Gaia Bottà
giovedì 21 febbraio 2008

Questo sarà il secolo dei robot

Le persone hanno fiducia nelle macchine, gli studiosi hanno fiducia nella ricerca. Lo hanno spiegato a Punto Informatico gli esperti italiani ieri a convegno all'Accademia dei Lincei

Roma - "Questo sarà il secolo dei robot": guarda al futuro con entusiasmo Gianmarco Veruggio, fondatore e presidente del Robotlab di Genova, a capo di progetti come E-Robot, volti all'esplorazione dei fondali sottomarini di Artico e Antartide, da anni impegnato nella divulgazione.

Gianmarco Veruggio"Nei prossimi vent'anni vedremo delle cose che ora forse non possiamo nemmeno immaginare" ha spiegato Veruggio nel corso di una chiacchierata con Punto Informatico a latere del simposio Robotics: A New Science, organizzato presso l'Accademia dei Lincei a Roma. La robotica sarà uno degli assi portanti della rivoluzione tecnologica dei prossimi anni: ci saranno un'infinità di robot, robot capaci di rispondere alle esigenze più diverse, robot specializzati, robot costosi e robot economici.

Se già freme il popolo degli appassionati, a spronare l'entusiasmo del resto della popolazione penseranno le declinazioni commerciali della robotica, dalla domotica all'automotive. Ma già da ora i robot sembrano essersi guadagnati la fiducia delle persone: Veruggio spiega che, sondando il terreno nei progetti di robotica applicata alle chirurgia, è emersa una certa confidenza dei pazienti nei confronti della macchina. Un atteggiamento positivo che potrà però essere scalfito nel momento in cui si inizieranno a toccare "temi sensibili", quando uomo e macchina si fonderanno più intimamente, qualora si abusi della tecnologia o qualora la robotica venga impugnata contro l'uomo. A dettare le regole di questa convivenza, sarà la roboetica, con l'insieme di standard che la comunità scientifica tenterà di stabilire affinché la robotica e le discipline con la quale si compenetra agiscano sempre a favore dell'uomo.Una sfida che potrebbe rivelarsi complessa, poiché sono numerose e variegate le scuole di pensiero a riguardo. Punto Informatico ne ha parlato con il professor Bruno Siciliano, docente dell'Università Federico II di Napoli, presidente per il biennio 2008-2009 di IEEE Robotics and Automation Society. Sono contrastanti gli atteggiamenti di Stati Uniti e Giappone, ancora differente la prospettiva europea e italiana.

Negli Stati Uniti la robotica trova applicazioni quasi esclusivamente nell'ambito spaziale e nell'ambito militare: "per National Science Foundation, l'ente americano preposto ai finanziamenti la robotica è finita" - chiosa Siciliano, suggerendo come la ricerca robotica, dal DARPA Grand Challenge ai più affinati esoscheletri, non siano che occasioni di studiare strumenti bellici con cui equipaggiare gli eserciti del prossimo futuro.

In Giappone, invece, si punta al massimo sul personal robot, per ragioni culturali e per ragioni di tipo sociale: scintoismo e buddismo intravedono un'anima anche nelle macchine, accolte positivamente dalle persone anche in veste di assistenti personali, sempre più indispensabili per assistere anziani che non trovano spazio nella struttura sociale.

Bruno Siciliano"In Italia si punta di più sulla robotica di servizio, all'integrazione dei sistemi robotici piuttosto che sulla realizzazione di simulacri che siano immagine dell'uomo". La domotica e i robot personali prenderanno piede anche in Italia, ma la comunità scientifica ripone meno interesse nelle caratteristiche esteriori della macchina: "i robot saranno talmente integrati nella vita di tutti i giorni da risultare trasparenti". È questa una tendenza che si sta progressivamente affiancando al settore già avviato della robotica industriale, una tendenza che, sospinta dall'osservazione di un panorama globale in divenire, attecchisce anche presso le grandi aziende ma anche presso piccole e dinamiche startup, imprese alle volte maturate all'interno delle università stesse.

Ma il settore universitario italiano, sebbene stia incoraggiando iniziative encomiabili, si rivela in molte occasioni carente di un'offerta formativa che sappia accogliere e valorizzare le aspirazioni degli studenti, sempre più interessati alla scienza robotica, ma costretti a seguire percorsi universitari spesso tortuosi. Ciò si deve al fatto che si tende ancora a considerare la robotica una disciplina di elezione, nonostante sia sempre più compenetrata con la vita quotidiana. Un mito che è possibile sfatare solo con la divulgazione.

Non va meglio sul fronte dell'inserimento nel mondo del lavoro: "La comunità scientifica italiana è di prim'ordine, ma mancano i finanziamenti" ha spiegato Siciliano. Ma l'ambito europeo può offrire molto agli italiani che vogliano lavorare e fare ricerca nell'ambito della robotica: i contratti prevedono trattamenti soddisfacenti, il giovane neolaureato può approfittare dell'esperienza all'estero per la propria crescita professionale.

Gaia Bottà
31 Commenti alla Notizia Questo sarà il secolo dei robot
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  • a roma ci sta una laurea magistrale che si chiama artificial intelligence and robotics, erogata in lingua inglese.
    per maggiori informazioni
    http://cclii.dis.uniroma1.it/airo
    non+autenticato
  • scusa ma ingegneria dell'automazione secondo te a che serve?!?!?!?
    non è vero che non c'è offerta formativa...
    http://www.ing.unipd.it/index.php?page=TriIAM
    http://www.ing.unipd.it/index.php?page=SpeIAM

    questi sono gli esami che devono fare gli automatici adesso..alla triennale e poi alla specialistica...
    non+autenticato
  • robot sempre piu intelligenti e sofisticati
    ci si rivolteranno contro e saranno dolori..
    ma invece di spedere soldi per farloccate simili trovate il rimedio contro la calvizie,le rughe..etc..la salute insomma
    non+autenticato
  • Proprio ieri ho fatto sbattere un Comau C4G, ho rotto una pinza...... maledetti.... questi mi fanno stare qui a vita se non si risolve.....
    non+autenticato
  • - Scritto da: pino
    > Proprio ieri ho fatto sbattere un Comau C4G, ho
    > rotto una pinza...... maledetti.... questi mi
    > fanno stare qui a vita se non si
    > risolve.....

    Sono brutti e ci portano via lavoro!
    non+autenticato
  • Però quando le macchine vi portano via le dita vi lamentate della sicurezza.
    Quando a 60 anni tossite per la polvere che avete respirato per 40 anni di lavoro vi lamentate.

    Il robot deve sostituire l'uomo nei lavori pericolosi... altrimenti posso essere d'accordo con te.
  • Infatti, perchè non combattiamo le guerre su Starcraft o Red Alert invece di rompere le balle e ammazzare gente? in Korea hanno gia capito tutto, ormai le guerre manco le fanno più, sguinzagliano semplicemente 10.000 giocatori ai lan-party e premiano il vincitore
    Wolf01
    3276
  • Scusami ma proprio non l'ho capitaDeluso
  • - Scritto da: pino
    > Proprio ieri ho fatto sbattere un Comau C4G, ho
    > rotto una pinza...... maledetti.... questi mi
    > fanno stare qui a vita se non si
    > risolve.....
    mi sfugge la connessione, se c'è, tra "ho fatto sbattere un Comau C4G, ho rotto una pinza" ed il "maledetti"[del titolo]...




    [reason for edit: piccola imprecisione del testo]
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    Modificato dall' autore il 21 febbraio 2008 14.45
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  • Mi sembrano tanto le 3 leggi di Asimov.. non è che Asimov sarà il futuro Julio Verne?? La persona che aveva previsto mongolfiere e sottomarini??
    Non vorrei che in futuro qualche robot correggesse la prima regola di non fare del male all'uomo..
    non+autenticato
  • per quanto affascinanti tutti i racocnti di asimov erano incentrati proprio sui limiti e sugli (oggi noi diremmo così) hack relativi appunto a quelle leggi.

    inoltre prima di implementare delle regole ad un livello di astrazione così alto il robot dovrebbe poter capire da solo ad esempio che cosa sia una situazione di pericolo e cosa no.

    siamo ancora a livello troppo basso, un po' come se tu stessi parlando di last.fm o you tube a timothy barner lee.
    non+autenticato
  • Purtroppo non sarà mai possibile progettare un robot in grado di soddisfare tutte e 3 le leggi in modo rigoroso, per il semplice fatto che non è possibile avere una conoscenza completa del mondo (avere accesso a tutti i dati importanti), tanto meno in tempo reale.
    E anche se fosse possibile non è detto che la soluzione che soddisfa tutte e 3 le leggi sia calcolabile in un tempo ragionevole.
    Quindi possiamo solo avvicinarci.
    Ciò non significa che i robot in futuro non possano prendere decisioni anche migliori e più veloci di un uomo.
    Ma la perfezione non solo non è umana, ma nemmeno dei robot.

    cfr. "Intelligenza artificiale", Russell e Norvig
    non+autenticato
  • - Scritto da: Tonino

    > Non vorrei che in futuro qualche robot
    > correggesse la prima regola di non fare del male
    > all'uomo..

    io mi accontenterei che la applicassero prima gli uomini.
  • Come non quotarti?
  • Hai ragione.. pienamente ragione
    non+autenticato
  • Le famose "tre leggi" erano state pensate da Asimov come (parole sue) un artifizio attorno al quale costruire una serie (piuttosto lunga e ben fatta in verità) di storie "possibili", secondo i canoni della Hard Science Fiction: ricordiamo che lui non era solo scrittore di (H)SF ma anche di gialli.

    Nel merito, e credo che NDR-113 lo renda piuttosto palese, dovrebbero chiamarsi "le tre leggi della schiavitù robotica" in quanto, a detta degli stessi personaggi, introdotte proprio per "rendere accettabili agli umani" macchine dai poteri (diciamo soprattutto fisici, almeno inizialmente) decisamente preponderanti... possiamo equipararla ad una trovata di marketing (ed infatti la US Robots e Mechanical Men Corp. era una ditta che vendeva robot di tutti i tipi, anche civili, non un centro di ricerca universitarioo militare).

    Relativamente alla robotica, mi trovo in una situazione ambivalente: verso un "manufatto industriale" ho la predisposizione a considerare il "robot" come un "esecutore di sequenze programmate", giusto con la flessibilità necessaria a prendere semplici decisioni (es. girare un pezzo "storto" su un nastro). Quindi guardo ad un "uso" come se si trattasse di una qualsiasi macchina, senza pensare a diritti.

    Verso altri tipi di robot invece, caratterizzati da tentativi più o meno pronunciati, più o meno riusciti, di giungere al Libero Arbitrio... beh... lì sarebbe veramente il caso di parlare di etica: etica in generale, non "roboetica", giusto per non partire col piede sbagliato e creare delle artificiose divisioni tra menti.
    E' stato (credo giustamente) detto che il "modo di pensare" di un robot, anche se inizialmente "programmato" da noi, sarà facilmente "alieno": è forse giunto il momento di scoprire quant'è veramente xenofoba l'umanità.

    Poi, se non sarà davvero possibile gettare un ponte e convivere aiutandosi (e mi pare che di "cose da fare" ce ne siano e ce ne saranno), se si tratterà del "io o tu"... alla fine quando si tratta della pellaccia il discorso cambia.
    Ma partire pensando già così è come costruire un magnifico scafo degno dell'America's Cup e poi praticargli un buco dicendo "tanto non vince".Occhiolino
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