mafe de baggis

NoLogo/ Cosa crediamo di sapere

di Mafe de Baggis - Se vivi in un paese del Primo Mondo non puoi essere impermeabile al marketing. Ma non tutti i condizionamenti vengono per nuocere, anzi, sempre più spesso il marketing ci può semplificare la vita

Milano - Tutto: ognuno di noi è convinto di sapere tutto e in effetti sa tutto quello che sa. Non c'è peggior cretino di chi è convinto di aver già capito tutto e di non aver più niente da imparare, soprattutto in una situazione di asimmetria dell'informazione, quando cioè una parte ha molti, ma molti più dati dell'altra, per esempio sul contesto o sui comportamenti reali (decidete voi da che parte sta un'azienda e da che parte il cliente).

Una classica situazione in cui ci sono persone convinte di essere molto, ma molto più furbe degli altri è quando scegliamo cosa comprare.
Avete presente, no? Quelle persone che hanno sempre le idee molto chiare sull'idiozia di chi spende troppo per oggetti inutili, di chi si lascia fregare dall'odiata pubblicità, dalle mode, dall'imitazione di modelli chiaramente fasulli. Quelle persone che odiano qualunque forma di pubblicità e che sono ben liete di informarti estesamente su quanto loro siano di fatto impermeabili a qualunque condizionamento. Quelle persone che quasi sempre ignorano che la pubblicità è solo una delle componenti del marketing e che se sono sensibili - per esempio - a un'offerta speciale stanno cedendo a una delle altre (il prezzo).

Le "leve"del marketing sono 4: pubblicità, prezzo, prodotto e distribuzione. Chi può dirsi davvero libero dalle lusinghe del marketing, quando non puoi che comprare quello che trovi in commercio?
Ecco, una brutta notizia. Se vivi una vita normale in un paese del Primo Mondo non puoi essere impermeabile al marketing, a meno che tu non viva producendo le merci che consumi (in quel caso, complimenti, ma non vivi una vita normale, e comunque le materie prime devi procurartele). Ma anche una buona notizia. Non tutti i condizionamenti vengono per nuocere, anzi, in alcuni casi, e sempre più spesso, il marketing potrebbe addirittura semplificarci la vita. Non certo perché le aziende si stanno trasformando in associazioni di volontariato, ma perché con l'aumento della libera circolazione delle opinioni in rete le aziende stanno cominciando a capire che se vogliono rimanere sul mercato più che sedurre e manipolare devono informare e aiutare. Quando il supermercato non ha limiti di scaffali la libertà di scelta aumenta esponenzialmente, ma aumenta anche l'onere e la complessità. Se vedete ancora in giro troppi banner idioti e troppe poche iniziative interessanti è perché tra il capire e il cambiare possono passare decenni: voi siete veloci, le aziende sono lente.

In rete - lo sappiamo tutti - chiunque può esprimersi liberamente. Anche i brand. Dopo un secolo di slogan fanno un po' fatica a parlare in modo comprensibile, ma ci stanno provando.
Alle 4 P stanno faticosamente cercando di aggiungerne una quinta, la P di Persona, cioè tu.
Rivelatore, vero? Prima non c'eravamo.

Mafe de Baggis
Maestrini per Caso

(*) - M.d.B. da una decina d'anni progetta ambienti di community che possano ospitare iniziative di marketing interessanti anche per le persone che li frequentano (vedi per esempio http://grazia.blog.it, www.style.it, http://club.105.net)
141 Commenti alla Notizia NoLogo/ Cosa crediamo di sapere
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  • Della 5°p in Bocconi ne sento parlare dal 95 più o meno. Non mi pare una gran notizia da diffondere come ultima ora.
    non+autenticato
  • Provocazione riuscita, direi.

    Il pregio dell'articolo mi sembra quello di ricordare una verità ovvia in modo meno ovvio: nessuno è un'isola, tantomeno oggi con la rete.

    Ora però ho un dubbio. Chi valuta l'impatto di internet sui comportamenti da una angolazione "inside" - da specialist, esperto, internauta o blogger della prima ora - tende a sottolineare l'importanza degli strumenti informativi, comparativi, "socievoli", etc messi a disposizione dalla rete. Ma rischia di metterne in ombra altri, come la compressione dei tempi nell'esperienza del cliente.

    E' vero: posso comparare le offerte e i prezzi di centinaia di pacchetti low cost per un week-end Londra o a Madrid, ma il fatto di poterli acquistare con pochi click ha avvicinato la mia esperienza di cliente all'acquisto d'impulso. Con Internet la vendita d'impulso si è estesa a nuovi settori, modificato tempi e modalità di marketing.

    L'esempio più evidente mi sembra la "merce attenzione" scambiata dalla pubblicità online (o, ancor di più mobile) se paragonata alle modalità old media: l'informazione pubblicitaria è mirata ai miei interessi in funzione di una risposta real-time. Perchè sono cambiato "io", perchè è cambiata la pubblicità, perchè sono cambiati i tempi, etc.
    Perchè "tutto quello che fa male fa bene", insomma
    non+autenticato
  • Scusa eh, ma un articolo su quanto sia ganzo il marketing scritto da una consulente di marketing lascia un po' il tempo che trova. Ci ho scritto PIRLA sulla fronte? Non riesco a vedere bene perché gira tutto intorno a me...
    non+autenticato
  • > Scusa eh, ma un articolo su quanto sia ganzo il
    > marketing

    Emmmmmmhhh rileggerei fossi in te eh Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • Mi piace! E ora vado all'Ipercoop a fare incetta di 3x2 democratici!
    La coop sono io, chi può darmi di più? Falce e carrello, democratico cicciottello!!! Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • ...non è anch'esso un condizionamento?
    Regolare i propri consumi in base a ciò che alcuni ideologi decidono che è bene o male non è una nuova religione?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Categorico
    > ...non è anch'esso un condizionamento?
    > Regolare i propri consumi in base a ciò che
    > alcuni ideologi decidono che è bene o male non è
    > una nuova
    > religione?

    probabilmente sì...

    tanto quanto liquidare le cose etichettandole come: i soliti "no global", i soliti "no logo", i soliti "comunisti", i soliti "anarchici", i soliti "ideologi" o succubi di "ideologi" e "ideologie"...

    e quindi? di cosa stimo parlando?
    non+autenticato
  • - Scritto da: A O
    > - Scritto da: Categorico
    > > ...non è anch'esso un condizionamento?
    > > Regolare i propri consumi in base a ciò che
    > > alcuni ideologi decidono che è bene o male non è
    > > una nuova
    > > religione?
    >
    > probabilmente sì...
    >
    > tanto quanto liquidare le cose etichettandole
    > come: i soliti "no global", i soliti "no logo", i
    > soliti "comunisti", i soliti "anarchici", i
    > soliti "ideologi" o succubi di "ideologi" e
    > "ideologie"...

    Dato che gratta gratta il rapporto di subordinazione fra la ciurma e i "rivoluzionari di professione" di leninista memoria è sempre lo stesso, perché chiamarli insoliti, se sono i soliti? AngiolettoCon la lingua fuori

    >
    > e quindi? di cosa stimo parlando?

    Che un certo grado di condizionamento è inevitabile, non viviamo isolati dal resto del mondo, l'importante è ridurlo ai livelli minimi possibili senza però complicarsi la vita con comportamenti che escono dalla razionalità per sfociare nel furore religioso. D'altra parte accettare acriticamente il condizionamento e unirsi alla massa bovina dei consumisti è altrettanto dannoso.
    Chi estremizza (in qualsiasi direzione, ovvio, ma ai fini del ragionamento viene meglio citare proprio quelli che si ritengono più duri e più puri) è in alcune cose più condizionato di chi media fra le varie posizioni.
    non+autenticato
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