IT, i contratti in outsourcing

di Simonetta Zingarelli (studiolegalelisi.it) - Aumentano tra le imprese e le pubbliche amministrazioni i contratti che portano all'esterno funzioni e sviluppo ICT. Ma come devono essere realizzati questi contratti?

Roma - ╚ sempre più diffusa nelle società e nelle pubbliche amministrazioni la esternalizzazione dei processi per la gestione di servizi ICT. Spesso, infatti, si affidano in outsourcing le differenti attività legate alla realizzazione di progetti innovativi (dalla implementazione di nuovi e complessi software di gestione dei documenti fino alla realizzazione di progetti di conservazione sostitutiva).

Diventa, quindi, di grande importanza per le imprese e le PA stipulare sia contratti di licenza o sviluppo software nel caso di implementazione di nuovi e complessi gestionali, sia contratti di outsourcing per la gestione informatica dei documenti. Tali accordi rientrano fra i contratti cosiddetti ad oggetto informatico, vale a dire quei contratti che hanno ad oggetto beni (hardware o software) o servizi informatici. Questi sono caratterizzati da particolari caratteristiche tecniche da cui non si può prescindere nel momento in cui occorre stipulare un accordo contrattuale.

Ad esempio, per i contratti di licenza e sviluppo software si deve indubbiamente tener conto della disparità culturale informatica che spesso esiste tra i fornitori di servizi ICT e il cliente che non sempre è a conoscenza delle caratteristiche tecniche del bene che intende utilizzare. Nell'ambito di questi accordi, è anche diffusa la standardizzazione cosiddetta "atipica" (spesso cioè si tende a stipulare contratti che non sono frutto di accordo fra le parti, ma contratti standard in cui vi è inevitabilmente da parte del contraente più debole soltanto una sostanziale "adesione" ad un contratto già predisposto).
Bisognerebbe, invece, tutte le volte in cui si intende concludere tale tipo di contratto, prestare attenzione alla complessità del contratto informatico, che necessita di clausole anche "standard", ma che siano ritagliate sulle esigenze del cliente. Tutto ciò, è possibile attraverso:
- la predisposizione dello scambio di documenti precontrattuali e documentazione tecnica;
- la verifica verbalizzata della "situazione informatica";
- la specificazione scritta delle finalità dell'intervento informatico e delle trattative nelle premesse del contratto.

Nella stesura, dunque, di un contratto di licenza e/o sviluppo software occorrerà prestare particolare attenzione alla definizione di alcune e più importanti clausole, quali: premesse e definizioni, oggetto e finalità, specificazioni tecniche del servizio affidate ad un allegato, tempi di realizzazione e consegna (step e penalità), verifiche durante la realizzazione e verifica finale, modalità di mantenimento del servizio e assistenza, corrispettivi, recesso e risoluzione (con clausola risolutiva espressa), obblighi di riservatezza (anche successivi alla conclusione del contratto), proprietà e licenze delle prestazioni oggetto del contratto, fase patologica (controversie etc.), modalità delle comunicazioni e protezione dei dati, cessione del contratto, legge applicabile.

Più complesso risulta senza dubbio redigere correttamente un contratto di outsourcing attraverso il quale si affida ad un fornitore un intero processo di sviluppo di servizi informatici (si pensi, ad esempio, alla gestione di un sistema informativo che comprenda: privacy, fatturazione elettronica, conservazione sostitutiva, workflow documentale).

Tale scelta consente ad una società di esternalizzare servizi che siano validi per ottimizzare al meglio le risorse interne, concentrando l'attività della stessa sul suo core business. Questo processo avviene normalmente dopo un'attenta analisi attraverso cui l'azienda individua le sue principali attività in modo da distinguerle da quelle che ritiene più utile affidare all'esterno.
Il contratto di outsourcing è anche esso un contratto atipico, non previsto dal nostro codice civile, ma la cui natura giuridica va ricercata nel suo contenuto.

Tale contratto può essere ricondotto ad un accordo in cui il fornitore, con organizzazione dei mezzi propri ed assumendosi il rischio imprenditoriale, si impegna, dietro corrispettivo, a compiere determinate attività per il cliente, quali, ad esempio, operazioni di gestione e sviluppo del sistema informatico.

Secondo l'opinione prevalente di dottrina e giurisprudenza, il vero e proprio contratto di outsourcing è, dunque, riconducibile alla categoria dell'"appalto di servizi", caratterizzato appunto dalla commistione di beni e servizi, come tale disciplinato dall'art. 1655 del Codice Civile. Fra gli elementi principali del contratto di outsourcing grande rilievo assumono due caratteristiche fondamentali: la durata e lo SLA.

╚ essenziale, infatti, che l'accordo abbia una durata tendenzialmente lunga, così da poter ammortizzare gli investimenti effettuati e poter trasferire e realizzare tali processi di sviluppo di servizi informatici così complessi. Si tratta fondamentalmente di un contratto di natura "collaborativa" ed è interesse di entrambe le parti che sia stabile nel tempo.

Altro elemento fondamentale da inserire all'interno di un contratto di outsourcing è lo SLA (Service Level Agreement), con il quale si definiscono più nel dettaglio le procedure informatiche utilizzate, le tempistiche da osservare e il rispetto di privacy e sicurezza informatica nell'esercizio del procedimento oggetto del contratto.

Un buon contratto di outsourcing dovrà prevedere, inoltre, la durata contrattuale ed eventuali proroghe, il periodo di start up del progetto, le modalità di pagamento, un eventuale servizio di formazione del personale, le condizioni di recesso e risoluzione per inadempimento (con descrizione di inadempimenti in materia di sicurezza, privacy, interruzione del servizio, mancato rispetto di termini di conservazione, omesso pagamento etc.), la descrizione nel dettaglio dei servizi da fornire, specificando anche dal punto di vista informatico la procedura da seguire per l'eventuale processo di conservazione sostitutiva (e di eventuale emissione dei documenti-fatture elettroniche), la definizione nel dettaglio i sistemi di report informativi ed i resoconti del processo di conservazione e le stesse loro modalità di comunicazione (controllo telematico diretto in modalità remota, comunicazione con PEC etc.), le precise responsabilità dell'outsourcer ed eventuali penali, garanzie, indennità (con possibilità di polizza assicurativa), la definizione dei tempi di gestione delle anomalie e di assistenza tecnica, la previsione dei tempi di lavorazione (dalla emissione del documento, sino alla sua ricezione e registrazione nel sistema informatico, sino alla sua conservazione).

Perseguire una corretta strategia contrattuale nella definizione di questi rapporti commerciali così complessi permette alle parti di gestire un processo che potrà garantire nel tempo standard condivisi e vantaggi reciproci.

Simonetta Zingarelli
D&L Department Studio Legale Lisi
65 Commenti alla Notizia IT, i contratti in outsourcing
Ordina
  • Ho sottoscritto con l'outsourcer anche un contratto di locazione di celle frigo di proprietà dello stesso outsourcer in quanto, l'attività mi obbligava a mantenere le merci sotto controllo doganale. L'Agenzia delle Dogane infatti, nella fattispecie obbliga il proprietario della merce mante-
    nuta in regime doganale ad essere proprietario o locatario dello stabile.
    Ho disdetto il contratto di outsourcing e quindi, di conseguenza anche il
    contratto di locazione. Mi interesserebbe sapere come è poossibile entrare
    in contenzioso solo per il contratto di locazione che risulta di secondaria importanza.
    Vi ringrazia per una cortese riflessione
    non+autenticato
  • Di per se e' un buon articolo tecnico, dovuto a molte letture di libri sull'argomento e testi universitari.
    Peccato che il tutto non sia applicabile alla realtà italiana in quando questi contratti proprio per la loro natura "promiscua" siano fatti non ponendovi i vincoli che sono stati elencati dalla scrittrice, anche perche' se lo facessero sarebbero cause di contrasto di alevavzione dei costi.
    In sostanza se l'outsoursing dovessere essere applicato come l'articolo raccomanda costerebbe di piu' di un qualsiasi rapporto dipendente e nessun imprenditore privato o pubblico lo approverebbe. Da qui tutta una serie di giuste puntualizzazioni fatte da chi mi ha preceduto sul forum.
  • Mi chiedo qualcuno ha mai pensato di fare un sito ospitato all'estero che metta i nomi con tutta questa gente che rivende con i rispettivi commenti e un forum?
    c'e'?
    se c'e' qual'e' il link?
    ciao grazie
    non+autenticato
  • posso solo darti il lik di un forum che abbiamo aperto per dare informazioni a chi vuole lavorare all estero.

    http://zenworks.myfreeforum.org/index.php
    non+autenticato
  • scommetto che tanta informatici se ne stanno andando eh?
    ma sai che ti dico
    mi avete convinto.
    addio! volo ryanair e seguiro' i consigli del tuo forum
    addio contratti sla,slip,slup slop e poi gira gira e sempre il programmatore/sistemista a subirne le conseguenze
    scrivete scrivete articoli,
    io vi saluto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: kalimero
    > scommetto che tanta informatici se ne stanno
    > andando eh?
    > ma sai che ti dico
    > mi avete convinto. addio!
    > volo ryanair e seguiro' i consigli del tuo forum
    > addio contratti sla,slip,slup slop e poi gira
    > gira e sempre il programmatore/sistemista a
    > subirne le conseguenze
    > scrivete scrivete articoli,
    > io vi saluto.

    non ti preoccupare che all'estero i lavori meglio pagati se li tengono i nativi e alla prima recessione saranno gli stranieri a essere licenziati...

    molto meglio sarebbe costituire un sindacato informatici online, ma si sa che degli altri ci si ricorda solo quando se ne ha bisogno...
    non+autenticato
  • - Scritto da: max59
    > - Scritto da: kalimero
    > > scommetto che tanta informatici se ne stanno
    > > andando eh?
    > > ma sai che ti dico
    > > mi avete convinto. addio!
    > > volo ryanair e seguiro' i consigli del tuo forum
    > > addio contratti sla,slip,slup slop e poi gira
    > > gira e sempre il programmatore/sistemista a
    > > subirne le conseguenze
    > > scrivete scrivete articoli,
    > > io vi saluto.
    >
    > non ti preoccupare che all'estero i lavori meglio
    > pagati se li tengono i nativi e alla prima
    > recessione saranno gli stranieri a essere
    > licenziati...
    >
    > molto meglio sarebbe costituire un sindacato
    > informatici online, ma si sa che degli altri ci
    > si ricorda solo quando se ne ha
    > bisogno...

    ma non ti ci entra in testa che i sindacati in italia non servono ad un c*** e la testa che bisogna cambiare non fare l'ennesimo sindacato.
    l'hanno pure fatto quelli della cgil hanno raggruppato tutti i precari, ce ne fosse stato uno dico uno che si e' iscritto.
    Lascia perdere fagli fare la valigia che in italia finisce male.
    non+autenticato
  • Buongiorno,
    credo che per un'azienda sia profondamente errato privarsi di un dipartimento IT per una media (+100 dipendenti) o grande impresa (+ di 1000 dipendenti), le banche insegnano sempre.

    Pongo una domanda, quante banche conoscete che non hanno il proprio dipartimento IT e lasciando in outsourcing questo business?

    Credo che sia profondamente errato privarsi del settore IT nella propria azienda. La dimensione di tale dipartimento sicuramente deve essere in proporzione al business dell'azienda, ma se qualcuno ci riflette un poco oggi giorno (come nella preistoria) il business gira sull'informazione e questa oggi gira sull'informatica su intranet e internet.

    Pensare che un'azienda possa vedere l'IT come non vincolato al suo core business e' essere ancora al medioevo, vedere l'informazione col giornale quando gli altri la vedono on-line.

    Solo le aziende conoscono i propri processi di business e chiunque esterne a queste dovra' catturare esattamente i processi cosa molto ardua, spesso all'interno della stessa azienda solo una trasvolata della piramide di responsabilita' fa intuire se il processo e' noto o confuso e poco chiaro a tutti. Molti dubbi e poche certezze.

    Investire in un dipartimento IT implica spesso demandare a questo la conoscenza dei processi di business di un'azienda dare un know-how che permetta report giornalieri, fare problem-discover di inconsistente legate a interessi di singoli gruppi in azienda per presentarsi meglio ai propri responsabili.

    Insomma dal mio punto di vista investire in un dipartimento IT con persone all'interno con un alto profilo professionale (come sempre non e' la laurea e' la capacita' in questo settore dimostrata in campo il valore) si permette di ottimizzare i processi, mettere in sinergia dipartimenti perche' si conoscono i processi, far estrarre informazioni del proprio business fondemaentali ai propri goals.

    Sono opinioni personali spesso riferite sottovoce, in quanto anche nelle aziende esistono oligarchie gerontocratiche anche se tutti ripeteranno all'infinito che non e' cosi.

    Non si espongono in soluzioni i manager si imbarcano in avventure e spesso per ovviare di render conto delle spese sostenute con ragion d'essere si trincerano nel NO IL PROGETTO DEVE ESSERE CHIUSO.

    Sarebbe piu' proficuo per un'aziende avere un'approvazione con responsabilita' della soluzione proposta dalla societa' di outsourcing.

    Spesso esistono soluzioni a costi ridicoli che vengono gonfiate da societa' poco serie vendendo pacchetti di loro prodotti o di societa' di cui sono partner senza pensare che fare una soluzione con un alto livello di qualita' permetterebbe di vivere con la manutenzione e avere l'opportunita' di avere un futuro rapporto di lavoro con quella azienda.

    Sembra l'attivita' che spesso fanno alcuni artigiani. Porto l'auto per un problema al motore mi viene cambiato l'impianto elettrico aggiustato alla buona il motore affinche ritorni tra 6 mesi per un problema simile.

    Questo non e' mercato dal mio punto di vista e' truffa.

    Poi altre volte le aziende chiedono la soluzione ad un problema a 3-5 mesi quando per realizzarla necessiterebbe 36 mesi. La realta' finale si ha un prodotto finale lento e pesante poco manutenibile che e' costato piu' del doppio realizzato in 45 mesi.

    Chiedo di rimettere i piedi per terra.

    Le societa' hanno come obiettivo il profitto, quindi cercheranno di fare cio' che possono cercando di rispettare i vincoli di contratto dell'appalto. Avere nella vostra azienda un ottimo team IT vi permettera' di spendere meno soldi, avere un controllo reale della spesa e della soluzione (se gli farete mettere il naso dentro) ed inoltre creare sinergia e conoscenza dei processi oltre ad avere la possibilita' di pianificare tutte le informazioni di cui avete bisogno per prendere delle decisioni.

    Spero di non essere stato troppo oltranzista, ma si sta creando una mentalita' che segue quella degli anni 90.

    Ogni volta che parte un nuovo progetto in un qualsiasi settore per migliorare un processo c'e' da farsi alcune domande:

    1. La soluzione di quanto migliora quella attuale ?
       Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?
    2. Il costo e' accettabile ?
       Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?
    3. Posso aspettare questo tempo stimato senza far pressioni per il nuovo processo continuando a usare il vecchio processo per evitare danni di progettazione del prodotto per pressioni esercitate?
       Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?

    Non e' complicato la domanda verra' da sola.

    Un saluto Vincenzo
    non+autenticato
  • mi piace il tuo discorso, ma in pratica?
    cioè, lavoro nel nord-est da 20 anni e faccio il Consulent IT: ne avessi trovata una di azienda seria che si pone le tue tre domande prima di affrontare una modifica ad un processo... gli imprenditori qui ragionano in un modo solo: "costio tanto?" oppure quando c'è da comprare un server "va eà va eà, vo comprarmio al discount sto bussoeoto!"
    il ricco nord-est...
    Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: outsorcio
    > mi piace il tuo discorso, ma in pratica?
    > cioè, lavoro nel nord-est da 20 anni e faccio il
    > Consulent IT: ne avessi trovata una di azienda
    > seria che si pone le tue tre domande prima di
    > affrontare una modifica ad un processo... gli
    > imprenditori qui ragionano in un modo solo:
    > "costio tanto?" oppure quando c'è da comprare un
    > server "va eà va eà, vo comprarmio al discount
    > sto
    > bussoeoto!"
    > il ricco nord-est...
    > Occhiolino

    E' una questione di fiducia, ci sono imprenditori del ricco-nord est che vogliono portare loro non solo tutti i documenti rigorosamente cartacei in banca ma anche la posta all'ufficio postale di persona.
    Questo perche' non si fidano a "priori", se conoscono da una vita l'avvocato o il commercialista o l'architetto non hanno ancora avuto modo di rapportarsi con i tecnici IT, sebbene costretti dai figli hanno avuto modo di vedere gironzolare in azienda il "tecnico" che viene preso piu' che altro come un "aggiustatore di linee telefoniche".
    Ci dovrebbe essere una cambiamento generazionale nelle aziende , ma ho paura che i figli siano molto piu' incapaci dei genitori e trovare nuovi mercati e nuove strategie aziendali, ma farglielo capire che nel cellulare non ci puo' stare l'intero pacchetto software-ati che ha nel server aziendale e' difficile nei piu' casi.
  • - Scritto da: Vincenzo
    > Buongiorno,
    > credo che per un'azienda sia profondamente
    > errato privarsi di un dipartimento IT per una
    > media (+100 dipendenti) o grande impresa (+ di
    > 1000 dipendenti), le banche insegnano
    > sempre.


    ohhhhhhhhhhhh questo si che e' parlare in modo intelligente
    finalmente e' stato centrato esattamente il problema

    > Pongo una domanda, quante banche conoscete che
    > non hanno il proprio dipartimento IT e lasciando
    > in outsourcing questo
    > business?

    Ahime qualcuna comincia ora.
    Ma come dice la pubblicita' mettersela inquelposto da soli non ha prezzo.

    > Credo che sia profondamente errato privarsi del
    > settore IT nella propria azienda. La dimensione
    > di tale dipartimento sicuramente deve essere in
    > proporzione al business dell'azienda, ma se
    > qualcuno ci riflette un poco oggi giorno (come
    > nella preistoria) il business gira
    > sull'informazione e questa oggi gira
    > sull'informatica su intranet e
    > internet.

    Quello che dici e' verissimo, ma il problema in italia e' un altro.
    Si mette in outsourcing perche' una azienda non ha all'interno dei dipendenti che svolgano tali mansioni, non sono capaci a trovarli, e non c'e' nessuno che nell'azienda possa selezionare persone qualificate, e' un cane che si morde la coda
    allora si preferisce dare in outsorcio.
    il problema pero' e che un consulente se ne strafrega di quale siano
    le tue esigenze, fa quello che viene richiesto e nulla piu'. Se ne frega delle esigenze e alla fine non gliene importa nulla nemmeno delle responsabilita' nei confronti dell'azienda. Infondo e' solo un consulente esterno e tra se e se pensa "per quei quattro soldi che mi danno e per il rischio di pedalarmi a calci nel sedere fuori dalla commessa, e anche troppo."
    per cui i servizi funzionano male, le reti cadono e a nessuno importa niente, tanto e roba del cliente.
    Il cliente cambia fornitore, cambia l'orchestra ma e' sempre la musica e tante volte non cambiano nemmeno i musicanti.
    Infondo chi vuole esternalizzare merita questo ed altro.
    Mi ricordo una statistica aziendale, dove mettevano in luce tutti i problemi dei vari settori, in confronto con il servizio, ebbene risultava che i problemi derivavano solo dalle aziende in outsourcing che non rispettavano alcuna scadenza. e non producevano un buon servizio.
    Esternalizzate... esternalizzate.


    > Pensare che un'azienda possa vedere l'IT come non
    > vincolato al suo core business e' essere ancora
    > al medioevo, vedere l'informazione col giornale
    > quando gli altri la vedono
    > on-line.


    il problema qui e' propio una questione di pensiero, e di formazione, non esistono nessuna cultura di assumere un gruppo it, perche' stupidamente non se ne vede il bisogno oppure non si e' capaci a selezionarli, o peggio perche' c'e' mio cugginoe che c'ha una azienda di peracottari bodyrental di numero 8 dipendenti e numero 80 di consulenti.

    > Solo le aziende conoscono i propri processi di
    > business e chiunque esterne a queste dovra'
    > catturare esattamente i processi cosa molto
    > ardua, spesso all'interno della stessa azienda
    > solo una trasvolata della piramide di
    > responsabilita' fa intuire se il processo e' noto
    > o confuso e poco chiaro a tutti. Molti dubbi e
    > poche
    > certezze.

    mi pare che fu pubbicato un vecchio articolo a riguardo
    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1464309&t=30/...


    >
    > Insomma dal mio punto di vista investire in un
    > dipartimento IT con persone all'interno con un
    > alto profilo professionale (come sempre non e' la
    > laurea e' la capacita' in questo settore
    > dimostrata in campo il valore) si permette di
    > ottimizzare i processi, mettere in sinergia
    > dipartimenti perche' si conoscono i processi, far
    > estrarre informazioni del proprio business
    > fondemaentali ai propri
    > goals.

    ma il nostro non e' un paese tecnologicamente avanzato e questi discorsi sono per nuove generazioni e i dirigenti superano tutti la 70ina

    > Sono opinioni personali spesso riferite
    > sottovoce, in quanto anche nelle aziende esistono
    > oligarchie gerontocratiche anche se tutti
    > ripeteranno all'infinito che non e'
    > cosi.

    appunto


    > Spesso esistono soluzioni a costi ridicoli che
    > vengono gonfiate da societa' poco serie vendendo
    > pacchetti di loro prodotti o di societa' di cui
    > sono partner senza pensare che fare una soluzione
    > con un alto livello di qualita' permetterebbe di
    > vivere con la manutenzione e avere l'opportunita'
    > di avere un futuro rapporto di lavoro con quella
    > azienda.

    discorso troppo intelligente
    sopravvaluti queste persone


    >
    > Questo non e' mercato dal mio punto di vista e'
    > truffa.

    quando le aziende facendo finta di niente si imbarcano sottosubappalti sapendo che alla fine pagheremo noi (pubblica amministrazione) o noi (con costi di vendita del prodotto piu' alti)
    come la chiami.

    ...
    > soldi, avere un controllo reale della spesa e
    > della soluzione (se gli farete mettere il naso
    > dentro) ed inoltre creare sinergia e conoscenza
    > dei processi oltre ad avere la possibilita' di
    > pianificare tutte le informazioni di cui avete
    > bisogno per prendere delle
    > decisioni.

    bellissimo se l'italia fosse un paese funzionante cosa che non lo e'
    bisognerebbe cominciare a premiare la meritocrazia e non il nepotismo, bisognerebbe incorporare le persone qualificate anche direttamente assumendolo dal fornitore. ma non si fa.
    insomma e' un paese verso il tracollo. Siamo nelle rapide e aspettiamo di arrivare davanti alla cascata.

    > Spero di non essere stato troppo oltranzista, ma
    > si sta creando una mentalita' che segue quella
    > degli anni
    > 90.

    concordo con te

    > Ogni volta che parte un nuovo progetto in un
    > qualsiasi settore per migliorare un processo c'e'
    > da farsi alcune
    > domande:
    >
    > 1. La soluzione di quanto migliora quella attuale
    > ?
    >    Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?
    > 2. Il costo e' accettabile ?
    >    Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?
    > 3. Posso aspettare questo tempo stimato senza far
    > pressioni per il nuovo processo continuando a
    > usare il vecchio processo per evitare danni di
    > progettazione del prodotto per pressioni
    > esercitate?
    >    Ho qualcuno capace di valutarlo in azienda ?
    >
    > Non e' complicato la domanda verra' da sola.
    >
    > Un saluto Vincenzo


    bravo il nocciolo e': ho qualcuno a cui posso..
    la risposta per tutte queste aziende e' NO, non ho nessuno, quello e l'amico di zio peppino, non capisce niente e me lo devo tenere, quella e' il figlio dell'architetto che mi ha rifatto casa, quello e il gatto del senatore, quello e il canarino del deputato...
    alla fine la risposta e' no.
    e andremo a finire come si finisce sempre.
    ciao
    non+autenticato
  • ...dell'articolo. Che naturalmente e' rivolto alle aziende come target principale.
    Contrariamente a quanto detto negli altri commenti sono contento che si parli di contratti in outsourcing, nel resto del mondo e' la normalita' e per noi sono "atipici", e c'e' anche qualcuno che si lamente perche' se ne parla, ma dove volete vivere?

    E' giusto informare le aziende erogatrici di servizi su come migliorare il rapporto anche contrattuale con i propri clienti e giusto far sapere ai clienti che possono pretendere piu' chiarezza sui servizi che gli vengono proposti dai fornitori. Un buon contratto aiuta sia il fornitore che il cliente a tutelarsi in caso di controversie.

    Capisco che ci possano essere delle persone frustrate dalla situazione di contratti vampireschi tra aziende e lavoratori, ma questo articolo non c'entra proprio nulla.

    Per piccole aziende informatiche che non hanno un supporto legale interno e' un problema non da poco "inventarsi" dei contratti da proporre ai clienti e un articolo come questo puo' costituire almeno una linea guida per definire un contratto decente di supporto/erogazione di servizi.

    Senza offesa per i lavori atipici/sottopagati/semischiavizzati/altro, anche perche' partecipavo anche io alla categoria, e non sono affatto convinto di esserne ancora uscito.
    non+autenticato
  • Totalmente d'accordo...
    lo spirito dell'articolo è quello e mi sembrava ovvio...
    era sufficiente leggere con attenzione
    ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: ancheno
    > ...dell'articolo. Che naturalmente e' rivolto
    > alle aziende come target principale.
    >
    > Contrariamente a quanto detto negli altri
    > commenti sono contento che si parli di contratti
    > in outsourcing, nel resto del mondo e' la
    > normalita' e per noi sono "atipici", e c'e' anche
    > qualcuno che si lamente perche' se ne parla, ma
    > dove volete
    > vivere?

    Ma scusa connetti parzialmente la parte del tuo cervello funzionante si o no?
    All'estero e' totalmente diverso, io ci vivo e ti posso assicurare che le cose stanno diversamente non so se la cosa ti e' chiara.


    > E' giusto informare le aziende erogatrici di
    > servizi su come migliorare il rapporto anche
    > contrattuale con i propri clienti e giusto far
    > sapere ai clienti che possono pretendere piu'
    > chiarezza sui servizi che gli vengono proposti
    > dai fornitori. Un buon contratto aiuta sia il
    > fornitore che il cliente a tutelarsi in caso di
    > controversie.

    alla fine tutela il fornitore, tutela il cliente
    ma non tutela il resto, non so se ti e' chiaro come funzionano le cose in italia.
    il fornitore richiede questo tipo di contratto
    il contraente lo accetta
    lo subbappalta a meta' prezzo ad una body rental con le medesime condizioni (una bella fotocopia e via)
    e alla fine tale imposizioni ricadono solo ed esclusivamente sul consulente finale ti e' chiaro o ti faccio il disegnino?

    ----------|
    cliente | --> fornitore-->bodirentalperacottara--->consulente
    ----------|

    quando succede qualcosa che non rispetta le regole del contratto
    sla rallentamenti
    va cosi


    SLA mancata
    body rental peraccotara licenzia il malcapitato di turno
    dicendo che la colpa e' del consulente

    il fornitore dice al cliente che la colpa era del consulente e che essendo consulente non possono applicare multe.
    il cliente ci crede
    e tutto finisce qui.

    AHOOOOOOOOOOO SVEGLIA QUESTA E' L'ITALIA, NON QUELLA CHE VEDI SU QUATTRO PAGINE DI UN A4!
    non+autenticato
  • > Ma scusa connetti parzialmente la parte del tuo
    > cervello funzionante si o
    > no?
    > All'estero e' totalmente diverso, io ci vivo e ti
    > posso assicurare che le cose stanno diversamente
    > non so se la cosa ti e'
    > chiara.

    personalmente sono contento che tu viva all'estero e ti auguro anche di avere un bella vita. Ma fammi capire, io che non connetto il cervello non riesco proprio a capire:

    - All'estero non esistono contratti che legano azienda cliente ed azienda fornitore? Si che esistono e sono a mio parere peggiori dei nostri

    - Mi puoi spiegare cosa c'entrano le tue deliranti elucubrazioni da lavoratore mal inquadrato contrattualmente (o anche no) nel rapporto tra due aziende?

    - se un'azienda tratta male i suoi collaboratori/dipendenti/consulenti non e' detto che tutte lo facciano e comunque non c'entra nulla in un eventuale contratto di outsourcing tra due aziende

    - spari sentenze a destra e a manca puntando il dito nella direzione sbagliata per una motivazione probabilmente giusta. Che in Italia venga gestito male il rapporto tra lavoratore ed azienda non e' una novita', ma cosa c'entra il contratto che propone il servizio che offre un'azienda?

    Per fare un esempio banale:

    Uno chef scrive consigli su come stilare dei menu' ai ristoranti cinesi. Lo scopo e' migliorare il rapporto tra i ristoranti e i propri clienti.
    Tu stai dicendo che non lo puo' fare perche' i ristoranti cinesi puzzano di fritto e cucinano i gatti!

    D'accordo che se cucinano i gatti vanno PUNITI ma santo cielo te la prendi pure con lo chef che da consigli sul menu!


    Traducendo con tanta buona volonta' in critiche costruttive quello che hai detto, si potrebbe richiedere nei contratti di questo tipo che vengano inseriti degli espliciti limiti nelle possibilita' di dare in gestione i servizi erogati dal fornitare a terze parti. Comunque anche cosi' si e' ben lontani dalla risoluzione del rapporto deviato che c'e' in Italia tra (alcune)aziende e (alcuni) lavoratori.
    non+autenticato
  • - Scritto da: cinico
    > Ma scusa connetti parzialmente la parte del tuo
    > cervello funzionante si o no?

    E tu?

    > All'estero e' totalmente diverso, io ci vivo e ti
    > posso assicurare che le cose stanno diversamente
    > non so se la cosa ti e' chiara.

    Ma tu di cosa stai parlando? All'estero come si accorda un'azienda con un'altra?

    > il fornitore richiede questo tipo di contratto
    > il contraente lo accetta
    > lo subbappalta a meta' prezzo ad una body rental
    > con le medesime condizioni (una bella fotocopia e
    > via) e alla fine tale imposizioni ricadono solo ed
    > esclusivamente sul consulente finale ti e' chiaro
    > o ti faccio il disegnino?

    Tutto ciò non ha nulla a che vedere con l'articolo. Ti è chiaro o devi leggerlo ancora due o tre volte?

    > il fornitore dice al cliente che la colpa era del
    > consulente e che essendo consulente non possono
    > applicare multe.

    Fantasia. Assurdità. Ma dove vivi?
  • - Scritto da: ancheno
    > ...dell'articolo. Che naturalmente e' rivolto
    > alle aziende come target principale.
    >
    > Contrariamente a quanto detto negli altri
    > commenti sono contento che si parli di contratti
    > in outsourcing, nel resto del mondo e' la
    > normalita' e per noi sono "atipici", e c'e' anche
    > qualcuno che si lamente perche' se ne parla, ma
    > dove volete
    > vivere?
    >
    > E' giusto informare le aziende erogatrici di
    > servizi su come migliorare il rapporto anche
    > contrattuale con i propri clienti e giusto far
    > sapere ai clienti che possono pretendere piu'
    > chiarezza sui servizi che gli vengono proposti
    > dai fornitori. Un buon contratto aiuta sia il
    > fornitore che il cliente a tutelarsi in caso di
    > controversie.
    >
    > Capisco che ci possano essere delle persone
    > frustrate dalla situazione di contratti
    > vampireschi tra aziende e lavoratori, ma questo
    > articolo non c'entra proprio
    > nulla.
    >
    > Per piccole aziende informatiche che non hanno un
    > supporto legale interno e' un problema non da
    > poco "inventarsi" dei contratti da proporre ai
    > clienti e un articolo come questo puo' costituire
    > almeno una linea guida per definire un contratto
    > decente di supporto/erogazione di
    > servizi.
    >
    > Senza offesa per i lavori
    > atipici/sottopagati/semischiavizzati/altro, anche
    > perche' partecipavo anche io alla categoria, e
    > non sono affatto convinto di esserne ancora
    > uscito.

    sei uno del forum di quei troll che sono nel newsgroup vero?
    riconosco il tipico stile di chi legge e si scrive addosso.
    questo non e' mica un newsgroup
    rintanati da dove sei venuto.
    non+autenticato
  • > sei uno del forum di quei troll che sono nel
    > newsgroup
    > vero?
    > riconosco il tipico stile di chi legge e si
    > scrive
    > addosso.
    > questo non e' mica un newsgroup
    > rintanati da dove sei venuto.

    Si vabbe, buona notte.

    A me e' piaciuto l'articolo e l'ho capito in un certo modo.
    Ad altri non e' piaciuto e l'hanno capito in modo diverso.


    pace e bene
    non+autenticato
  • - Scritto da: ancheno
    > > sei uno del forum di quei troll che sono nel
    > > newsgroup
    > > vero?
    > > riconosco il tipico stile di chi legge e si
    > > scrive
    > > addosso.
    > > questo non e' mica un newsgroup
    > > rintanati da dove sei venuto.
    >
    > Si vabbe, buona notte.
    >
    > A me e' piaciuto l'articolo e l'ho capito in un
    > certo
    > modo.
    > Ad altri non e' piaciuto e l'hanno capito in modo
    > diverso.
    >
    >
    > pace e bene

    beccato alla grande
    non+autenticato
  • Scusate non e' per fare polemica.

    Nell'articolo si fa passare l'idea che l'outsourcing e' bene e non sono un estremista.

    All'estero certo che funziona correttamente le aziende hanno in generale un livello di tecnici liberi di comunicare leggendo la loro parte (per competenza) dei contratti e far aggiungere/modificare/eliminare nei contratti delle postille che in Italia, spesso per ignoranza o per amicizie delle aziende di outsourcing, non si aggiungono/modificano/cancellano.

    Poi non parliamo di gerentocrazia, amicizie e competenze tecniche di chi e' addetto all'IT come manager.

    Spesso non sanno di cosa si parla e impongono scelte. Non si comprende in base a cosa puntino al 30% di beneficio che devono raggiungere. Non so se le aziende industriali dal loro core business raggiungono tali % forse se lo sapessero li prenderebbero a calci nei cosiddetti.

    La situazione all'estero e' diversa spero tu possa avere un'opportunita' di verificarlo, nel frattempo in bocca al lupo.

    Ciao

    - Scritto da: ancheno
    > > sei uno del forum di quei troll che sono nel
    > > newsgroup
    > > vero?
    > > riconosco il tipico stile di chi legge e si
    > > scrive
    > > addosso.
    > > questo non e' mica un newsgroup
    > > rintanati da dove sei venuto.
    >
    > Si vabbe, buona notte.
    >
    > A me e' piaciuto l'articolo e l'ho capito in un
    > certo
    > modo.
    > Ad altri non e' piaciuto e l'hanno capito in modo
    > diverso.
    >
    >
    > pace e bene
    non+autenticato
  • > Nell'articolo si fa passare l'idea che
    > l'outsourcing e' bene e non sono un
    > estremista.

    In parte e' vero, per spiegare come funziona l'outsourcing sono evidenziati i lati positivi, ma non credo che sia lo scopo primario dell'articolo... ma magari sbaglio

    > All'estero certo che funziona correttamente le
    > aziende hanno in generale un livello di tecnici
    > liberi di comunicare leggendo la loro parte (per
    > competenza) dei contratti e far
    > aggiungere/modificare/eliminare nei contratti
    > delle postille che in Italia, spesso per
    > ignoranza o per amicizie delle aziende di
    > outsourcing, non si
    > aggiungono/modificano/cancellano.

    Assolutamente d'accordo! Io vedo la cosa dai miei 2 punti di vista: da partecipante in una piccola azienda scrivo i contratti dal punto di vista tecnico e mi manca un po' di conoscenza legale per tutelarmi verso i clienti. Viceversa sono consulente per grandi aziende e mi trovo ad impazzire per sottostare a contratti improponibili sottoscritti da menti ignoranti e ottuse, senza essere consultato in fase di sottoscrizione di contratti.

    > Poi non parliamo di gerentocrazia, amicizie e
    > competenze tecniche di chi e' addetto all'IT come
    > manager.
    >
    > Spesso non sanno di cosa si parla e impongono
    > scelte. Non si comprende in base a cosa puntino
    > al 30% di beneficio che devono raggiungere. Non
    > so se le aziende industriali dal loro core
    > business raggiungono tali % forse se lo sapessero
    > li prenderebbero a calci nei
    > cosiddetti.
    >
    > La situazione all'estero e' diversa spero tu
    > possa avere un'opportunita' di verificarlo, nel
    > frattempo in bocca al
    > lupo.

    Beh qui' mi pare che generalizzi un po' troppo, tuttavia in alcune situazioni sono certo che le cose stanno esattamemnte come le descrivi tu. Non ho esperienza diretta all'estero, ma conosco un po' come funziona nel rapporto tra aziende; mi piacerebbe fare esperienza all'estero ma sono troppo legato a cose e persone in Italia per pensare di trasferirimi ora.
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 8 discussioni)