giovedì 25 ottobre 2007

Caso editoria, si tenta di scansare i blog

La nuova proposta l'ha presentata ieri in commissione Cultura il sottosegretario Ricardo Franco Levi. Qualche parlamentare applaude, altri se la prendono con l'atteggiamento del Governo

Il comunicato di Assoprovider
Assoprovider esprime profonda delusione per la "nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale" varata dal Consiglio dei Ministri del 12 ottobre, che fa di ogni sito e blog un "prodotto editoriale" soggetto alla normativa sulla stampa: sembra proprio che alcune categorie si stiano rinsaldando nelle proprie posizioni protezionistiche, nonostante questo significhi la morte di Internet per come oggi la conosciamo.

Oggi siamo di fronte all'ennesimo tentativo di controllo dell'informazione promossa dal Governo? Siamo sicuri che la forte sollevazione di tutte gli attori coinvolti, associazioni, blogger, etc., avrà come conseguenza la bocciatura da parte del Parlamento di questo goffo esperimento di censura preventiva: ma l' iniziativa resterà comunque simbolica dell'atteggiamento di gran parte della classe politica italiana nei confronti della Rete e dei suoi attori.

A tal proposito Assoprovider vuole portare ad esempio un altra legge, che non ha mai destato molto clamore, ma che è altrettanto grave e simbolica: il regolamento sul patentino degli installatori (D.M. 314/92) che stabilisce che qualsiasi terminale debba essere collegato direttamente o indirettamente alla rete pubblica esclusivamente da una società dotata di patentino, e quindi iscritta all'albo. Se negli anni passati questa legge fosse stata realmente applicata, come ad esempio per le installazioni ADSL, il risultato sarebbe stato la totale paralisi del settore delle comunicazioni italiane, in quanto considerato non "conforme", intralciando l'informatizzazione e l'alfabetizzazione digitale del nostro paese.
La normativa è obsoleta e ci fa ridere dietro da tutta Europa, rende la maggior parte dei cittadini colpevoli della sua infrazione, e in più crea ostacoli alla concorrenza delle aziende italiane e soprattutto di quelle estere, che mai potranno capire che cosa è un "albo installatori". Eppure è ancora in vigore.
Assoprovider ritiene quindi che le norme in oggetto ma anche molte altre, siano esse vecchie di 15 anni o di fresca elaborazione, rispondano alle stesse logiche protezionistiche e allo stesso errore di fondo: considerare la liberalizzazione delle TLC come un problema di "nicchia" e non come una priorità per l'intero paese.
Questo modo di legiferare è totalmente inadeguato e inapplicabile e necessita IMMEDIATAMENTE di una radicale revisione che tenga in considerazione la reale situazione del settore e non introduca inutili certificazioni e/o iscrizioni. L'unico risultato prodotto sarà il consolidamento delle posizioni oligopolistiche a scapito dello sviluppo e dell'innovazione tecnologica e l'imbarbarimento culturale e democratico del Paese".

L'intervento di AHR - Associazione Hosters e Registrars
In un contesto come quello che si è scatenato in questi giorni relativamente al disegno di legge che prevede la registrazione al ROC per qualunque sito o prodotto editoriale, Gianluca Pellegrini - Presidente dell'AHR - si associa alle "urla" di autorevoli media e opinion leader che, contestando la proposta normativa, stanno ribadendo un principio di libertà e di giustizia disconosciuti solo in pochissime realtà mondiali.

"Mi sembra che l'Internet Italiano si trovi davanti all'ennesimo disegno di legge dannoso quanto inapplicabile che se passasse così come è stato presentato non farebbe altro che aumentare la convinzione dei cittadini di vivere in un paese dove la politica anziché cogliere le opportunità del nuovo che avanza, pensa solo ad imbrigliarlo in concetti politici palesemente anacronistici. Non solo: una tale normativa contribuisce a penalizzare il mercato del TLD nazionale "it", con la conseguenza di indirizzare i fruitori di servizi Internet (nel caso dell'Hosting) verso fornitori e piattaforme server estere.

Mentre ci si aspettava che la nuova legge sull'editoria confermasse semplicemente le norme esistenti che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche online, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull'editoria, la normativa proposta, attraverso una burocratizzazione della rete, non farebbe altro che portarci ulteriormente fuori dall'innovazione nella comunicazione, come dimostra la classifica dell'autorevole House of Freedom relativa alla libertà di informazione.

Ritengo inoltre che il Governo eviterebbe questi scivoloni semplicemente migliorando la sua conoscenza del mondo Internet Italiano, noi ci siamo messi più volte a disposizione e lo facciamo di nuovo. Nel nostro paese abbiamo bisogno di cogliere l'opportunità dell'innovazione rappresentata da Internet, non certo di ostacolarla, nemmeno per distrazione".
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