Roma - Ci sarebbe una sorta di
ripicca internazionale dietro la scelta cinese di impedire agli utenti locali di usare le versioni cinesi di motori di ricerca occidentali, come Google.cn: stando a quanto denunciato nelle scorse ore alla
Search Engine Roundatable da un esperto, gli utenti cinesi che cercano di accedere a Google e compagnia bella vengono "dirottati" su Baidu, il motore di ricerca locale.
L'idea è che un riconoscimento assegnato dal Congresso statunitense al Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio e testimonianza vivente dei gravissimi abusi militari e politici del regime pechinese, possa aver irritato le permalose autorità comuniste cinesi. Il tutto era stato peraltro condito da una dichiarazione del presidente americano George W. Bush che, apparso in pubblico col Dalai Lama, ha auspicato la fine della repressione religiosa in Cina.
Ne
parla Physorg.com, secondo cui ragioni ufficiali del
webjacking non sono state fornite. Non sarebbe peraltro la prima volta che Pechino utilizza strumenti "alternativi" per dimostrare ai
partner occidentali la propria irritazione per certi comportamenti.