PI: Ci può dire qualcosa in più riguardo il supporto alle reti NAT come quella di Fastweb da parte del suo software?F.S.: WhoShare è ottimizzato per tutte le reti, ed è disponibile un prodotto specifico per le reti NAT come Fastweb (NdR: a riguardo il nostro interlocutore si è dimostrato piuttosto abbottonato, ma proprio la possibilità di monitorare la velocissima
rete KADu, accessibile internamente da Fastweb, appare come una delle
motivazioni principali che hanno spinto Logistep a rivolgersi a F.S. e a WhoShare).
PI: Il caso Peppermint ha attirato su di sé l'interesse del Garante della Privacy, che parla di "rilevanti profili attinenti specificamente alla protezione dei dati personali" nella raccolta degli indirizzi IP degli utenti condivisori. Altri, come il senatore Cortiana, che parla di schedatura di massa, ci vanno giù ancora più pesanti. Come giudica tali prese di posizione e il rapporto del suo software con le vigenti norme in difesa della privacy degli utenti di Internet?F.S.: Risponderò attenendomi a ciò che dice la legge: qui si tratta semplicemente dell'individuazione, caso per caso, di autori di reati penali. Se poi i singoli autori formano nel complesso una massa questa è una cosa che dipende da un fattore casuale; capita che alcuni file siano condivisi da una persona (ad esempio brani di musica particolari), altri potrebbero essere condivisi da milioni di persone. WhoShare è dotato di funzioni che impediscono il download dei contenuti, limitandosi piuttosto ad un
metadownload. Noi logghiamo gli indirizzi IP degli autori degli illeciti, e in ogni caso la privacy decade in presenza di reato penale.
PI: E con gli IP in mano?F.S.: L'acquisizione dei nome e cognome relativi all'intestatario della linea a cui punta l'IP sarà a cura della magistratura, e il cliente che ci ha commissionato il monitoraggio ha l'obbligo per legge di intentare una causa civile o penale in presenza di un reato. Per tali motivazioni il nostro sistema non è assimilabile a intercettazione telematica, e a mio giudizio non si tratta affatto di una schedatura di massa. Accogliere l'opinione del senatore Cortiana significherebbe puntare il dito contro i log di tutti i firewall che registrano le intrusioni informatiche, che sono reato tanto quanto il file sharing. Inoltre l'indirizzo IP non è di per sé un dato sensibile: ne è titolare un provider, non un privato. E questo avviene perché la magistratura possa risalire al temporaneo utilizzatore, mentre il pubblico non ha facoltà di individuarlo.
PI: Il fenomeno della condivisione di contenuti in rete acquista sempre più importanza nell'agenda politica ed economica delle nazioni tecnologicamente avanzate, ed è pressante la richiesta da parte delle associazioni di categoria e dell'industria di leggi più severe e di azioni mirate contro i due fenomeni distinti della contraffazione e del file sharing illegale. Crede che strumenti come WhoShare possano costituire un alleato efficace per l'industria e che esso abbia di conseguenza un buon margine di crescita sul mercato?F.S.: WhoShare è efficace sia dal punto di vista della repressione che della prevenzione, in quanto è un deterrente contro l'uso irresponsabile di Internet, perché avere a disposizione un'automobile non significa essere autorizzati a provocare danni, fare il palo alle rapine o altri reati. Come con l'automobile si viene educati all'uso del mezzo prima di guidarlo così bisognerebbe fare con Internet, e in Italia abbiamo ancora tanta strada da percorrere in tema di educazione... Per quello che è in grado di offrire, il software non ha attualmente concorrenza e in pratica dovremo poter agire in regime di monopolio. Poi starà alle società proprietarie dei diritti stabilire quanto gli convenga usarlo.
PI: Ritornando a parlare del programma, a che punto è lo sviluppo e per quando è prevista la distribuzione di WhoShare?F.S.: Il programma ha appena superato tutte le fasi di betatesting, manca giusto qualche particolare ad esempio nell'interfaccia web per i server dati in gestione ai clienti. Il rilascio della versione 1.0 dovrebbe avvenire non più tardi di questo settembre.
PI: È vero che il software verrà messo a disposizione della Polizia Postale gratuitamente per combattere la pedopornografia? A tale riguardo, ci può dire se ci sono stati casi in cui associazioni come la SIAE o i produttori dell'industria multimediale si sono rivolti a voi in maniera diretta segnalando potenziali illeciti piuttosto che passando attraverso una denuncia alla magistratura?F.S.: Si, stiamo valutando l'ipotesi di mettere a disposizione un server per le forze dell'ordine, al fine di usarlo per contrastare lo scambio di materiali pedopornografici. Siccome la banda e l'hosting costano, tutto starà a come andrà commercialmente il sistema. La Polizia Postale ha una squadra apposita che si occupa dei reati connessi ai diritti d'autore, e si può presumere che le denunce e le segnalazioni arrivino sia da enti pubblici che privati.
PI: Avete fatto conoscere WhoShare alle industrie interessate? Che reazione c'è stata?F.S.: Per il momento abbiamo presentato il nostro lavoro soprattutto alle organizzazioni musicali come RIAA, SIAE e FIMI, oltre alla BSA per quanto riguarda il software. Tutti si sono dimostrati, almeno a parole, interessati. Dalle mail informative che abbiamo provveduto ad inviare, il riscontro immediato è arrivato dalle etichette discografiche di settore sul genere della Peppermint, piuttosto che da colossi come Sony BMG e altri.