Paolo De Andreis

Caso editoria, le prime reazioni

Punto Informatico intervista il magistrato Nicola D'Angelo, commissario dell'Autorità TLC cui fa capo il ROC, in merito alla riforma in arrivo. La rete - spiega D'Angelo - deve rimanere pluralista e aperta a tutti

Roma - Da questa notte, da quando Punto Informatico ha reso pubblico il testo di riforma dell'editoria come è uscito dal Consiglio dei ministri, un disegno di legge che suscita scandalo in rete, l'argomento ha iniziato ad uscire da Internet. Dopo Repubblica.it e altri giornali, e moltissimi blogger, la questione ha raggiunto le istituzioni. Poiché il ROC, al centro della parte della riforma che più interessa, fa capo all'Autorità TLC, Punto Informatico ha scambiato informalmente due parole con Nicola D'Angelo, magistrato, commissario dell'Authority ed esperto di cose della rete.

"Questa esigenza di garanzia, di affermare una responsabilità per i reati a mezzo stampa - spiega D'Angelo a PI - non può tradursi nell'imporre misure burocratiche per aprire un blog. Il valore universalmente riconosciuto della rete è stato sempre quello di essere uno strumento aperto a tutti, pluralista. Anzi, la rete ha costituito l'elemento di più forte di pluralismo nell'informazione globale e in Italia". Su tutto questo, spiega il commissario, "imporre regole che limitino la creatività e la dinamicità di un sistema di informazione alternativo e diverso è una cosa che va assolutamente evitata. Cosa si vuole fare? Costringere i blogger italiani ad andare all'estero? Il sistema deve rimanere aperto quanto più possibile".

Sebbene D'Angelo esprima opinioni personali, in nessun modo vincolanti rispetto all'Autorità, ci tiene a spiegare che anche assegnare al ROC il ruolo di spartiacque, a decidere chi debba registrarsi e chi no "è un po' improprio". "Ritengo - sottolinea - che non sia corretto che la regolamentazione del ROC stabilisca un discrimine tra ciò che va registrato e ciò che non va registrato, in quel caso si richierebbe davvero una forte discrezionalità".
Il problema della garanzia, della diffamazione e così via, sottolinea D'Angelo, si risolve con le leggi che già esistono, è questione che attiene alle più normali attività di vigilanza.

Non sarà che qualcuno nel Palazzo teme ancora qualche diffamazione anonima? "Se il problema è l'anonimato - risponde D'Angelo - certo chi vuole mantenerlo non si iscriverà al ROC, ma il blog lo aprirà lo stesso".

La sostanza, dunque, è che "fermo restando il rispetto della legge, il sistema della rete deve essere mantenuto il più aperto possibile. Non solo: è un sistema globale, interconnesso, se imponiamo regole nostre, limitanti, che senso potrebbero avere in questo contesto?".

Il vero punto secondo D'Angelo è un altro, sono "le garanzie di accesso, la neutralità tecnologica, l'accesso alla rete a condizioni vantaggiose, l'estensione della copertura della rete, evitare che ci possa essere una serie A e una serie B tra i fornitori di contenuti e tra gli utenti". Come a dire, cioè, aggiungiamo noi, che se il Governo voleva darsi delle priorità, queste non erano certo l'iscrizione al ROC di qualsiasi sito italiano.

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