Roma - Non usa la locuzione "proprietà intellettuale", come
già noto, perché è una definizione inevitabilmente troppo generica, ma ha le idee chiarissime su brevetti, diritto d'autore e marchi commerciali: è
Richard Stallman, fondatore e presidente di
Free Software Foundation, ancora una volta alla ribalta in un momento molto particolare per lo sforzo che la sua FSF rappresenta. In una intervista a
PC World, l'informatico libertario racconta le origini della Foundation e delle licenze open source, e le incertezze del presente.
Molti i nodi critici affrontati, come quello delle
distribuzioni GNU/Linux: "Ci sono centinaia di distribuzioni GNU/Linux, e quasi tutte includono anche software non libero. Nel 1992, GNU/Linux ha reso possibile per la prima volta utilizzare un PC mantenendo la propria libertà. Nel 2000, ironicamente, ogni versione di GNU/Linux includeva software non libero ed anzi invitava gli utenti a lasciar perdere la propria libertà spingendoli ad installarne. Oggi, sono felice di poterlo dire, le distribuzioni Ututo e gNewSense sono costituite al 100 per cento da software libero".
Stallman racconta poi l'abisso che divide la definizione di
open source da quella di
software libero, che è poi uno dei punti che tiene lontano il pensatore di FSF da Linus Torvalds, il papà di Linux. "Il termine
open source - spiega - è stato promosso nel 1998 da gente che non voleva dire
libero o
libertà. Associavano quel termine ad una filosofia che riguarda solo valori di convenienza pratica (...) Non dico che sbaglino ma non colgono il punto. Se si negano i valori della libertà e della solidarietà, e si apprezza soltanto software potente ed affidabile, si compie un errore terribile".

E sul problema centrale di questi mesi, quello della
transizione verso GPL3, la nuova licenza di Free Software Foundation, Stallman ha voluto sottolineare le distanze con Torvalds. "Il fatto che Torvalds dica
open source invece di
software libero - sottolinea - dimostra da dove viene. Ho scritto la GNU GPL per difendere la libertà di tutti gli utenti di tutte le versioni di un programma. Ho sviluppato la versione 3 per farlo meglio e per proteggerla contro nuove minacce". "Torvalds - sottolinea - dice che non persegue questo obiettivo; e questo è probabilmente il motivo per il quale non apprezza la GPL versione 3. Rispetto il suo diritto di esprimere le proprie idee, anche se penso che siano folli. Comunque, se non vogliamo perdere la nostra libertà, è meglio non seguirlo".
Stallman non le manda a dire neanche a Microsoft che, come noto, ha assunto sulla GPL 3 una posizione
dura che potrebbe
sfociare in un conflitto legale con Free Software Foundation. Un conflitto che, spiega Stallman, "nessuno sa chi vincerà". E questo - sottolinea - "perché il suo esito dipende da voi, dai vostri lettori. Combatterete per la libertà? Rifiuterete Windows e MacOS e altro software non libero e passerete a GNU/Linux? O sarete troppo pigri per farlo?"
L'intera intervista, in inglese, è disponibile a
questo indirizzo