Paolo De Andreis

Il tecnostress esiste e miete vittime

Quando assale se ne vanno serenità e produttività: per le aziende è un fronte aperto. E' l'assedio del mondo (iper)connesso, che va affrontato in modo creativo. Punto Informatico ne parla con Enzo Di Frenna, autore di un volume dedicato

Roma - Quanti utenti lavorano collegati ad Internet tutto il giorno? Quanti hanno imparato come gestire al meglio il flusso di informazioni, di email, di messaggini? Quanti vivono con lo smartphone tatuato sulla guancia? C'è da chiederselo, visto che il tecnostress con l'accresciuta diffusione delle nuove tecnologie sembra destinato a farsi sentire sempre di più. Allo stesso tempo aumentano le imprese consapevoli del problema e decise a porvi rimedio. Di questo Punto Informatico ha parlato con uno dei pochi ad aver approfondito l'argomento, Enzo Di Frenna, nome già noto ai lettori di questo giornale perché è il motore dell'ormai celebre sito netdipendenza.it, agenzia di informazione dell'associazione Netdipendenza Onlus. Di Frenna, giornalista e scrittore, ha dato alle stampe un volume, in uscita in questi giorni, dal titolo emblematico: "Tecnostress in azienda", che sarà presentato a Milano il 27 novembre all'evento MobilWorkLife Forum 2007 promosso da Asseprim e organizzato da Wireless. Il volume si focalizza sull'argomento a partire da una indagine condotta su un campione di 224 operatori ICT.

Punto Informatico: Per anni si è trattato con sufficienza chi metteva in guardia dall'uso non consapevole delle tecnologie della comunicazione, poi con la loro diffusione sui media, in particolare quelli mainstream, è stato dato sempre più spesso spazio a disagi, turbe o persino psicopatologie che deriverebbero da un uso intensivo dei mezzi digitali. Ma cos'è esattamente il tecnostress?
Enzo Di Frenna: Il termine è stato coniato dallo psicologo americano Craig Broad, autore del libro Technostress: the uman cost of computer revolution (edito nel 1984 da Addison Wesley). Era la prima volta che si affrontava il tema dello stress derivante dall'uso di tecnologie e il suo impatto sul piano psicologico. Broad definì il tecnostress "un disturbo causato dall'incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche".

PI: Travolti dalla tecnologia? Di che disturbo parliamo?
EDF: A suo parere i disturbi principali erano ansia, affaticamento mentale, attacchi di panico, depressione, incubi, attacchi di rabbia (dovuti in particolare alle difficoltà di utilizzo dei computer e dei software). Ma da allora, cioè dopo oltre 23 anni, molte cose sono cambiate. Internet è diventato lo strumento universale d'informazione. Il videotelefono-computer si è diffuso sul mercato. La tv è diventata digitale. E altri oggetti digitali sono diventati di uso comune. Quindi, come si può dedurre, il suo studio è vincolato al periodo in cui è stato realizzato, cioè gli inizi degli anni '80, quando il computer aveva meno funzioni e il sistema operativo era molto elementare.
PI: Una delle tesi del tuo libro è quella secondo cui l'informatizzazione prima e oggi l'enorme diffusione della tecnologia può persino danneggiare le aziende
EDF: Non esistono studi articolati sul tecnostress e il rischio di impresa, il mio libro è il tentativo di compiere un primo approfondimento.

PI: A tuo parere quindi vi sono rischi reali per le imprese?
EDF: Assolutamente. E a dirlo sono gli stessi imprenditori che ho intervistato. Per esempio, Fabio Falzea di Microsoft ritiene che il tecnostress sia un problema assolutamente sottovalutato dalle aziende italiane. Cita l'esempio del corso di formazione per l'uso più oculato delle email, che Microsoft Italia tiene da alcuni anni. Inoltre, a settembre scorso ho intervistato 224 operatori di comunicazione mobile e Ict, durante l'evento Roma Caput Media, e la maggior parte avverte il problema del tecnostress in ambiente di lavoro e lo ritiene un problema in aumento nel futuro.



PI: Cosa si può fare per prevenirlo?
EDF: Una formazione mirata e innovativa. E soprattutto, come scrivo nel mio libro, bisogna comprendere i meccanismi di funzionamento della mente umana e l'impatto che il sovraccarico informativo può avere sulla salute.

PI: Ci sono colossi della tecnologia, come Google, noti nel Mondo anche perché offrono ai propri dipendenti una quantità di "benefit", da strutture ludiche a palestre e via dicendo, pensate anche e soprattutto per una continua "rigenerazione", persino in un ambiente ad alta "produttività tecnologica", per così dire. Quali sono le soluzioni migliori?
EDF: Sul mio blog segnalo altri tipi di soluzioni, come la meditazione (che è molto usata nei corsi di stress management in America), l'attività sportiva, le pause rigeneranti, le tecniche olistiche in genere che rallentano i nostri pensieri. La mia associazione, Netdipendenza Onlus, per esempio propone passeggiate in montagna, giornate di meditazione, stage di danze tribali, cioè attività che favoriscono il contatto con se stessi e il recupero dei ritmi naturali.

PI: Le imprese italiane come recepiscono questi suggerimenti?
EDF: L'interesse degli operatori che abbiamo ascoltato è notevole, anche perché nella vita di tutti i giorni delle aziende sono proprio gli imprenditori, per primi, a rendersi conto della difficoltà di gestire una comunicazione a tutto tondo, che è da un lato fonte di un'accresciuta produttività e dall'altro portatrice di un rischio di eccesso di stress, tecnostress appunto. Gestire con equilibrio le due cose significa anche qui da noi poter di fatto aumentare la produttività. E questa non è questione che passa inosservata nell'industria.

a cura di Paolo De Andreis
8 Commenti alla Notizia Il tecnostress esiste e miete vittime
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  • A me il tecnostress viene solo ultimamente.

    Ho sempre usato tecnologia, e soprattutto anni fa, agli inizi era una pratica anche abbastanza appagante.

    Oggi invece è un continuo scontrasti con feature e funzioni promesse, che invece di funzionare come indicato si inceppano di continuo in attesa, se va bene, di una patch o firmware futuro che sistemi le cose, mal che vada si cambia modello dopo qualche mese.

    Qualche anno fa tali prodotti sarebbero stati bollati come "difettosi" e rispediti in fabbrica con immediata sostituzione in garanzia.
    Oggi invece ce li propinano in quantità sempre maggiore, software o hardware che sia, sperando che non si scoprano i difetti e in caso, elargendo se va bene delle patch.

    In pratica ci ha trasformato senza dirlo in beta tester, e noi abbiamo accettato, umilmente.

    Ma un beta tester una volta lo pagavano, e si stressava non troppo, avendo scelto quel lavoro; noi invece ne siamo inconsapevoli e paghiamo per esserlo!

    Questa situazione mi ha indotto ad essere stressato addirittura preventivamente: ora quando sto per comprare qualcosa di relativamente nuovo, comincio ad essere preso da ansia per la paura di trovarmi tra le mani qualcosa che mi darà più nervoso che benefici, a causa di bug, cattiva costruzione/progettazione etc.

    Un tecnostressato.
    non+autenticato
  • Secondo me il cosiddetto tecnostress è provocato dai campi elettromagnetici dei monitor e dei telefonini.
    Voi che dite ?
    non+autenticato
  • Non ho notato gran differenza tra stare davanti al tubo catodico rispetto all'lcd del portatile.

    Pero', giuro, se ho l'influenza o il raffreddore e mi spaparanzo davanti alla tv NON miglioro. Devo starmene a tv spento. Troppe volte per essere una coincidenza.
    O e' una fissazione (perche' no), o percepire i segnali della tv interferisce psicologicamente con la guarigione (dopotutto e' uno stimolo del tutto nuovo per il fisico) o sono le emissioni.
    non+autenticato
  • adesso c'è il tecnostress, domani chissà.

    si fa di tutto per definire sempre nuovi problemi, per far saltar fuori dal cappello nuovi esperti, per farci suggerire vecchie (?) quanto improbabili soluzioni.

    gente, questa si che è psicologia. pure applicata.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stufo
    > adesso c'è il tecnostress, domani chissà.
    >
    > si fa di tutto per definire sempre nuovi
    > problemi, per far saltar fuori dal cappello nuovi
    > esperti, per farci suggerire vecchie (?) quanto
    > improbabili
    > soluzioni.
    >
    > gente, questa si che è psicologia. pure applicata.

    no web 2.0 i principi sono quelli...
  • Belle parole , che forse servono a qualche manager per farsi qualche ora di palestra in piu' in conto alla ditta.

    La verità e' che chi si preoccupa lo fa perche' ha stipendi ( se non collabora) al di sotto di una soglia di sopravvivenza familiare, non ha tutele pensionistiche ne' sanitarie, non sa se la propria ditta riuscirà a controbattere la concorrenza interna ed estera, non sa se varrò riconfermato o comunque avrà una scrivania ( se qualcuno ha ancora una scrivania) il mese prossimo.

    Piani di ferie cancellati all'ultimo momento ( se si e' fissi , se si collabora ciccia), non evere un posto fisso ( si dico la mitica scrivania fantozziana) propria su cui lavorare, procedure interne che cambiano di giorno in giorno, gruppo di lavoro che cambia di giorno in giorno, precari a cui insegnare che cambiano di giorno in giorno.....a qualcuno che ti domanda sei stressato? e' colpa dell'ipod che ti porti sempre appresso....
  • Sono d'accordo che (troppo) spesso questo tipo di argomenti servono soltanto a riempirsi la bocca, o peggio (magari scavarci dei finanziamenti). Resta tuttavia il fatto che porsi il problema non solo non costa nulla ma può darsi che un domani metta in condizione la gente di essere conscia di questo determinato fenomeno.

    Non ho letto il libro - forse lo leggerò - ma, per vie traverse, sono anch'io interessato a capire i meccanismi di affaticamento e defaticamento cognitivo che possono girare attorno all'uso di mezzi tecnologici, e ritengo che impegnarsi per saperne, scientificamente, qualcosa di più non possa che fare bene (oltre ad accrescere la Scienza stessa).

    Non sia mai che un domani magari anche il legislatore comincerà a fare leggi sul lavoro che, oltre alle richieste delle parti sociali (democrazia), si fondino su un approccio scientifico ai problemi operativi della vita d'ufficio (come di quella nel reparto industriale).
  • - Scritto da: dacho

    Il problema fondamentale e che lo "stress" e' sempre esistito e fa parte della vita di ogniuno di noi, i metodi per risolverlo letti sono stati accununati quasi centinaia di anni fa ad altri "mestieri", il problema fondamentale e' che la nostra società in alcuni casi sta copiando quello che di peggio importiamo dall'america a loro volta importata dall'inghilterra di fine ottocento; poche persone maneger decisionisti potranno curarsi lo stress con metodi olistici, sauna , camminate in montanga, conferenze per apprendere i metodi magari proprio pagate dalla ditta ; mentre la stragrande maggioranza che lavora proprio nel mondo dell'IT vedi programmatori, giornalisti free lancer, che non possono fare a meno dell'oggetto tecnologico per il proprio lavoro ( dipendente od autonomo) sono pagati cosi' poco ed anno cosi' poco tempo per dedicarsi alla salute propria, e lo "stress" è solo l'ultima delle preccupazioni quanti sono a rischio perche' sono a casa con l'influenza per una settimana , quanti di loro non avranno un contratto rinnovato ?


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    > Non sia mai che un domani magari anche il
    > legislatore comincerà a fare leggi sul lavoro
    > che, oltre alle richieste delle parti sociali
    > (democrazia), si fondino su un approccio
    > scientifico ai problemi operativi della vita
    > d'ufficio (come di quella nel reparto
    > industriale).

    Ti ripeto purtroppo ci sono altre priorità, oggi nello stato di fatto e di diritto in cui ci troviamo non viene neanche riconosciuta la maternità alla donna siano andati indietro di 100 anni, se qualcuno vuol parlare di stress vada una settimana negli ospedali a vedere come lavoraro gli infemieri e gli operatori, non quei quattro "fighetti incravattati" dei piani alti .....

    Ultimamente mi rendo conto che troppi articoli di PI sono lontani dalla realtà o forse non so dove vivono si sta di un bene folle .... tanto che l'unica preoccupazione stress viene nelll'usare il proprio imac....se Tuo figlio o Tua moglie stesse molto male e tu non puoi assentarti dal lavoro,perhce' qualcuno e' andato ad una conferenza contro lo stress... quello ci porta allo stress...