Si possono videosorvegliare i dipendenti?

di Luca Giacopuzzi - E' lecito installare telecamere e webcam per controllare cosa fanno i dipendenti in azienda? Le cam di sorveglianza possono essere piazzate a piacimento? Ecco cosa dice la legge

Roma - La videosorveglianza ha assunto una diffusione tale, specie in un contesto d'impresa, da rendere improrogabile una disamina del fenomeno anche in termini giuridici.
Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche giuridicamente legittimo: è questa la premessa da cui muovere. Ma quali sono le norme che disciplinano l'utilizzo delle telecamere?

In un Paese come il nostro che, a differenza di altri, non si è dotato di una regolamentazione organica in tema di videosorveglianza, il quesito appare tutt'altro che banale. In mancanza - come detto - di una normativa di settore, il fenomeno va anzitutto esaminato alla luce delle disposizioni in tema di privacy, in quanto le stesse si applicano in presenza di un qualunque trattamento di "dati personali"; ove per "dato personale" si intende "qualunque informazione relativa a persona identificata o identificabile".

Atteso, dunque, che è l'identificabilità della persona il concetto su cui s'incardina la normativa in questione, non vi è alcun dubbio che l'immagine di un soggetto - proprio perché permette il riconoscimento dello stesso - possa ricevere tutela ai sensi del Codice della Privacy (D.Lgs. 196/03).

Di ciò, del resto, è ben consapevole l'autorità Garante per la protezione dei dati personali, più volte intervenuta in tema di videosorveglianza con significativi provvedimenti. Tra essi, merita di essere segnalato il "Provvedimento generale sulla videosorveglianza" del 29 aprile 2004: analizziamone, seppur per cenni, il contenuto.
La prima regola operativa risponde al principio di necessità, inteso come prerequisito essenziale, nel senso che l'acquisizione, attraverso sistemi di videosorveglianza, di immagini che rendano identificabile la persona interessata è lecita laddove le finalità perseguite mediante tale trattamento non possano essere realizzate con l'impiego di dati anonimi od altri sistemi meno invasivi. Ciò riprende ed esplicita, in tema di videosorveglianza, regola di analogo contenuto inserita nel Codice della Privacy: l'art.3.

Muovendo, poi, dal presupposto che il consenso della persona oggetto delle riprese mal si presta a rappresentare il presupposto su cui fondare la legittimità del trattamento in questione, l'Ufficio del Garante consente di prescindere dal consenso dell'interessato quando chi intende rilevare le immagini persegue un interesse legittimo attraverso mezzi di prova ovvero fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, e simili accadimenti. Il concetto è enunciato trattando del principio di liceità, partitamente preso in rassegna.

Altra importante regola pratica si ricava da una lettura del principio di proporzionalità. Alla luce di detto principio, "in aree o attività che non sono soggette a concreti pericoli, o per le quali non ricorre un'effettiva esigenza di deterrenza", la rilevazione delle immagini (e non già - si badi - la sola registrazione delle stesse) andrebbe evitata. Così, testualmente, il Garante, che, per maggior chiarezza, aggiunge: "Gli impianti di videosorveglianza possono essere attivati solo quando altre misure siano ponderatamente valutate insufficienti o inattuabili". Di immediata evidenza la ratio del precetto: la videosorveglianza deve essere considerata come la scelta dettata dall'insufficienza degli altri sistemi di deterrenza, e non già come la scelta più conveniente, in termini economici o meno.

È stato peraltro chiarito che, sempre in applicazione del principio di proporzionalità, l'eventuale conservazione dei dati raccolti deve essere limitata al tempo strettamente necessario al raggiungimento della finalità perseguita: a poche ore o, al massimo, alle ventiquattrore successive alla rilevazione. Fatte salve - beninteso - speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a festività o chiusura di esercizi nonché nel caso si debba aderire ad una specifica richiesta investigativa dell'autorità o della polizia giudiziaria.

Da ultimo, è preso in esame il principio di finalità, principio che obbliga il titolare a perseguire unicamente finalità di sua pertinenza. Il dato è importante, e l'Authority lo ricorda stigmatizzando il comportamento dei molti soggetti (sia privati sia pubblici) che si propongono abusivamente, quale scopo della videosorveglianza, finalità di sicurezza "pubblica", prevenzione o accertamento dei reati; finalità che, invece, competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria ovvero a forze armate o di polizia.

Se quanto precede costituisce un (sintetico) quadro dei principi su cui poggia la normativa italiana in tema di "data protection", va osservato che un'analisi del "fenomeno videosorveglianza" che circoscrivesse lo stesso entro i confini tracciati dalle disposizioni in tema di privacy sarebbe certamente incompleta e inappagante.

La tutela della privacy - in altri termini - non è l'unico obiettivo cui si deve tendere, sotto un profilo legale, nell'implementare in azienda un sistema di videosorveglianza che sia realmente "a norma di legge".

Lo stesso Ufficio del Garante a più riprese ha avuto modo di precisare che, ove si intenda impiegare tale tecnica sul luogo di lavoro, va tenuto conto che lo Statuto dei Lavoratori vieta l'uso di impianti e di apparecchiature per finalità di controllo a distanza dei lavoratori e, nel caso in cui il loro impiego risulti necessario per altre finalità, prescrive alcune garanzie.

Il dato è importante, sebbene gli interventi dell'Authority, che si muovono su linee generali, non risolvono i problemi giuslavoristici che l'utilizzo della videosorveglianza pone.
Non sfugge, tuttavia, la chiara indicazione di principio: a monte di ogni progetto di videosorveglianza è necessario valutare in termini rigorosi se il controllo attuato a mezzo dello stesso possa aver ad oggetto anche la prestazione lavorativa.

In questa prospettiva assume particolare rilievo l'art. 4 L.300/70, che stabilisce in modo inequivoco il divieto di controllo a distanza. La norma, al primo comma, così dispone: "È vietato l'uso di apparecchi audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori".
La durezza del divieto è però mitigata al comma successivo, che - contemperando l'interesse del datore di lavoro alla produzione con quello del dipendente alla propria riservatezza - ammette la presenza in azienda di impianti e apparecchiature di controllo (ove - beninteso - l'installazione avvenga per esigenze produttive o di sicurezza del lavoro) dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori. In tal caso, comunque, l'installazione di detti impianti è il momento conclusivo di un iter obbligato, che prescrive precisi oneri di consultazione sindacale.

Avv. Luca Giacopuzzi
www.lucagiacopuzzi.it
26 Commenti alla Notizia Si possono videosorvegliare i dipendenti?
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  • La domanda è: lavoro in un negozio e il datore di lavoro ha messo la videosorveglianza
    Da pochi giorni invadendo la nostra privacy ovunque anche nella sala dove facciamo ristoro. È corretto NON lasciare nemmeno uno spazio libero da videosorveglianza? Il datore nom dovrebbe lasciare almeno un posto senza telecamere per privacy?
    Grazie
    non+autenticato
  • Non può farlo....
    non+autenticato
  • Il mio datore di lavoro ha installato una telecamera nel mio ufficio, che riprende tutta la stanza e molto in evidenza anche la mia postazione al pc, mi ha fatto firmare un foglio dove diceva che metteva questa ed altre telecamere per motivi di sicurezza e non di controllo, solo che adesso è venuto fuori il discorso che mi vedeva troppo tempo seduto al pc e non era convinto che lavorassi, tant' è che ha disattivato internet dal pc stesso...... dicendo che avrebbe anche provvisto la telecamera di zoom per controllare l' effettivo lavoro....
    Posso fare niente al riguardo ? Io non voglio più lavorare per una persona così, ma non voglio neanche licenziarmi e perdere ogni diritto di lavoratore ( disoccupazione, mobilità ecc.... )
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Micheloni
    > Il mio datore di lavoro ha installato una
    > telecamera nel mio ufficio, che riprende tutta la
    > stanza e molto in evidenza anche la mia
    > postazione al pc, mi ha fatto firmare un foglio
    > dove diceva che metteva questa ed altre
    > telecamere per motivi di sicurezza e non di
    > controllo, solo che adesso è venuto fuori il
    > discorso che mi vedeva troppo tempo seduto al pc
    > e non era convinto che lavorassi, tant' è che ha
    > disattivato internet dal pc stesso...... dicendo
    > che avrebbe anche provvisto la telecamera di zoom
    > per controllare l' effettivo
    > lavoro....
    > Posso fare niente al riguardo ? Io non voglio più
    > lavorare per una persona così, ma non voglio
    > neanche licenziarmi e perdere ogni diritto di
    > lavoratore ( disoccupazione, mobilità ecc....
    > )

    Semplice: se nella dichiarazione che ti e' stata presentata, le telecamere venivano indicate a fini di sicurezza e non di controllo, e poi LUI STESSO ti contesta l'essere troppo tempo davanti al pc, ti fa rimuovere internet e dichiara di voler aggiungere uno zoom per CONTROLLARTI meglio, praticamente, se li e' "pestati" da solo ..... porta il tutto ai sindacati e fai fare loro una denuncia circostanziata, con richiesta di rimozione della telecamera, che, ad esplicita dichiarazione del datore di lavoro, e' utilizzata per controllare i dipendenti in violazione dello statuto dei lavoratori, e tutto il resto (si arrangiano loro, e di solito ne sono pure contenti)
    non+autenticato
  • Un altro dei finti problemi giuridici sollevati dagli esperti di diritto di PI: non c'è mai stato nessun dubbio che non si possano videosorvegliare i dipendi in forza dell'art.4 dello statuto dei lavoratori, citato dall'esperto solo alla fine.
    non+autenticato
  • Ci vuole cultura lavorativa!! Ci vuole responsabilità... cose così elementari ma che mancano nella maggior parte degli italiani.. perchè, per esempio, non è possibile che io, proprietario di un'agenzia di promozioni assegno ad una/un promoter il compito di pubblicizzare un prodotto dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 e lei/lui oltre a non rispettare tali orari (13.30-17.30) va continuamente in giro per il supermercato a chiacchierare, a fumare una sigaretta, a parlare al telefono e fare tutto ciò che non gli è stato assegnato.

    E' un lavoro noioso? Beh io ti pago per questo e quel che il datore ti dice tu DEVI fare!! Se già sai che è palloso, semplicemente non rispondi all'offerta di lavoro...

    Se ci fosse più questa cultura lavorativa e più responsabilità, si risolverebbero molti problemi, anche nell'amministrazione pubblica.. e non ci sarebbe bisogno di alcuna telecamera...
    non+autenticato
  • Tu hai ragione di principio, però bisogna dire che anche i datori di lavoro pretendono molto e di solito retribuiscono poco....in più molte volte si guarda a quanto non cazzeggi e non a come fai il tuo lavoro... tutto questo incide sulla "voglia" del dipendente. E' una questione di mancanza di fiducia da entrambe le parti insomma secondo me.

    Ciao
    non+autenticato
  • Certo.. anche tu hai ragione.. ma "ascolta bene" quel che ti dico: se io DATORE offro un lavoro in cui BISOGNA sgobbare per 8 ore... e te lo offro a dei miseri 5€ all'ora.. e dall'altra parte, chi risponde all'offerta, cioè il lavoratore/collaboratore ACCETTA, nonostante conscio della misera retribuzione... che è COMPLETAMENTE colpa mia???

    Io ho semplicemente fatto una offerta che tutela i miei costi.. poi se dall'altra parte c'è un "COGLIONE" che accetta, che cosa vuoi da me?? Sta al lavoratore, cioè a chi legge l'offerta non acettare a priori, o sbaglio?

    Come dire.. io ci provo ad offrire un lavoro a bassa retribuzione, perchè a me conviene ovviamente, ma se poi c'è un pollo che abbocca, che centro io??

    Con questo voglio dire... che se TUTTI rifiutassero certe offerte... se tutti rifiutassero un CO.PRO. ai call center.. sicuramente in giro ci sarebbero offerte di lavoro migliori.

    IL problema non sta ne datore, ma nel lavoratore (quello che si crede furbo) che accetta a priori tali condizioni!!!

    Sai quanta gente conosco che lavora nei centri commerciali, viene pagata per 8 ore e ne fa 10?? Tantissime.. sai cosa dicono i loro datori se tale situazione non gli sta bene?? Ecco: "Fai quello che vuoi, sai quanti morti di fame ci sono la fuori, che aspettano che si liberi un posto qui dentro?".

    Vedi il problema è di chi accetta, se non ci fossero "morti di fame" ad accettare, lui, il datore, si troverebbe in mutande...

    Ci vorrebbe solidarietà fra cittadini anche, o meglio, soprattutto in questo... non solo quando ci(vi) toccano il Calcio...

    tuttavia come dici tu, è una mancanza di fiducia da entrambi le parti.. ma il lavoratore ha SEMPRE il coltello dalla parte del manico.. no.. no... non parlo a livello di leggi e sindacati.. ma di responsbilità in quel che si fa!!

    Basta una semplice regola... sul lavoro bisogna SEMPRE essere ESSENZIALI... si deve fare in modo che si diventi un punto fondamentale per "l'azienda" quasi un pilastro, in modo che se un giorno IO me ne dovessi andare, il mio datore DEVE rimanere in mutande!!

    Se io in azienda non conto un cazzo e dico al datore: "ciao io me ne vado" lui ti risponde ovviamente "arrivederci, mandami una cartolina"

    al contrario invece, sapendo di rimanere in mutande, risponderebbe "ma che sei scemo?? Cosa c'è che non va?? Per caso.. è una questione di soldi??"

    Quando licenziano... i primi che vanno a colpire sono loro.. quelli che fanno solo numero.. quelli che se ci sono o non ci sono, non fanno la differenza!! E fidati che è così!!

    Ecco perchè dico che ci vuole responsabilità... Responsabilità = pilastro aziendale.

    Se io vedo che quella/o promoter fa di testa sua.. senza rispettare le minime regole della MIA offerta di lavoro.. beh la prossima volta non la/lo chiamo.. perchè non essenziale!!

    Chi invece fa il suo dovere ed anche di più, oltre a richimare tale lavoratore, offrirò un compenso maggiore perchè sono coerente!!

    Altri invece offriranno lo stesso compenso nonostante faccia di più... ma nel momento in cui il promoter si lamenterà, vedrai te come il datore gli aumenterà il compenso senza batter ciglio!

    Non tutti i datori sono così, certo è che se uno sa di valere e di fare il suo lavoro con responsabilità, al momento di chiedere un aumento, il datore non farà storie!!

    Questo è il semplice "gioco" da attuare.. e non c'è sindacato o leggi che tengano!!

    Tutto qui..
    non+autenticato
  • Bah è vero fin la, perchè spesso più ti dai da fare più ti spremono dunque non so fino a che punto il gioco vale la candela, se sai bene che tanto più di una certa cifra il datore di lavoro non scuce che te ne frega di lavorare come un matto.
    Fai per quello che ti pagano e basta, insomma se c'è l'occasione di avanzare in qualche modo allora lavora altrimenti fai per quello che ti pagano e basta.
    non+autenticato
  • Bah.. saranno punti di vista.. ma non capisco chi e cosa ti faccia pensare che ci sia un tetto alla retribuzione.. detto questo un conto è fare occasinalmente anche più del dovuto (è così che si diventa essenziali), un altro è farlo sempre. Se lo si fa sempre è perchè sottomessi, e non perchè uno vale... è un po differente.
    non+autenticato
  • E LE LEGGI DEVONO (dovrebbero) TUTELARE chi non riesce a rifiutare tali ed improponibili "offerte".

    Poi, se uno fa alto e basso quello che vuole, c'è sempre la "giusta causa", non servono telecamere. Lo pianti e gli dici che se lo ritiene può affidarsi alle sorti di un giugdice di pace, ma che tu non lo pagherai più. Naturalmente, se ci sono i "giusti" presupposti per farlo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: VE LO DICO IO
    > Ci vuole cultura lavorativa!! Ci vuole
    > responsabilità... cose così elementari ma che
    > mancano nella maggior parte degli italiani..
    > perchè, per esempio, non è possibile che io,
    > proprietario di un'agenzia di promozioni assegno
    > ad una/un promoter il compito di pubblicizzare un
    > prodotto dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 e
    > lei/lui oltre a non rispettare tali orari
    > (13.30-17.30) va continuamente in giro per il
    > supermercato a chiacchierare, a fumare una
    > sigaretta, a parlare al telefono e fare tutto ciò
    > che non gli è stato
    > assegnato.
    Hai ragione ci vuole cultura lavorativa, a cominciare da quella imprenditoriale: un promoter non si paga a TEMPO, si paga a RISULTATI! Per quel che mi riguarda può fare quel cavolo che vuole, come vuole, se mi porta RISULTATI. Se invece non me li porta, non è che se fa come dico io va bene. No, semplicemente va a fare altro!

    La mania padronal-familiare tutta italiana della gestione d'impresa come esercizio del potere, invece che come raggiungimento dei risultati, porta a disperdere energie a "controllare" i dipendenti, invece di controllare i risultati di mercato...


    > E' un lavoro noioso? Beh io ti pago per questo e
    > quel che il datore ti dice tu DEVI fare!! Se già
    > sai che è palloso, semplicemente non rispondi
    > all'offerta di
    > lavoro...
    Ma a capo della selezione del personale chi c'è? A meno che "l'offerta di lavoro" sia così allettante che non rispondano in numero sufficiente da poter svolgere una selezione...

    > Se ci fosse più questa cultura lavorativa e più
    > responsabilità, si risolverebbero molti problemi,
    > anche nell'amministrazione pubblica.. e non ci
    > sarebbe bisogno di alcuna
    > telecamera...
    E su questo siamo d'accordo...
    non+autenticato
  • Allora.. prima di tutto non ho mai detto che pago a tempo.. quindi, come spesso accade nella nostra cultura italiana, non inseriamo contesti o situazioni non citate e se lo vogliamo fare specifichiamo "ma non è il tuo caso".. non capisco questa voglia di mettere in pentola più ingredienti del dovuto...

    comunque... certo è che un orario di lavoro ci vuole no?? Tu che dici?? secondo te come si fanno a fare risultati promuovendo un articolo alle 14??? Quanta gente è a fare la spesa in quell'orario?? E poi te ne vai proprio nel momento più importante.. dalla facia oraria che va dall 17-30 alle 20.. quando la gente smette di lavorare o esce di casa.

    Quindi fare quel che cavolo vuole non va bene, perchè se io stabilisco una regola per quel lavoro è perchè c'è tutto uno studio dietro, o no?

    detto questo, quella è la mia offerta, e se l'orario non ti sta bene non lo accetti, punto. Mi sembra scorretto accettare delle regole e poi farsi i cazzi propri.

    Co se io assegnassi ad un disegnatore tecnico di realizzare un water triangolare e lui poi me lo disegnasse quadrato perchè secondo lui è meglio!! Io ti pago per fare un ceso triangolare, poi se a te non sta bene deve rimanere una semplice tua considerazione, punto. No che fai quel che cacchio vuoi.
    non+autenticato
  • Palle, tu la videosorveglianza gliela piazzeresti comunque. Sei costituzionalmente in malafede, ammettilo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Vengeance
    > Palle, tu la videosorveglianza gliela piazzeresti
    > comunque. Sei costituzionalmente in malafede,
    > ammettilo.
    concordo con te
    non+autenticato
  • Beh chi è più in malafede qui sei tu e il tuo collega qui sotto, perchè non credete alle mie parole. E questo è uno dei mali della nostra società... quando un ragazzo vorrebbe aiutare un anziano, questo crede che lo fa perchè vuole derubarlo.

    Ma chi ha insegnato tali atteggiamento a questi giovani? Chi ha lasciato in questa società tale eredità? Gli anziani..
    non+autenticato
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