Alfonso Maruccia

In Israele la telefonia fa rima con ortodossia

La maggiore societÓ di telecomunicazioni del paese decide di investire sugli ebrei ortodossi e fornire loro servizi telefonici adeguati. Con tanto di benedizione ufficiale delle autoritÓ religiose

Roma - Tolte le chiamate ai call center ansimanti del porno, cosa resta ai servizi pubblicitari sboccati e alle altre attività considerate sconvenienti secondo la tradizione ebraica? Un contratto telefonico "rabbi-ok", che la società Bezeq Israel Telecom intende offrire allo zoccolo duro dell'ortodossia ebraica, poco incline a pratiche secolari come la TV via cavo o quelle che la moderna telefonia mette a disposizione di tutti.

preghiereBezeq, che rappresenta il maggior provider di telefonia fissa in terra di Israele, cerca in tal modo di differenziare il proprio business in risposta alla crescente concorrenza degli operatori via cavo, che da settembre 2006 in poi offrono la possibilità di combinare il servizio telefonico a quello televisivo.

All'annuncio della nuova "linea telefonica casher", il CEO di Bezeq, Avi Gabbay, ha annunciato lo stanziamento di 500mila dollari per l'iniziativa, sottolineando la natura gratuita del servizio - almeno all'inizio - e il beneplacito ottenuto dalle maggiori autorità religiose del paese.
Il target principale è naturalmente la comunità di fedeli osservanti della tradizione ebraica, che dovrebbe teoricamente rappresentare un mercato ancora sostanzialmente vergine, vista la refrattarietà della suddetta comunità a mischiare le proprie rigide credenze con i costumi profani della modernità.

Tuttavia, Bezeq prevede anche campi di utilizzo diversi dalle linee rabbi-ok: "Ovviamente il nostro consumatore tipo è l'ultra-ortodosso, ma molti genitori non vogliono che i loro figli si espongano a questo tipo di numeri" esemplifica Itamar Harel, vice presidente della divisione utenti residenziali della tel.co.

Alfonso Maruccia
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