
Il 2008 sarà l'anno del controllo, delle minacce agli utenti e, in definitiva, della moratoria nei confronti del file sharing non autorizzato: lo desiderano, anzi lo promettono di concerto il governo francese, gli U2 e la onnipresente organizzazione IFPI. Da Cannes all'Eliseo, il coro appare comunque unanime: i provider sono oramai maturi, e devono pertanto
prendersi tutte le proprie responsabilità nell'ambito del crescente fenomeno della pirateria telematica.
Apre le danze Jean Berbinau, segretario generale dell'apparato governativo francese
Autorité de Régulation des Mesures Techniques, che durante il MIDEM che si tiene in questi giorni a Cannes ha ricordato al mondo lo sforzo della presidenza Sarkozy nel contrasto al download "illegale" - o
presunto tale. Quella che è insomma divenuta universalmente nota come
Dottrina Sarkozy, quella degli ISP poliziotto, delle minacce di disconnessione forzata per i downloader impenitenti e della
difesa a spada tratta degli interessi delle lobby dell'industria.
"Dobbiamo fare qualcosa -
ha dichiarato il funzionario francese alla manifestazione - ma sono solo misure di transizione, giusto per dare il tempo all'industria di adattarsi e magari per incoraggiare un nuovo modello di business". Sarebbe dunque solo una misura "temporanea", quella che è stata unanimemente considerata
una delle più importanti riforme alla connettività mai intraprese in tempi recenti, di qua come di là dell'Atlantico.
La Dottrina Sarkozy dovrebbe diventare legge entro questa estate, ma nel mentre non sembra che il mercato
abbia aspettato le mosse delle autorità francesi per cercare di reinventare se stesso: Amazon è diventato il punto di riferimento per la distribuzione di brani MP3 senza DRM, potendo oramai contare sulla disponibilità di un catalogo che comprende la produzione di
tutte e quattro le Grandi Sorelle del disco; Last.fm
offre in streaming e gratuitamente la stessa disponibilità del catalogo delle major musicali.
Il funzionario dell'Eliseo parla poi da quello stesso MIDEM da cui è stato nei giorni scorsi annunciato l'avvio di
Qtrax, la piattaforma di download musicali gratuiti
piena zeppa di DRM e pubblicità che si è poi rivelata - almeno per ora -
un mezzo aborto. Il mercato parrebbe insomma in movimento già di per sé,
senza la necessità del maglio agitato dal governo francese.
Ma oramai il danno è fatto, e la Dottrina fa proseliti ai quattro angoli del globo. Proprio al MIDEM parla a favore della "majorizzazione" delle connessioni Paul McGuinness, storico manager della band U2 che ha infiammato la folla con un discorso sulla intrinseca disonestà con cui gli artisti sono stati finora trattati nell'era digitale e sulla
necessità obbligata per gli ISP di fare da sentinelle degli interessi dell'industria.
McGuinness
se la prende con i provider, con le etichette discografiche che non hanno fatto abbastanza per abbattere la pirateria di musica in rete, con le società della Silicon Valley che creano dispositivi tecnologici avanzati ma "non pensano a se stesse come costruttrici di un kit per il furto con scasso". Il manager se la prende infine con i governi, responsabili della creazione di "voli charter per i ladri" poiché
permettono ai provider di non controllare scrupolosamente ogni singolo bit che si trovi a passare per le loro infrastrutture.
"Se tu fossi una rivista che pubblicizza auto rubate - continua McGuinness - gestendo i soldi delle auto rubate e osservando la consegna delle auto rubate, la polizia verrebbe presto a farti visita". Lo stesso è per i provider di accesso a Internet, dice il manager, "anche se questi ultimi sostengono di non poterci far niente. Se rubi un laptop da un negozio o non paghi per la tua connessione broadband, verrai presto tagliato fuori dalla rete e pizzicato".
E la differenza
da più parti sottolineata tra furto e semplice download? Inesistente. E la necessità, per il bene della
net neutrality e in definitiva dello sviluppo della rete di non mettere bavagli, lacci o limiti imposti dall'alto al torrente dei bit telematici? McGuinness non ne fa menzione.
Gli ISP fanno i soldi con le connessioni, dice il manager, e pertanto dovrebbero "condividere i loro enormi ricavi" con l'industria,
sic et sempliciter.
Una posizione, quella di McGuinness, condivisa anche da un altro grande protagonista della scena musicale mondiale, quel Peter Gabriel che ha votato il proprio impegno professionale alla
promozione della tecnologia come veicolo privilegiato di nuove prospettive per la musica e l'arte. Gabriel, che al MIDEM ha ricevuto il titolo di Personalità dell'Anno dell'industria musicale, è d'accordo con il
mega-manager sul fatto che gli ISP ricavino bei soldi dalle connessioni usate per scaricare musica a scrocco, ma non è convinto della utilità di accordi fatti in blocco tra industria e provider.
"Il problema con qualsiasi accordo globale è che i soldi non tendono a confluire verso gli artisti", dice Gabriel, che sottolinea: "Ci hanno già parlato in passato di questo genere di intese, e il risultato non lo abbiamo mai visto finire nei nostri conti. Una cosa del genere non può essere sotterrata dalle chiacchiere, deve concretizzarsi anche in denaro".
Non c'è dunque
più tempo da perdere, i danni provocati dalla pirateria telematica sono una vera e propria minaccia alla sopravvivenza dell'industria musicale. A supporto di siffatta tesi, IFPI in questi giorni
snocciola i numeri del suo ultimo rapporto annuale sullo stato del mercato digitale a inizio 2008: tra i milioni di singoli di Avril Lavigne venduti e i 2,9 miliardi di dollari di introiti complessivi del settore - incrementati del 40% rispetto ai 2,1 miliardi del 2006 - la crescita delle transazioni su iTunes e compagnia
non compensa adeguatamente il declino apparentemente ineluttabile delle vendite di supporti fisici.
La colpa dei numeri decrescenti è da addossare tutta alla pirateria informatica e telematica, considerando che secondo le stime di IFPI nel 2007 sono stati scaricati decine di miliardi di brani "illegali", per un rapporto con le tracce acquistate regolarmente di 20 a 1. Non stupisce, in tal senso, venire a conoscenza del fatto che l'organizzazione delle major ha condotto raid
poliziotteschi in
335 Internet café del Brasile, considerato il paese con il mercato nero più grande del mondo per i prodotti di intrattenimento.
Alfonso Maruccia