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No Logo/ Freeconomics?

di Mafe de Baggis - Modelli di business basati sulla gratuità, basati su un terzo che paga per noi. E' possibile sia dentro che fuori dalla rete?

Roma - Metti allo stesso tavolo, a piacimento, un lettore e un editore, uno sportivo e un gestore di palestre, un malato e un produttore di farmaci, una donna normale e uno stilista. Osservali parlare e valuta la progressiva distanza crearsi tra le rispettive posizioni, nonostante sia chiaro a entrambi che, nello specifico campo di interesse, dalle decisioni dell'uno dipende la soddisfazione dell'altro. Se un'azienda si allontana dai desideri dei suoi clienti, perderà quote di mercato; se un cliente non accetta le offerte delle aziende, non avrà modo di procurarsi i prodotti che desidera o di cui ha bisogno.

Grazie a Internet e alla tecnologia la prima condizione è ancora sempre vera, la seconda progressivamente meno, soprattutto per certi settori. La rete ci permette spesso di rispondere a bisogni importanti - socialità, intrattenimento e cultura, per esempio - senza mercificazione: è uno dei motivi per cui la condivisione gratuita di conoscenza e i media sociali innervosiscono così tanto chi ne è fuori.

Per quanto riguarda i romanzi, per esempio, è chiaro che l'offerta di contenuti tipici dei blog personali è in concorrenza con la narrativa di evasione: meno chiaro è se un editore può entrare in questo contesto senza rovinarne le dinamiche sociali, ma guadagnandoci. Venerdì scorso in un dibattito ai WebDays a Torino ho assistito - da moderatrice - a un interessante scambio tra relatori e pubblico sul modo in cui l'uso intensivo della rete riduce gli spazi per la lettura senza sacrificare il piacere di ascoltare delle storie. Alla fine è parso evidente a tutti che un "modello di business" della narrativa spontanea online (autobiografica e non) potrebbe anche non esistere mai, anche perché il vantaggio della narrativa sociale è che incontrare di persona l'autore è facile, ma soprattutto è possibile incontrare il personaggio, perché coincidono. Come fai a ricavare soldi da una cosa del genere? E soprattutto, è giusto farlo?
Una possibile risposta potrebbe arrivare da Chris Anderson, che con la sua "Long Tail" ci ha già aiutato a capire quanto le nostre scelte siano diverse quando abbiamo davanti cataloghi completi, e non guidati dalla disponibilità fisica di merci in magazzino.

Anderson sta studiando i modelli di business basati sul gratis, partendo da Gillette che è riuscita a imporre le sue lamette dopo vent'anni di insuccessi semplicemente regalando (o quasi) i rasoi e arrivando alla pubblicità, che sempre più spesso paga i costi annullando il prezzo finale di mercato, come nella free press. In mezzo l'affascinante idea che il software così come lo conosciamo oggi nasce grazie al continuo abbassarsi dei costi dei componenti (oggi siamo a 0.000001 cent per transistor), che insieme all'aumento della potenza ha permesso ai programmatori di disinteressarsi dell'efficienza delle applicazioni e di concentrarsi sulle funzionalità (con risultati non sempre validi, ma questo è un altro discorso).

Tornando all'incontro tra domanda e offerta, come cambiano i mercati se la mercificazione si sposta di un livello, e cioè se qualcun altro paga i costi dei prodotti che acquistiamo? Riusciamo a immaginare un mondo in cui è tutto gratis (non a basso costo: gratis) e ogni azienda fa comunque profitti? Anderson parla di un "mercato a tre vie", come è oggi quello della pubblicità televisiva, della free press o di Google (un terzo paga per i servizi di cui tu fruisci): è possibile un mercato a tre vie per l'editoria libraria? Per le medicine? Per il radicchio rosso?

Secondo Anderson "le opportunità per avere modelli di business basato sul gratis non sono mai state più ampie" e stiamo per riscrivere l'economia - "la scienza sociale della scelta in condizioni di scarsità" (Milton Friedman) - grazie a una tecnologia a costi sempre più bassi. Sarà vero? E sarà vero anche offline?

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13 Commenti alla Notizia No Logo/ Freeconomics?
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  • Mafe che senso ha chiedersi se possa funzionare anche nel mondo reale una forma economica che è nata migliaia di anni prima di Internet?

    bob
    non+autenticato
  • Concordo.
    L'articolo di Anderson è carino, ma non dice assolutamente nulla di nuovo. Basterebbe rileggere "Age Of Access" di Rifkin tanto per fare un esempio.
    Inoltre porta anche degli esempi che non sembrano sostenere la sua tesi (a partire da quello Ryanair).

    In ultimo ache l'articolo scritto qui non è molto chiaro e mescola cose tra loro diverse.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto Dadda
    > Mafe che senso ha chiedersi se possa funzionare
    > anche nel mondo reale una forma economica che è
    > nata migliaia di anni prima di
    > Internet?
    >
    > bob

    non ti aspetterai mica una risposta no?

    sono GLI ALTRI che devono essere attenti al dialogo.
    non+autenticato
  • Sfugge a qualsiasi legge economica. Se qualcuno ti offre gratis qualcosa, ha solo trovato il modo di spostare su un altro mercato collaterale il ricavo. Maggiorato, si intende. Se il signor gillette ti offre gratis il rasoio, è perchè ti fa pagare 10 o più euro 4 lamette. Se qualche ditta offre a pochi euro la stampante, vuol dire che le cartucce le paghi ben care. Il ricavo si sposta maggiorato dal mercato delle stampanti a quello più lucroso delle cartucce. Così vale per numerosi altri mercati, telefonia mobile, tv satellitare, eccetera. Rasoi, cellulari, ricevitori satellitari sono esempi di commodities. E questo era l'esempio iniziale.

    Che c'entra relativamente con l'introito pubblicitario di dopo, tranne per il fatto, appunto, che da una parte o dall'altra qualcuno deve pagare, e se è vero che il costo di banda, storage, capacità di calcolo cala continuamente, è anche vero che il costo complessivo di utilizzo cala molto meno. Se cala il costo della banda, nascono servizi nuovi come youtube che ne usano di più, lasciando il costo complessivo invariato. Se cala il costo dello storage, escono fuori i filmati in alta definizione. E se ti offrono questi servizi gratis, da qualche altra parte in un modo o nell'altro li paghi.

    E tutto questo non si capisce nuovamente cosa c'entra con il concetto di coda lunga, dove per coda lunga si intendono mercati marginali che hanno bisogno di grossi numeri per essere produttivi. Se il mercato di orologi da cucù resistenti all'acqua interessa lo 0,1% della popolazione, farò la fame se il mio potenziale mercato è di 100.000 persone, ma ci possono vivere con Internet, dove posso contare su milioni e milioni di persone.

    Insomma, sinceramente non ho capito qual'è la tesi di questo articolo. Che è possibile il tutto gratis? Che ti offrono una caramella gratis mentre ti derubano il portafogli? Che le leggi della scarsità non valgono su internet (falso: le scelte sono sempre governate sia dalla percezione della scarsità sia dalla scarsità reale)?
    non+autenticato
  • Ottima recensione.
    Perchè non mandi il curriculum a PI?
    Magari ti prendono per degli articoli sull'economia e il marketing. Ce ne sarebbe bisogno...
    Occhiolino
    non+autenticato
  • quoto al 100%
    niente è veramente gratis
    non+autenticato
  • Le rispote alle tue domande si trovano nell'articolo linkato di Anderson su Wired .


    > Che c'entra relativamente con l'introito
    > pubblicitario di dopo, tranne per il fatto,
    > appunto, che da una parte o dall'altra qualcuno
    > deve pagare

    C'entra perchè non lo paga l'utente, o meglio, non lo paga in moneta ma in "fastidio".

    > e se è vero che il costo di banda,
    > storage, capacità di calcolo cala continuamente,
    > è anche vero che il costo complessivo di utilizzo
    > cala molto meno. Se cala il costo della banda,
    > nascono servizi nuovi come youtube che ne usano
    > di più, lasciando il costo complessivo invariato.
    > Se cala il costo dello storage, escono fuori i
    > filmati in alta definizione.

    E' però indubbio che anche il costo complessivo scenda, all'aumentare dei servizi offerti. Un computer in grado di utilizzare le più avanzate tecnologie offerte dalla rete costa poche centinaia di euro mentre una connessione in grado di sfruttarle dieci euro al mese. E in america (dove l'articolo è stato scritto) ancora meno.
    Inoltre il punto è "Not too cheap to meter but too cheap to matter".

    > E se ti offrono
    > questi servizi gratis, da qualche altra parte in
    > un modo o nell'altro li paghi.
    >

    Se li paghi, allora lo fai attraverso una o più di queste modalità: "Freemium", Advertising, Cross-subsidies, Zero marginal cost, Labor exchange, Gift economy


    > E tutto questo non si capisce nuovamente cosa
    > c'entra con il concetto di coda lunga, dove per
    > coda lunga si intendono mercati marginali che
    > hanno bisogno di grossi numeri per essere
    > produttivi. Se il mercato di orologi da cucù
    > resistenti all'acqua interessa lo 0,1% della
    > popolazione, farò la fame se il mio potenziale
    > mercato è di 100.000 persone, ma ci possono
    > vivere con Internet, dove posso contare su
    > milioni e milioni di
    > persone.

    La long tail c'entra quando si devono affrontare degli elevati costi fissi costi marginali pari a zero. Se io compro un rack di server ed una connessione bradband, per coprire i miei costi (fissi) dovrò procurarmi l'attenzione del mercato, far utilizzare i servizi presenti sui miei server a quante più persone possibile, visto che i costi marginali sono talmente bassi da potersi considerare nulli.
    Se milioni di persone utilizano il mio servizio gratuito, la pubblicità da una parte, i servizi "premium" che una piccola parte di utenti sottoscriveranno dall'altra o anche le donazioni spontanee mi copriranno i costi, fornendomi anche un profitto. Long tail.



    > Insomma, sinceramente non ho capito qual'è la
    > tesi di questo articolo. Che è possibile il tutto
    > gratis? Che ti offrono una caramella gratis
    > mentre ti derubano il portafogli? Che le leggi
    > della scarsità non valgono su internet (falso: le
    > scelte sono sempre governate sia dalla percezione
    > della scarsità sia dalla scarsità
    > reale)?

    Che i servizi su internet in generale sono free (anche se sarebbe più corretto dire "gratis", ma vabbò, penso che dovrò mettere il cuore in pace).
    Ovvero non dovrai cacciare la carta di credito, o fare telefonate a costi fissi, o, in generale, pagare in euri, per poterli utilizzare. Li pagherai in altri modi, con un banner pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel risultato pagato invece del più meritevole (sui motori di ricerca), con il tuo semplice uso di una piattforma invece che un altra (per quei mercati su cui ancora non si è affermato uno standard), oppure attraverso i servizi "premium" che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la beneficenza (sempre di qualcun'altro).
    La scarsità c'è, ma non è dell'offerta. L'offerta è potenzialmente infinita e gratuita, grazie agli effetti della long tail. La scarsità stà nell'attenzione e nella reputazione che hanno gli utenti (la domanda).
  • - Scritto da: iluvatar

    > Li
    > pagherai in altri modi, con un banner
    > pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel
    > risultato pagato invece del più meritevole (sui
    > motori di ricerca), con il tuo semplice uso di
    > una piattforma invece che un altra (per quei
    > mercati su cui ancora non si è affermato uno
    > standard), oppure attraverso i servizi "premium"
    > che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la
    > beneficenza (sempre di
    > qualcun'altro).

    (sono un'altro)

    La teoria e' naive e completamente falsa.

    Quell'articolo e' stato scritto per via della long tail dei quotidiani informatici internet, dove non conta cosa scrivi, basta che scrivi spazzatura cosi' gli utenti web usano il tuo server e cliccano i banner.

    Questo articolo su punto informatico e' stato scritto per lo stesso motivo: punto informatico ha tanta banda, quindi a qualsiasi costo cerca di fare arrivare gente affinche' clicchino i suoi banner (e io gli sto pure dando corda!), poco importa se cio' che scrive non ha niente di informatico ed e' aria fritta.

    La pubblicita' ha senso quando serve far conoscere al mercato l'esistenza di un prodotto o di un servizio, la pubblicita' al giorno d'oggi invece e' pervertita e fine a se stessa: compri un prodotto che non e' migliore dei prodotti non reclamizzati per pagarne la pubblicita'.

    Io preferisco pagare per quello che scelgo di comprare.

    A meno che non sia un prodotto veramente particolare,

    preferisco pagare di meno per un prodotto non reclamizzato invece che pagare di piu' per un prodotto reclamizzato dove la pubblicita' va a ingrassare agenzie pubblicitarie che non fanno altro che da intermediari (o ingrassare Berlusconi ma lo sai quanto costa un singolo spot sulle televisioni?)

    Non voglio "fastidi", banner, messaggi subliminali e compagnia bella.

    Mi sa che la maggior parte della gente deve ancora sviluppare gli anticorpi al marketing perverso ma un giorno o l'altro i markettari pervertiti rimarranno a piedi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ondina
    > - Scritto da: iluvatar
    >
    > > Li
    > > pagherai in altri modi, con un banner
    > > pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel
    > > risultato pagato invece del più meritevole (sui
    > > motori di ricerca), con il tuo semplice uso di
    > > una piattforma invece che un altra (per quei
    > > mercati su cui ancora non si è affermato uno
    > > standard), oppure attraverso i servizi "premium"
    > > che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la
    > > beneficenza (sempre di
    > > qualcun'altro).
    >
    > (sono un'altro)
    >
    > La teoria e' naive e completamente falsa.
    >
    > Quell'articolo e' stato scritto per via della
    > long tail dei quotidiani informatici internet,
    > dove non conta cosa scrivi, basta che scrivi
    > spazzatura cosi' gli utenti web usano il tuo
    > server e cliccano i
    > banner.

    Non sono d'accordo. E' un dato di fatto che esistano dei servizi gratuiti oramai per qualunque cosa. Account di posta elettronica? gratuiti ed illimitati, con limitazioni solo nella grandezza degli allegati e della pubblicità.
    Video online? Gratuito, con la limitazione della grandezza del file, ampia visibilità e programmi di pagamento per i "content creator" più prolifici.
    Musica? Preview gratuite, e se sei un musicista puoi mettere online i tuoi brani e farti pagare per ascolti. Passando alla grey zone ci sono alcuni servizi russi che vanno ben oltre le preview...
    Informazione? Giornali gratuiti ovunque, c'è talmente tanta informazione che non riesco a stare dietro ai miei stessi feed rss, che non solo sono dei brevi abstract degli articoli, ma lo sono solo di _alcuni_ giornali più vicini ai miei interessi.
    Social Networking? Qui non c'è bisogno di dir niente
    Che altro? Mancano ancora i film gratuiti, ma non ti preoccupare, anche le major dovranno piegarsi al mercato (per ora solo illegale)


    > Questo articolo su punto informatico e' stato
    > scritto per lo stesso motivo: punto informatico
    > ha tanta banda, quindi a qualsiasi costo cerca di
    > fare arrivare gente affinche' clicchino i suoi
    > banner (e io gli sto pure dando corda!), poco
    > importa se cio' che scrive non ha niente di
    > informatico ed e' aria
    > fritta.

    Sicuramente Anderson tratta più di economia che di informatica, ma io sono uno studente di economia informatica, e devo ringraziare questo articolo scritto male se ho trovato quell'articolo per me interessante. Wired solitamente lo seguo, ma ultimamente non ne leggevo più i feed, e mi era scappato.
    Ma l'economia dell'attenzione è una stupidagine, vero?



    > La pubblicita' ha senso quando serve far
    > conoscere al mercato l'esistenza di un prodotto o
    > di un servizio, la pubblicita' al giorno d'oggi
    > invece e' pervertita e fine a se stessa: compri
    > un prodotto che non e' migliore dei prodotti non
    > reclamizzati per pagarne la
    > pubblicita'.

    Chiaramente la pubblicità ha effetti distrosivi sul mercato, e può entrare a far parte della barriera all'entrata di un mercato, ma non penso la si possa biasimare se ci permette di ottenere altri servizi gratuiti.
    Un pò come lamentarsi della pubblicità sulle reti televisive... è proprio quella che permette di ottenere i programmi gratuitamente. Se non si vuole la pubblicità si paga (ed anche sky ne ha, anche se molta di meno).




    >
    > Io preferisco pagare per quello che scelgo di
    > comprare.
    >
    > A meno che non sia un prodotto veramente
    > particolare,
    >
    >
    > preferisco pagare di meno per un prodotto non
    > reclamizzato invece che pagare di piu' per un
    > prodotto reclamizzato dove la pubblicita' va a
    > ingrassare agenzie pubblicitarie che non fanno
    > altro che da intermediari (o ingrassare
    > Berlusconi ma lo sai quanto costa un singolo spot
    > sulle
    > televisioni?)

    Fai bene, questo ti permette di ottenere un vantaggio doppio. Da un lato guardi la televisione (privata) gratuitamente, dall'altra non paghi le pubblicità che ti hanno permesso di vedere gratuitamente la televisione comprando prodotti concorrenti ad un costo chiaramente più basso.
    Peccato che il livello della tv italiana è talmente basso che anche se è gratuita quando non ho niente da fare preferisco pagare per fare altro (libri, internet etc...).
    Effettivamente non sò quanto costi di preciso uno spot televisivo, immagino tanto, ma comunque a seconda dell'orario e dello share.


    >
    > Non voglio "fastidi", banner, messaggi
    > subliminali e compagnia
    > bella.
    >

    Scaricati adblock plus e noscript per firefox. Io non vedo pubblicità da mesi, ma sò che c'è, e che stà pagando per me servizi che ricevo gratuitamente (e ne uso tanti)


    > Mi sa che la maggior parte della gente deve
    > ancora sviluppare gli anticorpi al marketing
    > perverso ma un giorno o l'altro i markettari
    > pervertiti rimarranno a
    > piedi.

    Se la gente sviluppa questi anticorpi, il virus (o batterio) del marketing dovrà mutare, assumere nuove forme, e questo costringerà chi già adesso ha gli anticorpi a dover reimparare a difenersi.

    Comunque, non ho capito perchè secondo te la teoria è sbagliata. Non esistono servizi gratuiti? Esistono ma solo perchè non ci sono costi? I profitti per ripagare i costi vengono da altre fonti?
  • una volta che si faceva interessante ...è finito. Arrabbiato

    secondo me la via non è per niente facile, anzi i problemi sono all'orizzonte e tanto per cambiare sono d'accordo con questo articolo:

    http://www.minimarketing.it/2008/02/online-adverti...

    Fan LinuxFan Apple
    non+autenticato
  • A dire il vero non lo so perche' non l'ho neanche letto, volevo solo anticipare alcuni commenti. A bocca aperta
    non+autenticato
  • Beh la forzatura dell parola "gratis" e' tipica dei pubblicitari. In effetti qualunque prodotto o servizio con accanto "gratis" fa ancora gola anche al piu' esperto consumatore-fruitore. La cosa e' ciclica ed ogni tanto c'e' qualche benefattore ( sopratutto nei telefonici) che se ne esce fuori.
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