Roma - Avvampare diffuso, cavità orale felpata: stando a quanto
riporta The Daily Telegraph queste sono le ripercussioni dell'uso massivo della tecnologia sulle abitudini alla socialità.
Fonte della ricerca, rilanciata da
The Raw Feed, è Robin Abrahams, psicologa e ricercatrice presso la Harvard Business School, nonché editorialista esperta in galateo che redige una rubrica settimanale e il blog
Miss Conduct, presso
The Boston Globe. Invitata ad una conferenza che si è svolta nell'ambito della
National Science Week australiana, la ricercatrice ha illuminato i presenti con una curiosa relazione che
sembrava spiegare l'interconnessione tra timidezza e tecnologia.
La timidezza, ha sostenuto Abrahams basandosi probabilmente sull'opera dello psicologo di Stanford Philip Zimbardo,
affliggerebbe già da qualche anno "il cinquanta per cento delle persone", mentre a metà degli anni '70 solo il quaranta per cento delle persone dichiaravano di sentirsi timide nelle relazioni sociali. Sarebbe questa la dimostrazione del fatto che la tecnologia di SMS e telefonini, email e music player rappresenti
una barriera dietro la quale nascondere la propria personalità.
Ulteriore dato a supporto della tesi di Abrahams, il fatto che in Giappone si presenti la maggiore percentuale di persone che si dichiarano timide e impacciate, mentre gli israeliani appaiono più disinvolti. Ma se è vero che già anni fa Howard Rheingold
parlava delle "tribù del pollice" giapponesi come delle moltitudini di giovani che condividevano abitudini sociali mediate dal telefonino, il fatto che Israele sia meno coinvolto dalla timidezza sociale sembra non collimare con il fatto che sia il paese mediorientale in cui Internet trova la maggiore diffusione. Senza contare che numerose ricerche sembrano dimostrare che proprio il
telefonino e la
Rete siano strumenti capaci di fare da catalizzatore per innescare le relazioni sociali.
Ma a parere della psicologa del galateo "le persone acquistano online, ascoltano il loro iPod piuttosto che la radio, si rivolgono agli altri attraverso le email o gli SMS, piuttosto che parlare": la tecnologia
abitua le persone ad isolarsi e permette loro di
scampare alle situazioni complesse che si possono verificare nei rapporti umani
face to face. Situazioni complesse che la tecnologia stessa contribuisce a creare, contingenze nelle quali le persone si trovano disorientate anche per il fatto di non conoscere le regole che governano le relazioni sociali mediate dalla tecnologia.
Ed ecco emergere la vera natura della conferenza, che
The Daily Telegraph sembra aver male interpretato: in quanto esperta di buone maniere, Robin Abrahams
osserva la questione dal punto di vista dell'etichetta, spesso in grado di fornire risposte preconfezionate capaci di trarre d'impaccio dalle situazioni più imbarazzanti. Abrahams, come appiglio per far fronte alla timidezza, prescrive una
pratica costante della comunicazione, dalla quale si possono estrarre i principi generali e le strategie per acquisire la disinvoltura che vacilla fra coloro che hanno la possibilità di farsi scudo con uno schermo o un auricolare.
Per fugare ogni dubbio riguardo allo spirito semiserio della conferenza basta consultare la
pagina relativa all'evento al quale Robin Abrahams ha partecipato,
Humorous Science & Social Anxiety: il neoluddismo che la psicologa sembrava ostentare nelle citazioni del
Daily Telegraph si smorza dei connotati più allarmistici, e appare meno ingenua da parte del quotidiano l'estrapolazione dal discorso di numeri che,
si osserva e
si ironizza in Rete senza reticenza né timidezza alcuna, mancano di ogni riferimento accademico. Ma la suggestione è servita.
Gaia Bottà