Gaia Bottà

Pirateria, la Cina chiede aiuto

Non bastano le campagne governative, non basta la legge. Si è resa necessaria l'introduzione di un sistema automatizzato che pattugli la rete. E la cooperazione su scala internazionale

Roma - Cooperazione a livello internazionale e sistemi automatizzati per individuare le violazioni. Non sono sufficienti le strategie messe in campo dal governo, non bastano la minacce che pendono sui netizen: le autorità cinesi hanno ammesso di aver bisogno di aiuto per arginare gli scambi di materiale pirata online.

"Con il rapido sviluppo delle tecnologie Internet, i casi di pirateria online stanno proliferando - ha annunciato Yan Xiaohong, rappresentante dell'Amministrazione Nazionale del Copyright - e la guerra è tutt'altro che finita".

Le strategie previste dal governo cinese? Innanzitutto combattere la pirateria a livello statale. Proseguiranno roghi di materiale pirata e raid: tra agosto e ottobre 2007 sono 1001 i casi di violazione del copyright passati sotto la lente delle autorità della Repubblica Popolare, il sessanta per cento in più rispetto ai casi con cui si è avuto a che fare nel corso dei due anni precedenti.
Sono stati 339 i siti fatti chiudere, 123 i server confiscati, a infidi distributori di contenuti illegali sono stati comminati oltre 870mila yuan (80mila euro) di multe. "Risultati limitati", così li ha descritti Yan Xiaohong nel corso di una conferenza stampa: le multe possono raggiungere un massimo di 100mila yuan (9mila euro), ma solo raramente superano i 30mila. Non rappresentano certo un fattore di deterrenza: i guadagni delle organizzazioni pirata si contano in milioni.

Per scoraggiare i downloader e opporre un freno al successo degli operatori pirata non funzionano nemmeno le alternative legali offerte ai cittadini della rete. Per quanto riguarda i contenuti video, un settore marcato stretto dalla censura di regime, sono ancora trentamila i servizi che violano impuniti il copyright, nonostante siano numerosi gli operatori che volontariamente hanno scelto la legalità.

Ma la Repubblica Popolare sembra avere in serbo delle soluzioni dirompenti. La prima, spiegano le autorità locali, sarà sradicare il fenomeno con le stesse armi di cui si serve: "Abbiamo fatto appello ad una soluzione di natura tecnologica per combattere il problema scatenato dallo sviluppo tecnologico". La prima fase del progetto richiederà investimenti di 750mila euro, sarà completata in maggio e si concretizzerà in una piattaforma per il monitoraggio dei contenuti che circolano online. Radi i dettagli trapelati: funzionerà come un motore di ricerca, sarà dotata di un database che archivierà il materiale autorizzato, sarà in grado di assistere le autorità nel rintracciare musica e film trasmessi online senza permesso. Individuata una violazione, il sistema invierà automaticamente una diffida al gestore del servizio illegale.

Forte di questo asso nella manica, la Cina intende proporre una cooperazione a livello internazionale per combattere una pirateria che sconfina oltre la Grande Muraglia digitale. "I pirati spesso gestiscono i propri server in altre nazioni o in altre regioni, complicando a dismisura il lavoro della polizia - ha spiegato Gao Feng, rappresentante delle forze dell'ordine locali - le violazioni del copyright, per loro natura, rappresentano un reato di natura internazionale: per questo motivo c'è bisogno che si collabori a livello internazionale". Si potrebbe iniziare con il condividere le informazioni di coloro che gestiscono i server, ha proposto un analista locale: "Cooperare potrebbe essere possibile, sono molti i paesi in cui la lotta alla pirateria è un obiettivo di primaria importanza".

Gaia Bottà
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