Alfonso Maruccia

TorrentSpy e IsoHunt pronti al suicidio

I due torrent portal sono sulla via del declino, dopo aver deciso di sottostare ai voleri dell'industria e cancellare i puntatori ai contenuti più controversi. L'ultima sul P2P? Uccide le aziende del popcorn

Roma - Festa finita per gli utenti usi a scaricare file torrent dal popolare motore di ricerca di TorrentSpy, incuranti dell'eventuale infrazione del copyright sui contenuti: d'ora in poi, il sito impiegherà una tecnologia di ricerca automatizzata per individuare e cancellare film, musica e software la cui distribuzione non autorizzata dovesse risultare sgradita ai proprietari dei corrispondenti diritti. Sotto la pressione congiunta di industria e tribunali TorrentSpy infine capitola, seguito a ruota da isoHunt, altro importante protagonista della scena di indicizzazione dei file su rete BitTorrent.

Il nuovo sistema di "pulizia" si chiama FileRights, ed è stato sviluppato proprio da alcuni fondatori di TorrentSpy. Il suo funzionamento si basa sui valori "hash" dei contenuti, impronte digitali calcolate in base alla totalità dei bit di cui è composto un file: previa iscrizione gratuita al servizio, qualunque produttore o organizzazione potrà inserire tali hash "rilassandosi, con la sicurezza che il suo contenuto è in via di rimozione da Internet", recita la frontpage di FileRights.

Considerazione forse un po' esagerata, poiché gli unici operatori web ad usare attualmente il database di FileRights per rimuovere in automatico i torrent sono appunto TorrentSpy e isoHunt. Che da soli rappresentano forse una fetta importante dei motori di ricerca usati dai torrentisti per individuare i contenuti su rete BitTorrent, ma la menzione del caso eclatante dell'"imprendibile" Pirate Bay e la tendenza che hanno gli utenti a spostarsi dai portali presi di mira a quelli considerabili ancora come "porti franchi" bastano a ridimensionare una tale affermazione trionfalistica - o apocalittica, a seconda dei punti di vista.
Sia come sia, FileRights rappresenta una sorta di olocausto che TorrentSpy e isoHunt offrono prima di capitolare, presumibilmente in maniera definitiva, di fronte all'azione di contrasto dell'industria: nel primo caso è ancora pendente la richiesta del giudice Jacqueline Chooljian di tenere registrazioni puntigliose e completissime dei dati che transitano per la RAM dei server, mentre nel secondo il sito è stato recentemente rianimato dall'oblio dell'off-line anche grazie ad una massiccia donazione da parte della community. Community che ora si vedrà tagliare i viveri, metaforicamente parlando, per quei contenuti che forse cercava su isoHunt, incurante dei voleri di Hollywood e sodali.

EFF: occhio ai log
Intanto, la famosa questione della lotta contro la schedatura di Internet, sollevata dallo stesso TorrentSpy in un accorato appello sulla homepage - appello ora sparito - viene affrontata in maniera diretta dagli esperti di EFF: l'organizzazione pro-diritti digitali ha depositato, in qualità di amicus curiae nella causa dei log di TorrentSpy, le motivazioni secondo cui l'obbligo di registrare in maniera permanente un contenuto di per sé volatile come quello in RAM, rappresenterebbe una scelta disastrosa per l'economia, il diritto e la privacy in rete.

La controversia si basa sulla Regola 34 delle Federal Rules of Civil Procedure, che tratta appunto la generazione di informazioni "registrate elettronicamente". Per EFF i dati in RAM sono, di fatto, non registrati, ma esistenti soltanto in forma volatile e temporanea fino alla successiva sovrascrittura, non essendo la memoria RAM mai stata considerata come luogo di registrazione permanente e pertanto non ricadendo nell'ambito della succitata regola 34.

Fred von Lohmann ha recentemente usato una metafora che si rifà al tradizionale mondo analogico, secondo cui per legge non è richiesto a nessuno il mantenimento dei log di tutte le registrazioni telefoniche a voce che transitano sulle linee non digitali, per sostenere come l'idea che chiunque utilizzi tecnologie digitali per il passaggio dei dati debba essere invece interessato dal monitoraggio obbligato è non solo sbagliata ma anche pericolosa per l'interesse generale.

Il P2P? Uccide i produttori di popcorn
E mentre nei tribunali si combatte una lotta serrata a suon di diritti e pretese di schedature globali, nel vasto e fiorente mondo della propaganda di bassa lega, NBC Universal segna un altro punto, sostenendo addirittura che i cattivi pirati del P2P, facendo calare il numero di biglietti venduti per i cinema, mettono a repentaglio nientemeno che i guadagni degli onesti coltivatori di pannocchie americani, riducendo la distribuzione di popcorn nelle sale e scatenando una reazione a catena, dalle conseguenze devastanti per la moderna economia interconnessa della confederazione statunitense.

Peccato che, come giustamente nota Zeropaid sulla faccenda, gli affari dei suddetti onesti coltivatori vadano bene come mai era successo da alcuni anni, un'informazione di mercato che i poco accorti business man di NBC si sono ben guardati dal controllare prima di fare la sparata.

Peccato inoltre che, come nota il sottoscritto riportando una fonte autorevole come The Hollywood Reporter, in effetti l'industria multimediale delle major cresca su tutti i fronti, con i biglietti da cinema succitati venduti addirittura il 21% in più nel 2006 rispetto all'anno precedente. La notizia è passata piuttosto in sordina, ma i dati dovrebbero provenire da un report confidenziale consegnato dalla stessa MPAA al management di 6 grandi studios.

Alfonso Maruccia
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