
Per le aziende dell'hi-tech non ci sarà insomma alcuna scappatoia,
dovranno volenti o nolenti partecipare al nuovo sistema pena finire nel mirino degli ispettori del Ministero dell'Ambiente. Ma chi produce tecnologia è davvero pronto ad integrarsi in un sistema siffatto, con tutte le incombenze che la cosa comporta?
Punto Informatico ha contattato nei giorni scorsi alcuni dei principali player tecnologici operanti nel Bel Paese, inclusi gli operatori di telefonia mobile, le catene specializzate nella vendita di personal computer e di soluzioni integrate per la stampa.

Di questi, solo
3 Italia ha fatto pervenire la propria risposta alle nostre domande. Ad oggi, dunque, 3 Italia risulta tra le prime società hi-tech italiane ad annunciare l'approntamento di
una politica adeguata alle esigenze di rispetto per l'ambiente da parte di tutti i protagonisti del ciclo economico, siano essi consumatori o produttori.
"La piena attuazione della normativa per la gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (R.A.E.E.) è ormai una necessità - spiega l'operatore telefonico a
Punto Informatico - Con riferimento al settore delle telecomunicazioni mobili, in Italia c'è una media di due cellulari a persona a fronte di un ciclo di vita del prodotto non superiore ai 12-18 mesi: è evidente che il tema dello smaltimento dei terminali obsoleti può assumere i connotati di un problema di dimensioni nazionali".
TRE non nasconde
le difficoltà di attuazione a livello aziendale della nuova normativa, e sta impiegando i 90 giorni di tempo previsti per l'iscrizione al Registro A.E.E. a partire dal 25 settembre scorso - data in cui è entrata in vigore la legge - "per capire quale possa essere il sistema migliore, collettivo o individuale, per poi procedere all'iscrizione".
Quello che è invece già chiaro alla telco è il nuovo ruolo centrale svolto dal "rifiuto" in quanto tale,
prodotto di scarto inevitabile della società dell'informazione che in un'ottica di smaltimento intelligente e possibile riutilizzo va "inteso come un'opportunità: la sua re-immissione sul mercato, previe le dovute modifiche, può soddisfare le aspettative di una particolare nicchia di mercato".
A tal proposito, TRE ha pensato a
Rigenerazione 3, il videofonino "a emissioni zero che allunga il ciclo di vita dei terminali ottimizzandone la filiera produttiva e diminuendo le emissioni di CO2". Produrre meno terminali mobili implica
un minor rilascio di anidride carbonica nell'ambiente, così come impatta sull'inquinamento la riforestazione di un parco dell'area nord della città di Milano in cui è altresì impegnata TRE. A certificare la riduzione delle immissioni di gas serra ci penserà
AzzeroCO2, società di servizi di Legambiente, che rilascerà a TRE un corrispettivo "credito" di
Verified Emissions Reductions a dimostrazione dell'avvenuta compensazione da parte della società.
Per il consumatore, scegliere uno dei
videofonini rigenerati - ritornati cioè prodotti nuovi, ancorché maggiormente ecosostenibili - comporterà ovviamente un risparmio notevole sul prezzo finale: tra i cellulari
elencati da TRE, tutti marcati LG, il costo oscilla tra i 29 e i 49 euro. È importante sottolineare che per ottenere i telefonini rigenerati senza
operator lock occorre sborsare ulteriori 50 euro.
Se la partecipazione ai sistemi consortili per la raccolta dei RAEE nelle eco-piazzole è ancora in fase di valutazione, Tre ha già predisposto
i punti di raccolta per il ritiro dell'usato nei punti vendita propri del marchio. Per il resto dei canali distributivi come le rivendite online, i negozi in franchising e così via la società si dice impegnata nell'esaminare "le varie opzioni disponibili".
"Inserita in una prospettiva di questo tipo - sostiene TRE - troviamo corretto che l'attribuzione del costo di smaltimento di ogni terminale sia a carico di chi lo produce o lo distribuisce". Importante è inoltre mettere a punto "una adeguata campagna di comunicazione verso i cittadini", premessa indispensabile perché la normativa sui R.A.E.E. venga attuata in maniera efficace. "In particolare è indispensabile che i consumatori siano informati su dove e come riconsegnare il proprio telefonino - si legge nel comunicato - mentre le aziende devono avere la possibilità di studiare alternative alla semplice dismissione".