Gaia Bottà

Africa, la via alla connettività

Governi neutrali rispetto alla tecnologia e favorevoli agli investimenti stranieri, questo il presupposto per un'Africa che sfrutterà la rete come uno strumento per emanciparsi

Roma - Crescono gli investimenti nell'Africa offline: il digital divide è ancora una piaga lontana dall'essere sanata, ma sono in qualche modo incoraggianti i dati che tracciano un quadro della popolazione connessa, dati spinti da investimenti stranieri nelle infrastrutture e da servizi web sviluppati dagli early adopters, servizi di reale utilità per la popolazione locale.

Affronta la questione vnunet.com, a partire da dati raccolti da Frost & Sullivan: si disegna una prospettiva che fa ben sperare, la cui concretizzazione è rallentata da questioni strutturali e infrastrutturali, politiche ed economiche.

Kenya, Angola, Tanzania, Uganda, Senegal e Mozambico: questi i paesi che intravedono uno spiraglio oltre il divario digitale. Questi i paesi che Spiwe Chireka, analista di Frost & Sullivan, candida a futuri protagonisti dell'Africa connessa: sono amministrati da governi che non si esprimono riguardo alle tecnologie, godono di mercati altamente liberalizzati, nei quali hanno iniziato ad operare numerosi investitori stranieri.
Ghana e Nigeria, per contro, sono i più lontani dal passaggio al digitale: i governi che decidono delle loro sorti ingabbiano il mercato in regolamentazioni autarchiche e anacronistiche, impantanando il settore ancor prima che si avvii. Con governi che oppongono il veto ad investimenti in tecnologia, mercati ancora vergini non hanno nemmeno modo di sviluppare una domanda nei confronti della tecnologia stessa, poiché non conoscono le opportunità che essa può offrire.

La via ad un'Africa connessa? È innanzitutto necessario proporre al mercato dispositivi abbordabili, sia in termini economici, sia in termini di facilità d'uso, indispensabile per suscitare l'interesse di persone a digiuno di tecnologia. Per gli ISP, inoltre, spiega Chireka, potrebbe essere determinante intrecciare delle sinergie con il mercato della telefonia mobile, che langue nel primo mondo, ma che nei paesi emergenti gode di ottima salute.

È quando si conquista una solida base d'utenza che iniziano ad emergere servizi che possono spingere il resto della popolazione ad interessarsi ad una connettività che di primo acchito può apparire un bene superfluo, ma che, in prospettiva, si può rivelare di grande aiuto per le comunità locali. Questo l'argomento affrontato dalla conferenza web2ForDev, organizzata dalla FAO e segnalata da Pandemia. Dalla condivisione della conoscenza offerta da BRODSI, capace di connettere i membri di comunità rurali per mezzo di una pletora di strumenti 2.0, al vlog di Ginks, con cui raccontare esperienze virtuose condotte nei paesi emergenti a mezzo IT, dall'aggregatore di blog Afrigator al corrispettivo africano di YouTube, segnalato da un blogger locale: strumenti capaci di valorizzare e socializzare le risorse di ciascuno, di suscitare l'interesse nei confronti di un mezzo che offre la possibilità di intrecciare le relazioni che stanno alla base di virtuosi circuiti economici.

Gaia Bottà
3 Commenti alla Notizia Africa, la via alla connettività
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  • Post interessante.
    Qui vi rimando a un'analisi sui social media nel continente africano pescata su 'Global Voices Online in Italiano'

    http://globalvoicesonline.org/2008/10/07/africa-so.../

    Buona giornata
    Theodor
    non+autenticato
  • Va bene che internet serve a portare cultura ma va considerato che se dall'altra parte non c'è quel minimo per recepirla, il tutto cade nel vuoto.
    Se ci guardiamo già solo noi indietro, quando venne di moda (non si può dire diversamente) la cosi detta "emancipazione femminile" il livello culturale medio delle donne era così basso che si traduceva solo in due cose (per le donne, non vi offendete, espongo solo fatti): salto della cavallina e fumo.
    Solo in poche avevano capito realmente cosa questo poteva portare a livello di elevazione culturale mentre la maggior parte si accontentava di poco accrescendo quindi le solite vecchie dicerie.
    Qui con l'Africa il discorso non cambia molto: quali sono le basi culturali iniziali ? Saranno sufficienti per sfruttare degnamente le possibilità offerte dalla rete o vedremo solo un'esplosione di siti porno (intanto buona parte dei destinatari del olpc stanno formando la futura clientela di questo giro) ?
    non+autenticato
  • "sono amministrati da governi che non si esprimono riguardo alle tecnologie, godono di mercati altamente liberalizzati, nei quali hanno iniziato ad operare numerosi investitori stranieri."

    Forse e' davvero qualcosa di positivo, comunque ha un sapore un po' amaro, come di ennesima colonizzazione.