Contrappunti/ Impigliato nella rete

di Massimo Mantellini - Quanti sanno che ci sono docenti che in rete si travestono da ragazzine? E quante studentesse sperano di diventare top model dei videogiochi? Un libro offre tutte le risposte alle domande pių inquietanti

Roma - La cosa che maggiormente mi colpisce del breve saggio di Paolo Landi che Bompiani ha da poco pubblicato con il titolo Impigliati nella rete sono le ultime pagine. Pagine bianche, intitolate "annotazioni" nelle quali il lettore che lo desiderasse può appuntare spunti di riflessione o altri pensieri che la lettura del testo gli ha consigliato. Vediamo di riempirle con qualche considerazione.

"Impigliati nella rete" è un saggio breve che affronta un argomento importante, quello della piena condiscendenza nei confronti della tecnologia come segno distintivo dei nostri tempi. Si tratta di un tema centrale e molto poco trattato, difficile da approfondire senza scadere nella invettiva superficiale e poco informata. Che è poi, in parte, il destino di questo breve pamphlet.

Le 90 pagine di "Impigliati nella rete" sono una raccolta di luoghi comuni sugli effetti nefasti dell'ubiquitarismo tecnologico, conditi con alcune citazioni colte e proposti alla valutazione del lettore all'interno di un disegno trasparente e didascalico: quello secondo il quale ogni innovazione ed ogni nuova scelta sociale legata allo sviluppo tecnologico presenta un conto da pagare nel confronti del quale - chissà perché - siamo soliti chiudere gli occhi.
Le contrapposizioni quindi si sprecano e giungono puntuali e prevedibili mano a mano che si avanza nella lettura: c'è Wikipedia contro la Britannica, c'è la concretezza del reale e la vacuità del virtuale (ancora?), le solitudini dietro lo schermo contrapposte alla vitalità delle piazze. E via di questo passo, dentro una disamina dei danni legati alla costruzione di identità di rete fittizie o alle distorsioni sociali indotte da Second Life. Internet come il luogo del predominio della quantità sulla qualità e perfino di una sorta di eterogenesi dei fini alla quale, secondo l'autore, nessuno sembra poter scampare: giungemmo per comunicare fra noi e fummo - a nostra insaputa - comunicati (dalle aziende che usano la rete per venderci i loro prodotti).

Per Landi la tecnologia è la madre di tutti i vizi: dalla reperibilità 24/7 legata alla telefonia mobile ed alle reti di computer che trasforma ogni istante della nostra vita in tempo adatto al lavoro, al sovraccarico informativo che sottopone il nostro cervello a rallentamenti e crisi da affaticamento. Dalla tecnologia discendono nuove forme di corrosione sociale, per esempio l'esclusione dei più anziani dai processi economici legati alla rete Internet (ma Rupert Murdoch quanti anni ha?), nuove inattese condanne come quella di essere sottoposti allo spam, illusioni come quella di immaginare nuove forme di partecipazione sociale e politica per uno strumento che invece orienta in direzione opposta.

Tutto è falso insomma, senza curarsi troppo dei soliti distinguo di prammatica. YouTube è il demonio, le casalinghe "si rifugiano in una vita virtuale per sfuggire alle banalità del quotidiano", esistono docenti universitari che "scelgono un avatar bambina per vendere di più in traffici commerciali poco chiari" (non chiedetemi cosa significhi questa frase, non ne ho idea), "studentesse che diventano modelle per videogiochi". Un delirio insomma.

L'autore sembra in grado di elencare i guasti possibili (con una certa allegra approssimazione per eccesso per ciò che attiene pervasività ed effetti) legati al contesto tecnologico nel quale siamo tutti avvolti ma il suo compito termina lì. Nessuna analisi costi-benefici, nessuna scappatoia che non sia quella consolatoria e impossibile di un dietrofront dal vago sapore luddistico. L'unica eccezione a questo arretramento è il suggerimento, davvero modesto, di considerare Internet come un elettrodomestico nei confronti del quale mantenere il controllo ("Oggi che la falce e il martello hanno smesso di essere ideologia e sono tornati ad essere due utensili, il martello almeno, sarebbe l'ora che anche Internet smettesse di essere filosofia per diventare come un asciugacapelli: qualcosa di cui ci si serve per soddisfare un determinato bisogno", pg.93).

Cita Marinetti e Collodi il nostro Paolo Landi, che si erge a emulo nostrano di Andrew Keen (purtroppo con minor costrutto dell'autore di "The cult of the amateur", il più recente saggio "eretico" sulla rete internet fra i tanti che nel mondo anglosassone ciclicamente compaiono) e perfino incespica su Proust, attribuendo ad un aneddoto raccontato da un biografo dello scrittore (del quale trova la maniera di sbagliare anche il nome) il contenuto di una delle pagine più famose de "La strada di Swann".

Certo non è necessario aver letto "Alla ricerca del tempo perduto" per poter scrivere un libro sui vizi della società tecnologica, ma quello che è certo è che testi del genere fanno da semplice contrappeso ad una tendenza che è certamente sotto i nostri occhi.

Cosi come abbiamo un sacrosanto bisogno di una meditazione pubblica ed aperta sui mille interrogativi che la crescita di Internet ha portato nelle nostre vite, altrettanto avremmo necessità di punti di vista informati ed articolati. Specie per non rendere un cattivo servizio a tutti i possibili lettori (ed in Italia sono moltissimi) che Internet conoscono poco o nulla. Non basta contrapporre ad una informazione entusiasta sui grandi cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie, una di segno opposto che semplicemente ne sottolinei i possibili limiti. Avremmo bisogno di qualcosa di più.

Massimo Mantellini
Manteblog

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14 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Impigliato nella rete
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  • e fallo tu, 'sto libro, ma non lasciare il lettore con la solita idea che non hai che iniziato il discorso
    non+autenticato
  • ...La cosa che maggiormente mi colpisce del breve saggio di Paolo Landi che Bompiani ha da poco pubblicato con il titolo Impigliati nella rete sono le ultime pagine. Pagine bianche, intitolate "annotazioni"...

    Visto che le pagine di annotazioni sono in quasi tutti i libri, l'esordio dell'articolo mi deve far pensare a una volontariamente malcelata ironia sul testo in questione?

    Malcelando pure io l'ironia,
    saluto
    non+autenticato
  • - Scritto da: chromotoxin

    > Visto che le pagine di annotazioni sono in quasi
    > tutti i libri, l'esordio dell'articolo mi deve
    > far pensare a una volontariamente malcelata

    Dove vivi? Quello è il pretesto per introdurre il resto dell'articolo. E' un artifizio narrativo, un modo per incasellare un racconto o un articolo critico appunto...
  • naturalmente è un artifizio narrativo, ma quel "La cosa che maggiormente mi colpisce..." non suona come:

    "Guarda ho comprato un libro, e la cosa migliore sono le pagine delle annotazioni alla fine"

    che non è come dire:

    "Lascia perdere quel libro"?

    quindi i casi sono due, IMHO, o chi ha scritto l'articolo s'è lasciato un po' andare per la voglia di "incasellare", oppure costretto dagli eventi a scrivere un articolo su un libro che non gli piace, se n'è uscito ironicamente...

    risaluto senza cedere alla provocazione del "Dove vivi?"
    non+autenticato
  • > quindi i casi sono due, IMHO,

    Ingegnere? Lo chiedo perchè ho notato che molti ingegneri a volte..
    non+autenticato
  • errata corrige:
    >quindi i casi potrebbero essere due, IMHO,

    lol no, non sono ing
    non+autenticato
  • Oh è il secondo thread iniziato da qualcuno che non ha neppure capito che Mantellini critica ferocemente il libro in questione.
    Vorrei rassicurare Mantellini sul fatto che il suo articolo si capisce benissimo, che l'ironia è evidente, e che il problema sta soltanto in qualche lettore del forum particolarmente DISTRATTO.

    Della serie "prima commento, poi leggo e capisco l'articolo"... Molto "italiano".
    non+autenticato
  • - Scritto da: chromotoxin

    > quindi i casi sono due, IMHO, o chi ha scritto
    > l'articolo s'è lasciato un po' andare per la
    > voglia di "incasellare", oppure costretto dagli
    > eventi a scrivere un articolo su un libro che non
    > gli piace, se n'è uscito
    > ironicamente...

    No scusa... Ma l'articolo l'hai letto? E' PALESE che quel libro non gli sia piaciuto così come è palese che l'articolo sia fondamentalmente una CRITICA verso tale scritto e verso quel modo di trarre le conclusioni...
  • ... mi viene il magone.

    Mantellini ci prova a fare il guru, ma ultimamente riempie PI di fuffa alla stato puro. Solo tanto, tantissimo piacere narcisistico ad ascoltarsi mentre si parla.

    Il libro di Landi (che in passato ha scritto cose molto belle sulla comunicazione) è davvero inutile sotto ogni punto di vista. E' l'ennessimo libercolo pseudo-sociologico che guarda alla tecnologia con sospetto, invece di capirla e imparare a usarla "bene". Sembra una tesi di laurea scritta da uno studente triennale, che ha letto, ha studiato i libri (non la realtà), è ben informato, ma non ha capito un tubazzo di quello che ha studiato.

    Se questi sono i pareri "informati", se questo è il livello italiano del dibattito sulle nuove tecnologie e il loro impatto sociale e culturale, siamo davvero alla frutta.
    Che tristezza... Triste
    non+autenticato
  • - Scritto da: Kevin Kelley
    > ... mi viene il magone.
    >
    > Mantellini ci prova a fare il guru, ma
    > ultimamente riempie PI di fuffa alla stato puro.
    > Solo tanto, tantissimo piacere narcisistico ad
    > ascoltarsi mentre si
    > parla.
    >
    > Il libro di Landi (che in passato ha scritto cose
    > molto belle sulla comunicazione) è davvero
    > inutile sotto ogni punto di vista. E' l'ennessimo
    > libercolo pseudo-sociologico che guarda alla
    > tecnologia con sospetto, invece di capirla e
    > imparare a usarla "bene". Sembra una tesi di
    > laurea scritta da uno studente triennale, che ha
    > letto, ha studiato i libri (non la realtà), è ben
    > informato, ma non ha capito un tubazzo di quello
    > che ha
    > studiato.
    >
    > Se questi sono i pareri "informati", se questo è
    > il livello italiano del dibattito sulle nuove
    > tecnologie e il loro impatto sociale e culturale,
    > siamo davvero alla frutta.
    >
    > Che tristezza... Triste
    Quoto eccome!
    Da laureato in sociologia della comunicazione ne ho sentite di peggio e proprio nelle sedute di laurea, ma fare la "marketta" a una simile cagata è troppo!
    Con la scusa di denigrare il libro manda un messaggio sublimale a comprarlo...
    Wilde diceva "Parlate pure male di me, basta che ne parlate..."
    Il mezzo è il messaggio, come diceva qualcuno che davvero poteva essere un guru, non di certo questi allarmismi figli del solo dio denaro che poi non portano a nulla se non a 5 minuti di celebrità...
    Ps ma lì a P.I. lo sapete che Netscape a febbraio muore?
    Naaaaaaaaaaa , meglio queste notizie pseudo chic che parlare di un browser che ha fatto la storia della rete...
    DEPRESS AL CUBO!!!!!!!!!
    non+autenticato
  • > Ps ma lì a P.I. lo sapete che Netscape a febbraio
    > muore?

    Dai su', non far cosi'!
    Lascia dei figlioli niente male, a cominciare da Firefox. Occhiolino
    non+autenticato
  • Ma che era ironico non ci siete arrivati, vero?
    E' chiaro come il sole che quella di Mantellini era una critica feroce del libro e dei benpensanti che pontificano su internet.
    Ironia portami via...
    :)
    non+autenticato
  • Faccio pubblica ammenda... a una seconda lettura dell'articolo mi sono reso conto che effettivamente Mantellini massacra, e questa volta più che giustamente, un libro veramente ridicolo.

    Sottoscrivo la chiusura: cerchiamo di elevare (e magari aggiornare) il dibattito. Troppo fuffa e poca sostanza. La verità è che in Italia si producono fin troppe chiacchiere a vuoto sulla tecnologia, ma non si fa niente.
    non+autenticato
  • Per Landi la tecnologia è la madre di tutti i vizi: dalla reperibilità 24/7 legata alla telefonia mobile ed alle reti di computer che trasforma ogni istante della nostra vita in tempo adatto al lavoro, al sovraccarico informativo che sottopone il nostro cervello a rallentamenti e crisi da affaticamento

    E' quel che succede... col cellulare sei reperibile, anche quando no sei in turno di reperibilità )prova a tenerlo spento e vedi cosa succede il giorno dopo, se c'è un casino grosso)

    E comunque (opinione personale) ci sono gli elementi per affermare ad esempio, che il computer (ma diciamo tutta la tecnologia in generale) viene usato invece che per fare lo stesso lavoro in meno tempo (come tutti i testi che parlano del progresso dicono), per fare più lavoro nello stesso tempo (col risultato che a fronte di qualsiasi intoppo lo straordinario è d'obbligo)...

    Per il resto, come non essere d'accordo con Massimo?.
    non+autenticato