I cellulari in ospedale? Meglio spenti

Uno studio effettuato in ambiente ospedaliero con dispositivi GPRS e UMTS conferma che questi ultimi pongono i problemi minori. Ma tutti, in certe condizioni, possono disturbare la strumentazione medica

Roma - Un nuovo studio condotto in Olanda non sembra lasciare dubbi: i cellulari tendono a dar fastidio alle strumentazioni mediche, ma sono disturbi che cambiano a seconda del tipo di telefonino e della distanza dell'apparecchio dai dispositivi sanitari.

Il rapporto è disponibile pubblicamente online secondo la formula Open Access e conferma come tra GPRS e UMTS siano questi ultimi i telefonini che possono causare l'interferenza minore.

Queste valutazioni sono state condotte utilizzando i cellulari alla loro massima potenza e questo per disegnare lo scenario peggiore possibile, quello cioè di ambienti ospedalieri chiusi, magari all'interno di edifici molto grandi, nei quali comunque pazienti e medici vogliano usare i propri telefonini.
In questa condizione sono stati condotti esperimenti con i due tipi di cellulare, GPRS e UMTS, su 61 diversi tipi di apparecchi sanitari: in 48 casi si sono avuti degli effetti, anche semplice interferenza con nessuna conseguenza "operativa", mentre in 26 casi all'interferenza si è aggiunta una disfunzione, ma soltanto all'avvicinarsi degli apparecchi.

Ed è proprio la distanza un elemento chiave dell'esperimento: perché sorgesse qualche problema, i cellulari dovevano trovarsi a pochissimi centrimetri dai dispositivi medici o persino a diretto contatto con essi. Degli eventi registrati dai ricercatori, uno è avvenuto anche a 3 metri di distanza ed uno a 25 centrimetri. A questo si deve associare che il segnale UMTS è stato responsabile solo del 17 per cento degli eventi in quanto di potenza molto minore.

Come suggerisce ars, sebbene i ricercatori indichino in "un metro di distanza" una misura di sicurezza ragionevole, è lecito aspettarsi che questa distanza vada ricalibrata con le future tecnologie di comunicazione wireless. Quel che appare chiaro dallo studio, infatti, è che ognuna di esse rappresenta caratteristiche, e quindi rischi, diversi.
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