Gaia Bottà

Online tutta la ricerca di Harvard

I docenti e i ricercatori affideranno il frutto del loro lavoro ad un archivio online. Sarà aperto a tutti, sarà consultabile gratuitamente, perché la cultura fluisca anche al di fuori del circuito accademico

Roma - Ricerca, documenti accademici, studi dei più acclamati luminari: tutto online, tutto consultabile da tutti. Harvard balza nel web, si lascia avvincere dalle prospettive della libera circolazione della cultura. I docenti delle facoltà scientifiche e artistiche dell'università americana hanno aderito all'unanimità alla proposta di riversare in rete i documenti che produrranno.

Harvard ha scelto la via dell'Open Access, una via battuta già da numerose istituzioni in tutto il mondo: i docenti potranno condividere quanto elaborato, i ricercatori potranno offrire ad un pubblico accademico e non i risultati della propria attività, perché venga vagliata e rielaborata, consolidata e reimpiegata. Il tutto verrà ospitato in un archivio online gestito dalla biblioteca dell'ateneo: l'accesso ai documenti sarà gratuito ed immediato per chiunque abbia accesso a Internet, il materiale sarà aperto ai crawler dei motori di ricerca perché guadagni ulteriore visibilità. Una scelta sicuramente gradita tanto a Google, già impegnata su questo fronte, quanto ad Internet Archive che sulla ricerca online ha puntato moltissimo.

Gli autori dei documenti, nel contempo, non perderanno i propri diritti su quanto renderanno pubblico: potranno trarre profitto dal proprio lavoro, potranno decidere di offrirlo alle stampe consegnandolo agli editori che non temono di pubblicare materiale già disponibile online. Ma saranno svincolati dal meccanismo limitante dell'immissione dei documenti nel circuito di nicchia delle riviste specialistiche: sono costose e si rivolgono a un pubblico estremamente ristretto. Ristretto al punto che l'operato dei ricercatori non riesce a sconfinare dalle mura dell'ateneo nel quale è stato prodotto, non riesce a costituire un mattone per edificare ulteriore cultura.
Le ricerche scaturite dalle facoltà di Harvard convergeranno automaticamente nel database Open Access dell'ateneo, tuttavia i docenti potranno chiedere di escludere i propri documenti dall'archivio. Un'opzione che è probabile rappresenterà un'eccezione: la proposta è stata acclamata da insegnanti e ricercatori.

Ma l'opposizione degli editori è già dietro l'angolo: Allan Adler, rappresentante della Association of American Publishers (AAP), teme che una soluzione open access mini alla base il processo di peer review al quale le riviste sottopongono gli articoli dei ricercatori. Una lacuna che rischia di compromettere l'affidabilità della cultura accademica messa in circolazione.

Ma i sostenitori del movimento Open Access non temono quanto paventato dagli editori: il libero fluire della cultura ne garantisce la conservazione e il rinnovamento e innesca un meccanismo di revisione declinato su scala universale. Un fluire della cultura che ne assicura la conservazione e il rinnovamento.

Gaia Bottà
13 Commenti alla Notizia Online tutta la ricerca di Harvard
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  • Ecco cosa ho trovato in uo dei link proposti dall'articolo:

    "The motion also represents an opportunity to reshape the landscape of learning. A shift in the system for communicating knowledge has created a contradiction at the heart of academic life. We academics provide the content for scholarly journals. We evaluate articles as referees, we serve on editorial boards, we work as editors ourselves, yet the journals force us to buy back our work, in published form, at outrageous prices. Many journals now cost more than $20,000 for a year’s subscription."

    Ecco perchè è importante che venga liberata la modalità di fruizione!!
    20.000 $ all'anno per alcune riviste!!! ASSURDO che degli editori guadagnino in maniera così palese del lavoro preziosissimo DI ALTRI che non ricevono nulla in cambio, e che manco sono resi partecipi, anzi, che se voglioni leggere il proprio articolo pubblicato, devono comprare la rivista...
    non+autenticato
  • > Ecco cosa ho trovato in uo dei link proposti
    > dall'articolo:
    >
    > "The motion also represents an opportunity to
    > reshape the landscape of learning. A shift in the
    > system for communicating knowledge has created a
    > contradiction at the heart of academic life. We
    > academics provide the content for scholarly
    > journals. We evaluate articles as referees, we
    > serve on editorial boards, we work as editors
    > ourselves, yet the journals force us to buy back
    > our work, in published form, at outrageous
    > prices. Many journals now cost more than $20,000
    > for a year’s
    > subscription."
    >
    > Ecco perchè è importante che venga liberata la
    > modalità di
    > fruizione!!
    > 20.000 $ all'anno per alcune riviste!!! ASSURDO
    > che degli editori guadagnino in maniera così
    > palese del lavoro preziosissimo DI ALTRI che non
    > ricevono nulla in cambio, e che manco sono resi
    > partecipi, anzi, che se voglioni leggere il
    > proprio articolo pubblicato, devono comprare la
    > rivista...
    Lo stesso problema della musica, chi la crea e chi ci fa i $oldi sono entità diverseTriste
    non+autenticato
  • Attenzione spesso le riviste scientifiche sono molto care perche', come per i libri scientifici, gli utenti sono pochissimi, il processo di revisione estremamente lungo e complesso e la qualita' finale molto alta.

    Tutto questo ha dei costi notevoli.

    Poi ci sono anche fenomeni di sfruttamento sicuramente ma non facciamo di tutte le erbe un fascio.

    Una cosa e' parlare di musica, una di materiali specialistici per la ricerca o roba del genere.
    Il punto e' che alla fine son molto pochi quelli che se la leggono veramente questa roba. Tipo 1000 lettori nel mondo di un articolo e' un successo planetario
    non+autenticato
  • > Attenzione spesso le riviste scientifiche sono
    > molto care perche', come per i libri scientifici,
    > gli utenti sono pochissimi, il processo di
    > revisione estremamente lungo e complesso e la
    > qualita' finale molto
    > alta.
    >
    > Tutto questo ha dei costi notevoli.
    >
    > Poi ci sono anche fenomeni di sfruttamento
    > sicuramente ma non facciamo di tutte le erbe un
    > fascio.
    >
    > Una cosa e' parlare di musica, una di materiali
    > specialistici per la ricerca o roba del
    > genere.
    > Il punto e' che alla fine son molto pochi quelli
    > che se la leggono veramente questa roba. Tipo
    > 1000 lettori nel mondo di un articolo e' un
    > successo
    > planetario
    Lo so, uno dei miei siti preferiti è arxivOcchiolino
    non+autenticato
  • Sono anni che si sta cercando di portare l'Open Access anche in Italia (cfr Dichiarazione di Berlino [22-10-2003] , Dichiarazione di Messina [04-11-2004] ...).
    Una lista degli archivi istituzionali la potete trovare qui:
    http://roar.eprints.org/
    (filtrate per paese)
    non+autenticato
  • link prezioso, grazie Sorride
  • "Ma i sostenitori del movimento Open Access non temono quanto paventato dagli editori: il libero fluire della cultura ne garantisce la conservazione e il rinnovamento e innesca un meccanismo di revisione declinato su scala universale. Un fluire della cultura che ne assicura la conservazione e il rinnovamento."

    non è proprio così, a meno che l'universo sia solamente anglofono.
    con internet non esistono barriere geografiche, ma diventano sempre più odiose quelle linguistiche.
    con tutti gli anni e i soldi passati a studiare inglese per poi ritrovarsi a non capire una ceppa ... ma voi lo sapete leggere shakespeare in lingua originale? è tipo leggere dante per un non italiano, e molto difficili sono anche i documenti universitari, a meno che non parlino di computer (non di informatica, troppo difficile) usando termini tecnici. che ce ne facciamo di una popolazione mondiale che non parla bene la lingua straniera e contemporaneamente dimentica la propria lingua madre e tutte le altre che non siano l'inglese? boh, mah, beh, comincio a fare esercizio ;|
    solita retorica, seguiamo il gregge.
    non+autenticato
  • Ma che dici???
    Se non riesci a studiare una lingua, beh, mi spiace...
    L'inglese di Shakespear è si molto difficile, ma anche un italiano molto spesso dante non lo capisce. E allora?????????
    Quando scrivo un articolo mica lo scrivo in lingua del 1300...
    Così come gli accademici inglesi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: rasmussen
    > "Ma i sostenitori del movimento Open Access non
    > temono quanto paventato dagli editori: il libero
    > fluire della cultura ne garantisce la
    > conservazione e il rinnovamento e innesca un
    > meccanismo di revisione declinato su scala
    > universale. Un fluire della cultura che ne
    > assicura la conservazione e il
    > rinnovamento."
    >
    > non è proprio così, a meno che l'universo sia
    > solamente
    > anglofono.
    > con internet non esistono barriere geografiche,
    > ma diventano sempre più odiose quelle
    > linguistiche.
    > con tutti gli anni e i soldi passati a studiare
    > inglese per poi ritrovarsi a non capire una ceppa
    > ... ma voi lo sapete leggere shakespeare in
    > lingua originale? è tipo leggere dante per un non
    > italiano, e molto difficili sono anche i
    > documenti universitari, a meno che non parlino di
    > computer (non di informatica, troppo difficile)
    > usando termini tecnici. che ce ne facciamo di una
    > popolazione mondiale che non parla bene la lingua
    > straniera e contemporaneamente dimentica la
    > propria lingua madre e tutte le altre che non
    > siano l'inglese? boh, mah, beh, comincio a fare
    > esercizio
    > ;|
    > solita retorica, seguiamo il gregge.

    Scrivi peggio di Mafe de Baggis.
    non+autenticato
  • Una ligua deve pur essere usata.
    L'inglese è la scelta migliore perchè è la più diffusa e poi con un po' di pratica si riesce a leggere praticamente di tutto, fidati.
    non+autenticato
  • > Una lingua deve pur essere usata.
    > L'inglese è la scelta migliore perchè è la più
    > diffusa e poi con un po' di pratica si riesce a
    > leggere praticamente di tutto,
    > fidati.
    Ma a lui va bene solo la SUAA bocca aperta
    non+autenticato
  • A che serve creare cultura per venderla?
    La cultura non è mercificabile.
    Bene Harvard.
    non+autenticato
  • - Scritto da: anoninona
    > A che serve creare cultura per venderla?

    Per fare soldi

    > La cultura non è mercificabile.

    Se la vendi e la comprano allora lo è.

    > Bene Harvard.

    Sì bravi, da noi si farà tra 100 anni.
    non+autenticato