
Roma - Silenzio. È la parola che meglio riassume la vicenda di italia.it, il megaportalone italiano: poco mega, poco portale, molto italiano.
Silenzio sulle sorti dei milioni stanziati,
silenzio sui nomi dei responsabili,
silenzio sui fatti, ed ora, il
silenzio totale.
All'ora di pranzo di venerdì scorso, quella che è una delle vicende più tristi ed emblematiche della Rete italiana
ha esalato il suo ultimo respiro in silenzio:
il sito italia.it è stato chiuso. Una decisione
presa giovedì sera dal Dipartimento dell'innovazione tecnologica del ministro
Luigi Nicolais. Niente annunci. Niente comunicati stampa. Niente spiegazioni.
La notizia
era nell'aria da qualche tempo, così come ormai era palpabile l'
imbarazzo governativo per quella vetrina internazionale che meglio d'ogni parola riassumeva i problemi di modernità dell'Italia. In ogni istante. In tutto il mondo. L'Italia dei
cassonetti da un lato, l'Italia punto it dall'altro.
Il sito è scomparso, ma delle
critiche è ancora piena la Rete: pochi e discutibili i contenuti, difficili da navigare, poco compatibili, graficamente criticati, snobbati dai navigatori e dalle istituzioni locali che avrebbero dovuto fornirne di aggiornati. Per un
progetto mal strutturato dal precedente governo, non meglio gestito da quello attuale.
58 i milioni di euro stanziati, stando alle ultime
dichiarazioni istituzionali (meno quelli effettivamente spesi). Un euro per ogni cittadino italiano. Più del costo di un aereo da guerra
F117 Stealth. Il prezzo di circa 20 mila tonnellate di pane. Cinquemila anni di lavoro per un impiegato con mille euro al mese. Ma il balletto delle cifre è destinato a cambiare come è cambiato negli ultimi mesi (chi colto da estasi parlava di nessuno stanziamento, chi di 45 milioni, chi, più realisticamente, di 58).
Intanto, solo poche settimane fa, il portale era stato inserito nell'
elenco istituzionale dei siti a norma con la Legge Stanca (ovvero pienamente accessibili per i disabili). Anche in questo caso niente agenzie. Niente comunicati stampa (quando il comune di Napoli in una situazione analoga parlava di
ambìto riconoscimento).
La messa in regola, affidata ad alcuni fra i maggiori esperti italiani (
Roberto Scano e la cooperativa
David Chiossone), oggetto di
critiche anche dell'Unione Italiana Ciechi, era generalmente accurata, considerando lo stato del sito. Ma l'avere italia.it formalmente a norma, più che altro, metteva al riparo le aziende implicate e la pubblica amministrazione da seri
rischi contrattuali. Un ultimo, grottesco, spreco di risorse prima della drastica chiusura.
Molti si domandano se sarà definitiva, o se il vicino carnevale ha qualcosa a che fare con questa sparizione. Verrà un
nuovo progetto? Qualcuno risponderà degli errori e degli stanziamenti? Domani torneremo su italia.it ritrovando il logo color cetriolo e gli
esotici cubettini gialli? Per ora non è dato sapere. Il silenzio è una costante in questa vicenda, mediatico, politico.
Intanto, italia.it fa ancora
bella mostra di sé fra i siti pienamente accessibili per disabili. Chissà se il ministro Nicolais riesce ad accedere.
Luca Spinelli