Gaia Bottà

Google Street View: al via la rimozione delle immagini

Il servizio non pone problemi di privacy, a parere di BigG, ma si moltiplicano le richieste di rimozione di immagini. Una rimozione che richiede la consegna a Google di un pacchettino di dati personali. In Italia non serve

Roma - Meno visibile delle telecamere a circuito chiuso, il furgone di Google Street View, che sta battendo a tappeto le strade americane per fornire panoramiche delle città a misura di pedone, sta diventando lo spauracchio dei cittadini degli States. Google li osserva, li registra e li pubblica online: chiunque, poi, può scrutarli attraverso l'occhio indiscreto di Google.

Pur essendo un servizio legale, la preoccupazione divampa in certi ambienti, che improvvisamente riscoprono il significato della privacy in Rete, anche grazie alla complicità di comunità di voyeur da scrivania, intenti a scovare le immagini più improbabili catturate lungo le strade americane. È recente la segnalazione lanciata da una donna di New York, che individuato con Street View il gattone di casa vigile alla sua finestra, si chiedeva quali fossero le implicazioni di un servizio che potrebbe consentire a chiunque di proiettarsi nella vita privata delle persone.

È giunta repentina la risposta di Google. Rob Shilkin, responsabile di Google Australia, riporta The Age, ha dichiarato che Google intende rispettare il desiderio delle persone di non vedersi ritratte dal servizio. Analogo il commento offerto a Spiegel Online da Philipp Schindler, rappresentante di Google per il Nord Europa: "Non saranno presenti su Google Street View immagini di centri di accoglienza per senzatetto o di cliniche in cui si pratica l'aborto", affinché siano tutelati gli aspetti più privati della vita delle persone. E aggiunge: "È statisticamente improbabile che qualcuno venga fotografato in atteggiamenti che potrebbero disturbarlo". Per questi casi, Google ha approntato un sistema di notifica, mediante il quale è possibile chiedere la rimozione dell'immagine oggetto di scandalo. Chiosa Shilkin: "Prendiamo quotidianamente in considerazione le richieste di takedown e ci muoviamo velocemente per rimuovere queste immagini".
E così si moltiplicano le porzioni di città oscurate, contrassegnate da un eloquente "This image is no longer available". Pare che il sistema abbia funzionato senza intoppi per la ragazza accidentalmente discinta, ma potrebbe avere un epilogo differente la vicenda che coinvolge Kevin Bankston, legale di Electronic Frontier Foundation. Individuato da Wired, sembra che Bankston dovrà ammettere di fronte propri familiari, e a tutto il resto del mondo, la sua vita segreta di tabagista. A discapito di quanto affermava il rappresentante di Google, la sua vicenda sfida le leggi statistiche: era già stato colto "in fallo", sigaretta fra le dita, da Amazon A9 all'ingresso degli uffici di EFF, e Google Street View non è stato da meno.

Bankston, che riteneva il servizio di BigG "legale ma irresponsabile", in mancanza di accorgimenti che tutelassero la privacy delle persone, ha pensato di sfruttare l'aneddoto che lo coinvolge, dimostrando pubblicamente il funzionamento della procedura innescata da Google per la rimozione della sua effigie. "Google sarà felice di rimuovere l'immagine segnalata", in cambio dei dati personali, del proprio indirizzo email, della fotocopia di un documento di identità, da fornire entro cinque giorni dalla segnalazione inoltrata dall'utente.

E se Google, di nuovo, si trincera dietro il rispetto alla lettera delle leggi paragonando le immagini di Street View a fotografie scattate da un turista qualunque, c'è chi segnala che l'argomentazione di Google, valida negli States, in Europa potrebbe scontrarsi con normative meno tolleranti. Un legale tedesco e un giurista di OutLaw sono concordi nel sostenere che eventuali immagini immortalate da Google Street View in contesto europeo richiederebbero che le persone ritratte venissero informate dello scatto, visto che il servizio ha intenti commerciali. E nel caso in cui fossero in gioco i dati sensibili della persona fotografata, sarebbe necessaria la sua esplicita autorizzazione alla pubblicazione.

Se Microsoft, riporta news.com, intenzionata ad offrire un servizio simile, ancora si sta dibattendo alla ricerca di una soluzione che non dia luogo a disavventure legali, c'è chi ha preceduto i due grandi player della Rete. Come sanno molti utenti italiani, si tratta di "Seat Pagine Gialle", con i suoi Percorsi Visuali in soggettiva offerti nel contesto del corrispettivo italiano dei servizi di mappe online made in USA.

In una recente intervista, il direttore della divisione Internet dell'azienda, Paolo Cellini, ha rassicurato l'utenza italiana: i fotogrammi che ricostruiscono le strade di numerose città italiane sono stati analizzati preventivamente, ed è stato reso irriconoscibile ogni singolo elemento che possa attentare alla privacy delle persone immortalate, dai volti alle targhe delle automobili. Una soluzione decisamente meno invasiva rispetto all'improbabile algoritmo per il camuffamento recentemente proposto da un blogger per ovviare alle mancanze di Google Street View.

Gaia Bottà
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