I sospetti del procuratore Cuomo sono stati pienamente
confermati dalle indagini: Facebook sta violando la
General Business Law dello stato di New York ed è
pubblicità ingannevole quella che raffigura il servizio come un
locus amoenus, pur rivelandosi un
covo di molestatori liberi di sfogare le loro pulsioni.
Un allarme già
lanciato nei mesi scorsi dal procuratore generale del Connecticut
Richard Blumenthal, protagonista della
crociata contro MySpace, che aveva individuato presso la piattaforma almeno tre profili di
sexual offender, registrati presso i
database statali.
Facebook dovrà consegnare al procuratore i faldoni di tutte le richieste e le lamentele ricevute da parte dai suoi utenti, le relative risposte, nonché una documentazione esaustiva che offra chiarimenti riguardo alle procedure e ai sistemi di sicurezza utilizzati.
I vertici di Facebook,
riporta PC World, fanno sapere di essere più che disposti a cooperare con la giustizia: una mossa che appare inevitabile per consolidare l'appetibilità di cui Facebook gode presso gli inserzionisti, motivo per il quale Microsoft, che già ne
veicola la pubblicità,
sembra intenzionata ad investire nella piattaforma.
Gaia Bottà