Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Un tempo eravamo hacker

di Marco Calamari - Il nostro nome non ci appartiene più. Ce lo hanno tolto, scippato, rubato. Come maghi malvagi o bambini inconsapevoli i professionisti dalla carta stampata e del tubo catodico lo hanno relegato nel Lato Oscuro

Roma - No, non sto confessando che da piccolo rubavo password; ero curioso, volevo capire tutto e nemmeno sapevo chi fossero gli hacker. In effetti negli anni '70 probabilmente in Italia ce ne erano pochi, ed allora mi sentivo solo una persona affascinata dai computer (la Rete ancora non c'era).

Questo titolo, che come spesso accade in questa rubrica è anche una citazione cinematografica, esprime invece la frustrazione di chi si sente tradito, imprigionato.
Non è la frustrazione di chi è stato trascurato dalle ragazze, perché alla fin fine non tutte lo hanno fatto. Nemmeno la stizza di chi cerca di spiegarsi e non viene compreso, anzi viene frainteso.

Quando abbiamo dovuto cominciare a fare i conti col quotidiano non siamo cambiati. Il fascino della tecnologia, la voglia di capire smontando e rimontando, di condividere il sapere, di aiutare gli altri a fare lo stesso sono ancora potenti in molti di noi.
Ma nel frattempo Hacker è diventato un termine di moda, con un significato sempre più negativo. Abbiamo tentato infinite volte di spiegare il travisamento che i giornalisti facevano del del significato di Hacker, abbiamo spiegato che si sbagliavano, che i cattivi che loro descrivevano si chiamavano Cracker, tutto l'opposto degli Hacker. Niente da fare, alla fine la gente ha appreso che gli Hacker sono criminali ed i Cracker invece non esistono, a parte quelli salati in superficie.

Non è servito a niente.
Sappiamo bene cosa siamo. Ma non siamo più nessuno.

Il nostro nome non ci appartiene più. Ce lo hanno tolto, scippato, rubato. Come maghi malvagi o bambini inconsapevoli i professionisti dalla carta stampata e del tubo catodico lo hanno relegato nel Lato Oscuro e lo hanno usato per i loro scopi, non occulti e malvagi, ma solo di convenienza per insaporire articoli insipidi e sconclusionati. E noi, abituati a far succedere tutto quello che volevamo con i bit, questo non siamo riusciti ad impedirlo. Ci abbiamo provato ma senza convinzione, perché non sembrava poi così importante.

Madornale errore!
Un nome è magico, è prezioso per chi lo possiede, fa parte di noi; persino per i popoli primitivi è una cosa evidente. La rabbia di essere stati scippati dell'essenza in cui ci riconosciamo e che ci unisce dovrebbe essere grande. Poco consola essere rimasti padroni dell'assai meno affascinante termine italiano di "smanettoni", che suona giusto ma sa anche un po' di presa in giro.

Un nome ed il suo significato sono importantissimi; la forza di un nome, di una parola, puo' smuovere il mondo. E l'hanno rubata. Ce la siamo fatta rubare senza nemmeno reagire con convinzione. Come moderni Ulisse oggi possiamo solo dire che il nostro nome è Nessuno.

Mentre questo succedeva, alcuni sono cambiati dentro ed hanno archiviato l'essere hacker in mezzo ai ricordi di giovanili spavalderie, ma altri vivono ancora la loro vita da Hacker, e persino chi ci ha lasciato è rimasto tale anche nella memoria e nella Storia.
Alcuni Hacker hanno cambiato un pezzo di mondo, sia acclamati come primedonne sia restando semisconosciuti. Alcuni si sono arricchiti, talvolta approdando al Lato Oscuro come Signori Sith, molti no.

Certi, beati loro, ne hanno fatto un lavoro "normale", moltissimi altri hanno continuato ad esserlo lavorando su cose meno divertenti per guadagnarsi la pagnotta, sottraendo poi ore serali alla famiglia ed al riposo.

Sopravviveremo, siamo una sottospecie dell'Uomo non destinata all'estinzione. Ma il nostro nome deve rimanere almeno in noi, senza la paura di essere fraintesi. Correte il rischio, chiamate voi stessi Hacker e spiegate il perché. Il linguaggio e la comunicazione sono importanti quasi quanto essere se stessi, e poi possono anche essere divertenti da hackerare.

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
TAG: hacker, parole
75 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Un tempo eravamo hacker
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  • Come al solito la televisione e il cinema ci hanno messo del loro.
    Ecco la nuova definizione di Hacker.

    Individuo genialoide che vive in una cantina piena di computer rigorosamente senza cabinet e ricoperto di cavi con uno sconquasso di banda Internet e una straordinaria immaginazione/fortuna nel beccare le password.
    Il suo scopo, bucare siti possibilmente prestigiosi.

    In ogni caso, che lavori per il bene o per il male, è fondamentalmente un mezzo, se non completo, delinquente.

    Consoliamoci è considerato un gran figo!
  • Caro Calamari, ma ti rendi conto che hacker=criminale è solo nei media tradizionali? E che quei media li guardano o leggono ormai solo i ceti meno abbienti e culturalmente disagiati, poiché ormai chi ha un minimo di rendita ed un minimo di cultura compra un computer e finisce su Internet e prima o poi incontra qualche sito o qualche forum che gli dice la verità.

    Allora facciamoci più pubblicità possibile qui dove siamo noi ad avere la parola, dove possiamo parlare di noi, come eravamo e come siamo.

    La quasi totalità di chi frequenta Internet ed esce fuori dai portali generalisti, prima o poi incontra il vero significato di quella parola.
    E sono sempre di più.

    I media generalisti non hanno più alcun peso ed anzi non fanno che attirare antipatia da parte di chi viene a contatto con la verità, con descrizioni e notizie più complete.
    non+autenticato
  • Sì, certo, prova a chiedere a 50 persone in giro per la strada, e vediamo quanti ti sanno rispondere correttamente.
    non+autenticato
  • Nel dopoguerra, in Europa, si diffuse l'uso del termine fascista con l'accezione di "dittatore" e "autoritario".
    Per carità, la storia non la fanno i vinti e di certo il fascismo non è stato un periodo di giubilo e amore fraterno, ma il suo significato è stato stravolto.

    L'Italia, successivamente, ha vissuto gli "anni di piombo" ed è stata letteralmente assediata dai terroristi sia "rossi" che "neri".
    Ma la parola terrorista aveva uno specifico significato: colui che per perseguire i suoi fini si avale della "strategia del terrore".
    Ma è solo dopo quel famoso 11 settembre che la parola terrorista va ad abbracciare spettri di significato più ampi (e confusi, se vogliamo).

    Con il termine hacker è accaduto lo stesso.

    Giocare con le parole è un'arte sopraffina di governi, stampa, politici e classi dirigenti.

    Chiamateci come volete, denigrateci, offendeteci, non passeremo mai alla storia.
    E non lo vogliamo.
    H5N1
    1641
  • Ciao Marco, ti voglio segnalare questo progetto con la speranza che tu voglia unirti: http://www.hancproject.org/

    non darti per vinto all'ignoranza.

    --
    cga
    non+autenticato
  • Noi con HANC (http://www.hancproject.org) ci si prova a fare un po' di chiarezza Sorride
    Non nascondo che il tema e' complesso e il compito e' veramente difficile... ma ho trovato cosa piu' tenace come l'ignoranza... triste ma e' cosi'...

    Cmq gli hackers meritano rispetto e meritano di essere chiamati hacker senza che nessuno fraintenda... essere hacker e' uno stile di vita, e' una scuola di pensiero, e' un carattare, e' un'attitudine... E' proprio vero che se si e' hacker e' facile che lo si resti anche se cambiano le sfide... non sempre al computer Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: cga
    > Ciao Marco, ti voglio segnalare questo progetto
    > con la speranza che tu voglia unirti:
    > http://www.hancproject.org/

    .. meno male che c'e' la cache di google ....
    non+autenticato
  • Smettiamola tutti di sostenere quest'altra falsa divisione hacker=buono cracker=cattivo. Chi lo fa, si sta dimenticando che se si può vedere un dvd originale su linux è merito proprio di un cracker. Smettiamola di parlare dei cracker come criminali nichilisti che distruggono cose per il loro piacere: semplicemente, si sono applicati ad un problema diverso, e non per questo meritano meno considerazione o vanno infamati a mezzo stampa. Ignorare il loro contributo negli anni (e usarli come capro espiatorio) è scorretto e contribuisce ad una logica di guerra tra poveri!
    non+autenticato
  • - Scritto da: acaro
    > Smettiamola tutti di sostenere quest'altra falsa
    > divisione hacker=buono cracker=cattivo. Chi lo
    > fa, si sta dimenticando che se si può vedere un
    > dvd originale su linux è merito proprio di un
    > cracker.

    Non e' vero. Jon e' una persona che ha fatto pubblicamente una azione illegale solo in certi paesi a causa di una legge iniqua, non ha venduto password sottobanco in Ucraina. Con una terminologia retro' ha eseguito una azione esemplare e dimostrative, oltre che di liberta'.

    Poi se adatti le terminologie sposando i comunicati della RIAA puoi fare tutto il rumore che ti pare.
    non+autenticato
  • Mi dispiace, ma non condivido quello che dici.

    L'HACKER e quello che studia, sperimenta, inventa, non si accontenta della logica o sfida la logica per il gusto della sfida e del successo personale, della miglioria di una cosa già buona, in poche parole non si accontenta della pappa pronta.

    Il CRACKER è simile all'HACKER, ha le stesse capacità e riesce a fare tutto ciò che fa un HACKER, ma usa le sue conoscenze per tranne un vantaggio (il più delle volte illecito) senza una morale o una filosofia.

    Tra Hacker e Cracker non è che poi cambia molto, diciamo che quello che lo distingue e il suo modo di pensare.

    Per la cronaca Jonh Learch (non so se il nome lo scritto corretto ma è DVD-Jonh) è un hacker in quanto ha spiegato come funzionasse il meccanismo di protezione dei DVD spiegandolo al mondo. Fosse stato diversamente avrebbe usato la sua conoscenza per decriptare i films e venderli alla stregua dei peggiori LAMER.

    Ecco cosa differenzia un'hacker da un cracker...
    non+autenticato
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