Giovanni Arata

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura

Lo dicono gli esperti a Punto Informatico: serve solo più consapevolezza. Presto dilagheranno ovunque e già oggi fanno la differenza. Le preoccupazioni per la privacy? Esagerate. Il futuro? A radio-frequenza, ovviamente

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura Roma - Quando entrano nell'ufficio di Babbo Natale, molti dei bambini in visita al "Santa Claus' Village" di Rovaniemi restano letteralmente a bocca aperta nello scoprire che, senza bisogno di letterine od indicazioni, il padrone di casa conosce già alla perfezione il nome di ciascuno di essi. Quello che i bambini non sanno, però, è che la preveggenza di Santa non dipende dalle sue virtù magiche: in effetti l'anziano signore si limita a leggere, sul proprio reader tascabile, le informazioni che i genitori hanno scelto di "scrivere" sui badge dotati di tag RFID che i figli portano in tasca.

un tipo di chippettoQuello appena descritto, molto curioso ed immaginativo, è in realtà solo uno dei molti usi che le tecnologie RFID stanno trovando negli ambiti industriali e commerciali più diversi. Introdotte per la prima volta dagli inglesi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando servivano a distinguere gli aerei alleati da quelli del Terzo Reich, le tecnologie di RFID (Radio Frequency IDentification) hanno come obiettivo facilitare i processi di identificazione e tracciamento delle merci. Dal punto di vista concettuale, il loro funzionamento è molto semplice: all'oggetto da identificare viene applicata un'etichetta (il "tag") formata da un chip ed un'antenna a radio frequenza, e contenente tutti i dati rilevanti relativi all'articolo; i segnali radio inviati dal tag vengono intercettati da un lettore (chiamato reader) che elabora le informazioni e le rende disponibili per il riuso successivo.

Le potenzialità della tecnologia RFID per l'identificazione ed il tracciamento delle merci sono effettivamente enormi e così, complice anche la diminuzione dei costi di produzione dei tag, essa si sta rapidamente affermando su scala globale in molti settori come la logistica, il farmaceutico, la grande distribuzione. Inoltre, giurano gli esperti, la nuova tecnologia è destinata a rivoluzionare anche molti altri comparti industriali ed a garantire enormi vantaggi per tutti, consumatori inclusi.
Apparentemente, quindi, quella dei sistemi a radio frequenza è una marcia trionfale, destinata a fare in tempi brevi della nuova tecnologia uno standard de facto per una varietà di usi. Solo che, e qui sta il nodo dolente per produttori e sviluppatori, le RFID sembrano fare molta paura a cittadini e consumatori. Un recente articolo di Associated Press ("Microchips everywhere. A future vision"), ampiamente ripreso e commentato da analisti e blogger di tutto il mondo, riassume bene i timori suscitati dalla tecnologia in oggetto: le RFID fanno temere un futuro in cui ogni comportamento sociale e di consumo viene tracciato, in cui i nostri dati personali vengono raccolti e riusati da agenzie senza volto, ed in cui oggetti sempre più "invadenti" ci danno indicazioni su cosa comprare e consumare.

Dove sta la verità? Le RFID sono uno strumento di efficienza e libertà, in grado di produrre risparmi ed esternalità positive per tutti, o invece costituiscono una nuova ed evoluta forma di "grande fratello elettronico" in agguato dietro l'angolo? Per rispondere a queste domande abbiamo provato a esaminare e ricomporre tutte le diverse tessere del puzzle- RFID, raccogliendo anche alcune suggestioni da due tra i più noti professionisti del settore in Italia: Corrado Patierno, analista, formatore e system integrator, e Giovanni Grieco, Direttore Commerciale di Caen RFID Italia.

Partiamo con alcuni dati relativi alle dimensioni del mercato. Il volume di affari che ruota intorno alle tecnologie in oggetto ha ormai dimensioni imponenti: stando ai dati di un recente rapporto IdTechEX, nel 2008 saranno venduti nel mondo circa 2,16 miliardi di etichette RFID, con una crescita di oltre 25% rispetto al 2007 e di oltre il 100% rispetto al 2006. Lo stesso rapporto IDTechEX stima in circa 3,7 miliardi di euro il giro di affari globale prodotto dalle tecnologie a radio- frequenza nel 2008 (+12% rispetto al 2007) e prevede altresì una quintuplicazione dei volumi economici associati entro il 2018. Intanto, grandi imprese come Wal-Mart, Metro, MasterCard e Nokia stanno compiendo già da tempo ingenti investimenti nel settore, mentre i governi dei
principali paesi (Cina e Stati Uniti in testa) cominciano a loro volta ad investire direttamente in progetti RFID-based.

A livello di applicazioni, gli ambiti d'uso già consolidati sono prima di tutto nei settori della logistica industriale, nella grande distribuzione e nel farmaceutico. Le imprese di spedizioni si servono dei tag RFID, sistemati sui container o direttamente sui singoli box, per monitorare a distanza i movimenti delle merci nei loro vari spostamenti. I responsabili di ipermercati e magazzini li usano per apprezzare le vendite dei vari prodotti, riassortire in tempo reale i banconi, supervisionare gli spostamenti delle merci. Le imprese del settore farmaceutico fanno dei tag RFID un uso ancor più articolato: essi servono non solo a tracciare i movimenti delle confezioni medicinali ed assicurare che quelle termo-sensibili mantengano la propria temperatura entro il range consentito, ma anche a garantire l'autenticità dei prodotti venduti. Per combattere le molte imitazioni del prodotto, ad esempio, la Pfizer ha deciso nel 2006 di "taggare" ogni confezione di Viagra in distribuzione negli Stati Uniti.
24 Commenti alla Notizia Speciale/ I tag RFID non faranno più paura
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 11 discussioni)