
La decisione del Tribunale è destinata ad avere un impatto su tutto il settore, in quanto avvicina inevitabilmente le azioni di Microsoft alle richieste della Commissione, anche per quanto riguarda uno degli elementi centrali del lungo
braccio di ferro tra Redmond e Bruxelles, ovvero le
informazioni sui protocolli (client-server, server-server), quelle necessarie a garantire ai competitor di Microsoft la possibilità di realizzare software per Windows capaci di integrarsi e "interloquire" col sistema operativo come già avviene per i prodotti della stessa Microsoft.
Ed è su questo che si è rivolta l'attenzione di
Matthew Szulik, chairman e CEO di
Red Hat, secondo cui "la decisione presa dal Tribunale di primo grado in Lussemburgo sul caso Microsoft rappresenta una grande notizia per l'innovazione e la libertà di scelta, in Europa e in tutto il mondo".
"La Corte - ha sottolineato - ha confermato che le leggi sulla concorrenza impediscono a un monopolista di utilizzare il proprio controllo del mercato per trattenere i clienti ed ostacolare nuovi concorrenti. In questo business, le informazioni sull'interoperabilità sono importanti e non possono essere tenute nascoste per escludere possibili concorrenti". "Red Hat - ha continuato - crede fermamente che sia la concorrenza, e non il ricorso a segreti commerciali e brevetti discutibili, a guidare l'innovazione ed a creare maggior valore per gli utenti. Per questo siamo soddisfatti della decisione generale, in attesa di esaminarla nel dettaglio. Red Hat si congratula con la Commissione Europea, ed in particolare con il Commissario Neelie Kroes, per le sue attività, per la sua costanza e per il suo coraggio nel portare avanti questa causa fino al successo".
Da parte loro, le stesse Sun e Novell, insieme a Oracle, si sono dette soddisfatte per la sentenza.
Secondo la divisione europea di
Free Software Foundation, il lavoro della Commissione è stato "eccellente". "FSFE e Samba Team - ha dichiarato Carlo Piana, legale di FSFE - accolgono la decisione della Corte come una pietra miliare per la concorrenza. Essa mette fine all'idea che offuscare deliberatamente gli standard e intrappolare i clienti costituisca un modello di business accettabile, e obbliga Microsoft a tornare a competere sul terreno della tecnologia software".
Volker Lendecke del
Team Samba ha invece dichiarato: "Ora che la corte ha deciso, esamineremo da vicino quali sono i termini di licenza per le informazioni di interoperabilità. Sarà molto importante assicurarsi che queste informazioni siano utilizzabili da parte degli sviluppatori di Software Libero, altrimenti il grande successo ottenuto dalla Commissione sarà reso vano. Samba è uno degli attori di primo piano sul mercato dei workgroup server, quello in cui la Commissione ha deciso di ristabilire condizioni di concorrenza".
UE vs. USADi interesse segnalare le reazioni di certi esperti americani, secondo cui le autorità europee, Commissione in primis, avrebbero dimostrato la forza dell'antitrust comunitario, che non se la passa benissimo per le diverse bocciature subite proprio in Tribunale in alcuni casi-chiave di questi anni.
Alcune opinioni
riportate da
Associated Press non sono tenere con la UE: questo non deve stupire: all'indomani della decisione antitrust del 2004, l'allora commissario europeo Mario Monti
fu pesantemente criticato negli USA, dove è del tutto diversa la percezione del procedimento antitrust, complice probabilmente anche la conclusione senza troppe complicazioni di quello svoltosi negli States.
Ne prende atto Carole Handler, avvocato della Foley & Lardner di Los Angeles, secondo cui la sentenza non fa altro che "cristallizare l'incredibile differenza tra le concezioni dell'antitrust nell'Unione Europea e negli Stati Uniti. Più cauto Keith Hylton, docente di Legge a Boston, secondo cui "i rivali di Microsoft non erano riusciti a ottenere dai tribunali americani i paletti che volevano (contro Microsoft, ndr.), così si sono rivolti all'Unione Europea".
Kroes e MontiChe il clima negli USA sia sostanzialmente ostile alla severità dell'antitrust europeo
lo ha sottolineato non più di un anno fa il commissario Neelie Kroes, succeduta a Monti. Kroes, all'epoca, se la prendeva con
interferenze nel caso che sarebbero giunte da Washington e ieri si è detta soddisfatta di una "vittoria agrodolce".
Monti ieri ha invece parlato di "vittoria totale". "È confermata la multa - ha sottolineato - ma quello che è molto, molto più importante è che la Corte abbia sostenuto la posizione della Commissione per quanto riguarda le modifiche che Microsoft dovrà introdurre nel proprio business model per non essere più in infrazione nelle regole europee della concorrenza". Infine Monti ha evidenziato come si tratti di un importante precedente "che dà certezza giuridica ai casi, che sono molti e che saranno ancora più numerosi in futuro, di analoghi comportamenti nell'industria dell'Information Technology"