Roma - La Corea del Sud sta aprendo la strada, ancora una volta, e ancora una volta è una strada tecnologica, robotica. A poca distanza dal primo annuncio, ieri il ministero del Commercio
ha fatto sapere che nel dinamico paese asiatico non nascerà un solo
Parco dei Robot, ne nasceranno due, con un investimento superiore all'equivalente di un miliardo di euro. Ed è una nuova accelerazione.

Seoul non solo non ha mai nascosto la passione del governo per tutto ciò che si muove autonomamente ed emette deliziosi beep polifonici, ma ha anche deciso ormai da anni di trainare tutta l'industria di settore verso il "mondo dei robot". L'obiettivo è ovvio: traghettare la rapida, forte crescita della Corea del Sud, oggi tra i paesi leader nell'esportazione di tecnologie avanzate, verso una nuova fase, in cui questo ritmo di sviluppo rimanga sostenibile e continui ad impegnare menti e produttori sudcoreani. Sviluppo dell'economia attraverso il mantenimento della
edge tecnologica, "regalando" alle imprese locali un più elevato appeal per scienziati e ricercatori, coreani e non.
Perché tutto questo possa riuscire è naturalmente indispensabile arrivare alle famiglie, spingere il popolo che già dispone di più banda larga di qualunque altro ad accettare, anzi desiderare robot non più soltanto perché
utili e
polifunzionali ma anche perché
parte della famiglia.
È passato poco più di un anno da quando sono
partiti i test dell'
Ubiquitous Robotic Companion, incarnazione di quel robot domestico che è il sogno della politica coreana. Si parla di strumenti tecnologici capaci di leggere ai bambini la favola della buona notte, di assicurare una sorveglianza domestica notturna, di garantire una connessione permanente e mobile in casa alla rete e una raggiungibilità anche dall'esterno. Una presenza amica, si potrebbe dire, come se ne sono viste fin qui solo in certi film sci-fi. E non è un caso: quello a cui il Governo sta puntando è
alimentare una nuova cultura, spingendo il paese, la sua economia, le sue famiglie appunto, verso decisioni dinanzi alle quali molti occidentali storcerebbero il naso.

I progetti sono ambiziosi: in Corea del Sud non è un problema, né una visione eccentrica, parlare di
robotizzazione di massa, è un paese che si aspetta di raggiungerla entro i prossimi pochi anni, addirittura
entro il 2020.
Sono progetti ufficiali, non dichiarazioni estemporanee, e sono sostenuti da investimenti pubblici. In mezzo c'è, evidentemente, tecnologia: sintesi vocale, sensori di movimento e di rilevazione, connessioni internet e persino qualcosa che si potrebbe definire come
robotic social networking. C'è quindi
innovazione e nuovi mercati che si aprono.
Non stupisca, dunque, l'annuncio di due "parchi robotici", né che saranno attivi
entro il 2013. Sono strutture che mescoleranno intrattenimento, tecnologia, cultura. E insegneranno qualcosa al mondo.