P2P, Peppermint fermata in tribunale

I giudici romani rigettano i ricorsi di Peppermint e di Techland contro Telecom e Wind: volevano avere i nomi degli utenti di cui avevano raccolto l'IP, ma non li avranno. Cortiana: bocciato lo spamming estorsivo

P2P, Peppermint fermata in tribunaleRoma - La cavalcata antiP2P dei detentori del diritto d'autore contro migliaia di utenti italiani ha subìto un primo e forse decisivo stop. Il Tribunale di Roma ha infatti respinto i ricorsi che l'ormai celeberrima Peppermint, insieme a Techland, entrambi clienti Logistep, avevano presentato per cercare di farsi consegnare i nomi di utenti italiani dei sistemi di sharing, come già accaduto in passato.

Ne dà notizia Adiconsum, che da tempo segue la vicenda, spiegando che il proprio centro giuridico ha appreso della pubblicazione di due ordinanze dei magistrati Paolo Costa e Antonella Izzo del Tribunale di Roma con le quali "hanno rigettato i ricorsi presentanti congiuntamente e disgiuntamente dalle Società Peppermint e Techland, rispettivamente nei confronti della Wind e della Telecom".

Le ordinanze, che non incidono su quanto già accaduto nei casi precedenti, rappresentano il primo significativo stop alle controverse procedure con cui Peppermint/Logistep e Techland/Logistep hanno monitorato le reti di sharing per individuare IP dei computer degli utenti di cui chiedere poi i nominativi ai provider. Una richiesta che ora, per la prima volta, si arresta in tribunale.
Secondo i giudici, spiega l'Associazione dei consumatori, confermando quanto anticipato da SantaPepper.com, le istanze con cui le due aziende clienti Logistep chiedevano quei nominativi sono infondate. Secondo Adiconsum, che parla di spionaggio telematico riferendosi alle operazioni di monitoraggio delle reti di sharing, quanto accaduto è strettamente legato alle normative sulla privacy.

È noto, peraltro, che nelle scorse settimane sul fronte dei 3636 utenti Telecom individuati da Logistep era sceso in campo proprio il Garante per la privacy, desideroso di comprendere se le misure messe in atto dai detentori dei diritti d'autore fossero compatibili con le normative italiane.

Adiconsum avverte che la guerra non è vinta e che i procedimenti in ballo sono ancora numerosi. Già oggi si attendono ulteriori decisioni su altre istanze di Peppermint, rivolte questa volta a Tiscali e Wind. Tutti procedimenti nei quali Adiconsum intende intervenire per sollevare questione di illegittimità costituzionale dell'art. 156 della legge sul diritto d'autore, quell'articolo che si pone in conflitto con la tutela della privacy, sostenendo che "qualora una parte abbia fornito seri elementi dai quali si possa ragionevolmente desumere la fondatezza delle proprie domande ed abbia individuato documenti, elementi o informazioni detenuti dalla controparte che confermino tali indizi, essa può ottenere che il giudice ne disponga l'esibizione oppure che richieda le informazioni alla controparte. Può ottenere, che il giudice ordini alla controparte di fornire elementi per l'identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzione dei prodotti che costituiscono violazione dei diritti di cui alla presente legge".

Una battaglia nella battaglia, quella sull'articolo 156, che interessa da vicino non solo i consumatori ma anche gli operatori telefonici, ai quali peraltro la stessa Adiconsum fa appello affinché resistano "con ogni mezzo alle richieste giudiziarie" di Peppermint&C. Fino a questo momento, infatti, l'atteggiamento degli operatori viene considerato morbido nei confronti delle richieste provenienti dai detentori dei diritti.

Ma per chi sostiene il diritto degli utenti oggi è una giornata di vittoria e lo ha sottolineato Fiorello Cortiana della Consulta sulla governance di Internet, che in una nota sottolinea come "il pronunciamento della magistratura italiana che inibisce Peppermint e chiunque altro dall'attuare il monitoraggio in rete è importante perché segna un principio giurisprudenziale: la rete di Internet non è la terra di nessuno dove ognuno si fa giustizia da sé, anche in rete valgono i diritti di cittadinanza e anche in rete tocca alla magistratura e alle forze dell'ordine mettere in atto inchieste nel rispetto della legge".

Secondo Cortiana "quello che si stava configurando come uno spamming estorsivo trova una robusta interruzione. Sarebbe stupido dire che ha vinto la pirateria, piuttosto hanno vinto il diritto e le garanzie previste dalla legge per tutti i cittadini, famosi o meno che siano. Ora occorre non esitare oltre per cambiare la Legge Urbani affinché i modelli di business prendano corpo nel rispetto della natura di condivisione della rete come impresa cognitiva collettiva".
96 Commenti alla Notizia P2P, Peppermint fermata in tribunale
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  • Finalmente la Peppermint e la Logistep hanno ricevuto il ben servito.. Spero sia l'ultimo caso di Crociata anti p2p.. Lasciateci almeno questa liberta'.

    Anche se vado fuori topic vorrei fare notare come la "purezza" di certe societa' stia rovinando la liberta' di molte persone come nel caso di Second Life e il divieto di Gambling all'interno di essa.

    Almeno, lasciateci il P2P.
    non+autenticato
  • Come hanno fatto allora questi signori ad avere l'indirizzo postale delle persone che hanno ricevuto le famigerate lettere in cui si chiedeva 330 euro? Si prospetta una violazione della privacy bella e buona a carico di chi ha fornito nominativi e indirizzi. Io mi informerei per bene, c'è anche la possibilità di avere un bel risarcimento da parte del provider "canterino".
    Ciao.
    non+autenticato
  • con antsp2p o mute si tutela la privacy senza fare cause o altre cose simili

    in giro ci sono troppi delinquenti e nessuno li arresta? metto filo spinato e un cane feroce in giardino che fa la guardia

    c'e gente (in svizzera quindi extracomunitari, quindi non possono venir messi dentro da noi) che va a ficcare il naso qui da noi e sostituirsi alle nostre forze dell'ordine? uso mute e antsp2p

    mi pare che sia semplice il paragone
    non+autenticato
  • Riporto questo testo presente sul forum del senatore cortiana:

    Intervengo soltanto ora perché volevo attendere una prima decisione di una sezione specializzata del Tribunale e non della sezione feriale.

    Una cosa che non è stata messa in evidenza adeguatamente in precedenza è infatti che le precedenti decisioni sbandierate dal legale di Peppermint (e anche dall'intervista con l'autore di Whoshare) come decisive sono state adottate dalla sezione feriale del tribunale di roma. Ossia, quella che opera durante il periodo di sospensione dei termini processuali ed è costretta a fare di tutto un po'alla bell'e meglio in caso di procedimenti urgenti, magari intentati proprio puntando sul caldo, la noia o la frettolosità del giudice.

    Andando a leggere bene, le precedenti decisioni apparivano subito inconsistenti. Il giudice aveva preso per buone integralmente le osservazioni del legale di peppermint, ritenuto applicabile la direttiva "enforcer" che si applica a beni materiali e non immateriali (tanto che è allo studio la IPRED2 che invece, a quanto mi risulta, affronterà l'argomento) e addirittura motivato l'attendibilità del software sulla base di una perizia fatta dal suo autore o giù di lì. Il pregevole commento apparso credo su Altalex è a tal proposito convincente al di là di ogni dubbio.

    Insomma, niente di serio. Ma la cosa sconcertante è che si sia dovuto attendere fino ad oggi per un minimo di chiarezza (peraltro non definitiva: si può arrivare fino alla Cassazione, e vista la situazione attuale credo proprio che alla Peppermint non restino alternative che giocarsela fino in fondo).

    Forse qualcosa avrà contato anche la consapevolezza dei giudici romani di essere stati messi "in mezzo" per giustificare manovre non proprio cristalline, anche se giuridicamente non definibili come estorsione come ho letto da qualche parte. Si può dire però che un avvocato che firma una lettera nella quale afferma di poter disporre di diritti indisponibili (come l'azione penale obbligatoria nel caso di messa a disposizione di materiali coperti da copyright, notoriamente procedibile ex officio) o è un ignorante o è in malafede, con quel che ne consegue.

    Adesso i casi sono due. O il giudice semplicemente non ha ravvisato i requisiti dell'urgenza (si dice che tutto ciò che è suscettibile di risarcimento patrimoniale per ciò stesso non è urgente, proprio perchè non irreparabile), e allora tutto il giubilo di oggi potrebbe fortemente ridimensionarsi.

    Oppure il giudice qualifica come illecito il trattamento dei dati fatto in violazione delle norme sulla privacy italiana (e si badi bene che, al di là del marketing fatto dall'autore di whoshare nell'intervista a PI, non ci sono molte differenze rispetto a quanto fatto da Logistep), e allora difficilmente ci si potrebbe esimere dal ritenere sussistente il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni da parte di Peppermint, Techland e c., almeno finché sarà illecita, a termini della legge della privacy, la schedatura elettronica dei dati di soggetti che non sono consenzienti.

    Chi usa il p2p non dà il proprio consenso alla conoscenza dei propri dati personali: altrimenti, anzichè usare nomi di fantasia, ci metterebbe nome cognome e codice fiscale. Dà consenso a scambiare dati, punto e basta. Se no, questo equivarrebbe a dire che il fatto di uscire di casa la mattina senza mascherarsi autorizza chiunque a fotografarci senza permesso.

    Nella seconda ipotesi, il rischio è poi che la decisione venga vista, specie da parte degli altri paesi europei e dai nostri soliti noti (lobby discografiche; SIAE; FIMI; etc.) come legittimante la pirateria. In più ci sono i vari autori di software che speravano di potersi inserire in un lucroso mercato che staranno già meditando vendetta, insieme agli studi legali potenzialmente interessati a fare soldi in stile RIAA alle spalle di casalinghe e studenti. Oltre ai discografici e c. che certamente non staranno con le mani in mano (è agli atti parlamentari, e lo ricorda Minotti sul suo blog, che la deputata Tiziana Parenti lamentò la formazione del testo del decreto urbani all'esterno del parlamento).

    A mio parere però lo scandalo è esattamente l'opposto, ossia la condotta di chi si arroga il diritto di eseguire indagini, emettere sentenze a priori e pretendere risarcimenti astronomici e sostanzialmente ingiustificabili (380 euro per un brano che ne vale 0.99). E pretende pure l'avallo della magistratura a favore delle proprie illiceità. Questo occorrerebbe metterlo bene in evidenza in tutte le sedi possibili, e impegnarsi (anche se l'attuale Parlamento non mi pare obiettivamente in grado di farlo) per modificare la Urbani nel senso proposto da Fiorello, al fine di inaugurare finalmente un nuovo modo di condividere la conoscenza riconoscendo i giusti diritti agli autori. Ma, tra questi, non certo quello di porre in essere atti illeciti in risposta a pretesi comportamenti illegittimi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gesù
    > Riporto questo testo presente sul forum del
    > senatore
    > cortiana:
    >

    > A mio parere però lo scandalo è esattamente
    > l'opposto, ossia la condotta di chi si arroga il
    > diritto di eseguire indagini, (..)
    > E pretende pure l'avallo
    > della magistratura a favore delle proprie
    > illiceità.
    >(..)
    oh fa piacere sapere che lo pensa anche Cortiana..
    e' quello che stavo dicendo nel thread 'le "prove" di logistep ' poco sopra..
    Che e' a monte e a prescindere della faccenda ip = violazione della privacy.
    non+autenticato
  • Quoto tutto, come al solito Cortiana si dimostra l'unico in grado di affrontare la situazione e rispondere per le rime in modo efficiente e conciso. Credo proprio che se non ci fosse lui, finirebbe tutto in mano ai pescecani.
    Saluti.
    non+autenticato
  • Accendete tutti i motori!
    non+autenticato
  • - Scritto da: aspide
    > Accendete tutti i motori!

    quotoneee
    non+autenticato
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