Luca Spinelli

Caso editoria, gli orientamenti di governo

Punto Informatico intervista Beatrice Magnolfi e Piero Folena per fare chiarezza dopo le molte cose che si sono dette nei giorni scorsi e in attesa dei promessi cambiamenti al ddl

Roma - Il caso del nuovo disegno di legge sull'editoria approvato dal Consiglio dei ministri continua a suscitare polemiche e discussioni. L'obbligo di registrazione della maggioranza dei siti web italiani al Registo degli Operatori di Comunicazione (ROC), previsto dalla norma, è stato da più parti giudicato come assurdo o liberticida.

Mentre si fanno sempre più probabili sostanziali modifiche una volta che il disegno approderà alla Camera, il presidente della Commissione cultura ed editoria Piero Folena conferma a Punto Informatico che l'inizio ufficiale dell'iter parlamentare avverrà oggi (24 ottobre), con l'audizione del sottosegretario Ricardo Levi, curatore del provvedimento.

A Punto Informatico Folena dichiara che "è necessario che gli utenti rimangano, però, mobilitati: facciano pressione. Spero che anche giornalisti autorevoli si pronuncino". Secondo Folena "l'ignoranza di cosa sia la Rete è molto diffusa, molto bipartisan. Molti vedono Internet come qualcosa da cui difendersi. Invece Internet è ormai il modo di comunicare, divertirsi, produrre, vivere di milioni di persone. Non va imbragata, bisogna avere un atteggiamento liberale". "Dal mio punto di vista è molto semplice: chi vuole usufruire dei contributi per la stampa si iscrive al tribunale, accettando le regole vigenti, chi non li desidera non lo fa".
Per conoscere la posizione del governo in materia, PI ha incontrato anche Beatrice Magnolfi, sottosegretario al Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazione.

Punto Informatico: Secondo quanto attualmente prevede il disegno di legge, i blog, i siti personali, i forum, sono "prodotti editoriali" alla stregua di testate tradizionali, e devono anch'essi iscriversi al Registro degli operatori di Comunicazione (registrazione che porta con sé burocrazia, procedure, spese). Oltre ad essere una proposta che rischia di stringere ancor più il già stretto cappio della burocrazia italiana, è a tutti gli effetti una sorta di tassa sul web. Come giudica questo intervento normativo?
Beatrice Magnolfi: Il ddl sull'editoria non è sufficientemente chiaro nella definizione di prodotto editoriale. Demandando all'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni le definizioni specifiche e, quindi, la decisione su quali siti debbano avere l'obbligo di iscrizione al ROC.

PI: Obbligo che molti contestano. Qual è lo scopo di tale registrazione?
BM: Indubbiamente trovo corretto che questa iscrizione sia obbligatoria per quei siti che, sia in termini di struttura organizzativa, di funzione e di periodicità, sono assimilabili alle testate giornalistiche tradizionali. Mi sembra invece inopportuno che allo stesso obbligo siano sottoposti blog e siti personali.

I blog devono rimanere un terreno di espressione libera, non sottoposto agli stessi vincoli di una testata giornalistica. Sarebbe inoltre velleitario pensare di controllarne il contenuto, senza poi considerare che possono essere realizzati dall'estero. La Rete è un fenomeno nuovo, che richiede una regolamentazione dei contenuti ad hoc, definita con criteri differenti rispetto al passato, rigorosamente multistakeholder.

PI: La necessità di registrazione al ROC però, sembra andare in direzione differente: cosa fa il governo, nella pratica, per tutelare queste libertà e questi diritti?
BM: Proprio con questi propositi il Governo italiano ha di recente promosso, insieme alle Nazioni Unite, la definizione di un Internet Bill of Rights, una Carta dei diritti della rete che ha come finalità principale la tutela della libertà del web, ampliandone l'accesso e garantendo la pluralità delle opinioni e la sicurezza degli utenti. Ma attenzione: questo non vuol dire che i reati, se commessi, non debbano essere puniti, come d'altronde la legge già prevede: la libertà della Rete passa anche dai doveri degli utenti oltre che dai loro diritti. Libertà d'opinione non deve mai essere libertà di insulti.

PI: Ma visto che lei stessa afferma che la legge già prevede che questi reati siano perseguiti, crede fosse davvero necessario quello che - nella sostanza - è un inasprimento per le pubblicazioni online?
BM: Per le testate giornalistiche online non lo definirei un inasprimento, ma un atto di regolamentazione che per queste tipologie di siti può rappresentare anche un'opportunità di crescita e di consolidamento della propria autorevolezza.

PI: Il Web, però, è costituito prevalentemente da siti di semplici cittadini, che certo non hanno nulla in comune con un vero prodotto editoriale e perciò non ha senso siano iscritti al ROC. A suo giudizio, com'è possibile che una legge con un'imprecisione così macroscopica sia arrivata così avanti nell'iter parlamentare, tra l'altro in periodo estivo, senza che nessuno si sia mobilitato per modificarla?
BM: Innanzitutto si tratta di un disegno di legge, che deve ancora iniziare l'iter parlamentare. Poi mi sembra chiara la volontà, a partire dalle precisazioni del Sottosegretario Levi e dalle dichiarazioni del Ministro Gentiloni, di non attuare un'interpretazione estensiva degli articoli del ddl.

PI: E non pensa sia il caso di agire? Per esempio aprendo un tavolo di discussione per modificare la normativa così come attualmente presentata?
BM: Mi sembra che la discussione non solo si sia già aperta, ma stia già sottolineando la necessità di fare delle modifiche al testo attuale. Sicuramente il provvedimento deve continuare ad essere seguito, e come tutti i temi che riguardano la Rete, deve tenere conto di un approccio che coinvolga tutti i soggetti di Internet, a partire dagli utenti. Non è essenziale essere personalmente esperti di tutto, basta saper ascoltare il mondo delle competenze. Questo è il motivo per cui abbiamo costituito presso il ministero un "Comitato consultivo sulla governance di Internet", che raccoglie alcuni fra i maggiori esperti italiani della Rete, a cominciare da Stefano Rodotà: mi auguro il cammino di questa iniziativa legislativa e delle altre che il Governo vorrà assumere in futuro terranno maggiormente conto di questa risorsa.

PI: Tornando al disegno di legge. Alcuni osservatori hanno riscontrato un problema di costituzionalità, poiché, obbligando la registrazione di chiunque esprima il proprio pensiero online, limiterebbe la libertà di espressione dei cittadini. È così?
BM: Non vedo un problema di anticostituzionalità, se le norme non si applicano ai blog e ai siti personali.

PI: Il disegno di legge, nato da una proposta del 2003 dell'On. Bonaiuti ma che ha riscosso consensi bipartisan, ha messo a nudo una discreta inadeguatezza di una parte della politica italiana a trattare i temi più urgenti dell'innovazione, e ha sollevato aspre polemiche di tecnici ed osservatori. È tornata a gran voce la richiesta di un rinnovamento della classe politica, ma c'è spesso una certa reticenza a parlare di questi argomenti, Lei che ne pensa?
BM: Penso che fra i soggetti a rischio di digital divide ci sia il "maschio adulto e munito di segretaria", che corrisponde all'identikit di molti gruppi dirigenti, non solo della politica.
Parlando seriamente, non c'è dubbio che occorre una sensibilità nuova da parte della classe politica nell'approccio ai temi dell'innovazione tecnologica. La Rete disegna nuovi confini del mondo, prefigura strumenti inediti di rappresentanza e di democrazia, ridefinisce l'organizzazione del lavoro, crea nuovi paradigmi cognitivi.

A cura di Luca Spinelli
38 Commenti alla Notizia Caso editoria, gli orientamenti di governo
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  • Non sò se ho capito bene quello che dice l'On. Folena (che parla di alcune realtà di confine) e se ho ben compreso il contenuto delle correzioni proposte alla legge emessa ad ottobre.
    In realtà esistono dei siti che sono testate, ma per motivi temporanei di strategia di mercato, o definitivi di scelta pur registrate come testate giornalistiche, o solo tecniche, scientifiche, od ordinistiche (=albo speciale) (ma che non sono comunque blog) non hanno in un dato momento guadagni (es. io apro una testata e da solo, o pagando altri, operando sul libero mercato, metto su una pubblicazione vera e propria, riconoscibile ed investendo soldi e denaro), esse quindi non usufruiscono di sovvenzione se non sono cooperative e contemporaneamente sottostanno a differenza dei blog alle norme giornalistiche di etica professionale e sono responsabili di quello che pubblicano. L'obbiettivo può essere ad esempio di mettere su un impresa editoriale tecnica, o scientifica con un unico titolare e direttore.
    Il riconoscimento giuridico mette queste realtà in condizione di operare sul mercato, ma la nuova legge le costringerebbe anche, se non ho capito male, ad iscriversi al ROC! Per dippiù non possono fare politica, mentre i blog sì!
    A questo punto credo che il passo successivo per loro potrebbe teoricamente essere di cancellarsi dall'Ordine dei Giornalisti e dal Tribunale (o andare all'estero) perchè in tal modo, se non ho capito male le proposte di esclusione dei blog da questo provvedimento, riconoscerebbe che si può fare non solo attività editoriale web tecnica, scientifica, od ordinistica, ma anche giornalistica (in breve: trattare di politica) senza fine di lucro senza essere iscritti all'Ordine dei Giornalisti, nè al tribunale e senza essere considerati stampa clandestina, nè essere del tutto responsabili di ciò che si scrive a patto di rinunciare alla testata riconoscibile ed alla periodicità regolare e magari successivamente iscriversi al ROC quando si volesse fare attività con fine di lucro (a questo punto) bypassando l'ordine dei giornalisti ed il tribunale. In realtà anche questo è una pia illusione: sarebbe per quel che ne sò stampa clandestina!
    Inoltre per queste testate cancellarsi in realtà non è possibile perchè perderebbero investimenti in soldi e/o lavoro.
    Quindi chi è iscritto al tribunale ed all'Ordine dei Giornalisti, ma non fà (magari temporaneamente) attività con fine di lucro viene in questo modo strangolato, (a vantaggio delle testate e case editrici più grandi ed affermate e magari anche sovvenzionate)! Se poi non è una testata giornalistica non potendo parlare di politica viene surclassata dai blog, che invece possono!
    In pratica mi pare venga premiato chi è irregolare!
    Credo che l'iscrizione al ROC serva ai titolari dei blog per renderli responsabili senza invece (io fossi loro lo preferirei) costringerli a (e di fatto permettergli di) essere iscritti all'Ordine dei Giornalisti, magari in un registro dei blog, come primo passo di una magari futura almeno parziale liberalizzazione, che tutelerebbe loro e altri operatori minori!

    Credo che questo discorso di evitargli di iscriversi al ROC sembra un vantaggio, ma mi pare sia piuttosto una chiusura sul fronte delle liberalizzazioni e anche se i blog ne uscissero meglio, io fossi un blogger non ne sarei tanto contento: è come se gli dicessoro, ok, tanto tu stai giocando e gioca (prima o poi ti stuferai di farlo senza fine di lucro) e poi che fai?
    Per fare un'attività giornalistica periodica e con fine di lucro identificabile con una testata riconoscibile e pertanto tutelata è comunque necessario essere iscritti all'ordine dei giornalisti e poi al tribunale, come testata giornalistica, o tecnica, o scientifica, od ordinistica. Iscrivendosi al ROC un blog credo acquisisca un certo riconoscimento (io al posto loro avrei preferito di essere costretto ad iscrivermi all'ordine dei giornalisti ed al tribunale, in modo che al dovere corrispondesse anche un possibile diritto, magari futuro). In definitiva comunque io fossi un blogger con ipotesi di sviluppare un'attività economica mi iscriverei comunque subito al ROC.
    In ogni caso correggetemi se ho scritto qualcosa di sbagliato, chissà che non trovo una soluzione che mi permetta di evitare di espatriare! Sorride)
    non+autenticato
  • Scusate mi sono reso conto che mi sono sbagliato. Ho letto meglio i punti della legge oggetto di critica, in uno degli articoli riportati su questo sito ed ho capito girando la frase che viene data l'opportunità dietro il semplice pagamento di una tassa di registrazione al ROC che un blog sia definito attività editoriale indipendentemente dal fatto che abbia fine di lucro, o meno! Per una testata già iscritta all'ordine dei giornalisti può essere un 'doppione', ma se non costa molto e se non è complicato credo che per un blog che abbia dei contenuti originali possa essere una garanzia in più; sembra come dare una dignita professionale al blogger dicendo: hai formalmente una casa editrice anche se non hai lucro e per essere definito attività editoriale basta che paghi l'iscrizione al ROC (ed immagino avrai la tutela per i tuoi prodotti editoriali?)!
    E'chiaro che se uno vuole fare un'attività editoriale seria avente in prospettiva fine di lucro deve rispettare gli altri e se vi può essere uno spazio per liberalizzazioni lo si ha se la gente dimostra di essere professionale anche senza essere un professionista iscritto ad un determinato albo e cioè rispettando l'etica e le leggi; se invece gli preme solo scrivere quello che gli pare allora certo gli può dare fastidio di registrarsi.
    Ma pensate se uno vi offende tramite il web avrete, o no il diritto di difendervi? C'è probabilmente gente che pensa che per il fatto di non essere nessuno non rischia di essere offeso da altri, ma io penso che la creatività di un blogger anarcoide può non aver limiti e può colpire chiunque!
    non+autenticato
  • PUre il Tiems Online se ne è occupato e fa
    una attenda riflessione
    guardate quà
    http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_...

    Il bello che la legge Levi-Prodi nasce per tappare la
    bocca a Beppe Grillo cosa mai dichiarata pubblicamente.

    Sarebbe bello ma questo non succederà che questa legge li faccia affossare.

    Loro che non sanno cos'è internet.
    Loro, dice il tiems politici vecchi che non sanno
    cos'è un wordprocessor e voggliono bloccare la
    libertà di espressione, sancito all'art. 13 della
    nostra costituzione.

    Questa legge nel mondo non esiste, esiste qualcosa di simile in cina ma non è così restrittiva.

    L'italia popolo anti democratico e anti liberale.

    L'italia che invece di lottare contro la Mafia, prima industria in italia, notizzia di qualche giorno fa,
    tappano la bocca e chi parla, così non li disturba
    nessuno.
    non+autenticato
  • Sembra che Levi abbia proposto un comma aggiuntivo:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tec...
    ---
    Il comma aggiuntivo - ha spiegato Levi - dice che sono esclusi dall’obbligo di iscrivere al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale e non ad uso collettivo.
    ---
    quello che mi lascia perplesso é che questo testo lascia furi il blog di grillo (così tutti quelli che gridavano al complotto sono contenti) ma lasci assolutamente in pericolo tutte le varie community "spontanee" (uso collettivo) tipo hwupgrade, debianitalia, ...

    Qualcuno in grado di leggere il legalese può smentire/confermare questa mia idea?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ugo

    > quello che mi lascia perplesso é che questo testo
    > lascia furi il blog di grillo (così tutti quelli
    > che gridavano al complotto sono contenti) ma
    > lasci assolutamente in pericolo tutte le varie
    > community "spontanee" (uso collettivo) tipo
    > hwupgrade, debianitalia,

    E hai ragione. Ho pensato la stessa cosa quando l'ho letto. Taglia fuori anche i blog collaborativi, oltre alle community; quelli con piu` di un autore. Potrebbe addirittura mettere in pericolo i forum.

    Come al solito, una legge (e degli emendamenti) fatta coi piedi da gente che non capisce niente di quello su cui legifera.

    Non potevano limitarsi a fare un "bollino di qualità", facoltativo, per i giornalisti iscritti all'albo, da esporre sui siti o sui cartacei come segno distintivo, invece di pensare sempre a obblighi, tasse, doveri, imposizioni?
    Mai che si pensi a possibilità, diritti, libertà?

    Poi si rivelerà il solito spauracchio per i primi 6 mesi, quindi tutti se ne dimenticheranno, salvo tirarla fuori quando serve, cioè per far chiudere o mettere a tacere voci scomode.
    Shu
    1232
  • Tutte le smentite, conferenze stampa, dichiarazioni sui blog, etc. dei politici del governo, della maggioranza e dell'opposizione, e quelle dei vari "esperti" in affitto ai ministri non servono a nulla.

    Se la legge passa così com'è, o con qualche modifica estetica, vale quello che sta scritto li, non quello che dicono. I fatti contano e le chiacchiere valgono zero.

    Dobbiamo fare una campagno perché modifichino la costituzione per mettere il Primo Emendamento in Costituzione e, così, togliere il potere al parlamento di fare leggi che limitino la libertà di parola, stampa, assemblea pacifica, etc.

    Meno potere hanno, meno danni possono fare.
  • Tra le proposte del governo che ultimamente squotono la rete ce n'e' una contenuta nel pacchetto sicurezza che, almeno secondo quello riportato dalla stampa fino ad oggi, definisce reato punibile fino a tre anni il chattare con un minore di anni 16(????!!!!). Immagino che il testo sia diverso da cio' che riportano le testate del corriere e di repubblica, ma il principio in essere credo che meritera' un approfondimento da parte di questa testata, ci scommetto...
    non+autenticato
  • - Scritto da: memmegh
    > Tra le proposte del governo che ultimamente
    > squotono la rete ce n'e' una contenuta nel
    > pacchetto sicurezza che, almeno secondo quello
    > riportato dalla stampa fino ad oggi, definisce
    > reato punibile fino a tre anni il chattare con un
    > minore di anni 16(????!!!!). Immagino che il
    > testo sia diverso da cio' che riportano le
    > testate del corriere e di repubblica, ma il
    > principio in essere credo che meritera' un
    > approfondimento da parte di questa testata, ci
    > scommetto...

    Se fosse vero chi l'ha proposta è un emerito imbecille.
    Se un genitore chatta col figlio/a minorenne allora finisce in cella? Oppure tra parenti?
    Ma che vadano a quel paese sti furbi.
    Mah mi stupisco sempre della poca intelligenza di certi individui.
    non+autenticato
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