Sony BMG denuncia gli autori del (suo) rootkit

L'azienda ora si scaglia contro l'ex SunnComm, produttrice di uno dei DRM che hanno causato il pių clamoroso caso di invasione dei computer degli utenti da parte di una major. In arrivo danni miliardari?

Roma - Ha ordinato quei sistemi anticopia e li ha infilati in milioni di compact disc che ha poi distribuito in particolare in Nord America, e ha poi scoperto che quelle tecnologie DRM infettavano i computer degli utenti, finendo per causare non solo enormi problemi tecnici ai consumatori ma anche uno dei più pesanti danni di immagine per una corporation della musica: ora Sony BMG Music Entertainment ha deciso di cambiare rotta su tutta la vicenda e denunciare Amergence Group Inc., la nuova denominazione del suo ex fornitore, il produttore di sistemi DRM SunnComm.

Il grande scandalo del rootkit, secondo Sony BMG, non può dunque essere interamente attribuito alla major ma dev'essere quantomeno condiviso da chi alcune di quelle tecnologie, in particolare quelle note come MediaMax, ha ideato, creato e venduto alla stessa Sony BMG.

In una denuncia presentata presso il Tribunale dello stato di New York, Sony BMG sostiene che la tecnologia sviluppata dall'allora SunnComm era difettosa e sottolinea come questi difetti siano costati all'azienda milioni di dollari, dobloni richiesti per mettere a tacere le denunce dei consumatori e rispondere alle inchieste governative scatenate dall'infezione di massa.
Stando a quanto riportato da Associated Press, Sony BMG ha quantificato i danni in 12 milioni di dollari, danni che a suo dire devono essere interamente pagati dall'ex partner. Un'affermazione che non mancherà di far discutere, in quanto fino ad oggi, e lo dimostrano le cause a cui ha dovuto far fronte, i più hanno ritenuto Sony BMG responsabile per la diffusione sul mercato di quelle tecnologie.

Nella denuncia, depositata formalmente lo scorso 3 luglio, Sony BMG se la prende con Amergence su tre fronti principali: violazione dei termini contrattuali (in quanto non avrebbe fornito un software che funzionava secondo le specifiche previste da contratto), ricorso a pratiche business inique e negligenza.

Nel complesso, si ritiene che siano stati diffusi sul mercato almeno 4 milioni di CD infetti nel corso del 2005, sebbene MediaMax fosse già in circolazione nel catalogo Sony BMG da almeno due anni.

Da parte sua, la ex SunnComm ha già reagito alla denuncia facendo sapere che darà battaglia in quanto ritiene che tutto il problema che si è sviluppato sia dovuto all'uso che il proprio committente avrebbe fatto di altre tecnologie. Tesi interessante che, al momento, Amergence non ha però voluto approfondire, sebbene si riferiscano con ogni probabilità all'altro DRM finito nello scandalo, XCP, prodotto da First4Internet. Non è chiaro se anche quest'ultima finirà nel mirino della major della musica.

Come si ricorderà, lo scandalo del rootkit era esploso nel novembre del 2005 ad opera del celebre hacker Mark Russinovich, che aveva dettagliato nei minimi particolari il funzionamento di XCP, DRM col rootkit incorporato. Una vicenda aggravatasi di lì a poco con il successivo intervento di altri esponenti della comunità informatica, come il docente di Princeton Alex Halderman, che avevano preso di mira specificamente proprio le tecnologie MediaMax.
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