
Sono cambiate due cose. La prima è che "il peso del traffico peer to peer cresce a dismisura sulle nostre reti; a velocità maggiore del numero degli utenti", testimonia Spada. Ormai circa
il 70 per cento del traffico italiano è peer to peer, raccontano diversi provider a PI. Ma non è solo una questione di banda occupata. "eMule e Bittorrent aprono tantissime sessioni contemporanee, al punto di mettere in serie difficoltà i nostri router. Abbiamo deciso di investire tre milioni di euro nella rete anche per potenziare i router che gestiscono il traffico, altrimenti collasserebbero", aggiunge Spada.
Il secondo elemento è che da parte degli operatori italiani cresce la speranza di vendere agli utenti nuovi servizi, che occupano molta banda. "Ma non è che con tutta questa smania di nuovi accordi sulla IPTV, non si stia cercando di privilegiare l'utilizzo della banda per tali servizi?", ipotizza Pierani. Tiscali e Wind lanceranno a fine anno la propria IPTV. Telecom e Fastweb hanno appena rilanciato l'offerta.
A tutto ciò si aggiungono altri elementi. Ora i provider devono gestire anche il crescente successo dei portali di video sharing come YouTube, che occupano in modo considerevole la banda. È vero che gli operatori hanno, nel contempo, potenziato le proprie infrastrutture; ma non vi hanno investito in modo adeguato in rapporto al crescere delle esigenze
come rivelato dall'ultima relazione annuale Agcom.
È indubbio inoltre che sono crescenti le pressioni dei detentori di copyright sui provider (come testimonia, tra gli altri,
il caso Peppermint).
Insomma, se prima, in tempi di web 1.0, il peer to peer poteva essere visto solo come incentivo utile alla vendita di abbonamenti ADSL, ora per vari motivi sta diventando sempre più un compagno scomodo per la vita e il business dei provider. Retaggio di un passato da cui sono tentati di emanciparsi. Ed è così non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Così come internazionale è il problema della scarsa trasparenza delle connessioni ADSL: di recente se n'è occupato uno
studio di Which sulla banda larga inglese.
Sarebbe sbagliato però liquidare la questione solo come un conflitto tra appassionati di peer to peer e esigenze di business (o di qualità di servizio) dei provider.