Gaia Bottà

Arabia, un interrogatorio lungo un mese

Le forze dell'ordine saudite trattengono da quasi un mese un blogger sgradito al governo. Nessuna accusa specifica. La rete si mobilita per la liberazione di Fouad al-Farhan

Riad - Hanno fatto irruzione nel suo ufficio, era il 10 dicembre. Le forze dell'ordine saudite hanno condotto il blogger Fouad al-Farhan presso il suo domicilio, hanno sequestrato il suo computer e lo hanno trattenuto in carcere. Nessuna accusa esplicita pende sul capo del blogger.

I netizen chiedono la liberazione di Fouad al-FarhanFouad al-Farhan analizza nel suo blog tematiche politiche e sociali, da anni rifiuta l'autocensura e scrive di diritti civili e di libertà, condannando ogni tipo di estremismo e invitando i suoi concittadini a una più consapevole partecipazione politica. Un approccio critico evidentemente sgradito alle autorità locali: nel corso del 2006 Fouad era stato invitato a chiudere il proprio sito.

Intimazioni e intimidazioni non sono servite a ridurre al silenzio il blogger, fermamente convinto di dover difendere la libertà di espressione per sé e per i suoi concittadini. Il 10 dicembre il fermo, confermato dalle autorità solo nei giorni scorsi. Fouad al-Farhan è stato trattenuto "per essere interrogato in relazione alla violazione di leggi non riguardanti la sicurezza", ha dichiarato un portavoce del ministero degli Interni.
La causa del fermo, fumosa nella descrizione delle autorità locali, è apparsa cristallina al blogger, che aveva addirittura previsto il proprio arresto in una lettera indirizzata ad amici e conoscenti: "Ho scritto riguardo ai prigionieri politici qui in Arabia Saudita, credono che stia conducendo una campagna a loro favore". La autorità locali si erano rivolte al blogger chiedendo di ritrattare e di porgere delle pubbliche scuse, scuse che Fouad al-Farhan aveva rifiutato di fornire.

Ora è trattenuto in carcere, ogni giorno viene sottoposto a un interrogatorio di 15 minuti. La rete e le associazioni per i diritti umani in tutto il mondo si stanno mobilitando per ottenere trasparenza da parte dell'Arabia Saudita, perché il fermo venga revocato, perché a Fouad vengano almeno garantiti i diritti essenziali. Si è mosso l'Arabic Network for Human Rights Information, sottolineando come nulla possa giustificare la detenzione del blogger; si è mossa l'associazione per i diritti umani saudita, che nelle parole rilasciate ad AFP dal vice presidente Meflah al-Qahtani ha condannato il comportamento della autorità locali: "Il rilascio di una persona come Farhan, detenuta per le sue posizioni politiche, è una questione di principio".

L'arresto del blogger è stato investito anche dalla critica delle associazioni che agiscono su scala internazionale: ha denunciato il caso Reporters Sans Frontières e la Committee to Protect Journalists ha inviato al re saudita un appello affinché Farhan venga rilasciato.

Anche i cittadini della rete si sono dimostrati sensibili alla questione. È stato aperto un blog dedicato a Fouad, su Facebook si è organizzato un gruppo di discussione e in molti hanno aderito alla petizione indetta per chiedere la liberazione del netizen saudita. Ieri numerosi blogger hanno osservato un giorno di assoluto silenzio. In nome della libertà di espressione sui loro blog è comparso un unico post: il banner per protestare contro il silenzio imposto a Fouad.

Gaia Bottà
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