Giovanni Arata
giovedì 6 marzo 2008

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura

Lo dicono gli esperti a Punto Informatico: serve solo più consapevolezza. Presto dilagheranno ovunque e già oggi fanno la differenza. Le preoccupazioni per la privacy? Esagerate. Il futuro? A radio-frequenza, ovviamente

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura E nel nostro paese? In tutta Europa, ma specialmente in Italia, il mercato dell'RFID appare oggi molto più limitato rispetto a quello estremo orientale o statunitense: sono ancora relativamente poche le organizzazioni che fanno ricerca, sviluppo e commercializzazione di RFID, e la crescita del settore è frenata da molti e diversi fattori. Spiega Patierno a Punto Informatico: "Le singole PMI italiane non sono in condizione di affrontare da sole i costi di ricerca associati allo sviluppo di progetti RFID, ed è relativamente scarsa l'attitudine a collaborare tra imprese diverse dello stesso campo". Pesa, inoltre, la mancanza di prospettive certe rispetto ai ritorni di breve-medio periodo associati agli investimenti in ricerca e sviluppo.

un tipo di chippettoA livello applicativo, sono molti i progetti pilota intrapresi, ma relativamente pochi gli impieghi stabilizzati. Come illustrato da Grieco, uno degli esperimenti più riusciti è quello realizzato da Samer Shipping presso il Porto di Trieste. Qui, i sistemi RFID consentono di tracciare in tempo reale i movimenti dei camion che dall'autostrada e dall'autoporto si dirigono verso il porto, evitando congestioni di traffico e tempi morti, e garantendo il disbrigo in tempo accelerato delle pratiche doganali. Accanto a quella giuliana, si segnalano le esperienze dell'Aeroporto di Malpensa, dove la tecnologia è impiegata sperimentalmente in alcuni dei varchi merci della Dogana, ed all'Associazione Trasporti di Milano.

Questo il quadro presente. Ma, aggiungono gli esperti, in giro per il mondo le tecnologie RFID stanno già cominciando a cambiare in modo radicale molti altri settori industriali e merceologici, procurando vantaggi non solo alle corporations ma anche ai cittadini-consumatori.
Per cominciare, gli impieghi tradizionali collegati all'identificazione, alla certificazione di autenticità e al monitoraggio delle merci si stanno allargando a macchia d'olio. Sempre più spesso, ad esempio, gli operatori del settore alimentare ed i produttori di giocattoli impiegano tag RFID come "garanzia di autenticità" per tutelare i propri interessi (e quelli dei consumatori) di fronte ai ricorrenti tentativi di contraffazione. In molte compagnie aeree e aeroporti (tra cui la stessa Gatwick) i tag vengono impiegati per ridurre il rischio di smarrimento dei bagagli. Negli allevamenti bovini australiani e cinesi, invece, si è cominciato ad impiegare le etichette a radio-frequenze per la marchiatura del bestiame, allo scopo di identificare univocamente i capi e garantire la loro tracciabilità lungo tutto il percorso di crescita.

Un altro ambito in forte espansione è quello dei pagamenti. Infatti, diversi operatori del settore creditizio hanno già da tempo cominciato a "potenziare" le carte di credito tradizionali aggiungendovi dei chip a radio frequenze. Negli esercizi commerciali attrezzati per il loro impiego, le carte potenziate (cosiddette "contactless") consentono agli utenti di completare gli acquisti senza codici o strisciate: per perfezionare l'acquisto è infatti sufficiente avvicinare la carta al reader del negozio, e premere il pulsante che autorizza la transazione. Il nuovo metodo sta trovando ottimi riscontri in ogni parte del mondo, ed anche nel nostro paese cominciano a nascere le prime esperienze: sulla base di un accordo con MasterCard, Poste Italiane ha avviato nel 2007 un primo progetto-pilota per garantire ai propri clienti pagamenti contactless di piccola entità.

Ma le applicazioni più innovative delle RFID sono legate all'impiego dei telefonini. Anzitutto, mutuando le esperienze del settore creditizio appena descritte, i grandi player del settore telefonico (Nokia e Motorola su tutti) hanno cominciato ad abilitare i propri apparecchi di nuova generazione per i pagamenti nei loro cellulari più avanzati. Attraverso l'innesto di un semplice chip RFID di tipo NFC (acronimo per "Near Field Communication") all'interno della carta SIM, il cellulare può essere trasformato in un dispositivo di pagamento multipurpose, buono per la cassa del supermercato come per il botteghino del cinema, per il casello autostradale come per la biglietteria del bus. Anche in questo caso, delle potenzialità del sistema sembrano essersi resi conto pure i principali attori italiani: nel corso del 3GSM World Congress 2008, i rappresentanti di Telecom Italia Mobile hanno annunciato l'intenzione di investire robustamente nel settore delle RFID, approntando una serie di servizi di "borsellino elettronico" via cellulare.

In secondo luogo, l'innesto di tag a radio frequenza all'interno della carta SIM consente di impiegare il cellulare come "assistente intelligente" per il consumatore, aprendo la strada a scenari di "dialogo tra oggetti" sempre più ampie e immaginative. Infatti, un telefonino adeguatamente equipaggiato è in grado di scambiare informazioni con le altre merci dotate di etichette RFID, raccogliendo informazioni sui prodotti e rendendole disponibili sul proprio display, o magari segnalando al consumatore i prodotti che corrispondono alle preferenze da lui espresse in passato.

Secondo produttori e sviluppatori di RFID, quelle appena descritte sono possibilità di progresso aperte dalla nuova tecnologia, e vantaggiose tanto per l'industria come per i consumatori. "I cittadini", chiosa Patierno "non sono ancora stati messi in condizione di comprendere appieno le potenzialità della nuova tecnologia. Ma quando la consapevolezza intorno ai benefici delle RFID si sarà allargata, molte delle riserve fin qui avanzate svaniranno".

Tuttavia, come anticipato sopra, sono molti i cittadini e le organizzazioni che esprimono riserve sui rischi collegati all'impiego delle tecnologie a radio- frequenza.

un tipo di chippettoEsiste anzitutto una forte preoccupazione per la mancanza di trasparenza con cui i dispositivi RFID stanno entrando nella nostra vita quotidiana: in una consultazione pubblica realizzata dalla Commissione Europea tra il 2005 ed il 2006 nell'intero territorio dell'Unione, più dei due terzi dei cittadini intervenuti manifestavano perplessità sull'uso dei tag in generale, ed in particolare sul grado di pubblicità ed informazione dato alle iniziative in questo settore.

Questa prima perplessità si lega alla seconda, ancor più forte e risentita, riguardante i rischi posti dalle RFID in termini di rispetto della privacy. Infatti, come evidenziato da un articolo comparso su queste stesse pagine, spesso i consumatori semplicemente non sono al corrente della presenza di tag RFID all'interno dei prodotti da loro acquistati, e quando ne sono informati esprimono riserve in ordine al rispetto della propria privacy.

La paura è che gli oggetti che acquistiamo, e ancor più le carte di credito ed i telefonini "taggati" che abbiamo in tasca, possano "spifferare" ai quattro venti i nostri dati personali, le nostre preferenze di consumo, la frequenza dei nostri acquisti. Nella scheda di presentazione delle RFID pubblicata sul suo sito web, l'autorevole associazione Electronic Privacy Information Center rende manifeste tali riserve, paventando il rischio che una pervasiva rete di lettori- spia possa essere distesa ai quattro angoli del globo per sorvegliare tutti i comportamenti dei consumatori.

Tra l'altro, ed è questo un terzo elemento di criticità evidenziato dai detrattori dei sistemi a radio frequenza, incrociando tra loro le informazioni fornite dai singoli oggetti diventerebbe possibile costruire dei profili completi (ed illegali) dei consumatori. Tali schede potrebbero poi essere rivendute e rielaborate per le finalità più disparate (dal telemarketing allo spionaggio industriale, fino a ricatti veri e propri) senza alcun controllo da parte dei cittadini sulla qualità dei dati raccolti, sull'identità dei profilatori, sugli usi fatti delle informazioni personali.
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