Dario Bonacina
mercoledì 25 luglio 2007

Calabrò: così non va, è ora di sterzare

Il presidente dell'Autorità TLC traccia i problemi ma anche le possibili soluzioni, spingendo sulla separazione funzionale della rete Telecom - Su Punto Informatico il commento di Marco Pierani (Altroconsumo)

Mercato italiano delle tlc: la malattia è ormai accertata, la cura ancora incerta e il dottore forse troppo debole? - di Marco Pierani (Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori)

Roma - A meno di un mese dalla chiusura della consultazione pubblica circa le rilevanti questioni dell'assetto della rete di accesso e le prospettive delle reti di nuova generazione a larga banda, Next Generation Access Network (NGAN), il Presidente dell'AGCOM ha confermato ieri, in occasione della Relazione Annuale, l'intenzione di portare a compimento entro la fine dell'anno la separazione funzionale della rete di accesso di Telecom Italia.

La malattia grave che affligge il mercato italiano delle tlc ha ormai, anche per l'AGCOM, un nome ben preciso: mancanza di concorrenza. Se, tuttavia, sulla diagnosi non si può che essere tutti d'accordo e, anzi, occorre rallegrarci per la definitiva, anche se purtroppo tardiva, constatazione da parte dell'Autorità che il mercato della telefonia fissa e, in misura anche più rilevante, quello della banda larga, a nove anni dalla liberalizzazione non possono dirsi effettivamente competitivi in quanto ancora ampiamente dominati dall'ex monopolista e che i rimedi posti in essere dall'AGCOM in questi anni non sono risultati efficaci nello scardinare il limite strutturale di sistema consistente nel collo di bottiglia della rete d'accesso e nella struttura verticalmente integrata di Telecom Italia. Come dire - si prende atto di quello che Altroconsumo denuncia da tempo con le sue indagini, d'altra parte, sulla cura, apppare invece lecito nutrire qualche dubbio sostanziale. La separazione funzionale sul modello Openreach non appare, infatti, sufficiente, nella peculiare situazione italiana, a garantire pienamente quel necessario level playing field, ovvero la parità interna ed esterna di trattamento per tutti gli operatori e, di conseguenza, a tutelare appieno gli interessi dei consumatori. La separazione funzionale rischierebbe, infatti, di rimanere solo sulla carta rivelandosi fittizia e questo anche perché l'AGCOM non sembra poter purtroppo ancora avvalersi di una forza e di una autorevolezza effettivamente comparabili a quelle dell'Autorità di regolamentazione inglese OFCOM.

Di fatto, nello stesso documento di consultazione l'AGCOM prende atto del fallimento dei remedies adottati per limitare il dominio di Telecom Italia sul fisso e sulla banda larga e - ci permettiamo di aggiungere - si è trattato più che altro di inefficienza nella vigilanza e controllo e cioè nell'implementazione ed utilizzo in modo tempestivo dei rimedi stessi previsti dall'attuale regolazione più che di una loro inefficacia o insufficienza intrinseca. In questi anni, insomma, l'AGCOM è stata completamente assente per quanto riguarda i controlli, e l'arma delle sanzioni a sua disposizione è risultata spuntata.

Rimane, dunque, attualissimo il problema strutturale e di governance dell'Autorità che regolamenta il settore in modo che essa possa divenire più autorevole ed efficiente. Quale conseguenza, rebus sic stantibus, il fatto che nell'ambito di una ipotetica separazione funzionale la divisione separata di Telecom Italia sarebbe soggetta al controllo di un board composto in maggioranza da membri indicati dall'AGCOM non fornisce francamente una garanzia assoluta. Per evitare che Telecom Italia mantenga di fatto il controllo di leve utilizzabili in modo anticompetitivo appare, pertanto, necessaria la creazione di una società separata che gestisca la rete di accesso in completa autonomia rispetto alle legittime, ma proprio per questo, non necessariamente in linea con l'interesse generale, decisioni strategiche dell'ex monopolista.

Per altro verso, la separazione societaria non deve in ogni caso accompagnarsi alla revisione né, tanto meno, alla eliminazione degli obblighi a livello retail in capo a Telecom Italia. Il Presidente Calabrò dovrà trovare insomma il coraggio di andare oltre la logica di una sorta di baratto tra l'accettazione da parte di Telecom Italia della separazione funzionale sul modello Openreach e la concessione, quale contropartita, da parte dell'AGCOM di un allentamento dei vincoli sul mercato al dettaglio. Questa soluzione non gioverebbe in alcun modo alla concorrenza e agli interessi dei consumatori.
L'ex monopolista continuerebbe, infatti, ad avere una posizione dominante nei mercati di riferimento e questo continuerebbe a giustificare una apposita regolazione. Deve, altresì, rimanere in piedi la contabilità regolatoria. La separazione societaria serve, infatti, a garantire l'assenza di sussidi dall'esercizio in monopolio all'esercizio in concorrenza, la contabilità regolatoria (con sanzioni elevate) garantisce, invece, che non ci siano sussidi tra prodotti.

Occorre scardinare, in particolare con l'avvento delle NGAN, quel meccanismo perverso secondo il quale il collo di bottiglia della rete di accesso è stato fino ad ora utilizzato dall'ex monopolista per ottenere impropri vantaggi concorrenziali nei mercati a valle secondo i c.d. modelli triple e quadruple play e attraverso la promozione di offerte integrate e convergenti. Tale approccio, che ha già accentuato il problema del digital divide, rischia di farlo ancora di più con le reti di nuova generazione in quanto l'ex monopolista è e sarà sempre di più incentivato, seguendo legittimamente il proprio scopo di lucro, a massimizzare la presenza della banda larga nelle aree metropolitane più commercialmente redditizie ed a tralasciare le aree periferiche e rurali. Questo non corrisponde all'interesse generale e, per ovviare a ciò, non solo - come già indicato - appare necessaria la creazione di una società separata che gestisca la rete di accesso ma tale società dovrebbe in prospettiva aprirsi a partecipazioni azionarie da parte di operatori di settore, ovvero i concorrenti dell'ex monopolista, così come, eventualmente, da parte dello Stato o altri Enti pubblici.

L'AGCOM nel documento di consultazione definisce tali possibili prospettive come infrastructure joint venture, chi scrive preferisce parlare di un modello One network nell'ambito del quale la società che gestirà la rete dovrà operare secondo linee guida condivise ed approvate dall'Autorità o dal Ministero. Elemento essenziale per poter approdare a tale quadro prospettico di riferimento appare, infine, la ridefinizione del servizio universale intesa a ricomprendere l'accesso ad Internet ed alla banda larga con fissazione di una velocità di banda garantita. In questo modo l'accesso alla rete dovrebbe essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovrebbero contribuire per poter continuare ad operare nel mercato delle telecomunicazioni.

Non bisogna, in conclusione, dimenticare che gli aspetti societari e finanziari della partita in gioco sono a tal punto delicati e rilevanti da prevaricare le questioni regolamentari, il Presidente Calabrò è perfettamente cosciente di ciò se è vero che ieri ha rimarcato, tra le righe, che, purtroppo, non si è ancora perfezionato il nuovo assetto proprietario di Telecom, e questo allunga i tempi. L'AGCOM si guarda bene - nel rispetto dei propri limiti di competenza - dal prendere in esame il sistema di "scatole cinesi" con il quale è controllata Telecom Italia così come dallo sviluppare eventuali considerazioni circa il fatto che le molte peculiarità delle liberalizzazioni all'italiana nel settore delle tlc possano avere avuto una qualche influenza sugli scarsi investimenti effettuati in questi anni nella rete da parte dell'ex monopolista, tuttavia la questione pendente del closing dell'accordo siglato tra Telco (Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa San Paolo ed Edizione Holding) e Pirelli per le azioni di controllo di Telecom Italia, anche se apparentemente ultronea rispetto all'attività che dovrà sviluppare l'Autorità, getta inevitabilmente un'ombra incombente su di essa non foss'altro per il fatto che un diverso assetto regolamentare potrebbe avere conseguenze dirette sull'accordo stesso.

Marco Pierani
34 Commenti alla Notizia Calabrò: così non va, è ora di sterzare
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  • Punto Informatico ha più volte informato che, a fine luglio, ci sarebbe stata l'asta per le concessioni del WiMax.
    Ogni giorno spero di leggere novità (sono particolarmente interessato perché risiedo in una zona non servita dall'ADSL).
    Ci sono novità?
  • L'Ansa è battuto, poco fa, la seguente notizia riferita alla relazione semestrale Telecom:
    ""MILANO - E' solo un'ipotesi ma "non abbiamo mai escluso a priori anche una separazione strutturale della rete e magari una cessione di una quota minoritaria". Lo ha detto l'ad di Telecom Riccardo Ruggiero nel corso di una conference call sulla semestrale.""
    Cosa dire di più? (mutuata dalla pubblicità di un... amaro)
  • (quote)...che "è nell'interesse di tutti gli operatori e della stessa Telecom" che anche quest'anno si è "aggiudicata" il riconoscimento della qualifica di operatore dominante in tutti i 14 mercati legati all'utilizzo della rete fissa, tanto a livello wholesale quanto a livello retail e caratterizzati da "un deficit competitivo di natura strutturale".(/quote)

    operatore dominante? uhm...
    Di che Telecom parla? :°)
  • che bel riconoscimento ... telecom italia vergognati ..


    http://www.tgaserver.net
    non+autenticato
  • Blablabla politica blablabla tantononcambieràmainulla blablabla telecomfacomeglipareemipagapernonfarenulla blablabla
    Insomma tante parole e i fatti non ci sono MAI!
  • - Scritto da: Cr4z33
    > Blablabla politica blablabla
    > tantononcambieràmainulla blablabla
    > telecomfacomeglipareemipagapernonfarenulla
    > blablabla
    > Insomma tante parole e i fatti non ci sono MAI!
    quoto!
  • Bisogna separare la linea fissa da telecom e fare in modo che chi si occupi della linea abbia l'obbligo x legge di modernizzare la rete in breve tempo e ai max livelli non 3 secoli cosi siamo ancora da capo (come avviene in italia).

    Credo che come le infrastrutture stradali e ferroviarie siamo la base x la modernizzazione e la competizione a livello economico mondiale....o forse nazionale sarebbe gia un bel passo avanti.

    certo sempre cercando di risettare lavoratori e ambiente ma li basta la volontà sia da uan parte che dall'altra.

    Certo poi tra dire e il fare cè di mezo il mare ma se si continua a parlare tra un pò nelel nostre line ci crescono le muffe.
    non+autenticato
  • e questo è il degno qualunquismo che ci permette di lamentarci della nostra classe politica.
    Popolazione ignorante e qualunquista convinta che nessuno e niente cambierà mai -> classe politica arrogante e approfittatrice.

    Naturale, in nord europa ci pensano un pò di più prima di andare a votare. E sanno almeno chi votano!
    non+autenticato
  • destra e sinistra: due facce della stessa medaglia...
    che ti credi che una politica di destra avrebbe migliorato qualcosa? O magari qualcuno più radicale?
    Dai, non prendiamoci in giro... hanno entrambi i loro scheletri nell'armadio...
    È vero che anche noi italiani votanti ce en sbattiamo un po' della politica e ci facciamo anche prendere in giro... Ma sono i politici italiani che hanno tutto un altro pensiero rispetto alle promesse elettorali... E si può risalire di governo in governo, la p2, fino ai primissimi moti rivoluzionari, guidati da gruppi di MASSONI... Mica "spiriti liberi"(o "bigotti" come NOI diciamo) come gli americani...
  • a quanto ne so Benjamin Franklin, George Washinghton e compagnia erano tutti massoni.....
    però la massoneria nei paesi anglosassoni è un po' diversa da quella italiana, tanto per cominciare non è così segreta
    non+autenticato
  • Già, infatti la "piramide occhiuta" sta su tutte le banconote! ^^
  • Ma non dire fesserie.
    "qualunquismo"?
    che razza di parola è.

    Non c'entra un tubo con la questione.
    Considera che con un post hai generalizzato ad una intera nazione il singolo pensiero e gli dai pure del "qualunquista".
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pinco Pallino
    > Ma non dire fesserie.
    > "qualunquismo"?
    > che razza di parola è.
    >
    > Non c'entra un tubo con la questione.
    > Considera che con un post hai generalizzato ad
    > una intera nazione il singolo pensiero e gli dai
    > pure del
    > "qualunquista".

    Non ho parole.
    Sembra il : "specchio riflesso" dei bambini ai primi giochi.

    Se sei una persona intelligente sai come si comportano gli italiani alle urne. Non è un dato qualunquista cazzo, sono numeri.
    La rapporti all'europa e vedi come noi abbiamo votato sulla costituzione europea e come hanno fatto negli altri paesi.
    L'italia ad oggi non esiste se non come repubblica delle banane. Parliamo piuttosto di Regioni allora lì non si generalizza più.
    Come fai a dire che non c'entra?
    Come cazzo fai???!?!
    Ma tu di che ti lamenti allora? Ma sai di che stiamo parlando?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Matteo Sorba
    > e questo è il degno qualunquismo che ci permette
    > di lamentarci della nostra classe
    > politica.
    > Popolazione ignorante e qualunquista convinta che
    > nessuno e niente cambierà mai -> classe politica
    > arrogante e
    > approfittatrice.
    >
    > Naturale, in nord europa ci pensano un pò di più
    > prima di andare a votare. E sanno almeno chi
    > votano!
    Da un paese che osanna i furbi e i maneggioni, e sberleffa gli onesti cosa puoi aspettarti?
    DuDe
    851
  • > Blablabla politica blablabla

    E soprattutto il blablabla dell' autorithy costa al contribuente svariati milioni di euro all'anno... mantenere il baraccone costa...
    non+autenticato
  • La concorrenza si fa investendo denaro, ecco cosa manca in italia. Gente interessata a investire per creare una reale concorrenza.

    Telecom ha avuto vita facile perché i concorrenti sono dei pezzenti che si accontentano di fare la cresta sulle linee telecom di 2 € a cliente.

    Meglio 2 € a cliente invesetndo zero che investire centiniai di milioni di euro e rischiare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pinco
    > La concorrenza si fa investendo denaro, ecco cosa
    > manca in italia. Gente interessata a investire
    > per creare una reale
    > concorrenza.
    >
    > Telecom ha avuto vita facile perché i concorrenti
    > sono dei pezzenti che si accontentano di fare la
    > cresta sulle linee telecom di 2 € a
    > cliente.
    >
    > Meglio 2 € a cliente invesetndo zero che
    > investire centiniai di milioni di euro e
    > rischiare.

    Mi permetto di dissentire.
    Telecoz ha avuto vita facile, perche' e' collusa con i nostri politici.
    Mi dici tu quale deficinete si mette a rifare tutte le infrastrutture di tasca propria? Non credo onestamente che possa esserci qualcuno cosi' pazzo da spendere tutti quei miliardi di euro, senza andare matematicamente in perdita. Avendo tra l'altro la certezza di non recuperare mai quei soldi. Telecoz, invece, ha gentilmente ereditato le linee (nel passaggio da pubblico a privato), da noi fessi che pagavamo le tasse.
    non+autenticato
  • Fastweb ti dice niente?
    non+autenticato
  • Beh.. fasweb ha la sua rete in poche, pocchissime grandi citta!

    Non ho mai sito un "paese" coperto da fastweb e non da telecom...
    ma vedi te...
    a me fastweb non dice nulla!!! ahahaha
    non+autenticato
  • - Scritto da: pinco
    > La concorrenza si fa investendo denaro, ecco cosa
    > manca in italia. Gente interessata a investire
    > per creare una reale
    > concorrenza.
    >
    > Telecom ha avuto vita facile perché i concorrenti
    > sono dei pezzenti che si accontentano di fare la
    > cresta sulle linee telecom di 2 € a
    > cliente.
    >
    > Meglio 2 € a cliente invesetndo zero che
    > investire centiniai di milioni di euro e
    > rischiare.

    Genio, chi sano di mente spaccherebbe di nuovo l'italia per tirare cavi e compagnia bella? ti rendi conto cosa vorrebbe dire tirare altri cavi per costituire una nuova rete? autorizzazioni che non arrivano, li non puoi muovere manco un mattone perche' c'e' un pezzo di anfora di non si sa quale epoca, ma e' storica non si tocca! salvo sotterrarla e manco metterci una targa per dire qui c'e'....

    chi ce li mette i capitali? io se li avessi mai mi sognerei di investire qui in italia con tutti i maneggioni che ci stanno un km di scavo mi costerebbe 10 volte tanto.

    non sono un imprenditore ma se lo fossi col caspio che investirei in itaglia
    DuDe
    851
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