Roma -
Ask.com ha individuato un grimaldello per guadagnare quote di mercato: assicurare ai suoi utenti la possibilità di garantirsi la riservatezza, di eliminare dagli archivi del motore di ricerca le proprie tracce.
Annunciato nei mesi scorsi, disponibile ora per gli utenti UK e statunitensi e in previsione di essere integrato nelle altre declinazioni locali entro il 2008,
AskEraser si comporta come un interruttore della privacy.
Off: la cronologia delle ricerche associata agli indirizzi IP, prima di essere
anonimizzata in ottemperanza alle norme sulla data retention, verrà conservata per 18 mesi sui server di Ask, a disposizione di analisti,
governi e malintenzionati.
On: ask non distribuisce cookie ed entro poche ore dalle ricerche cancella le query e gli indirizzi IP degli utenti.
"Vogliamo differenziarci dagli altri -
ha annunciato Doug Leeds, ai vertici di Ask - l'attuale livello di controllo in rete è senza precedenti." Impliciti i riferimenti ai colossi del search, che offrono garanzie minime senza concedere agli utenti di controllare i propri dati: Yahoo! si è ripromessa di trattenere i dati
per 13 mesi; Google, in bilico tra il proprio
versante pubblicitario e le pressioni
di istituzioni e
netizen, ha recentemente adeguato la propria policy rendendo anonimi i dati
dopo 18 mesi e imponendo ai cookie una durata di
due anni.
Ask.com dichiara di essere un passo avanti rispetto ai competitor: "Abbiamo fatto progressi nel tutelare i dati immagazzinati nei nostri server -
ha spiegato Jim Lanzone, a capo di Ask - ma esistono persone che desiderano avvalersi di precauzioni extra: AskEraser consente loro di scegliere." A coloro che desiderino accendere l'interruttore verrà però
negata ogni possibilità di personalizzare la propria pagina del motore di ricerca e di avvalersi di servizi tagliati su misura.
Le
eccezioni? Le mosse degli utenti continueranno ad essere tracciate qualora le forze dell'ordine degli stati in cui Ask opera esprimano della particolari richieste, o qualora si verifichino problemi tecnici a cui Ask debba rimediare.
Ma si verifica un'ulteriore eccezione,
segnala il
New York Times: è Google a veicolare la pubblicità fra i risultati di
Ask.com, contingenza che costringe Ask a
spifferare a BigG i dati riguardo ai suoi utenti. In acceso contrasto con il desiderio del motore di ricerca di differenziarsi dai propri competitor offrendo agli utenti il plus della riservatezza.
Contraddizioni a parte, la strategia di cavalcare le preoccupazioni dei netizen appare
vincente nel contesto del recente
affaire Facebook e alla luce delle sempre più consistenti
fughe di dati capaci di mettere a rischio la vita privata dei cittadini della rete.
Ma i recenti
dati emessi da
ComScore,
spiega Techcrunch, non sembrano concedere ad Ask ampi margini di guadagno in termini di quote di mercato: Ask, a pari merito con AOL, è solo il quarto motore di ricerca per gli utenti americani. Microsoft, in terza posizione, detiene più del doppio della quota di mercato di Ask. Una distanza che appare ancora più incolmabile, se si considera che la riservatezza in rete sembra destinata a cedere il posto alla
deprivacy.
Gaia Bottà