Roma - Anche i Led Zeppelin hanno ceduto al digitale online: l'
annuncio ha già fatto il giro della rete, fra
entusiasti commentatori e
fan perplessi, che immaginano come possano suonare i potenti riff di Jimmy Page sui telefonini degli abbonati Verizon Wireless. L'opera omnia degli Zep sarà disponibile per un numero non ben precisato di servizi,
forse anche per iTunes,
spiega New York Times. Una scelta che sembra muovere dalla necessità di sgombrare il campo da afflati nostalgici, per entrare in un mercato sempre più dinamico e fruttuoso.
Il primo scossone a vivacizzare il settore della musica online è la marcia indietro di Apple che, annuncia
Ars Technica,
ripensa i
prezzi della musica libera da DRM del suo
iTunes Plus. Forse per competere con
Amazon mp3, che
già offre musica non lucchettata a meno di un dollaro, Apple ha pareggiato il prezzo tra la musica protetta e la musica che
si presume libera da ogni vincolo.
99 centesimi per ogni traccia, DRM o non DRM.
Universal Music,
riporta BusinessWeek, compie addirittura un passo più azzardato, passo che in rete già
si vocifera possa scalzare il primato di Apple, con la quale l'etichetta non ha ancora appianato dei
dissapori.
Universal, che
aveva già annunciato di voler intraprendere un cammino solitario nella
vendita di musica non protetta, ora tenta di coinvolgere altre major - si parla di Sony BGM e Warner Music - nella sperimentazione di
Total Music, una delle prime epifanie del
jukebox celestiale. Il concetto di bene fisico venduto e posseduto dall'ascoltatore di musica sembra perdere di senso, a favore di una
musica-servizio, che come fosse acqua corrente fluisce direttamente fino agli utenti: questo il
dibattito che ha animato il MIDEM di gennaio, questa la strategia che Universal Music intende sviluppare. Il rubinetto che gestirà il flusso di musica sarà rappresentato dai
produttori di hardware, dai telefonini ai player mp3: sarà loro offerta la possibilità di vendere dispositivi predisposti per fruire illimitatamente di musica
gratuita. Un'offerta che costerà all'industria una novantina di dollari a dispositivo, prezzo che
è probabile verrà caricato sulle spalle di un
utente finale disposto a sborsarli, in cambio di un archivio musicale sterminato e accessibile on demand senza altri costi.
Anche
Napster fluidifica la sua
sfaccettata offerta di musica flat e la trasforma in un servizio web based, per rendersi
flessibile e ubiquo, anche per gli utenti Mac e Linux. Nessun software da installare, per
Napster 4.0: utenza e password sono sufficienti per accedere al catalogo e ad
una serie di novità, quali un servizio di raccomandazione musicale, sulla scorta di
LastFM, e la possibilità di condividere musica in blog e pagine personali sulle social network.
Spirano venti di cambiamento per la musica online: con un'offerta sempre più vasta di tracce senza lucchetti, con servizi di musica flat, le previsioni riguardo alla crescita del mercato potrebbero rivelarsi ancora più rosee. Solo nel Regno Unito,
stima Verdict Research, alla fine del 2006 il comparto valeva oltre 160 milioni di euro, un settore in continua ascesa, che nel 2012 potrebbe arrivare a valerne 860 milioni.
Gaia Bottà