Roma - "Messaggi informativi riguardo all'aborto? Una tematica troppo controversa per essere veicolata con la nostra complicità". Questa la risposta con cui Verizon Wireless ha negato all'associazione per i diritti delle donne
NARAL Pro-Choice America la possibilità di istituire un programma informativo via SMS. Salvo poi
tornare repentinamente sui suoi passi: la decisione era scaturita da un errore interpretativo che - assicura ora l'azienda - non si ripeterà.
La campagna via SMS di NARAL è stata accolta senza problemi da altri operatori: ai loro utenti è concesso sottoscrivere l'abbonamento al
servizio SMS, un'opportunità di cui molti cittadini già usufruiscono per ricevere le informazioni più disparate. Ma Verizon
ha opposto il suo veto,
riporta Textually.org, chiamando in causa il proprio codice di condotta, che annovera l'aborto
nella lista dei contenuti controversi.
NARAL non ha esitato ad organizzare una
protesta e a
denunciare l'accaduto sulle pagine del
New York Times: "A nessuna azienda dovrebbe essere permesso di censurare dei messaggi che noi intendiamo inviare
alle persone che ne fanno richiesta. Gli utenti di Verizon, indipendentemente dal loro credo politico, dovrebbero decidere dell'uso del proprio telefono. Perché Verizon dovrebbe fare questa scelta per loro?"
È per questo motivo che
numerosi infervorati consumatori hanno minacciato di rescindere il contratto, per passare ad operatori che non impongano agli utenti la propria posizione. Ma la posizione di Verizon, seppure discutibile, sembra a norma di legge: nell'obsoleta regolamentazione a tutela delle comunicazioni sulle linee telefoniche i messaggi di testo
non sono contemplati.
Cavilli giuridici a parte, riemerge con impeto la questione della
neutralità della rete, che sembra porsi anche a livello di telefonia mobile: le telco
si ergono a gatekeeper, discriminano i contenuti che non condividono, possono imporre la loro agenda politica
avverte Save The Internet. Un allarme condiviso sul
New York Times da
Timothy Wu, professore di legge alla Columbia University, che ha innestato un paragone tra l'atteggiamento di Verizon, il
monitoraggio sugli SMS operato dal governo cinese, e le compagnie dei telegrafi del diciannovesimo secolo, che vigilavano sui telegrammi, per consegnare solo i messaggi non sgraditi.
Un'analogia che avrebbe potuto sbriciolare l'immagine di Verizon se l'operatore non fosse intervenuto immediatamente per
chiarire la propria posizione: la questione del veto opposto a NARAL non è stato che un "incidente isolato", causato da una interpretazione scorretta di una "policy interna polverosa" volta a proteggere gli utenti dai messaggi indesiderati. Una questione alla quale si è prontamente rimediato: Verizon Wireless nutre un grande rispetto per il libero fluire dell'informazione e continuerà a tutelare il diritto di comunicare dei suoi utenti.
Gaia Bottà