Gaia Bottà

Chi non vorrebbe un router wireless nel cervello?

Amano Internet come un partner, ma vorrebbero che il governo intervenisse a regolare i contenuti che vi circolano: un ritratto contrastante e semiserio dei netizen americani

Roma - Osserva i netizen da ogni punto di vista l'originale poll indetto da 463 Communications e Zogby International per sondare l'umore degli americani nei confronti di Internet.

I risultati stupiscono, segnala cnet: uno dei generi di conforto preferiti è la Rete, considerata un surrogato di partner e amici da un quarto dei quasi 10mila netizen d'oltreoceano che hanno risposto al sondaggio. Uomini e donne riversano affetto ed emozioni sul web in proporzioni uguali, mentre è l'orientamento politico a fare la differenza: il 31 per cento di coloro che si sono dichiarati "progressisti" abbraccia Internet come fosse un compagno amorevole, mentre i "conservatori" si sono dimostrati più rigidi e freddi.

L'atteggiamento degli americani potrebbe essere influenzato dall'utilizzo che fanno degli strumenti per il social networking: più di un quarto dei rispondenti ha dichiarato di gestire un profilo su portali quali Facebook o MySpace, una tendenza che coinvolge il 78 per cento dei giovani fino ai 24 anni.
Il sondaggio si spinge a sfiorare anche la sfera spirituale dei netizen: Internet avvicina alla santità? Se il 6 per cento dei rispondenti ha considerato Internet un tentatore strumento del demonio, c'è chi vede nella rete un viatico che accompagna al divino, di qualunque natura esso sia. Sono addirittura il 20 per cento i militanti di alcune frange della cristianità protestante a ritenere che Internet conduca alla salvezza.

Molti degli intervistati amano la rete come il prossimo loro: c'è chi, addirittura, si dichiara disposto a farsi impiantare un modemino nel cervello. Se il corpo estraneo non ponesse alcun rischio per la salute, il 17 per cento degli uomini e il 7 per cento delle donne sarebbe disposto a convivere con un chippetto che consentisse loro di essere always on.

Sono ancora pochi gli americani che desiderano farsi impiantare un pezzo di tecnologia nel cervello, se confrontati con coloro che con un chippetto marchierebbero i propri pargoli: un quinto degli intervistati auspica di poter affidare la vigilanza dei figli a sistemi di tracciamento che, come un guinzaglio retrattile, dispensino libertà e richiamino i piccoli all'ordine, qualora il mondo là fuori diventasse troppo pericoloso.

Ma anche la rete può dimostrarsi un ambiente irto di pericoli: se matura la consapevolezza del mezzo da parte dei genitori, se sono sempre più numerose le ricerche che dimostrano come tra le famiglie si stiano sopendo gli istinti censori nei confronti della Rete, ci sono ancora molti americani che invocano una regolamentazione governativa del web. Più della metà degli intervistati vorrebbe che i contenuti che circolano in Rete fossero controllati dal governo, mentre solo il 36 per cento ritiene che l'ingerenza delle autorità abbia un che di incostituzionale.

Gaia Bottà
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