WiMax e Petizione, Grillo e Governance

Dopo l'adesione del comico genovese alla petizione Rodriguez gli italiani si mobilitano contro la blindatura del WiMax. Per il Governo rischia di diventare una scivolosa prova del nove

Roma - Telecom Italia, H3G, Tiscali, Ericsson, FederUtility, Rai Way, Poste Italiane, Associazione AIIP, Brennercom, AEMCom, Teleunit e Infracom sono - secondo il blog WiMax Italia - le 12 entità interessate alle licenze WiMax previste dal regolamento AGCOM. Ma in queste ore emerge il dato che gli italiani altrettanto interessati alle frequenze radio previste per il WiMax sono molti di più: 90.000, e crescono al ritmo di circa 500 nuove firme all'ora, da una settimana.

I firmatari della petizione, di cui PI Telefonia ebbe occasione di parlare lo scorso febbraio, chiedono che il nostro paese si allinei alle risultanze scientifiche, ai pareri degli esperti di ISOC Italia, alle indicazioni della Commissione Europea, garantendo un terzo di frequenze per un uso aperto (open spectrum) ovvero il metodo più flessibile tra i modelli di gestione conosciuti.

In rete è partito il tam-tam, i blog che invitano a firmare la petizione si moltiplicano di ora in ora e ogni blog in più a parlarne è un contributo sostanziale alla riuscita di un imponente esempio di impegno civile: i net-citizen sembrano sempre di più voler relegare i politici al ruolo di meri esecutori della volontà popolare - questo è Governance - ruolo limitativo per chi fino ad oggi è stato invece abituato ad agire attivamente sull'opinione pubblica attraverso i media mainstream (Government). In questi giorni abbiamo rivolto alcune domande ai protagonisti della vicenda, iniziando proprio da Andrea Rodriguez.
Punto Informatico: Non le sembra strano che la petizione di un programmatore genovese, senza nulla togliere alla sua professione, sia più conforme alle rilevanze scientifiche, economiche, e sociali, espresse dalla comunità accademica globale, da ISOC, dalla Commissione Europea, etc. di quanto non siano le scelte di fin qui compiute da AGCOM?
Andrea Rodriguez: Lo prendo come un complimento ma non ho assolutamente la velleità di confrontarmi né paragonarmi con le persone che cita; le mie considerazioni che hanno portato alla nascita della petizione online derivano unicamente da una riflessione personale forse solo un po' più profonda, per via del mio background tecnico, rispetto a quella che potrebbero avere altri. Naturalmente prima di scrivere qualsiasi cosa mi sono documentato con i documenti della UE e con tutto quanto ci fosse di reperibile sull'argomento, tecnico e non; mi sembra che i documenti della Comunità Europea siano chiarissimi, sono le interpretazioni - come sempre - che differiscono fra loro a volte in modo sostanziale... e in Italia siamo maestri a stravolgere tutto a nostro uso e consumo!

PI: Visto che il Ministro Gentiloni ha la facoltà di cambiare il pessimo regolamento AGCOM cosa si aspetta ora, per se e per gli oltre 90.000 firmatari, dal Governo e in particolar modo dal Ministero delle Comunicazioni?
AR: Sono fondamentalmente realista; mi aspetto che il Ministero prenda atto della volontà degli 90.000 e più firmatari (speriamo salgano ancora) e ne tenga conto, se non per la norma che regolerà le imminenti gare, per le successive assegnazioni.

PI: In che modo?
AR: Il regolamento AgCom, tecnicamente molto dettagliato a mio avviso é orientato al mercato ma solo a quello e in modo subottimale; ho trovato abbastanza spiacevole constatare che, dopo tanto parlare di digital divide e di strategie e scopi nazionali per ridurlo, le sole soluzioni che i nostri stessi organismi e governanti sanno partorire siano orientate unicamente al business ed in particolare ad uno dei mercati tradizionalmente più chiusi del Paese, quello TLC. Ci stiamo comunque muovendo per legittimare appieno le firme elettroniche, visto che anche il CNIPA si é ultimamente espresso favorevolmente sull'autenticità ottenibile da una firma elettronica quale l'email; sebbene lo scopo principale dei nostri sforzi sia informare l'opinione pubblica e sensibilizzare il Ministero, non é detto che non si andrà a percorrere anche una strada "legale"; ma al momento si tratta di un'ipotesi.

La parola alla maggioranza
Un ruolo fondamentale spetta come sempre alla politica e tra le poche posizioni in materia c'è quel documento - già segnalato su queste pagine - presentato il 5 aprile scorso da DS e Margherita. Così abbiamo parlato con uno dei suoi promotori: Paolino Madotto, responsabile nazionale Innovazione dei DS.

PI: Il documento da lei promosso colpisce perché, nel panorama politico italiano spesso lontano dalle questioni dell'innovazione, un documento che ne parla in questo modo sembra quasi fuori posto: c'è forse una qualche apertura all'orizzonte?
Paolino Madotto: Con quel documento abbiamo cercato di creare un percorso per arrivare alle indicazioni della Commissione Europea, che chiede con forza l'apertura ad altri sistemi di gestione dello spettro radio. Iniziare a farlo ora significa cogliere le novità e i trend sul nascere piuttosto che, come al solito, buoni ultimi. Non si può arrivare per ultimi e pretendere di fare innovazione; amministrare diversamente il WiMax non è solo questione di dare banda alle persone ma di fare una politica industriale per il Paese, spostare l'interesse e l'attenzione dalla mera rendita delle bollette a quello che è lo sviluppo di servizi, tecnologia e ricerca, lavoro.

PI: In che modo?
PM: Ad esempio in Italia abbiamo un'ottima capacità di produrre algoritmi di compressione dati e sistemi radio per applicazioni spaziali e militari, perché non creare le condizioni per metterle a frutto nella ricerca e sviluppo delle tecnologie wireless? Andare oltre il sistema di assegnazione delle frequenze concepito alla fine degli anni '20 (quando le radio erano a galena) significa, tra le altre cose, spalancare le porte allo sviluppo della cultura delle trasmissioni radio digitali, creare interesse e quindi business ad alto valore aggiunto in questo Paese ed esportarlo invece di comprare proprietà intellettuale all'estero. Significa attirare investirori che vogliano fare ricerca e sviluppo nel nostro Paese.

PI: Quali sono in concreto i punti che dovrebbero essere inseriti nel bando del WiMax dal Ministero o con cui andrebbe emendato?
PM: ╚ necessario ridurre il periodo di concessione a 5 anni anziché 15 rinnovabili; con licenze più brevi l'operatore è incentivato a costruire velocemente l'infrastruttura per sfruttarla economicamente.
Il WiMax ha dei costi neanche lontanamente paragonabili al GSM/UMTS (ndr: una radio WiMax costa 50 euro, un ponte radio WiMax 300 euro) e quindi ridurre la durata a 5 anni mi sembra praticabile. L'esperienza dell'UMTS ci deve insegnare che gli operatori già posizionati nel mercato non hanno interesse a fare nuovi investimenti che "cannibalizzano" l'infrastruttura esistente. L'unico operatore che ha investito con decisione nell'UMTS è stato H3G, che oggi ha servizi innovativi e prezzi in grado di fare una concorrenza agguerrita.
Il WiMax è una tecnologa che evolve a ritmi serrati (si parla di 1Gb/secondo già nel 2009 e il mobile è già alla nostra portata), gli operatori avrebbero interesse a prendersela comoda facendo il minimo per vedere come evolvono le cose, i cittadini non posso aspettare oltre.
Il secondo punto è l'assegnazione delle frequenze in base al progetto e non solo all'offerta più alta: così sarà un gara più impegnativa da gestire, ma si seleziona il progetto più innovativo e utile al paese.
Il terzo è che deve esserci controllo sull'operato dei concessionari, è necessario che vi sia un ente, con competenze tecniche e strumenti adeguati, in grado di supportare l'AGCOM a verificare il rispetto dei progetti presentati durante la gara; ad esempio abbiamo l'Istituto Superiore delle Comunicazioni.

PI: Che ne dice della petizione WiMax Libero?
PM: A livello personale sono d'accordo sull'impianto fondamentale dell'open spectrum, condivido la petizione e l'ho sottoscritta. ╚ un modello che ha la sua validità non solo per il non profit; la Comunità Europea parla chiaro.
Il dibattito intorno al tema dell'Open Spectrum non è più chiuso tra un gruppo di hacker, è un tema che le autorità regolatorie in molti paesi stanno per avviare o hanno avviato. Il WiFi ha aperto la strada ad un modello più libero di gestione. ╚ ovvio che è necessario un percorso per arrivarci, queste cose non si affrontano con l'approccio si/no. ╚ necessario aprire una discussione su questi modelli sia sul piano tecnico che su quello giuridico per arrivare prima degli altri Paesi che lo stanno facendo. All'interno del nostro partito è già in corso da qualche tempo una discussione positiva.

La parola al popolo
Nelle scorse settimane abbiamo avuto la possibilità di rivolgere più o meno la stessa domanda al capo della Segreteria del ministero TLC e al sottosegretario Magnolfi ed entrambi si sono detti particolarmente sicuri che non siano previste modifiche alla strada intrapresa dall'Autorità TLC. In ogni caso nelle retrovie del Partito Democratico esistono altre idee che sembrano comunque sollecitare il Ministero per veder apportare per lo meno misure di contenimento del danno.

E l'utente cosa può fare se intende sostenere l'Open Spectrum? Può firmare la petizione e passare parola, come stanno facendo altri 90.000 italiani, un comico genovese, un programmatore genovese, il Partito Pirata e Generazione Attiva; tutte "entità" che dall'open spectrum non guadagnerebbero nulla.

La petizione vola verso quota 100K, e considerando che si parla di un argomento ben più complesso del semplice slogan "meno tasse per tutti"; riguarda un oggetto che ancora non esiste, non di un cellulare, e una percezione che possono aver acquisito soltanto quelli che hanno l'always-on da qualche tempo. La connetività nomadica, il One Network, l'abbattimento della barriera dell'ultimo miglio unico, la neutralità della rete mobile, si celano dietro questa petizione; riguarda queste frequenze così come di tutte le frequenze che verranno rilasciate nei tempi a venire.

╚ auspicabile che oggi se ne ne parli a Milano durante il convegno "Condividi la Conoscenza 3" di venerdì 22 giugno, mentre se ne parlerà anche al VlogCamp di Roma il giorno successivo.

Michele Favara Pedarsi

Gli altri scenari di MFP sono disponibili a questo indirizzo
29 Commenti alla Notizia WiMax e Petizione, Grillo e Governance
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  • in questa discussione non si parla di Beppe Grillo, ma del wimax. Personalmente trovo che la petizione Rodriguez (solo appoggiata e non scritta da Grillo) pur meritoria perché ha sollevato un problema davvero ignorato dai media, debba essere migliorata, al punto che ho proposto un'idea alternativa.

    Piuttosto che parlare di persone (in bene o in male) dovremmo concentrarci sul merito delle idee e cercare di proporre quelle migliori.
  • - Scritto da: istvan
    > Se invece la banda di libero uso di 1/3 fosse
    > insufficiente essa s'intaserebbe presto con la
    > conseguente migrazione obbligata di tutti alla
    > banda a pagamento in mano agli
    > speculatori!!

    Il tuo è un approccio puramente giuridico, che non basta a vedere la cosa correttamente (occorre un diritto che sia tecnicamente illuminato dagli informatici).

    Solo due note veloci. Non posso riscrivere tutto quello che già c'è su PI... porta pazienza e leggiti gli articoli; perchè c'è bisogno di più integrazione tra il mondo del diritto e quello dell'informatica...

    - il tema dell'ipotetico far west e conseguente congestionamento è stato discusso sempre qui su PI tra me e Fulvio Sarzana S. Ippolito, tuo collega; ti prego di andare a rileggere gli ultimi nostri articoli per evitare di farmi riscrivere tutto qui. L'open spectrum non è assenza di regolamentazione; l'open spectrum è regolare collaborativamente i Mhz, e in un'ottica competitiva i Mbit... in USA chiedono addirittura di utilizzare le c.d. "bande di guardia" (frequenze cuscinetto tra intervalli di frequenze assegnate in concessione)... tanto per dirti che ci sono varie interpretazioni di open spectrum ma tutte con delle regole.

    - con 20Mhz sui 3.5Ghz (l'1/3 che chiede la petizione) e le frequenze unlicensed attualmente già dedicate al WiFi è possibile coprire il territorio con un apparato ogni mezzo metro (ie: fino a 40mbit simmetrici in ogni metro quadrato di territorio)... troppo poco per le zone a più alta densità delle metropoli, ma sufficiente a garantire copertura su tutto il territorio nazionale in meno di 3 anni e con costi irrisori (circa 150 euro a famiglia (+25 euro/anno), e solo quelle che vogliono aderire); e se poi vicino alla stazione centrale bisogna mettere un piccolo balzello per limitare l'accesso in caso di congestione, ben venga; per lo meno fino a che non si liberano altri Mhz per aumentare la capacità trasmissiva in zona.

    Io sono estremamente felice che ci sia interesse intorno alla questione delle frequenze, e sono felice che ci siano addirittura due petizioni; ma la questione open spectrum, se opportunamente regolata, non è soggetta ai problemi che descrivi.

    ciao

    Michele Favara Pedarsi
  • la questione che prospetto non è giuridica (in quanto non indico le norme da inserire o da abrogare), non è neppure tecnica in senso stretto (in quanto non indico le specifiche tecnico-informatiche da apportare)

    la questione è politico-economica e vuole imprimere un'inversione di tendenza, rispetto alla creazione di altri oligopoli (che frenano l'economia italiana), all'uso della tassazione occulta (qual è la concessione all'asta delle licenze) e a favorire una concorrenza di sistema, visto che i singoli mercati (delle telecomunicazioni -e non solo-) sono rattrappiti in una logica davvero feudale.

    Anche io sono contento che se ne parli (almeno su internet, visto che i giornali ignorano perfino la notizia delle prossime aste), perché penso che più circolano le idee, più possibilità di democrazia abbiamo.

    Ho letto con interesse sia il tuo intervento sia il materiale che citi. Purtroppo, però senza adottare dei principi politico-economici condivisi, c'è davvero il rischio che la tecnologia (come già accade) sia strozzata dagli interessi economici di pochi a danno dell'Interesse Generale.

    Inoltre gravissimi problemi economici ci sarebbero anche se l'open spectrum di 1/3 fosse sufficiente, come ho segnalato nell'intervento precedente.

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    Modificato dall' autore il 26 giugno 2007 10.40
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    Modificato dall' autore il 26 giugno 2007 23.06
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  • Aggiungo.
    Non ho nulla contro l'open spectrum, che non ritengo affatto caotico, ma una regolamentazione efficiente della tecnologia. Quello che secondo me inficia il discorso è la previsione di concedere 2/3 alla speculazione oligopolistica. Sarebbe davvero rivoluzionario (anche se un po'difficile da realizzare) prevedere un open spectrum al 100%.

    Per questo ho sostenuto che dal punto di vista economico si potrebbe pensare ad un Ente (pubblico o privato, non importa) privo di scopo di lucro e controllato, che da un lato provvedesse all'installazione in tempi brevi e dall'altro chiedesse agli utilizzatori i soli costi d'impianto e gestione.

    Un po'come si fa in un condominio quando s'installa un ascensore. E'conveniente che i proprietari (cittadini) affidino all'amministratore (governo) l'incarico di acquistare l'impianto (wimax) da una Ditta che ne curi la manutenzione(l'Ente). Sarebbe invece una follia economica se la proprietà dell'ascensore rimanesse della Ditta (compagnie telefoniche) e i proprietari pagassero oltre ai costi di impianto e gestione, anche la mazzetta all'amministratore (costi d'asta), superprofitti decisi dalla stessa ditta (rendite di posizione) e gli interessi bancari a carico della medesima ditta.

    Continuando la metafora, non sarebbe condivisibile neppure che la Ditta -sempre proprietaria degli impianti- consentisse di fare una corsa gratis ogni tre.

    In sintesi, mi sembra che l'open spectrum sia economicamente vantaggioso, nell'attuale situazione italiana, solo se si ha il coraggio e la capacità organizzativa di crearlo al 100%. Altrimenti sarebbe auspicabile richiedere il Wimax come servizio pubblico.

    Non mi sembra che le nostre posizioni siano molto distanti dal punto di vista teorico...diciamo che dobbiamo superare i 2/3!
  • Istvan, quella petizione è il miglior compromesso tra passione (anche io voglio 100% open spectrum) e buon senso (l'open spectrum... funziona? In teoria si... ma dobbiamo ancora produrre dei dati empirici a sostegno; con l'1/3 possiamo farlo, senza no... e le teorie sono talmente forti che si DEVE produrre dati empirici). Devi considerare che l'implementazione delle radio cognitive è solo all'inizio... che esistono comunque posizioni diverse che devono essere soddisfatte fino a che finalmente si renderanno conto che con l'open spectrum c'è un profitto maggiore... che chiedere seriamente 100% open spectrum significa essere l'unico folle al mondo a chiederlo, il che non sarebbe male se non fosse che saresti "incompatibile" con l'Europa... e infine devi considerare che non si può stravolgere tutto di punto in bianco (es: polizia, autoambulanze, traffico aereo, etc. DEVONO continuare ad essere concessioni a regime di licenza individuale).

    Questa petizione è solo l'inizio di un percorso che DEVE portare al 100% open spectrum entro il 2012... ovvero quando sarà spenta la TV analogica dovremo avere i dati empirici che confermano e sigillano la superiorità del modello open su tutti gli altri. E in mezzo ci sono almeno altre 4 tappe di frequenze che verranno aperte al pubblico...
  • Posto che l'open spectrum al 100% è ritenuto attualmente irrealizzabile, continuo ad essere convinto che la soluzione migliore sia quella di considerare il wimax un servizio pubblico da gestire senza scopo di lucro.

    Il diritto europeo non vieta affatto che determinate infrastrutture siano ritenute di interesse pubblico.

    Ed anzi, se perfino venisse previsto un obbligo per gli stati membri di riservare ai privati ed al lucro talune infrastrutture (obbligo che non esiste), esso sarebbe nullo, in quanto è principio consolidato (affermato dalla Corte Costituzionale) che la supremazia del diritto europeo cade se si scontra con principi fondamentali dell'ordinamento italiano (qual è l'art.41 della Costituzione).

    Non sono d'accordo con gli esempi che porti, riguardo alla convenienza delle concessioni individuali.
    La polizia -infatti- è un servizio di Stato esercitato direttamente dai Pubblici poteri, non una concessione individuale. Ambulanze e traffico aereo, d'altro canto, non sfruttano in maniera esclusiva un'infrastruttura pubblica.

    Sebbene la battaglia sia difficile, ritengo controproducente rafforzare il sistema degli oligopoli consentendo le aste pubbliche sulle frequenze (tasse occulte), lo scopo di lucro su beni pubblici avuti in concessione (rendita di posizione), il rischio dello strangolamento della tecnologia (come avvenuto per l'UMTS) ecc.

    Vedo che i nostri traguardi di lungo termine sono comuni, ma non bisogna correre il rischio di considerare tutto sotto il profilo puramente tecnologico, perché la tecnologia se non sviluppata nell'ottica di una moderna visione politico-economica rischia di essere asservita al feudalesimo imperante.

    Nel sud Italia ci siamo lasciati scappare il treno dell'industrializzazione, non perché non esistessero tecnologie e fondi, bensì perché le scelte politiche furono clientelari e feudali.

    Oggi occorre uno scatto di consapevolezza, perché lo sviluppo delle nuove tecnologie in Italia E'GIA' compromesso dagli oligopoli (pensa ai costi ed alla cattiva diffusione dell'adsl, alla sua velocità, ai costi di telecomunicazione cellulare, ai problemi energetici, ecc.).
  • Istvan, il problema non è che l'open spectrum è irrealizzable, ma che industria e politici non intendono rendere lo spettro radio utilizzabile da tutti, nè evidentemente creare competizione nel mercato (finchè l'accesso è limitato, i competitor sono sempre troppo pochi). Guarda che casino bisogna alzare soltanto per arrivare a farsi quantomeno prendere in considerazione per 1 solo terzo su 3... e solo per poter produrre i dati necessari a provare le teorie a cui ci appelliamo. Bisogna procedere per passi... e il miglior passo per convincere gli scettici, è testare su strada le rilevanze scientifiche di questi anni; e siamo noi che firmiamo le petizioni per liberare il wimax ad evere l'onere della prova. Passo, dopo passo...

    Le tecnologie hanno tutte una killer application; quella del WiMax è il mobile, ed è anche ottimo per fare il backhauling (come fanno in Estonia, insieme all'HSDPA). Se lo usi per dare accesso, ne fai un uso subottimale. Ad esempio a Milano il comune ha previsto la copertura completa in WiFi entro il 2015, ma la società privata proprietaria della rete fissa che da' connettività agli apparati radio cessa di avere obblighi nei confronti del Comune a partire dal 2016... i soldi che il comune sta spendendo sono soldi buttati perchè realizzati con una tecnologia obsoleta, inadatta all'uso, e ne verranno buttati ancora di più quando il comune dovrà iniziare a pagare la connettività alla società privata (ovvero 1 anno dopo che il sistema è andato a regime)... è praticamente un vitalizio che i milanesi pagano a quella società privata (e perchè ad esempio non ad altre aziende? E magari delle aziende che possono costruire il proprio network wimax entro il 2015?). E il tutto sfruttando dello spettro radio che è già dei cittadini, e che a loro serve; usando il wimax per il backhauling (dato che l'hsdpa è in mano agli operatori e le loro licenze sono valide fino al 2019 mi pare), il comune non dovrebbe pagare una società privata (al massimo la manutenzione degli apparati)... con soddisfazione dei milanesi (che sono quelli che non pagherebbero). Se vogliamo evitare che il comune gestisca questi soldi perchè abbiamo paura dell'inefficienza pubblica, possiamo fare si che ogni cittadino paghi l'assistenza sul proprio apparato direttamente ad una società privata scegliendo quella che gli piace di più... fra l'altro mettere un ponte radio su ogni casa significa ridurre le emissioni elettromagnetiche al minimo possibile, con ampia soddisfazione per gli elettrosensibili...
    Questo tanto per fare l'esempio di un caso concreto in cui senza ancora aver parlato di frequenze è possibile tecnicamente avere un profitto maggiore da quella tecnologia.

    Sul fronte delle frequenze l'unico dubbio che ho è se l'assenza totale di regolamentazione possa portare a problemi; anche da questo punto di vista forse è utile sperimentare iniziando prima possibile. Anche definire l'open spectrum non è facile... insomma, ci sono vari problemi da affrontare anche sotto il profilo giuridico.
    Ma in ogni caso, passo dopo passo perchè la classe dirigente è arretrata e bisogna istruirli.

    ciao

    Michele

    P.s.: stiamo cercando giuristi per discutere del passo successivo... ad esempio potremmo vederci al RomagnaCamp!
  • Quando dicevo che l'open spectrum è irrealizzabile, non intendevo dire che non sia tecnicamente possibile, ma come tu stesso riconosci, che manca la volontà politica.

    Il problema di ottenere una quota di 1/3 di spettro libero sta nel fatto che così si rafforzano gli oligopoli che invece sono il vero dramma di questo nostro Paese ancora troppo arretrato.

    Vodafone a Malta sta già provando a strangolare il wimax escludendo proprio la mobilità, riducendo la velocità, non entrando in competizione con UMTS e HSDPA. Se avessero i 2/3 o 1/3 dello spettro, starebbero con le mani in mano?

    Ma ripeto il problema più importante è quello di far conoscere ai cittadini (visto che i media non ne parlano proprio) e sensibilizzare il Governo a non cedere alle pressioni delle lobby e ad immaginare soluzioni economicamente moderne per una tecnologia che già esiste.

    Impegni di lavoro mi fanno credere difficile di poter partecipare al RomagnaCamp (se le date sono 7-9 settembre)...ma non metto limiti alla provvidenza...
  • mmm... ti scrivo via email per vedere se troviamo una data alternativa.
    Quanto al merito della discussione: Istvan, tu fai l'avvocato io faccio l'informaticoSorride

    Per ora per favore fidati se ti dico che con 21Mhz posso portare 10mbit a famiglia con circa 25 euro/anno (e come lo posso fare io, è possibile che riescano tanti studenti universitari oggi alle prese con questa materia)... non ho dubbi che la petizione di Andrea Rodriguez possa essere carente dal punto di vista giuridico, ma come dice lo stesso Andrea, l'iniziativa era stata pensata per sensibilizzare... e in questo è stata un successone (anche grazie a Grillo).
    Io direi che se dobbiamo lavorare su qualcosa di solido anche dal punto di vista giuridico dobbiamo per forza di cose discuterne un po' più a fondo, e una volta che dobbiamo lavorarci sopra seriamente e quindi spenderci molto tempo, vorrei fare una cosa più incisiva di una petizione... tipo una proposta di legge... se siamo arrivati a 100K una volta, possiamo arrivare a 50k la seconda. Si tratta sempre di una raccolta firme ma è finalizzata ad una modifica concreta della normativa!

    Quindi cerchiamo di trovarci da qualche parte; che abbiamo tanto da fare insieme.
  • Sui dati tecnici mi fido senza fiatare. Quello che mi preoccupa è il fatto che se questa parte di 1/3 dello spettro è sufficiente alle esigenze della popolazione, non è razionale né economico procedere alle aste per i restanti 2/3 creando un'infrastruttura ridondante.

    Altro dubbio questo 1/3 di libero uso dove risiederebbe fisicamente? Sulle antenne costruite dagli speculatori (e in questo caso come sperare che spendano soldi a vantaggio della collettività)? Su antenne liberamente installate da chiunque (e in questo caso chi tratterebbe col gestore della rete fissa per ottenere il bit stream da diffondere via radio? ed a quali presumibili condizioni?).

    Sicuramente abbiamo molto da parlare ed un confronto arricchirà sicuramente tutti.

    Suggerisco di trovare un luogo, magari questa discussione, magari un apposito sito, per confrontare le idee in proposito.

    Intanto bisogna farsi sentire per evitare che le scelte siano prese nella totale indifferenza dei media e dei Cittadini, "tra pochi intimi di pochi consigli d'amministrazione".
  • Con "fuorviante" intendevo evidenziare il fatto che, COMUNQUE, si continua a "lasciar passare" e quindi ad "accettare incondizionatamente", una "irrilevanza" della libertà fondamentale dell'individuo è cioè di COMUNICARE.

    Non mi importa se chi ha proposto questa petizione si sia "arreso" e sia arrivato alla conclusione che "più di così non si può fare"....quelli sono solo "fatti suoi".

    Io penso che sia meglio fare qualcosa per il rispetto incondizionato delle libertà fondamentali dell'individuo, e non mi importa di quanto possa essere ARDUO raggiungere questo risultato.

    Chi pensa che sia impossibile e si accontenta di meno è un mio nemico.

    Tecnicamente non vedo NESSUN ostacolo, affinche ogni singolo individuo, su questo pianeta, possa avere la propria "frequenza" ed utilizzarla a piacimento per comunicare ciò che desidera.

    Mentre ci sono interessi economici che se ne fregano di tutto questo e si "spartiscono la torta delle frequenze", io dovrei accontentarmi di sottoscrivere una petizione che mi dia "un contentino"?

    Mi spiace, la TORTA deve essere spartita tra tutti gli esseri umani e non, per 2/3 da chi ha i soldi ed 1/3 per "non si sa bene quali fini senza scopo di lucro".

    Comunicare liberamente è un diritto e NON è a pagamento.

    Poi se ti vuoi arrendere ed accettare che oramai il pianeta è nelle mani di chi ha i soldi...sono solo fatti tuoi !

    Io voglio un sistema WI-MAX al quale posso accedere gratuitamente da tutto il territorio nazionale (non SOLO una percentuale), 24 ore su 24, senza dover inserire username e/o password, e senza essere individualizzabile in ALCUN MODO!

    Essere libero.....please.
    http://it.youtube.com/watch?v=Hih_FiVLTiQ

    A presto.

    Nilok
    http://informati.blog.tiscali.it/
    Nilok
    1925
  • Ave.

    1. Non si parla MINIMAMENTE dell'accesso LIBERO alla rete: un accesso con REALE IP variabile e non FINTO com'è adesso (non si dovrà inserire username e password per accedere alla rete e non dovrà esserci NESSUN metodo di riconoscimento "automatizzato", neppure legato ai serials del proprio hardware o alle key dei softwares installati).

    2. E' una petizione fuorviante in quanto stabilisce "a priori" l'importanza delle moltitudini di utenti (non a fini di lucro) e la quantifica a 1/3 dell'importanza delle Società Commerciali (a fini di lucro).

    3. LIBERTA' di comunicare non significa libertà di COME PAGARE per poter comunicare.

    4. PARI OPPORTUNITA' significa che chiunque, basandosi ESCLUSIVAMENTE sule proprie capacità (e non sulle quantità di danari che può spendere), abbia l'opportunità di utilizzare la quantità e qualità della rete.

    Una petizione LIMITATA agli argomenti inseriti nella stessa, non garantisce NESSUNA concreta libertà, anche se cita la parola LIBERTA'.

    E' lo stesso tipo di libertà che dai a qualcuno al quale chiedi: "vuoi un gelato al cioccolato o al pistacchio?"

    "DIMENTICANDOTI".....di dirgli che, di gusti di gelato tra i quali scegliere, ne esistono qualche altra diecina!!!

    BELLA LIBERTA'!

    A presto.

    Nilok
    http://informati.blog.tiscali.it/
    Nilok
    1925
  • I punti sono 5 e mi sembrano, anche a letture ripetute, ben scritti in modo sufficientemente chiaro anche per quelle persone che del WI-MAX probabilmente conoscono si e no la sigla (e forse non sanno neanche esattamente cosa significa...).

    1. che non si proceda alla totale destinazione del gruppo di frequenze interessate dalla tecnologia WI-MAX - 3.4 <ľ> 3.5 Ghz (inizialmente rilasciati in un gruppo di 35 + 35 Mhz) - o lotti delle stesse, per uso commerciale regolamentato o meno da licenze in obsoleto stile telefonico con conseguente totale chiusura dello spettro radio oggetto di concessione.
       
    2. che venga destinato, da subito, una parte dello spettro radio dichiarato - o che verrà dichiarato ľ disponibile per la tecnologia a LIBERO USO da parte dei singoli cittadini anche in forma associativa SENZA FINI di LUCRO; ciò regolando naturalmente la concessione d'utilizzo (come già avviene per altre tipologie radiantistiche), senza però che tale regolamentazione possa costituire vincoli di sorta alle caratteristiche intrinseche della tecnologia stessa (diffusione, accesso, interoperabilità, multicanalità, portata, ambito applicativo, ecc...).

    3. che la citata porzione di frequenze LIBERE come da precedente punto (2), non sia mai inferiore ad 1/3 dell'intero spettro disponibile; che tale assegnazione sia prioritaria, o comunque non secondaria in termini temporali, rispetto all'eventuale assegnazione di frequenze per uso commerciale.

    4. che la citata porzione di frequenze LIBERE come da precedente punto (2), non sia soggetta ad alcun tipo di tassazione diretta od indiretta, ovvero che l'importo della eventuale stessa sia contenuto in importi opportunamente minimi, considerando l'uso personale cui è destinata.

    5. che lo Stato Italiano si faccia sostenitore di analoga proposta presso i competenti organi Europei, con lo scopo di coinvolgere l'intera Comunità sul tema WI-MAX e permettere/promuovere così un'eventuale diffusione dello spettro di frequenze libere nell'intero ambito comunitario, realizzando di fatto un primo passo di armonizzazione in tema di "Società dell'Informazione", nel pieno rispetto degli intenti Comunitari riassunti.

    Il succo della richiesta e': UNA PARTE DELLA BANDA DI FREQUENZA DEL WIMAX DEVE RESTARE LIBERA PER USO PERSONALE OD AVENTE FINI SOCIALMENTE E PUBBLICAMENTE RILEVANTI. NON DEVE ESSERE INFERIORE AD 1/3 DEL TOTALE ASSEGNATO AL WIMAX E NON DEVE ESSERE SOTTOPOSTO A NESSUNA TASSAZIONE PERCHE' AVENTE CARATTERE DI PUBBLICA UTILITA'.

    Se chiami fuorviante una richiesta di questo tenore che ti posso dire, prova stenderne una tu... Imbarazzato

    LV&P Angioletto
  • esiste una petizione più completa e realistica (anche se a prima vista può sembrare il contrario)

    è http://www.petitiononline.com/WimaxIt/petition.htm...

    la quale chiede che il wimax sia considerato servizio pubblico con queste richieste:

    1) implementare una rete efficiente ed a banda effettivamente larga (almeno 2-4 Mbit/s procapite) per la massima parte della popolazione;
    2) evitare conflitti d'interesse e la creazione di rendite di posizione (che si avrebbero anche se solo i 2/3 fossero destinati al lucro);
    3) evitare assolutamente lo scopo di lucro sulla gestione della costituenda infrastruttura (che dovrebbe essere pubblica o privata ma senza scopo di lucro e sottoposta a controllo pubblico mediante Authority)
    4) evitare i costi di assegnazione delle frequenze (scaricabili sui cittadini, come tasse implicite, in aggiunta agli altri costi di impianto e gestione);

    Questa soluzione modello RAI evita che il 1/3 libero diventi assolutamente inefficiente e mi pare più realistica dell'altra perché (anche se deve scontrarsi con interessi economici forti) è concretamente realizzabile senza concedere la creazione di nuovi ed odiosi monopoli feudali.

    La proposta di 1/3 libero sembra più realistica, ma in realtà -al di là delle buone intenzioni degli autori- è irrealizzabile perché antieconomica.

    Infatti se il 1/3 di libero uso fosse sufficiente ai cittadini, nessuno userebbe le infrastrutture a pagamento, il che renderebbe inutile e non interessante per gli speculatori la creazione della stessa rete (=wimax per nessuno)!!

    Se invece la banda di libero uso di 1/3 fosse insufficiente essa s'intaserebbe presto con la conseguente migrazione obbligata di tutti alla banda a pagamento in mano agli speculatori!!
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