Gaia Bottà

L'elettricità ti segue, e ti intercetta

Un apparato basato sul rumore elettrico prodotto da luci ed elettrodomestici promette di tracciare i movimenti di chi risiede in una casa studiata appositamente. Una svolta per le applicazioni della domotica?

Roma - La casa del futuro sarà incentrata sul suo abitante, ruoterà intorno alle sue esigenze, si adatterà alle abitudini dei suoi inquilini. Per monitorare gli spostamenti di coloro che vi abitano potrebbe non essere necessario installare una pletora di sensori, microfoni e cam, distribuiti in ciascuna delle stanze di casa: un rilevatore del "rumore" prodotto dalla corrente elettrica potrebbe essere sufficiente.

È il New Scientist a fornire qualche anticipazione del progetto che Gregory Abowd e il team di ricerca del Georgia Institute of Technology sveleranno all'edizione 2007 di Ubicomp. L'evento, che raccoglie quanto di più innovativo ferve sulla scena dell'ubiquitous computing, aveva dato spazio già lo scorso anno ad Abowd e colleghi, che avevano presentato il sistema Power-Line Positioning, dal quale sembra essere scaturita l'idea per il loro progetto più recente.

Al pari dei rilevatori utilizzati dagli elettricisti per seguire il percorso dei cavi, il sistema di posizionamento indoor descritto dal New Scientist è in grado di misurare e riconoscere i segnali prodotti dagli "eventi elettrici" che si verificano all'interno dell'abitazione, monitorando indirettamente la posizione dei padroni di casa. Nessun aggeggio costoso o invasivo, nessun rischio per la privacy: il rilevatore sarà inserito in una sola presa di corrente e dedurrà le attività in corso di svolgimento all'interno dell'abitazione a partire dall'"impronta digitale" del rumore prodotto dall'impianto elettrico domestico.
La radio in salotto, l'abat-jour acceso sul comodino, il frigorifero che ronza in cucina emettono sulla rete elettrica segnali differenti. Il rilevatore collegato alla presa elettrica comunica con un computer sul quale è installato il software che è in grado di mappare i segnali prodotti da ogni singolo apparecchio elettrico in funzione. Si prevede che, nelle prossime fasi di sperimentazione, il sistema possa riconoscere e memorizzare i pattern delle diverse combinazioni di luci ed elettrodomestici in funzione.

Finora il sistema di posizionamento è stato testato su sei differenti impianti elettrici e si è dimostrato in grado di riconoscere l'"impronta digitale" del segnale emesso da diciannove apparecchi. Basta un addestramento di quattro ore per ottenere un'accuratezza che oscilla fra l'85 e il 90 per cento.

I principali pregi del sistema, sottolinea Gregory Abowd, sono rappresentati dalla spesa minima e dall'impatto estetico pari a zero, e dal fatto che sfrutti un'infrastruttura presente in ogni abitazione, a differenza di quanto avviene per sistemi di posizionamento più complessi basati su cam o sensori di diverso tipo.

A differenza di questi apparati più complessi, però, il sistema di posizionamento sviluppato dal team di Abowd opera soltanto in maniera indiretta, deducendo la posizione del padrone di casa a partire dal suo interagire con luci ed elettrodomestici. Un problema non di poco conto per le sofisticate applicazioni della domotica: l'impianto di climatizzazione rischierebbe di continuare ad inondare di frescura il salotto nel quale gracchia la tv, lasciando che il padrone di casa grondi di sudore in cucina, intento a prepararsi uno spuntino a luce spenta. È per questo motivo che si prevede che il progetto del Georgia Institute of Technology possa dispiegare al massimo il suo potenziale solo se combinato con dispositivi che rilevino le attività del padrone di casa e non si basino soltanto sulle sue abitudini.

Gaia Bottà
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