GPL3, l'errore di Free Software Foundation

Ne parla Patrizio Tassone, direttore editoriale di Linux&C., in un commento che appare contemporaneamente sul suo giornale e su Punto Informatico - Di seguito l'intervista a Tassone a cura di Alessandro Del Rosso

Roma - Free Software Foundation (FSF) ha un grande, innegabile merito: quello di aver portato all'attenzione di milioni di sviluppatori la licenza di distribuzione del software. Fino alla prima GPL (GNU General Public License) non c'era una licenza di riferimento, tutti i programmatori scrivevano la loro, con un moltiplicarsi di clausole e con l'effetto collaterale che era pressoché impossibile utilizzare materiale di altri per ovvi motivi di incompatibilità.

Le prime versioni della GPL hanno avuto un effetto catalizzante: una licenza comprensibile, con principi di funzionamento abbastanza chiari, non certo ideale per tutti i casi ma, tra una licenza non perfetta ma standard e una licenza sempre nuova di dubbia validità legale, molti sceglievano la prima, anche perché non tutti possono permettersi un avvocato esperto di licenze software. Ma FSF ha anche un grosso difetto: essere troppo abile nei giochi di parole.

Di convegno in convegno, di presentazione in presentazione, è passata l'analogia che chi utilizza la GPL non lo fa per quello che sta scritto nelle clausole della licenza, come sarebbe lecito aspettarsi essendo comunque un bel pezzo di "legalese", ma per i principi fondamentali che la FSF persegue, e che stanno tutti nella testa di una persona, Richard Stallman, di cui la GPL rappresenta il "braccio operativo". Il papà di Linux, Linus Torvalds, non è d'accordo, e si rifiuta di prendere parte a questo meccanismo perverso: la sua opinione la esprime in pubblico, sulla Linux Kernel Mailing-list, con frasi fin troppo chiare:
And you are just parrotting their (della FSF, NdR) idiotic line.
(...) Dammit, the GPL is a license. I understand it quite well. Probably better than most. The fact that the FSF then noticed that there were *other* things that they wanted to do, and that were *not* covered by the GPLv2, does *not* mean that they can claim that others "misunderstood" the license.
I understood it perfectly fine, and it fit my needs. So tell me: who is the more confused one: the one who chose the license fifteen years ago, and realized what it means legally, and still stands behind it? I don't think so.


Linus Torvalds ha scelto la GPL per le clausole contenute nella licenza. Punto. Parole come "spirito della GPL", in un contesto del genere, non hanno semplicemente senso. La GPLv3 mi piace poco - parere personalissimo - e mi convince ancora meno.

Ritengo la versione 2 della licenza un buon compromesso: permetteva sia il mantenimento di una comunità, obbligando le modifiche al software a tornare pubbliche, sia la creazione di un ecosistema intorno al software libero, che rendeva possibile alle molte aziende finanziatrici di avere ritorni economici senza dover abbracciare a 360 gradi una "filosofia", quella open source, che non faceva parte del loro DNA.

Già con la GPL2 però questo ecosistema è in forte crisi: non so se vi siete accorti che, Red Hat a parte, non c'è una sola azienda open source che abbia raggiunto dimensioni considerevoli vantando bilanci in ordine (anche se è bastata una dichiarazione di Larry Ellison (CEO di Oracle, NdR), con la presentazione di Oracle Linux, per far perdere a Red Hat un quarto del suo valore: quel business è davvero così solido?). Red Hat, quella più in salute, vale circa un settantesimo di Microsoft: settanta volte meno!

Le altre società del panorama open source che hanno investito in Linux, quali Caldera, Turbo Linux, VA Linux ecc., se non sono fallite poco ci manca. La stessa SuSE è stata venduta con i bilanci in rosso, ed anche Novell non va a gonfie vele, tanto che recentemente ha cambiato diversi suoi alti dirigenti, e questo non è mai un buon segno.

Con un ecosistema del genere, già debilitato, i nuovi paletti che la GPL3 inserisce, se da un lato vanno a proteggere quei principi che la FSF persegue, dall'altro rischiano di uccidere il malato, facendolo tornare un gioco per geek. Se a questo rischio la FSF risponde con un "non ce ne importa, i nostri principi vengono prima di tutto", Torvalds e altri preferiscono un approccio più pragmatico e realista.

Ma spostare il discorso sulla libertà è un vantaggio di troppo che si concede a FSF: per come la vede Torvalds, la GPL3 limita le libertà, non le amplia, ficcando il naso in cose che non dovrebbero riguardare la licenza. È invadenza bella e buona! E soprattutto non si limita a difendere principi generalmente accettati, li impone, con la forza che deriva dal copyright su pacchetti come gcc e glibc, fondamentali per qualsiasi distribuzione: a tal proposito vi invito a leggere questo vecchio post di Ulrich Drepper, maintainer della glibc, che risulta illuminante sotto molti aspetti.

Si equipara quello che FSF vuole sia "legale" con quello che è il proprio credo. Un po' come se Torvalds, che sviluppa l'unico kernel GPL tecnicamente valido, domani iniziasse a dettare legge sulle licenze software delle applicazioni che possono essere eseguite da Linux: chiunque la vedrebbe come una violazione della libertà, un approccio dittatoriale di Torvalds, non certo come una sua libera scelta come project leader del kernel. Secondo FSF, invece, è una procedura perfettamente lecita.

Chi tiene molto alla libertà dovrebbe quantomeno lasciar liberi gli altri di scegliere se usare o no la nuova licenza, semplicemente utilizzando la clausola "GPL2 o versioni successive". Non credo sia giusto obbligare ad essere liberi, mi sa un po' di politica per l'"esportazione della democrazia" tanto cara a certi governi. Non vedo niente di male nella cosiddetta "tivoizzazione" (v. anche tivoization su Wikipedia): come noto, TiVo è un dispositivo basato su Linux che non si avvia se il sistema operativo viene modificato in qualche sua parte. Il solo termine "tivoizzazione" è dispregiativo: è il software l'aspetto importante, non il mezzo che lo esegue. Le formule matematiche, alle quali Eben Moglen (mente legale di FSF) equipara gli algoritmi, esistono adesso, esistevano anche prima delle calcolatrici o dei computer, ed esistono indipendentemente dall'hardware in grado di risolverle.

Dove sta quindi il problema? La cosa fondamentale non è che sul TiVo si possa o meno avviare un altro kernel, ma che TiVo pubblichi le modifiche eventualmente apportate al software GPL e che magari vi sia un modo per verificare che il sorgente rilasciato sia proprio quello che, compilato, è in esecuzione sul device.

TiVo attinge a piene mani alla comunità, ma restituisce un sistema "stabilizzato", non un'accozzaglia di pacchetti, e su quel sistema fornisce garanzie, corre dei rischi anche legali, non si trincera dietro alla fornitura del software "as-is".

Se oggi si mettono paletti su dove eseguire il software, chi ci garantisce che domani la GPL3.1 o la GPL4 non contengano una clausola che vieterà l'uso di software coperto da GPL nei paesi dove vige la pena di morte, o in quelli non considerati "liberi" (dalla FSF, ovviamente!), o in quelli che non concedono una pensione agli sviluppatori GPL per lavoro usurante? Un po' più di rispetto per le idee altrui e meno proclami aiuterebbero sicuramente a non dividere la comunità creando blocchi contrapposti, ma a favorirne l'espansione.

La GPL3 gioca contro l'accordo Microsoft-Novell, portando l'azienda di Redmond a modificare i suoi accordi così che la nuova licenza non intacchi i suoi brevetti. Ma con quell'accordo società come Novell, Linspire, Xandros e persino LG non hanno fatto altro che difendere se stesse e i propri azionisti da un eventuale attacco legale: non dovevano farlo? Secondo FSF questo non è illegale, è qualcosa di peggio: è contro quello che Stallman reputa giusto, perché queste società hanno osato trovare un modo per dribblare i vincoli che aveva inserito nella GPL2. Un grave affronto che non poteva rimanere impunito.

Anche se io non lo credo, o ritengo quanto meno che sia un problema che interessi tutti i sistemi operativi, incluso Windows, mettiamo il caso che Linux vìoli davvero certo brevetti di Microsoft: ragionando per assurdo, chi finirà in un'aula di tribunale, il singolo sviluppatore? Punirne uno per allontanarli tutti? O forse verrà citata in giudizio un'azienda che ha le capacità economiche di risarcire un danno, laddove questo vi sia e sia realmente dimostrabile?

Microsoft non indica dove il codice di Linux vìola i suoi brevetti: ma non prendiamoci per il naso, se oggi pubblicasse un report con tutte le violazioni, domani quel codice sarebbe sostituito, e tra due giorni ci sarebbe una distribuzione pulita e nuovamente illibata; chi è stato danneggiato non potrebbe fare più niente.
Ma se quel codice ha creato un danno, se quel codice ha fatto concorrenza sleale perché si è posto in una posizione di superiorità rispetto a quello prodotto da altre società (che, invece, devono rispettare quei brevetti violati pena cause miliardarie), stazionando in una sorta di limbo non punibile, chi dovrebbe risarcire quel danno? Se quel codice non vìola alcun brevetto, quale svantaggi ha portato in pratica l'accordo di Novell con Microsoft? Ha forse diviso la comunità tra buoni e cattivi? Forse, ma non l'ha divisa più di quanto stia facendo FSF con la GPL3. Con la scusante, o l'aggravante decidete voi, che Novell lo ha fatto per difendere se stessa e gli azionisti.

C'è da chiedersi a questo punto come debba sopravvivere il software open source: si può considerare un costo che ogni Stato dovrebbe sopportare e finanziare, come la scuola o le infrastrutture, perché alza il livello medio tecnologico a disposizione di tutti? Oppure deve restare sul mercato, e dal mercato ottenere le risorse?
Delle due l'una: se qualcuno finanzia si possono seguire alla lettera i principi di chiunque, quelli condivisi almeno.
Altrimenti si deve cercare una collaborazione possibile. L'asticella deve rimanere a metà tra principi e sviluppo, altrimenti il sistema collassa, a tutto vantaggio di chi vede nel free software un nemico.
I grossi progetti, che stanno portando l'Open Source verso penetrazioni di mercato (anche desktop) mai raggiunte prima, senza il fondamentale apporto di società esterne non progredirebbe con la necessaria velocità per sopravvivere.

E non sto parlando di effetti 3D del desktop, dove bastano una manciata di programmatori che lavorano nel tempo libero per ottenere risultati egregi (con l'innegabile soddisfazione di rendere ridicole quelle aziende che hanno fatto passare quegli stessi effetti come chissà quali miracoli), ma parlo di prodotti ormai maturi dove, prima di iniziare a scrivere una riga di codice, c'è da investire parecchio in studio e analisi. Se dietro a quel desktop 3D tanto carino non ci sono le applicazioni, dopo aver giocato con i plug-in di Compiz si torna ad usare le applicazioni dove esse sono.

Penso, ad esempio, a OpenOffice, un progetto che, ricordo, non nasce dalla comunità, ma prende vita perché qualcuno, Sun, ha pagato per rilasciare quel sorgente. E le decine di sviluppatori che lavorano full-time al progetto sono tutti prestati da quelle società (tra cui anche Novell) che, ho paura, si allontaneranno dall'Open Source se l'equilibrio tra ideologia e business si sposterà troppo verso la prima.

Eppure non c'è uno studio che presenti i vantaggi del software libero senza citare OpenOffice: forse perché, senza una donazione così cospicua di codice, l'unica alternativa oggi sarebbe KOffice, un software che, se mai potrà reggere il confronto con i prodotti Microsoft, lo farà in tempi geologici.

Quando lo sviluppo ha due velocità, è sufficiente aspettare abbastanza tempo affinché chi ha più risorse guadagni un vantaggio considerevole in termini di funzionalità, supporto, diffusione, schiacciando il concorrente senza alcuna pietà, libero o no.
Dopo innumerevoli draft, dopo averne discusso per mesi, non ho notizia di UNA sola società che abbia dichiarato l'immediata adozione della GPL3. MySQL, per citare uno dei progetti free software più famosi e con alle spalle una realtà commerciale, per precauzione è passata da GPL2 or later a GPL2 only... quando si dice aver fiducia! Apple, che basa il proprio motore di stampa su CUPS, pubblicato sotto GPL2, quel prodotto l'ha comprato, ha assunto il principale sviluppatore, e in tre righe - tre! - di comunicato ha trovato spazio per affermare che manterrà la versione attuale della licenza: qualcuno legge questi avvenimenti come una barricata contro la nuova GPL3. E vi risparmio altre dichiarazioni di progetti importanti, che hanno a che fare con il business e con le aziende (Eclipse, ad esempio), che hanno rigettato tout-court la licenza, non risparmiando critiche pungenti a FSF.
E sono commenti provenienti da progetti con licenza open source, non sono commenti del monopolista di turno!

GPL3 è una licenza che ha fatto e continuerà sicuramente a far discutere, se non altro perché è incompatibile con la vecchia GPL2, per cui sarà interessante verificare cosa succederà quando certi software rilasciati sotto GPL3 si linkeranno a librerie ancora coperte dalla GPL2 (v. questo post): se non altro si risolverà una volta per tutte (finalmente!) il dilemma della "viralità" dei link dinamici a librerie condivise, un problema che non si è mai voluto chiarire definitivamente perché dove ci sono risposte cristalline non ci sono spauracchi da agitare. (Qui è disponibile una matrice di compatibilità delle licenze pubblicata da FSF, NdR).

È il fatto di essere contro qualcosa l'aspetto che mi convince di meno della GPL3: contro Tivo, contro Microsoft-Novell, contro il DRM, contro i brevetti. Sembra sempre più un manifesto politico, che vive di una vita propria astraendosi dal mondo reale, che una licenza software. È una licenza anche difficile da leggere, contorta in più parti, e senza le FAQ di chi l'ha scritta si comprende con difficoltà: peccato che, di fronte ad una eventuale causa, quelle FAQ abbiano davvero poco valore, e contano invece le clausole della licenza, nessuna esclusa. Almeno una libertà la GPL3 l'ha eliminata: il diritto a farci capire tutto il testo della licenza senza l'aiuto di esperti legali.

L'adozione della GPL3 intanto prosegue e, oltre ai software di FSF e ad altri minori, degno di nota è il passaggio di Samba, di GPG, di Bayonne alla nuova licenza. In ogni caso, il numero dei progetti che la utilizzeranno ha ben poco valore: dipende quali sono i progetti che migrano, la loro diffusione, la base di utenza, il numero di sviluppatori dietro a quel software, la complessità intrinseca, non il loro numero. Quelli più importanti credo che rimarranno ancorati alla GPL2. Tra l'altro, sono certo che proprio sul numero dei progetti che passeranno alla GPL3 si baserà la futura comunicazione di FSF per dimostrare il successo della nuova licenza... una bella cortina fumogena!

Per concludere, ritengo si sia fatta troppa confusione tra ideologia e legalità, tra quello che FSF identifica come "moralmente accettabile" e quello che deve essere "legalmente accettabile", forzando una sovrapposizione della prima sulla seconda e facendo leva sulla propria "forza politica" per imporre le nuove scelte, con tecniche non dissimili da quelle usate dalle aziende che molto spesso FSF contesta.

Se dovesse passare la linea di pensiero che FSF ha fatto propria nella GPL3, non oso nemmeno pensare cosa potrebbe riservarci in futuro un'ipotetica GPL4, anche se dubito che saranno in molti ad interessarsene.

Patrizio Tassone
Direttore editoriale di Linux&C
660 Commenti alla Notizia GPL3, l'errore di Free Software Foundation
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  • STALLMAN HA RAGIONE ! :

    credo che sia palese che la licenza gpl3 renda meno sfruttabile economicamente Linux dalle aziende che lo producono rendendolo un prodotto ( per usare le sue parole ) " Geek " : ad opera di utenti esperti e solo per esperti. Ma ricordo che GNU/Linux ( gnu : ripeto ) è stata una innovazione proprio perchè FREE SOFTWARE e non " software open-source " . CHISSENEFREGA DI AVERE UN' ALTRO SISTEMA OPERATIVO COMMERCIALE O DI AVERE UN SISTEMA OPERATIVO COMMERCIALE " OPEN SOURCE " . Chi ritiene i sistemi " open-source " più sicuri di quelli " closed " ha una visione delle cose arbitraria perchè non è così . L' unica - importante - sicurezza che si ha con un sistema open-source è che l' azienda del s.o. non abbia creato falle ( back doors ) per conto dei governi nazionali di appartenenza ( CIA , ... : spionaggio industriale .. ) . MA NON TUTELA COMUNQUE IL DIRITTO SACROSANTO CHE UNO HA DI AVERE LA PROPRIETÀ DEI PROPRI SCRITTI , DEI PROPRI DISEGNI CON IL CAD , ETC.. . IO HO PAGATO QUEL SOFTWARE CHE MI È STATO DATO IN LICENZA ( = USO ) . CIÒ CHE CI PRODUCO È MIO . MIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ! . Io uso office 2007 perchè è il programma per me " migliore " ma il formato in cui salvo il documento deve essere LIBERO perchè potrebbe essere uno qualsiasi e non rende il programma office migliore / peggiore , rappresenta solo uno standard. il valore di un protocollo non sta nell' essere migliore / peggiore ma di rappresentare uno standard : VHS era uno standard ed è stato usato sebbene BETAMAX era " migliore " .E non una proprietà sulle MIE idee ! . Spero di essere stato comprensibile .
    non+autenticato
  • Tutti hanno sempre dato addosso all'accordo MS-Novell (e Linspire, etc..) ed all'inizio anche io sono rimasto piuttosto scosso e la cosa mi ha dato non poco fastidio.
    col tempo, però, ho cominciato a vederci qualcosa di più... magari sbaglio.

    Immaginatevi se tutti, ma proprio tutti, stringessero accordi simili a quello di Novell con MS. Sarebbe come affermare che i brevetti di MS non valgono più niente: è vero, avrebbero la proprietà intellettuale ma non potrebbero perseguire nessuno.

    Pensate se questo fenomeno si estendesse a tutto il mercato e a tutte le aziende/team di sviluppo. Sarebbe come dire che i brevetti non servono ad una benemerita f..a e che sarebbe sufficiente una licenza di copyright.

    Ma forse sono solo un sognatore che cerca di trovare sel buono ovunque.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Massimo Fierro
    > Tutti hanno sempre dato addosso all'accordo
    > MS-Novell (e Linspire, etc..) ed all'inizio anche
    > io sono rimasto piuttosto scosso e la cosa mi ha
    > dato non poco
    > fastidio.
    > col tempo, però, ho cominciato a vederci qualcosa
    > di più... magari
    > sbaglio.
    >
    > Immaginatevi se tutti, ma proprio tutti,
    > stringessero accordi simili a quello di Novell
    > con MS. Sarebbe come affermare che i brevetti di
    > MS non valgono più niente: è vero, avrebbero la
    > proprietà intellettuale ma non potrebbero
    > perseguire
    > nessuno.
    >
    > Pensate se questo fenomeno si estendesse a tutto
    > il mercato e a tutte le aziende/team di sviluppo.
    > Sarebbe come dire che i brevetti non servono ad
    > una benemerita f..a e che sarebbe sufficiente una
    > licenza di
    > copyright.
    >
    > Ma forse sono solo un sognatore che cerca di
    > trovare sel buono
    > ovunque.

    E pure con la memoria corta : quello che M$ non fa pagare subito puo' sempre fartelo pagare dopo con un cambio di licenza: hai presente il caso FAT32 ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > E pure con la memoria corta : quello che M$ non
    > fa pagare subito puo' sempre fartelo pagare dopo
    > con un cambio di licenza: hai presente il caso
    > FAT32
    > ?

    Sbaglio o quel brevetto è stato annullato grazie all'azione di un'organizzazione no-profit?
    Uby
    893
  • - Scritto da: Uby
    > - Scritto da: Nome e cognome
    > > E pure con la memoria corta : quello che M$ non
    > > fa pagare subito puo' sempre fartelo pagare dopo
    > > con un cambio di licenza: hai presente il caso
    > > FAT32 ?

    > Sbaglio o quel brevetto è stato annullato grazie
    > all'azione di un'organizzazione no-profit?

    Fino al ricorso che ha ribaltato la sentenzaTriste
    non+autenticato
  • >
    > E pure con la memoria corta : quello che M$ non
    > fa pagare subito puo' sempre fartelo pagare dopo
    > con un cambio di licenza: hai presente il caso
    > FAT32
    > ?

    Mi sa che non hai afferrato il senso del discorso...

    E comunque in questo caso devo muovere un appunto all tua critica: una licenza (come nel caso FAT32) è accettata (o non accettata) unilateralmente, mentre nel caso descritto l'accordo è bilaterale, ragione per cui MS non può cambiare le carte in tavola come gli pare.
    non+autenticato
  • > Immaginatevi se tutti, ma proprio tutti,
    > stringessero accordi simili a quello di Novell
    > con MS. Sarebbe come affermare che i brevetti di
    > MS non valgono più niente: è vero, avrebbero la
    > proprietà intellettuale ma non potrebbero
    > perseguire
    > nessuno.

    Cioè migliaia di aziende e di singoli sviluppatori indipendenti dovrebbero stringere accordi con tutti quelli che hanno brevetti sul software allo scopo di annullare i brevetti?

    Nel tuo sogno le aziende registrano i brevetti solo per fare tanti contratti che li annullino?

    E' assurdo persino come sogno.
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    Modificato dall' autore il 01 settembre 2007 14.15
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  • Ohhhhhhhhhhhh.... ma perche' non riuscite proprio a capire quello che dico? Parlo in turco, forse?
    O forse non avete nessun interesse ad ascoltare le opinioni altrui?
    Sto incominciando a credere a quest'ultima ipotesi...

    Quello che sto cercando di spiegare e' che se l'accordo fosse stato stretto dal team Samba (che sta a monte di tutti gli altri per quanto riguarda quel tipo di tecnologia), non ci sarebbe bisogno di singoli accordi presi dalle singole aziende delle varie distribuzioni.

    Inoltre questo sarebbe come dire che i brevetti di MS sulla tecnologia legata a Samba servono solo ed esclusivamente ad attestare il copyright, e quindi a provare l'inutilita' del "brevetto software".

    Rimane da vedere se MS accetterebbe o meno l'accordo, ma se l'ha fatto con Novell, Linspire, etc. perche' dovrebbe rifiutarlo con il team Samba?

    E' ovvio che in un sistema in cui ci sono i brevetti software le aziende li stipulano per garantirsi vantaggi di carattere economico e commerciale, ma dato che tale sistema ha dei GROSSI problemi - ed anche le aziende in questione se ne stanno rendendo conto - cercare di agire "dall'interno", invece di ostinarsi al muro contro muro, credo che porterebbe ad una soluzione piu' rapida del problema dei brevetti SW. Guarda caso la stessa soluzione che auspicherebbe Stallman (ovvero l'abolizione dei brevetti).
    non+autenticato
  • L'errore è che da per scontato che i brevetti sul software siano una cosa giusta e universalmente accettata, a cui la GPLv3 pone rimedia (o tenta di farlo).

    I brevetti sul software non sono universalmente accettati. E chi ha tentato di farli valere (solo negli USA) non ha avuto vita facile.

    Senza tenere conto che se Linux è sicuramente in pericolo su questo fronte, anche Windows sicuramente è nella stessa situazione (Shuttleworth dixit). Di conseguenza, non si arriverà mai allo scontro.

    E se anche si arrivasse allo scontro, sarebbe una battaglia totale che potrebbe essere risolta solo con una legge, pena la totale distruzione o immobilizzazione del mercato sw.

    Che ne dite??

    ciao, iced
    iced
    188
  • Io dico che sono d'accordo sul fatto che i brevetti sul software siano da evitare, ma che questo non c'entra (o c'entra solo in parte) con i problemi che la GPLv3 ha, almeno a detta di un bel po' di gente che, per tanto tempo, ha sviluppato usando GPLv2.

    Tra parentesi chi sostiene che Torvalds si e' ricreduto sulla GPLv3 dice una stupidaggine: e' ancora convinto che cosi' non vada e si debba modificare ulteriormente.
    Se le cose continuano cosi' mi sa che tra qualche tempo dovremo scordarci GNU/Linux e dovremo accontentarci di GNU/HURD... sinceramente non ci tengo tanto.
    non+autenticato
  • > brevetti sul software siano da evitare, ma che
    > questo non c'entra (o c'entra solo in parte) con

    Avrebbe dovuto essere "ma credo che questo non c'entri (o c'entri in parte)". Scusate!
    non+autenticato
  • Tratto da "Why Upgrade to GPL Version 3" di Richard Stallman
    (http://gplv3.fsf.org/rms-why.html)
    ---
    "One major danger that GPLv3 will block is tivoization. Tivoization means computers (called “appliances”) contain GPL-covered software that you can't change, because the appliance shuts down if it detects modified software."

    L'affermazione di Stallman e' SBAGLIATA.
    Tutti sono liberi di scaricare, studiare, modificare e ridistribuire il software che TiVo usa perche' TiVo ha regolarmente rilasciato le modifiche al kernel tree; nessuno a parte TiVo e' in grado di produrre compilati che vengano eseguiti sull'hardware da loro prodotto.

    HW != SW. Le liberta' sul software sono comunque garantite dalla GPLv2.
    non+autenticato
  • Però immagina che tutti facessero come tivo. Cioè, io produco il mio PC con hardware proprietario e non voglio che tu possa farci girare nulla tranne quel che voglio io. Il produttore B fa lo stesso con la sua linea; il produtttore C idem... tanto tivo già lo fa, quindi pure noi. A parte che se io acquisto un oggetto, ci voglio poter fare quel che voglio (non l'ho affittato, l'ho comprato: è mio; o vogliamo muoverci verso un mondo che abolisce la proprietà privata e la sostituisce con l'affitto generalizzato di oggetti che però non saranno mai di chi paga? I libri... la cultura... puoi leggere, ma la licenza d'affitto non ti autorizza a raccontare quel che hai letto). Capisci che muovendosi all'interno della GPLv.2, se tutti facessero così, alla fine le libertà garantite dalla licenza verrebbero svuotate di significato. Quindi un aggiustamento del tiro in quel senso mi è sembrato opportuno.
    non+autenticato
  • E' una questione di buon senso: chi produce hardware per applicazioni generiche non ha nessun motivo di fare cio' che dici. La situazione che tu descrivi e' quella del'informatica degli anni 80, o forse anche precedente. Se il modello si e' evoluto non credo tornera' indietro.

    Il caso di TiVo, come di altre aziende, e' diverso: l'hardware e' specifico per un determinato scopo, e' stato progettato per quello e l'azienda non vuole che venga usato per altro.
    Comunque, se proprio volessi fare quello che vuoi con il tuo TiVo (o compagnia, per esempio l'Xbox di MS, che diventa un ottimo multimedia center), sei liberissimo di metterti a fare retro-engineering e scriprire come funziona il blocco, bypassarlo, e usare il tuo DVD recorde come set-top-box (ma allora perche' non ti sei comprato una set-top-box?).
    Nessuno lede il tuo diritto di fare quello che vuoi: TiVo ti ha solo reso le cose molto difficili e si assicura che facendolo tu invalidi la garanzia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Massimo Fierro
    > retro-engineering e scriprire come funziona il
    > blocco, bypassarlo, e...

    in certe giurisdizioni finire in galera, scusa. Il tentativo di rendere illegale l'aggiramento dei blocchi informatici anche per fini leciti (cioè privati e non commerciali), a mio avviso contrasta non con la libertà generica di fare o non fare, ma proprio con la proprietà privata.

    E poi, negli USA hanno, se uno guarda bene, la paranoia della "prevenzione": agire prima che l'altro commetta un reato/violazione... ma ciò non si può fare senza limitare le libertà civili di tutti, perché i reati possono essere solo puniti dopo che sonbno stati commessi. O vuoi arrestarmi perché in fondo potrei commettere un reato? La guerra preventiva (e le prove erano una bufala) è solo un esempio gigantesco del tipo di problemi che si incontrano a prendere quella china.

    Immagina che il tuo vicino di casa, sul pianerottolo, comperi un kalashnikov, e tu per legittima difesa preventiva lo ammazzi. A prescindere dal fatto che lui il kalashnikov non doveva averloSorride, in tribunale non potrai dire "credevo volesse spararmi" oppure "avrebbe potuto spararmi". La legittima difesa non credo te la darebbero.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pina
    > - Scritto da: Massimo Fierro
    > > retro-engineering e scriprire come funziona il
    > > blocco, bypassarlo, e...
    >
    > in certe giurisdizioni finire in galera, scusa.

    In certe giurisdizioni, non in Italia. E che io sappia nemmeno in Europa.
    Gli Stati Uniti d'America sono un caso un po' particolare, ma è anche vero che loro hanno leggi sui brevetti che noi non abbiamo.
    In ogni caso, dato che le consolle modificate si trovano anche lì, o è accettato come un fatto comune (nonostante la legge) o i tribunali hanno finito per dare ragione all'utente.

    > Il tentativo di rendere illegale l'aggiramento
    > dei blocchi informatici anche per fini leciti
    > (cioè privati e non commerciali), a mio avviso
    > contrasta non con la libertà generica di fare o
    > non fare, ma proprio con la proprietà
    > privata.

    Su questo sono d'accordo. Infatto credo che il DCMA sia la più grande porcata fatta in materia legislativa "informatica" dagli USA.
    Da qualche tempo persino la RIAA è stata costretta ad ammettere che non serve a niente.


    > E poi, negli USA hanno, se uno guarda bene, la
    > paranoia della "prevenzione": agire prima che
    > l'altro commetta un reato/violazione... ma ciò
    > non si può fare senza limitare le libertà civili
    > di tutti, perché i reati possono essere solo
    > puniti dopo che sonbno stati commessi. O vuoi
    > arrestarmi perché in fondo potrei commettere un
    > reato? La guerra preventiva (e le prove erano una
    > bufala) è solo un esempio gigantesco del tipo di
    > problemi che si incontrano a prendere quella
    > china.

    La guerra preventiva, l'arresto preventivo, la tassazione preventiva (hai mai pensato che quella c'è in tutto il mondo?) non servono ad una benemerita cippa, sono d'accordo con te.
    Ma qua non stiamo parlando di qualcuno che cerca di fregarti costringendoti a commettere un reato, qua stiamo parlando di qualcuno che cerca di difendere i propri (legittimi, secondo la società in cui viviamo) interessi economici e sociali. E poi, esattamente come loro sono liberi di produrre un player con una determinata protezione, tu sei libero di non comprarlo!!!

    Sai perché TiVo non è fallita? Perché alla maggior parte della gente non frega un accidente di mettere sui dispositivi da loro prodotti del software modificato: la maggior parte della gente non sa nemmeno cos'è il C!
    E poi, se da tanto fastidio la politica di TiVo, perché qualche grande esponente della comunità FOSS non ha tirato su una azienda di player/dvdrecorder/etc... (Free and Open Source Software and Hardware)? Perché non gli conviene, ecco perché. Perché con l'hardware il più delle volte il metodo FOSS non funziona: i tempi di sviluppo e produzione diventano lunghissimi ed i guadagni troppo risicati.
    Credo che nessuno, a parte qualche folle nella storia, sia disposto a ridursi sul lastrico in nome della propria ideologia. In fondo quello di cui viviamo oggi (l'informatica, intendo) produce per lo più prodotti superflui (è un'affermazione un po' drastica, ma cerca di capire... so anche io che non è SOLO così).

    Forse il problema non è la GPLv2, forse è la società in cui viviamo, o no?

    >
    > Immagina che il tuo vicino di casa, sul
    > pianerottolo, comperi un kalashnikov, e tu per
    > legittima difesa preventiva lo ammazzi. A
    > prescindere dal fatto che lui il kalashnikov non
    > doveva averloSorride, in tribunale non potrai dire
    > "credevo volesse spararmi" oppure "avrebbe potuto
    > spararmi". La legittima difesa non credo te la
    > darebbero.

    Ecco... no... non "a prescindere dal fatto che il Kalashnikov lui non doveva averlo"!Con la lingua fuori
    In Italia le armi sono regolamentate da una legge che prevede il "porto d'armi" ed anche in quel caso l'arma deve essere conservata in un determinato modo. Chi non lo fa viola la legge.
    Ora, a meno che il mio vicino di casa non faccia mostra e dimostra della sua potenza di fuoco per farsi bello non ho certo modo di sapere come tiene le armi in casa, ma se per caso venissi a saperlo stai tranquillo che farei partire una bella denuncia.
    non+autenticato
  • Mi spiego meglio: il concetto alla base di tivo è che sebbene tu possa cambiare il software, come richiesto dalla licenza GPL2, semplicemente tu non puoi riutilizzarlo sul loro specifico hardware (che quindi non è copetrto dalla licenza software. Sul loro hardware loro vogliono poter fare quel che vogliono). Capisci che secondo me già così la GPL2 è ampiamente violata, perché viene violato il tuo diritto a far girare il software. Però ammetto che la violazione e di natura tale, ed è attuata in un'area grigia della GPL2, che tivo potrebbe probabilmente spetrare di vincere in tribunale: in fondo l'hardware e loro, ti direbbero; e quindi il concetto di tivo va pure contro il diritto alla proprietà privata, come scrivevo sopra.
    non+autenticato
  • ci siamo incrociatiSorride
    non+autenticato
  • Succede quando si tiene ad una chiacchierata!Sorride

    Per altro io sto rispondendo dalla Corea, fai te...
    non+autenticato
  • > fare quel che vogliono). Capisci che secondo me
    > già così la GPL2 è ampiamente violata, perché
    > viene violato il tuo diritto a far girare il
    > software.

    Se leggi delle liberta' che la FSF vuole proteggere da nessuna parte e' scritto che tra queste vi e' la liberta' di eseguire il codice, anzi, nella GPLv2 c'e' persino una clausola che indica che tale liberta' non e' minimamente coperta dalla licenza (in questo momento non ricordo il passo e non ho voglia di cercare, perdonami).

    Se scrivo del codice per x86 e tu cerchi di farlo girare su SPARC senza modificarlo non puoi certo lamentarti perche' e' leso il tuo diritto di eseguire il codice!
    non+autenticato
  • > Se leggi delle liberta' che la FSF vuole
    > proteggere da nessuna parte e' scritto che tra
    > queste vi e' la liberta' di eseguire il codice,
    > anzi, nella GPLv2 c'e' persino una clausola che
    > indica che tale liberta' non e' minimamente
    > coperta dalla licenza (in questo momento non
    > ricordo il passo e non ho voglia di cercare,
    > perdonami).


    Guarda, ho anche fatto lo sforzo di cercare!Con la lingua fuori

    "Activities other than copying, distribution and modification are not covered by this License; they are outside its scope. The act of running the Program is not restricted, and the output from the Program is covered only if its contents constitute a work based on the Program (independent of having been made by running the Program).
    Whether that is true depends on what the Program does."
    non+autenticato
  • - Scritto da: Massimo Fierro
    > The act of running the Program is not restricted

    No, un momento, mi sembra che si voglia dire che tu puoi fare o non fare qualcosa, ma far girare il programma non è limitato; cioè, non che non ti si assicura il diritto di poterlo far girare, ma che anzi l'uso del programma non è limitato. E se voglio far girare il mio programma su sparc (o tivo), devo poterlo modoificare, per poterlo far girare. Altrimenti perché terrei quel programma nella macchina?
    non+autenticato
  • Io so solo che linux&c ha perso un lettore.
    non+autenticato
  • hai smesso anche di usare Linux? perché Torvalds la pensa allo stesso modo.

    S.
    non+autenticato
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