Alfonso Maruccia

Ho un Microsoft nel gulliver!

A Redmond vogliono rielaborare le interfacce, leggendo le intenzioni degli utenti direttamente dal loro cervello. Ecco come

Roma - L'idea entusiasmerà alcuni e farà certamente venire un brivido sulla schiena a molti altri. Microsoft ha registrato un brevetto per leggere nel pensiero degli utenti delle interfacce grafiche digitali. Cliccare troppe volte sul mouse per soddisfare le richieste dell'UAC di Vista vi fa venire l'orticaria? In futuro il problema verrà individuato grazie alla lettura dell'attività cerebrale in reazione ai 10.000 click del cursore sullo schermo. O almeno è quello che sperano di poter realizzare nei laboratori di Redmond.

La cyber-interfaccia del futuro che hanno intenzione di sfornare in casa Windows potrebbe risolvere i tanti problemi connessi con l'interpretazione del rapporto tra l'utente e la macchina. "Gli esseri umani sono spesso cattivi cronisti delle loro stesse azioni", sostiene BigM, ed è pertanto utile rivolgersi al relatore principale di tali azioni/intenzioni, ovvero il cervello.

L'applicazione registrata all'Ufficio Brevetti USA è intitolata piuttosto eloquentemente "Impiego dei segnali elettroencefalografici per la classificazione dei task e il riconoscimento di attività": Microsoft pianifica di fare l'EEG agli utenti di Windows, registrando i segnali elettrici prodotti dal cervello per ottenere una relazione completa e soprattutto sincera oltre ogni possibile dubbio su quello che va e quello che non va nelle GUI moderne.
"Basarsi esclusivamente sull'osservazione di azioni esterne - si può leggere nel testo del brevetto - non permette probabilmente di ottenere sufficienti informazioni riguardo a ciò che un utente sta realmente pensando o provando mentre opera con una interfaccia grafica. È possibile che le azioni dell'utente possano essere mal interpretate o trascurate da un osservatore".

Il problema con gli EEG, che il brevetto vuole affrontare e auspicabilmente risolvere, è che i tracciati encefalici sono pieni di "rumori di fondo", provocati da azioni involontarie o battiti di ciglia che poco hanno a che fare con le informazioni cognitive di cui Microsoft è a caccia. Ragion per cui occorrerà ripulire i tracciati da tali imperfezioni inutili e trasformare le "cose buone" prodotte dal cervello in dati statisticamente significativi da tradurre in interfacce più utili.

Questo almeno in teoria. In pratica, come suggerisce con malizia NewScientist, "se gli utenti vogliono che Microsoft legga le loro onde cerebrali è una questione tutta da verificare".

Alfonso Maruccia
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