercare una generica o specifica soluzione a qualsiasi problema e poiche' sono sadico (altrimenti che cosa mi metto un nick cosi') non rilascero' ad alcuno l'uso di cio' di cui detengo la proprieta' commerciale (perche' io non voglio arrichirmi ma vedere tutti soffire)... Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
  • Il grave problema della comunità open source linux è che negli ultimi anni ha accolto orde di fanatici con un pasticcio di idee in testa al quale, loro per primi, non sanno dare un capo e una coda.
    Alcuni vedono nel software libero ed etico una specie di rivincita del comunismo, altri un nuovo modello di sviluppo, altri ancora più semplicemente (ma non lo ammettono) solo una moda radical-chic.
    La stessa FSF oramai non sa più qual'è il suo scopo se diffondere la possibilità alla cultura o fare guerra a colossi che sono per puro pietismo non fanno saltare tutto a pestoni.
    I risultati di questa confusione li vediamo proprio in questioni cruciali dove un governo preferisce il supporto alla ricerca da parte di una multinazionale straniera piuttosto che da coloro che si riempiono la bocca ogni giorni di libertà ed etica.
    non+autenticato
  • > Leggo poi in questi giorni della voglia di qualche Regione di dotarsi di normative che impongano l'open source nella PA: ci mancava il comunismo tecnologico!

    Ma dove ti sei informato sull'open source, sul sito Get The Facts di Microsoft?
    Guarda che il vecchio parallelo fra comunismo e open source è passato di moda da parecchi anni. Nemmeno Ballmer lo usa più da quando ha realizzato che c'è gente che lavorando con software Open Source si è arricchita non poco.

    Soldi a parte, l'open source nella PA dovrebbe essere imposto per un semplicissimop motivo: chi garantisce che il software faccia esattamente quello che deve fare e non altro?
    Microsoft? Ma per favore! Come dire: "Oste, è buono il tuo vino?"

    Lo sai che tutte le copie di Windows esistenti al mondo, compresa quella che probabilmente ti hanno regalato per fare da PR a favore di Microsoft e comprese tutte quelle installate nei vari ministeri, contengono codice che la multinazionale straniera può controllare? Lo sai che è stato più volte dimostrato che Microsoft è in grado di eseguire codice arbitrario su sutti i PC che montano Windows?
    (Ve lo ricordate l'upgrade che resettò a forza tutte le installazioni di XP l'anno scorso? Beh, quello è solo uno degli ultimi esempi.)

    Tu forse ti fiderai a far girare informazioni sensibili su macchine Windows, o comunque chiuse, io no. Il peer reviewing che codice Open Source non sarà perfetto, ma è una garanzia infinitamente superiore a quella che qualunque team pagato da Microsoft può dare.
    non+autenticato
  • Cioè, se non ho capito male, si spendono soldi pubblici per sviluppare idee da divulgare ma impedendo che possano essere usati a fini economici???
    Cioè, si prendono il monopolio sulle idee pagate da noi tutti?
    Allora anch'io faccio ricerca... datemi un bel po' di finanziamenti coi vostri soldi, e poi dovrete pagare per poter usare commercialmente quello che ho eventualmente prodotto?
    Ma che diamine di innovazione è questa? Queste sono RESTRIZIONI alla libertà di produrre software.
    Ma, si sente la puzza di brevetti software lontano un miglio... a spese nostre!
    non+autenticato
  • Voglio portare il sistema americano, dove le aziende finanziano la ricerca e le università e i rettori impongono licenze come la BSD per potere fare usufruire le aziende dei risultati della ricerca.

    Ma qua c'è un piccolo dettaglio non si parla di BSD, troppo libertaria, permette l'utilizzo anche nel software libero.

    Qui vogliono proprio ciucciarsi tutto pagato però da noi... Loro ci mettono solo un marchio che qualche cretino considera serio e importante.
    non+autenticato
  • in fin dei conti, non è ciò che Apple e Digital hanno fatto vent'anni fa nelle università?

    il personal computer per eccellenza era l'Apple II (e poi il primo Macintosh), e per i cenri di calcolo i gloriosi PDP.
    e grazie a queste "sponsorizzazioni" si è formata una classe di tecnici che dovendo pensare ad un elaboratore pensavano ad Apple, o a Digital...

    adesso MS sta facendo lo stesso, probabilmene per cercare di soffocare linux, altro best-seller nelle università...
    non+autenticato
  • Sperperare i soldi pubblici in questo modo al posto di attuare il programma e promuovere il loro impiego nell'opensource. Qui si parla di centri di innovazione, ma quando mai la microsoft ha fatto innovazione? Se l'innovazione è copiare e brevettare le idee di altri allora sarebbe meglio parlare di confezionamento e chiamarli al posto di microsoft innovation center, microsoft confection center.
    Inoltre si legano le mani del paese a delle tecnologie proprietarie quando molte regioni ed il resto dell'Europa stanno facendo esattamente la scelta opposta, migrando verso l'open-source. Perchè l'Italia deve sempre andare in controtendenza?
    non+autenticato
  • va bene essere faziosi ma almeno leggi. Ci sono altri 60 paesi che hanno fatto la stessa fatta dal governo italiano. Lo spreco dei soldi pubblici c'è quando si vogliono forzare ideologicamente delle scelte su OSS solo per andare contro un'azienda. e di esempi ce ne sono tutti i giorni. per non parlare poi di aziende che subdolamente portano avanti la bandiera OSS per poi far pagare milioni di euro il mantenimento di mainframe che fanno girare applicativi che girano anche su una playstation.
    non+autenticato