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Active Denial System, scenari e timori

Nel corso di alcuni test dell'Active Denial System emergono pericolositÓ e manchevolezze sui controlli di sicurezza. In caso di abusi o distrazioni, sono dolori. Anzi, ustioni di secondo grado

Roma - Disperdere le folle con l'aiuto dell'ADS, acronimo di Active Denial System, è considerato l'obiettivo principale di quest'arma non letale. Nel corso di alcune prove sono però emersi problemi non trascurabili, che rendono questo singolarissimo "cannone" ancora più inquietante.

Il dispositivo somministra onde radio a frequenze altissime (95 GHz). Queste sono dosate in modo che la penetrazione al di sotto del livello dell'epidermide di chi vi è esposto non superi la profondità di 0,4 mm. Indirizzandone il fascio verso una folla da tenere sotto controllo, dovrebbero indurre un effetto riscaldante molto sgradevole, per questo soprannominato "pain ray" (raggio del dolore), con il risultato di spingere la folla stessa a desistere da eventuali comportamenti ritenuti ostili o pericolosi.

Secondo l'Aeronautica degli Stati Uniti, l'effetto provocato dall'esposizione al fascio di radiofrequenza dell'ADS non varia con la distanza dal punto di emissione. Non dovrebbe, quindi, essere possibile alcuna "sovraesposizione". Non sembra però d'accordo il Dr. Juergen Altmann, fisico del Bochum Verification project. Secondo i suoi studi, la sicurezza dell'ADS è tutta da provare e, anzi, le conseguenze del suo utilizzo possono essere disastrose.
Affermazioni pesanti, ma ci è voluto il ricorso alla legge sulla trasparenza a Wired per ottenere i dettagli del lavoro di Altmann. Si è quindi appreso che lo scorso aprile i militari americani hanno condotto alcuni test per studiare l'efficacia del dispositivo in diverse situazioni, simulando differenti scenari di azione e repressione. Uno di questi test è consistito nel cercare di impedire, a distanza molto elevata, l'assemblaggio improvvisato di un esplosivo. Nella stessa giornata, l'ADS è stato testato al 75 per cento della massima potenza per una durata di tre secondi. Nel test successivo i militari hanno dimenticato di cambiare le impostazioni all'ADS: l'apparecchio è stato lasciato regolato sulla massima distanza mentre lo si impiegava, invece, a distanza ravvicinata. La vittima designata ha immediatamente avvertito una grande differenza ed ha chiesto l'interruzione del test: aveva subito gravi ustioni.

Su questi risultati è però calata la censura. L'unico atto ufficiale è un comunicato dell'Aeronautica che definisce l'incidente come causa di ustioni di secondo grado. I giornali locali hanno poi riferito che il militare-bersaglio ha riportato ustioni a entrambe le ginocchia e ha trascorso due giorni al centro ustioni Joseph M. Still di Augusta, in Georgia, con un danno quantificabile in oltre 17 mila dollari.

"Questo documenta la mia analisi, confermando che l'intensità e la dose che il soggetto irradiato riceve è lasciata alla discrezione dell'operatore", dice il Dr. Altmann a The Guardian. "Non solo (l'operatore, ndR) può agire di nuovo sullo stesso soggetto senza concedere (alla pelle, ndR) il tempo di raffreddarsi, ma anche la durata e l'intensità del fascio può essere liberamente variata durante l'impiego. Entrambi questi parametri portano alla possibilità di ustioni di secondo e terzo grado, che espongono il soggetto a rischio di vita se la superficie del corpo ne viene colpita in percentuali dal 20 al 50 per cento".

Marco Valerio Principato
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