Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Freenet: lezione di storia 1

di Marco Calamari - Per capire cosa è la più rilevante rete anonima è bene capire da dove viene e dove sta andando. Le tre release di Freenet, lo psicodramma del pedo-terror-satanismo, il senso ultimo dell'anonimato

Cassandra Crossing/ Freenet: lezione di storia 1Roma - Il successo delle "lezioni di guida" su Tor oltre ad una incauta promessa strappatami su un forum, mi obbligano ad iniziare questo analogo ciclo su Freenet. Oddio, parlare di "successo" riferendosi ai miei 15 lettori è una parola grossa, ma dato l'argomento senz'altro di nicchia, impopolare al limite della sovversione anche presso una parte dell'opinione pubblica informatica, il termine appare più che giustificato. Per ben iniziare quest'anno voglio innanzitutto ringraziare, a titolo personale ma anche in rappresentanza delle persone che hanno a cuore la privacy in Rete, Punto Informatico per il costante supporto a questi argomenti, che sono normalmente ignorati, banalizzati o criminalizzati dal resto della stampa, sia elettronica che cartacea.

Excursus personale: Avrei voluto intitolare questo articolo "Freenet: il primo amore" perché per parecchi anni sono stato uno strenuo supporter, un editore ed un partecipante attivo al Progetto Freenet stesso. La prevedibile crisi di Freenet durante la realizzazione delle versione 0.7, fonte di lunghe "querelle" con l'amico Ian mi ha portato alla decisione che dedicarsi a Tor era molto più produttivo in termini di supporto effettivo alla Privacy in Rete.

Ora la situazione è cambiata, visto che il funzionamento di Freenet come Opennet è stabile e quindi contenuti vecchi e nuovi hanno cominciato ad affluire, e che nel frattempo Freenet si è molto arricchita come prestazioni, affidabilità ed applicazioni.
A costo di annoiare, ripetero' durante questo ciclo di lezioni anche i concetti base di Freenet malgrado li abbia in parte esposti in passato, e mi soffermero' spesso anche su dettagli; questo avrà ovvi vantaggi per le nuove leve e per chi ha bisogno di un ripassino, e spero che gli esperti non ne saranno troppo annoiati. Percio' iniziamo da zero.

Cosa è Freenet?
Freenet è un sistema di pubblicazione anonima di dati in Rete.
È un sistema per scrivere e leggere file da Internet senza che si possa risalire a chi li ha scritti, chi li conserva sul disco e chi li recupera.
Questo scopo viene raggiunto utilizzando un client (nodo) Freenet che spezzetta, crittografa, duplica e disperde in Rete i contenuti dei file, e riesce incredibilmente ad eseguire l'operazione inversa per recuperarli.

È implementata come un layer dello stack TCP/IP sopra il layer UDP, utilizza come trasporto solo pacchetti UDP ed adotta tecniche di "hole punching" per funzionare anche dietro NAT e firewall.
Possiede un datastore distribuito, ridondante e crittografato in cui le informazioni vengono inserite e da cui vengono recuperate.
Usa estesamente la crittografia forte per garantire sia riservatezza che integrità alle informazioni.
È formata da nodi assolutamente paritetici senza gerarchia alcuna, in modo da massimizzarne l'affidabilità e la resilienza ad attacchi.
Implementa diversi accorgimenti per massimizzare la "plausible deniability" (negabilità plausibile) allo scopo di rendere difficili, per quanto possibile, gli attacchi di tipo legale sia a semplici utenti che ad amministratori di server.

Nasce per essere un sistema assolutamente non censurabile, e per far questo implementa un metodo tanto curioso quanto efficace di gestione dei contenuti. Tutti possono inserire contenuti in Freenet ma nessuno, neanche chi li ha inseriti, può cancellarli. Freenet evita di esaurire lo spazio del datastore usando una regola basata sulla popolarità dei contenuti per cancellarne automaticamente alcuni e far posto a quelli nuovi.

Quest'ultimo punto può apparire in contrasto con la pariteticità dei nodi Freenet precedentemente affermata, e quindi merita un approfondimento. Contrariamente a quanto accade in Tor, in Freenet non esistono client e server. Tutti i nodi sono identici, ma la distinzione (non netta) tra il ruolo di client e quello di server è data da fattori pratici quali la percentuale di tempo in cui il nodo resta collegato, la quantità di spazio disco dedicata e soprattutto la quantità di banda (rieccoci!) che gli viene dedicata. Per questo motivo spesso si tende ad identificare un insieme di nodi Freenet ben collegati, sempre disponibili, con molto spazio disco e soprattutto ben amministrati dai loro operatori come "server", mentre nodi lenti, con poco disco e presenti in rete solo quando i loro proprietari hanno bisogno di accedere a Freenet, sono chiamati "client".

Freenet ha avuto tre release maggiori (meglio sarebbe definirle complete riscritture): la 0.3, la 0.5 e l'attuale 0.7, assolutamente incompatibili tra loro. Tutte le release hanno attraversato una fase sperimentale, una "età dell'oro" in cui gli utenti sono diventati moltissimi ed alcuni hanno cominciato ad agire da editori, inserendo contenuti ed interi siti in Freenet, ed una fase di declino in cui gli utenti sono diminuiti, i contenuti sono spariti ed infine per la riduzione del numero dei nodi Freenet ha cessato di funzionare.

Questo è stato provocato sia dallo sviluppo della nuova versione, che ha naturalmente distolto risorse ed interesse dalla versione precedente, sia da una precisa (anche se criticabile) scelta dei leader del Progetto Freenet di rendere in vari modi volutamente difficile continuare ad utilizzare la vecchia versione allo scopo di agevolare il completamento della nuova.

In effetti è difficoltoso testare a fondo una versione di Freenet su una rete "di prova" separata, visto che è solo collaudandola nel mondo reale che si può verificare il funzionamento di una nuova caratteristica. Questo ha avuto però lo svantaggio di dover considerare nullo il valore dell'"ecologia" informativa già creatasi, dei suoi utenti e delle informazioni inserite, trattandoli con una delicatezza ed una considerazione simili a quella utilizzata verso la foresta pluviale da chi ci vuole far passare le autostrade. La questione è stata fonte di discussioni al limite della rissa nella maillist Freenet-dev, dove la posizione a me cara, "ecologista" e non "tecnologica", ha avuto sempre la peggio. Ma visto che Freenet, come l'araba fenice, è sempre riuscita a rinascere dalle sue ceneri, probabilmente aveva ragione Ian.

E per terminare questa prima e breve lezione, è d'obbligo una parola sui sui frequentatori e sui contenuti di Freenet e sul modo di porsi rispetto ad essi.
I fratelli Grimm si sarebbero espressi così: "Cappuccetto Rosso non andare in Freenet, potresti incontrare i pedoterrosatanisti e persino dei veri idioti."

Freenet garantisce (entro ampi limiti) l'anonimato e non censurabiltà a tutti, indistintamente. Ma è anche un posto talvolta mal frequentato, in cui è necessario usare la stessa attenzione di quando si cammina per la strada. Diffidare degli sconosciuti, pensare prima di fare e tenere un comportamento responsabile sono dei must.

Come chiunque si sia occupato anche superficialmente delle questioni informatiche legate a privacy e censura sa bene, non esiste la possibilità di scelte tecnologiche intermedie. Un sistema per essere realmente anonimo e non censurabile lo deve essere al 100% senza nessuna possibilità di bilanciamento a favore di altre questioni.
Questo fa sì che i sistemi realmente efficaci, come Tor e Freenet, attirino inevitabilmente sia coloro che ne hanno bisogno per esigenze legittime legate alla loro privacy ed alla loro necessità di anonimato, sia individui e contenuti largamente questionabili se non peggio.
È purtroppo una legge di natura.
Ne vale la pena? Certamente sì.

E per oggi è tutto. Chi volesse contattarmi sul tema puo' usare l'indirizzo marco@freenetproject.org od utilizzare la mail list italiana su Freenet, attualmente dormiente (ma ancora per poco), iscrivendosi qui

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
114 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Freenet: lezione di storia 1
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  • devo dire che è bello vedere quante parole e quante opinioni differenti si possono leggere su questo argomento.
    Uso freenet da poco ed ho iniziato a farlo per la solita curiosità che sono felice di avere sempre viva nella mia vita. Vorrei spendere due righe in favore della privacy e chiedere a questa comunità se sarebbe fastidioso essere spiati da un satellite quando si esce di casa, per esempio a fare un giro in moto o, per meglio rendere l'idea fare un giro in barca, navigare quindi.
    il fatto è che nessun satellite verrebbe puntato su di noi se non ci fossero motivi gravi tali da giustificare l'utilizzo di tanta costosa tecnologia. il fatto sarebbe comunque eventualmente fastidioso/inaccettabile ove accadesse.
    Lo stesso discorso deve valere quando dai nostri box decidiamo di fare un giro per la rete; il problema è che la tecnoogia in questo caso è davvero poco costosa e di fatto in molti, in troppi, sono a conoscenza dei nostri movimenti, dei nostri interessi, invadendo la nostra privacy perchè la tecnologia disponibile è tanta e a basso costo.
    Per chi ci crede veramente esistono metodi che rendono per lo meno difficoltoso lo spionaggio nei suoi confronti; per chi non fosse interessato.. esiste la liberta di non esserlo:)

    ciao a tutti
    non+autenticato
  • nel senso di evasivi, non approfonditi, penso.
    non+autenticato
  • Tor + Fee Net, mescolare bene e un po’ di farina

    Peccato che si sia chiuso un argomento affrontato solo parzialmente e se ne sia già aperto un'altro, seppur affine, ma assai più complesso e articolato.

    Gli approfondimenti su Tor e l’utilizzo pratico sono evanescenti e nessuno (anche gli utenti ) lo hanno approfondito per renderlo pratico anche agli altri. Adesso si inizia con Free Net e sicuramente Marco dimenticherà Tor, dandoci un’infarinata di tutto e una lezione di niente.
    Comunque grazie Marco, sempre meglio di niente. . . .
    non+autenticato
  • Evanescenti?
    non+autenticato
  • [ nota: riassumo di seguito le opinioni formate nel corso delle discussioni qui nel forum ]

    Nella serie di articoli "Terapia Anticensura" avevo presentato Freenet come la soluzione più promettente ai problemi generati dalle molteplici interazioni Potere-Informazione-Ricchezza. In particolare, al problema della censura basata sulla ricchezza: i media tradizionali trasmettono principalmente le idee di chi può permettersi di pagarne (o corromperne) le costosissime infrastrutture, mentre freenet predilige i contenuti in base alla popolarità - che comunque raramente ne mette a rischio l'esistenza, vista l'immensa capacità di immagazzinamento data dalla somma dei "nodi".

    Freenet presenta inoltre due caratteristiche inedite agli altri sistemi di comunicazione distribuita: la crittografia nelle comunicazioni ed una buona garanzia di anonimato nell'aggiunta di contenuti. La crittografia rende indecifrabile e quindi non-intercettabile qualsiasi trasmissione dati attraverso Freenet. L'anonimato permette di pubblicare e distribuire contenuti senza che sia possibile risalire alla fonte, al nodo che ha immesso per la prima volta quei dati nel grande magazzino distribuito di Freenet.

    Queste due funzionalità fanno paura ad alcune persone.
    Freenet potrebbe essere usata dai terroristi per organizzare il loro prossimo attentato! E non ci sarebbe modo per intercettarli e bloccarli prima che possano agire!

    E' vero, non c'è dubbio.
    Ma questo è già possibile da decine di anni grazie agli algoritmi di crittografia, che ormai sono implementati in centinaia di programmi di comunicazione. Un esempio? Skype cripta abitualmente tutti i dati scambiati e - a meno di backdoors finora sconosciute - attualmente è mostruosamente difficile intercettarlo. Kopete permette di criptare le sessioni di chat in qualsiasi protocollo supportato (Jabber, Yahoo!, MSN, AIM etc). E moltissimi altri. Dal punto di vista della non intercettabilità, freenet offre in più solo la persistenza dei dati nella rete - una funzionalità solo remotamente utile ad un potenziale terrorista.

    La vera innovazione di Freenet è l'anonimato, cioè la possibilità di pubblicare e diffondere informazioni senza svelarne l'autore. Piuttosto inutile per organizzare nefandezze: vi fareste trovare in piazza San Pietro domani con una bomba nella giacca, per aver letto un messaggio anonimo su freenet che dice "oh facciamo l'attentato"? Neanche il più stupido e avventato terrorista penserebbe di redigere un piano con degli anonimi! Un attentato, storicamente, si organizza tra persone che si conoscono o almeno si sono viste prima, quindi hanno avuto modo di scambiarsi chiavi crittografiche. A quel punto possono usare *qualsiasi* mezzo di comunicazione (poste, telefono, email, chat) e nessuno potrà mai sapere cosa si dicono.

    L'anonimato serve invece a far circolare liberamente le idee. Che possono costruire pace o odio, dipende. Ad esempio, l'idea di eliminare definitivamente la privacy (proibendo programmi come Freenet) genera tipicamente odio perché ci mette tutti in gabbia e sotto intercettazione - ciononostante imperversa tranquillamente su tutti i principali mezzi di comunicazione. Anche tante idee razziste vengono urlate regolarmente in Italia a comizi con buffe persone vestite di verde e puntualmente replicate dai media; e altre idee ancora più razziste e violente vengono proclamate ed adorate in luogi di culto. Non è forse il caso di accanirsi contro queste pubbliche esternazioni di violenza, prima di combattere contro quello che ancora è un esperimento scientifico, e la cui filosofia è la più assoluta neutralità riguardo l'informazione e non certo un invito alla sovversione?

    E poi c'è "il sommerso". Miliardi di idee mai espresse per paura del pubblico giudizio, quando non di implicazioni penali. Ma che crescono e trovano sostenitori nascosti. L'illuminata cultura occidentale dovrebbe aver le palle per affrontare alcune di queste idee, quelle pericolose e tabù: pedofilia, satanismo, fondamentalismo, neonazismo, ambientalismo. L'unico modo è però che i loro sostenitori le facciano uscire allo scoperto e le sottopongano alla critica della nostra cultura - che, ne sono certo, le smonterà una per una con Illuminata Razionalità.
    Nel perpetrare questa illuminata demolizione di idee, però, non è accettabile che vengano distrutti dai pregiudizi anche gli ambasciatori, altrimenti queste "idee pericolose" finiscono per crescere di nascosto ed esprimersi in episodi violenti (vedi terrorismo ed attivismo sovversivo).
    Ecco perché l'anonimato credo sia un diritto indispensabile per la civiltà, e del tutto inutile per i terroristi che hanno già ampia scelta di strumenti più adatti.

    [ http://daniele.modena1.it/blog/archive/2008/01/22/... ]
  • Se devono circolare idee che portano pace o odio è meglio che circolino liberamente e alla luce del sole. Non vedo il motivo di nasconderle in una democrazia visto che tutti hanno diritto di parola. Posso capire in Cina, ma qui è ridicolo.
    Poi se queste parole servono per attaccare lo stato,e non solo criticarlo come si fa di solito o pianificare l'avvento di una dittatura o dell'anarchia o aizzare l'odio verso parte della popolazione allora è giusto che lo stato intervenga. Se l'anonimato serve per far circolare materiale pedo-pornografico per la gioia di qualche pervertito o per aizzare odio allora è meglio lasciar perdere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: . . .
    > Se devono circolare idee che portano pace o odio
    > è meglio che circolino liberamente e alla luce
    > del sole. Non vedo il motivo di nasconderle in
    > una democrazia visto che tutti hanno diritto di
    > parola. Posso capire in Cina, ma qui è
    > ridicolo.
    > Poi se queste parole servono per attaccare lo
    > stato,e non solo criticarlo come si fa di solito
    > o pianificare l'avvento di una dittatura o
    > dell'anarchia o aizzare l'odio verso parte della
    > popolazione allora è giusto che lo stato
    > intervenga.

    Se queste cose non vengono mai alla luce, com'è possibile intervenire? L'anonimato a mio parere serve proprio per far uscire allo scoperto questi attacchi e queste pianificazioni, in modo che si possa interferire concretamente - cioè ascoltando le argomentazioni che stanno alla base e cercando di ribattere.

    > Se l'anonimato serve per far
    > circolare materiale pedo-pornografico per la
    > gioia di qualche pervertito o per aizzare odio
    > allora è meglio lasciar
    > perdere.

    Al momento a nessuno è ancora venuto in mente il modo per permettere l'anonimato ed impedire che circoli questo materiale.
    Comunque, puoi boicottare quel materiale. Non visitandolo ne diminuirai la popolarità, finché non scomparirà o diverrà estremamente difficile (e lento) da recuperare.

    Non c'è modo per impedire che quelle cose circolino anche senza freenet (difatti finora come sono circolate secondo te?). Come per le comunicazioni terroristiche, basta la crittografia. La necessità di ricorrere a queste tecniche e l'impossibilità a pubblicare questo genere di cose, ne favorisce semplicemente il commercio (perché già che ti scambi le chiavi, devi usare canali criptati con persone di fiducia, etc... perché non passarsi anche 1 po' di soldi?).

    La possibilità di pubblicarle anonimamente ne rende molto meno proficuo il commercio - che in alcuni casi è il movente primario; ma soprattutto espone questo materiale e chi ne usufruisce alle critiche della società civile - che altrimenti farebbe semplicemente finta che tutto il fenomeno non esista, salvo scandalizzarsi con macabro godimento quando poi scoppia il caso.

    Non è escluso che queste persone possano commettere numerosi passi falsi e lasciare comunque delle tracce. Non sono un esperto di freenet, ma nei primi 30 minuti di navigazione del tutto casuale non ho trovato nessun link pedofilo; in compenso, ho trovato una pagina dove un "detective" sputtanava un tizio che aveva commesso un passo falso nel richiedere questo materiale (senza peraltro ricevere alcuna risposta utile) lasciandosi sfuggire un IP.

    Il lavoro di controllo e critica che tutti noi dovremo fare qualora si affermasse un sistema come freenet sarebbe notevole. Perché emergerebbe una quantità di male che non ci immagineremmo, ma che tuttora è presente. Attraverso la trasparenza e lo scontro civile, seppur anonimo, credo che sarà possibile ottenere una vera riduzione di certi fenomeni - e non soltanto un ipocrita insabbiamento come avviene ora.
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