Gaia Bottà

P2P, condividere non è distribuire

Lo sostiene EFF a difesa di un utente P2P accusato di di aver distribuito illegalmente dei contenuti. In realtà li aveva solo messi in condivisione

Roma - Porre in condivisione sul P2P opere protette dal diritto d'autore non può essere considerato un reato perché il fatto che siano condivise non significa che l'utente le abbia effettivamente distribuite. Questa la tesi di Electronic Frontier Foundation (EFF), che nei giorni scorsi si è schierata a fianco della famiglia Howell, depositando un documento presso il tribunale distrettuale di Phoenix, in Arizona.

Jeffrey Howell, e con lui la moglie Pamela, erano stati accusati da Atlantic di aver illecitamente distribuito online dei file musicali. Il computer della famiglia Howell era stato scandagliato con il sistema di monitoraggio MediaSentry: i file erano stati rinvenuti nella cartella dedicata alla condivisione del client P2P Kazaa. A nulla era valsa la difesa della famiglia Howell: sostenevano di aver acquisito in maniera del tutto legale i brani e sostenevano che nessuno in rete aveva attinto all'archivio.

"Non è necessario che si verifichi l'effettivo trasferimento dei file coperti da copyright perché si effettui una violazione ai danni del distributore autorizzato", questa la prospettiva sostenuta dall'accusa. Una prospettiva che, a parere di EFF, contrasta con il testo del Copyright Act, una prospettiva che, se dovesse essere convalidata dal verdetto del giudice, rischierebbe di sgretolare la normativa sul diritto d'autore nella sua globalità.
L'accusa nei confronti della famiglia Howell, spiegano i legali di EFF, si configura come un tentativo di riscrivere le normative sul diritto d'autore. La Legge parla chiaro: la definizione di "distribuzione" di opere dell'ingegno non contempla i soli tentativi di distribuirle né la loro semplice messa a disposizione. Atlantic starebbe tentando di piegare il testo della legge, starebbe accusando Jeffrey e Pamela Howell di un reato che non può sussistere.

Questa sovrapposizione forzosa di "distribuzione" e di "messa a disposizione" pende altresì sul futuro del mercato: si verificherebbe un terremoto nel regime delle licenze, costringerebbe ad esempio le emittenti radiofoniche a chiedere l'autorizzazione ai detentori dei diritti e a pagare loro il corrispettivo per la distribuzione di contenuti che si limitano a trasmettere, e che gli utenti possono registrare. Un segnale di questa tendenza legata alla interpretazione allargata di "distribuzione" è ben esemplificato dalla questione che ha coinvolto XM Satellite Radio, giunta all'epilogo con la negoziazione dell'emittente con Universal.

Non è tutto, precisa EFF nella memoria che in rete non si esita a definire dirompente, capace di restituire chiarezza alla normativa sul copyright: nessuna copia distribuita, nessun danno subito dai detentori dei diritti. La questione non fa perno solo sulla definizione di distribuzione: per sostenere un'accusa di distribuzione illecita è necessario provare che sia avvenuta realmente una transazione di contenuti. L'unica transazione illecita di contenuti che l'accusa può imputare alla famiglia Howell è quella sollecitata dai propri periti.

Gaia Bottà
26 Commenti alla Notizia P2P, condividere non è distribuire
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  • "Non è necessario che si verifichi l'effettivo trasferimento dei file coperti da copyright perché si effettui una violazione ai danni del distributore autorizzato"

    Come da titolo
    non+autenticato
  • - Scritto da: esatto
    > "Non è necessario che si verifichi l'effettivo
    > trasferimento dei file coperti da copyright
    > perché si effettui una violazione ai danni del
    > distributore
    > autorizzato"
    >
    > Come da titolo

    una violazione del DdA o una violazione di qualche altra legge ?
  • Ave.

    Dopo tutti questi anni, dopo tutte queste cause, dopo tutte le parole spese le ricerche fatte, le ispezioni, le prove ipotizzate, le prove provate, tec., etc.....possibile che di veri ESPERTI Informatici, nei Tribunali, non ne esistano?

    E' impossibile dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che un certo file sia stato "messo a disposizione" tramite un software P2P ed anche che "qualcuno" lo abbia scaricato....ma sopratutto che QUEL file E' (al di là di ogni ragionevole dubbio) "un'opera dell'ingegno tutelata dalle leggi sul Copyright.

    E' impossibile dimostrarlo A MENO CHE: nel momento in cui QUEL file viene "messo a disposizione" tramite un software P2P, sia presente una persona ufficialmente investita dell'autorità (tipo Poliziotto o Avvocato o Dirigente SIAE) che lo "apre" ne verifica il contenuto e ne certifica il fatto che corrisponde all'originale nella misura prevista per Legge con l'impossibilità di definirla "non troppo alterata dall'originale, al punto da non poterla più definire COPIA" (come, per esempio, nelle cause di "plagio musicale" come quello vinto da Albano su Michael Jackson, o quelle cause perse da altri perchè "troppo diversi l'originale e la copia"),
    E NELLO STESSO TEMPO
    c'è un altro "ufficale" nella casa di colui che lo sta scaricando, ne verifica l'hashing e, dopo averlo scaricato lo apre e ne verifica il contenuto riuscendo a "paragonalrlo" con quello "messo a disposizione" nel computer che lo ha fatto scaricare e ne certifica l'IDENTICITA'.

    Ogni altro sistema E' FALLACE, ha delle controversie, ha delle opinioni diverse, dei diversi punti di vista, delle diverse interpretazioni.

    Chissà quando se ne accorgeranno anche nelle Aule dei Tribunali.

    A presto.
    Nilok
    http://informati.blog.tiscali.it/
    http://it.youtube.com/Nilok1959
    Nilok
    1925
  • Ma sei sicuro?
    Secondo la legge vigente in italia (art. 171 c.p. primo comma, lettera a-bis) per compiere reato è sufficiente che si "metta a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema telematico" un'opera dell'ingegno o parte di essa per compiere reato, quindi l'eccezione sollevata da EFF probabilmente da noi non potrebbe essere accolta.

    Se hai qualcosa di "illegale" in condivisione basta che, dall'altra parte, un agente di p.g. la scarichi registrando l'IP e salvi il risultato (con hash) su un supporto read-only - ovviamente controllando che al nome del file corrisponda anche il contenuto protetto.
    Con l'IP ed i log del provider trovano l'utenza e, sempre per legge, il titolare dell'utenza è responsabile di ciò che "passa" sulla sua linea.

    Tutto sommato semplice e lineare.
  • Per la precisione l'art. 171a-bis dice:
    " mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta, o parte di essa".
    Mi sembra quindi che perchè ci sia reato penale non basta "mettere a disposizione" ma occorre anche la "immissione".
    Sul fatto che se chi scarica da te è un agente eccetera sei fregato non ci piove .....
  • - Scritto da: siamino
    > Per la precisione l'art. 171a-bis dice:
    > " mette a disposizione del pubblico, immettendola
    > in un sistema di reti telematiche, mediante
    > connessioni di qualsiasi genere, un'opera
    > dell'ingegno protetta, o parte di
    > essa".
    > Mi sembra quindi che perchè ci sia reato penale
    > non basta "mettere a disposizione" ma occorre
    > anche la
    > "immissione".
    > Sul fatto che se chi scarica da te è un agente
    > eccetera sei fregato non ci piove
    > .....

    non faccio l'avvocato ma, per i miei pochi studi di diritto penale, mi pare che il codice spieghi "cosa" sia il reato (la messa a disposizione del materiale) ed il "come" si riconosca questo reato da altri (l'immissione in rete..).

    Nella pratica poi, come dicevamo, l'accertamento parte solo dopo che "qualcuno" ha scaricato il materiale disponibile, quindi si è verificata la diffusione prevista da dalla lettera a dello stesso comma ed il problema che ci poniamo è superato in partenzaSorride

    In sostanza il concetto che voglio esprimere è: se semplicemente detieni il materiale protetto (senza che ci sia la possibilità per altri di ottenerlo) non si applica il 171 comma 1-a-bis, mentre se tieni lo stesso materiale ad esempio in una cartella condivisa al pubblico sei punibile per quell'articolo - anche se materialmente non lo avessi (ancora) uploadato a qualcuno.

    Ciao
  • Trib. Milano: ...... la condotta sanzionata dall’art. 171 lett. a-bis della legge n. 633/1941 è dunque l’immissione in un sistema di reti telematiche di un’opera che ne consenta la fruizione da parte di un pubblico indeterminato ...
    [http://www.penale.it/page.asp?mode=1&IDPag=272]
  • Ok, ehm.. temo di non aver capito (scusa, l'ho detto che i miei studi sono lacunosiOcchiolino )

    A parte che in quella ordinanza si dice che la condotta esaminata non è reato secondo il 171-a-bis perchè (riprendo le osservazioni del gip):

    1) Chi le diffonde ha acquisito i diritti alla trasmissione
    2) La diffusione (immissione?) avviene in Cina e quindi il reato avviene fuori dallo stato
    3) una partita non è un'opera dell'ingegno...

    Il punto è che, secondo me, l'immissione e la messa a disposizione coincidono.

    Mi spieghi per cortesia (non è ironico, è una richiesta vera!) che differenza c'è sia dal punto di vista informatico che giuridico tra "immissione" e "messa a disposizione", ad esempio di un file mp3 (con riferimento ad un sistema di tipo p2p)?

    Grazie e ciao
  • In tutto questo discorrere sulle leggi forse sarebbe bene ricordare che andare a farsi i CZZ tuoi a tutto tondo non dovrebbe essere proprio permesso...
    Se ti fermano non possono perquisirti senza un mandato mi pare...sulla rete possono fare quello che vogliono in qualsiasi momento e leggere i cavoli tuoi,leciti o non leciti.
    A me questa cosa inquieta...
    non+autenticato
  • neanch'io sono un avvocato
    per approfondimenti puoi consultare [http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2102661&m=210...] di cui ti riporto un paio di passaggi significativi:
    " .... gli unici giudici che finora si sono pronunciati sul 171 c.1 lett.a-bis hanno riconosciuto che non basta la "condivisione" ma serve la "immissione" in rete .... "
    e
    "
    .... la sostanza è che se il reato SI CONSUMA con l'immissione (la prima: è reato istantaneo), le successive condotte di "ritrasmissione" sono postfatti non punibili. Anche perché, diversamente ragionando, si procederebbe ad un'interpretatio abrogans del gerundio "immettendola" ..."

    Riguardo alla tua domanda la mia interpretazione è che nel p2p mettere a disposizione non è necessariamente sinonimo di immissione.
    "Mettere a disposizione" infatti non comporta necessariamente un ricevente, mentre "immettere" significa "mandare dentro" (Zingarelli), concetto che richiede qualcuno che manda ma anche qualcuno che riceve.
    Ad esempio potrei mettere a disposizione dei file in p2p senza però immetterli necessariamente in rete (o meglio: senza mandarli a nessun utente reale) perchè nessuno me li chiede o perchè la mia fila è troppo lunga.
    E' come se metto in vetrina articoli che nessuno compra: mica mi possono far pagare l'IVA ....
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 14 gennaio 2008 16.12
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: siamino
    > neanch'io sono un avvocato
    > per approfondimenti puoi consultare
    > [http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2102661&m=21
    > " .... gli unici giudici che finora si sono
    > pronunciati sul 171 c.1 lett.a-bis hanno
    > riconosciuto che non basta la "condivisione" ma
    > serve la "immissione" in rete ....
    > "
    > e
    > "
    > .... la sostanza è che se il reato SI CONSUMA con
    > l'immissione (la prima: è reato istantaneo), le
    > successive condotte di "ritrasmissione" sono
    > postfatti non punibili. Anche perché,
    > diversamente ragionando, si procederebbe ad
    > un'interpretatio abrogans del gerundio
    > "immettendola"
    > ..."
    >
    > Riguardo alla tua domanda la mia interpretazione
    > è che nel p2p mettere a disposizione non è
    > necessariamente sinonimo di
    > immissione.
    > "Mettere a disposizione" infatti non comporta
    > necessariamente un ricevente, mentre "immettere"
    > significa "mandare dentro" (Zingarelli), concetto
    > che richiede qualcuno che manda ma anche qualcuno
    > che riceve.
    >
    > Ad esempio potrei mettere a disposizione dei file
    > in p2p senza però immetterli necessariamente in
    > rete (o meglio: senza mandarli a nessun utente
    > reale) perchè nessuno me li chiede o perchè la
    > mia fila è troppo lunga.
    >
    > E' come se metto in vetrina articoli che nessuno
    > compra: mica mi possono far pagare l'IVA
    > ....
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    > Modificato dall' autore il 14 gennaio 2008 16.12
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    cioè se io mando i file a qualcuno in particolare li ho "immessi" e quindi è un reato ma contrariamente se li metto nella cartella di share e basta li ho solo messi a disposizione quindi niete reato??
    non+autenticato
  • - Scritto da: dipocodipiù
    .......
    > cioè se io mando i file a qualcuno in particolare
    > li ho "immessi" e quindi è un reato ma
    > contrariamente se li metto nella cartella di
    > share e basta li ho solo messi a disposizione
    > quindi niente
    > reato??

    detto e ripetuto che non sono un avvocato non vedo come altro interpretare la sentenza del Tribunale di Milano che ho citato.
    nota bene però che questo non vuol dire che se metti nella cartella di condivisione dei file illeciti non commetti nessun reato:
    sei e resti perseguibile per pubblicità illecita o qualcosa del genere, oltre che per detenzione illegale,ma NON per violazione del diritto di autore.
    Manca infatti il "pubblico" indicato esplicitamente dalla legge.
  • alla fine della fiera se non ho capito male. non è reato scaricare e condividere giusto? Invece immettere file si?
  • Come no, quelli che fanno musica sono tutti ricchi sfondi....

    Ma smettetela, COMPRATE invece di RUBARE.

    E basta con le scuse del cavolo che chi compone musica e' ricco sfondo:

    il 90 percento di chi suona campa a malapena e grazie a VOI LADRI ormai neanche piu' quello.

    Ma basta. SEMPRE LE STESSE SCUSE DEL CAVOLO.
    non+autenticato
  • Se VOI muicisti smetteste di associarvi alla SIAE e compagnia bella e fate musica indipendente, trarreste davvero i guadagni.
    Peccato che tutti corrono a registrarsi come caproni e quando arrivano a prendere 2 euro a CD (venduto a 25/30) i baciano i gomiti.
    E il resto? costi di produzione e tasse? No magna magna loro. Per colpa vostra prima di tutto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Abarai Renji
    > Se VOI muicisti smetteste di associarvi alla SIAE
    > e compagnia bella e fate musica indipendente,
    > trarreste davvero i
    > guadagni.
    > Peccato che tutti corrono a registrarsi come
    > caproni e quando arrivano a prendere 2 euro a CD
    > (venduto a 25/30) i baciano i
    > gomiti.
    > E il resto? costi di produzione e tasse? No magna
    > magna loro. Per colpa vostra prima di
    > tutto.

    Shhh!!! Non dire queste cose, TERRORISTA!
  • Hai detto bene.
    La maggior parte di quelli che fa musica campa a malapena:
    SONO ALTRI QUELLI CHE SI ARRICCHISCONO SULLA LORO PELLE!!!!
    E fosre la colpa e proprio degli stessi artisti....
    non+autenticato
  • >
    > il 90 percento di chi suona campa a malapena e
    > grazie a VOI LADRI ormai neanche piu'
    > quello.
    >

    Ottimo, è chiaro anche a te che è giunto il momento di andare a LAVORARE sul serio !

    > Ma basta. SEMPRE LE STESSE SCUSE DEL CAVOLO.

    Alzati presto la mattina e vai a guadagnarti il pane come la quasi totalità della gente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Enrico Strada
    > Come no, quelli che fanno musica sono tutti
    > ricchi
    > sfondi....

    Hai ragione: io, per esempio, non lo sono.

    >
    > Ma smettetela, COMPRATE invece di RUBARE.

    ...magari non da iTunes: paghi la stessa cifra un prodotto di qualità peggiore, con un costo di distribuzione pari allo 0 (nella pratica è tutto guadagno). 10 euro per un CD li sgancio volentieri; la stessa cifra per dei mefitici AAC lucchettati, neanche morto. Ma anche se non fossero lucchettati, la questione cambia poco.

    >
    > E basta con le scuse del cavolo che chi compone
    > musica e' ricco
    > sfondo:

    Più che altro, la cosa interessante è che i "ricchi sfondi" in verità non sono minimamente danneggiati dal p2p: ricevono i loro soldi indipendentemente dalle vendite, a priori, come se fossero stelle del cinema.
    Discorso diverso per le piccole etichette e per gli artisti che si autoproducono: questi, però, con il p2p allargherebbero la loro base di ascoltatori, e dopotutto potrebbero anche guadagnarci. L'ideale, in conclusione, è Jamendo. A bocca aperta

    >
    > il 90 percento di chi suona campa a malapena e
    > grazie a VOI LADRI ormai neanche piu'
    > quello.

    Il 90% di chi suona fa il turnista o suona nei pianobar, perchè nessuna casa discografica è interessata ai suoi pezzi.

    >
    > Ma basta. SEMPRE LE STESSE SCUSE DEL CAVOLO.

    Sii meno acceso, non c'è bisogno di scaldarsi così.
    non+autenticato
  • Caro Enrico Strada, hai mai pensato di fare il cabarettista?
    Fai ridere a crepapelle!
    non+autenticato
  • ma noi abbiamo ancora un po' di cervello per fortuna, e cerchiamo di sopravvivere...

    Dopo aver visto tanti soldi entrare nelle casse è difficile accettare una riduzione degli introiti cambiando il sistema di distribuzione della ricchezza (leggi "le Major smettono di prendere una valanga di soldi perchè si paga direttamente l'artista via web")...
    Allora che si fa? "Ehi, idea!!! Continuiamo a vendere CD a 20 € quando il loro valore reale è di circa 1€ e nel frattempo cerchiamo di massacrare chi ci capita sottomano che si sta scambiando una canzone con chicchessia"...
    Sono indegne di esistere certe associazioni a delinquere...
    non+autenticato
  • Due poveri disgraziati rei di aver condiviso qualcosa che gli appartiene di diritto in quanto regolarmente acquistata o i soliti pezzenti che sanno solo fingere povertà per poi tentare di fotterti coi più subdoli espedienti e che nonostante tutto sono in grado di pagare artisti 60 milioni di euro per un album(l'ultimo di robbie williams)? o attori per 100 milioni di dollari l'anno(jhonny depp nel 2007)???
    non+autenticato
  • - Scritto da: franco
    > Due poveri disgraziati rei di aver condiviso
    > qualcosa che gli appartiene di diritto in quanto
    > regolarmente acquistata o i soliti pezzenti che
    > sanno solo fingere povertà per poi tentare di
    > fotterti coi più subdoli espedienti e che
    > nonostante tutto sono in grado di pagare artisti
    > 60 milioni di euro per un album(l'ultimo di
    > robbie williams)? o attori per 100 milioni di
    > dollari l'anno(jhonny depp nel
    > 2007)???

    Per citare Maurizio Battista:

    "Scusate, se io che scarico so'n pirata, quello che venne un ciddì a trent'euro che è, 'no skipper ?"
  • LOL!!!
    non+autenticato