Alfonso Maruccia

YouTube bloccato in Pakistan

Il tiro al piccione contro il portale di videosharing continua. E' il turno del Pakistan: politica e religione al centro della contesa

Roma - Fuoco e fiamme dagli apparati statali pakistani su YouTube: secondo quanto riferiscono fonti internazionali, il portale è da questo venerdì inaccessibile da tutto il paese per mezzo della normale navigazione Internet, per effetto dell'ordine emanato dalla Pakistan Telecommunication Authority (PTA) nei confronti dei provider. Oggetto del contendere sarebbe ancora una volta un video giudicato "offensivo" secondo una certa interpretazione della dottrina islamica.

Una storia già sentita, una storia dai contorni ancora oscuri: secondo The News, la PTA si è mossa per bloccare l'accesso a una singola URL ospitata su YouTube, contenente il trailer - della durata di quasi 5 minuti - di una "pellicola anti-islamica" del discusso politico olandese Geert Wilders. Gli ISP avrebbero altresì deciso spontaneamente di andare oltre il bando imposto dalla PTA, "cancellando" dalla rete pakistana l'intero portale.

Una cospirazione? La discussione in rete verte sul fatto che c'è voluto quasi un mese, dal 28 gennaio scorso, perché le autorità si accorgessero della presenza del video online e decidessero di muoversi. Contingenza che, unita al fatto che a essere bloccato è ora l'intero dominio, e unita alla libera accessibilità delle informazioni riguardanti Geert Wilders in rete, alimenta speculazioni secondo le quali l'ordine della PTA fosse in realtà destinato a colpire qualcosa di diverso, e nella fattispecie una serie di video ritraenti attivisti politici impegnati a compilare schede elettorali. La censura sarebbe cioè scattata per bloccare il tentativo di smascherare eventuali brogli elettorali da parte di un non meglio precisato partito politico, nel paese martoriato da un periodo di instabilità e attentati seguito all'uccisione del leader dell'opposizione democratica Benazir Bhutto.
Di blocco totale di YouTube per "discutibili video non-islamici" parla Reporters Sans Frontières, che condanna l'iniziativa e sottolinea come "una tale decisione dovrebbe essere presa dai tribunali, e non da una organizzazione sotto diretto controllo del governo". RSF fa riferimento al gruppo di blogger riuniti in Don't Block the Blog, attivisti anti-censura secondo cui le tenaglie del regime militare sono scattate a causa di due video diversi, entrambi ora rimossi: uno anti-islamico e l'altro a testimonianza dei brogli elettorali durante le elezioni parlamentari del 18 febbraio scorso.

Le argomentazioni religiose su cui si baserebbe la censura sono poi riprese e rilanciate da Mashable, secondo cui dietro l'ennesimo oscuramento di GoogleTube ci sarebbe la riproposizione delle discusse vignette su Maometto pubblicate in Olanda un anno fa. In tal senso, sottolinea Mashable, il blocco fa il paio con il tentativo di costringere l'enciclopedia collaborativa universale Wikipedia a sottostare ai dettami di una frangia di estremisti musulmani, convinti che il Profeta dell'Islam non vada rappresentato in alcuna maniera nemmeno per ragioni storiografiche o enciclopediche a beneficio di tutta l'umanità interconnessa.

Alfonso Maruccia
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