Alfonso Maruccia

P2P, la santa alleanza tra ISP e major

La scelta di AT&T solleva molta polvere negli USA: per la prima volta un provider dichiara di voler dare la caccia ai contenuti invisi dalle major. In Francia, intanto, parte una causa senza precedenti nel paese

Roma - Se in Italia il gran lavoro di raccolta degli indirizzi IP da parte di Logistep può destare allarme e preoccupazione, nel resto dell'Europa e negli States la situazione per il file sharing peggiora ad un ritmo persino superiore: in Francia parte il primo procedimento voluto dai produttori contro gli sviluppatori di software di scambio file, mentre negli USA AT&T è il primo provider ad allearsi con RIAA, MPAA e affini nella ricerca e nel filtraggio dei contenuti illegali distribuiti in rete.

Il primo vero test legale della discussa legge francese sul diritto d'autore DADVSI è "merito" dell'associazione dei produttori SPPF, Société des Producteurs de Phonogrammes, che ha denunciato gli autori dei software P2P Azureus, Shareaza e Morpheus come responsabili della distribuzione e condivisione illegale di contenuti per mezzo dei suddetti programmi.

La normativa DADVSI recentemente approvata prevede infatti che chi sviluppa software palesemente pensato per uso illecito sia passibile di 3 anni di galera e 300mila euro di multa. Non bastasse, SPPF vuole fare cassa e chiede 20,3 milioni di euro come risarcimento danni.
L'iniziativa francese va dunque molto oltre la celebre sentenza Grokster vs. MGM, che due anni fa ha ridisegnato gli scenari legali per i programmi di condivisione negli Stati Uniti. In quel caso gli sviluppatori sono stati puniti perché promuovevano in maniera palese l'utilizzo illegale dei propri software: le nuove norme d'Oltralpe consentono di perseguire anche quei casi in cui non è praticamente possibile per gli sviluppatori fare una distinzione netta tra download lecito e illecito.

Ironia della sorte, come suggerisce Zeropaid l'iniziativa di SPPF si abbatte proprio su quei soggetti, Azureus e BitTorrent, che si sono dimostrati più malleabili nei confronti dell'industria assecondandone i desideri di favorire gli scambi legali e protetti dei contenuti in rete. Procedendo su questa strada, l'unico risultato effettivo che i produttori otterranno sarà quello di spingere sempre più verso l'underground telematico i client di P2P, stroncando sul nascere questi primi timidi tentativi di conversione alla distribuzione autorizzata.

Di vero e proprio controllo globale del traffico di rete si parla invece negli Stati Uniti, dove il colosso AT&T ha annunciato lo sviluppo e l'impiego di una tecnologia teoricamente in grado di mettere al bando dal proprio network film, musica e software piratati qualunque sia la rete o il protocollo attraverso cui essi vengano distribuiti. La mossa di AT&T non arriva a sorpresa ma è parte della nuova strategia seguita dalla società, che con il servizio U-verse si propone anche come broadcaster di contenuti piuttosto che come semplice gestore della connettività e dell'infrastruttura di rete.
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